ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 10 gennaio 2017

Bandiera rossa trionferà sulla Kiesa?

Dopo l'annientamento dei Francescani dell'Immacolata, ora è la volta dell' Ordine di Malta?

 Un altro scontro scuote la Chiesa. Questa volta il campo di gioco è il Sovrano Militare Ordine di Malta, pluri-centenario ordine cavalleresco (“Ordine religioso laicale” che ha, tra i suoi fini, quello del “servizio alla Fede e al Santo Padre”).
Nei giorni scorsi è trapelata la notizia delle dimissioni (forzate) del Gran Cancelliere Albrecht Freiherr von Boeselager il quale avrebbe chiuso gli occhi sulla distribuzione di preservativi negli ospedali dell’Ordine (SMOM) in Africa. Epurazione che non è piaciuta a Papa Francesco, tanto da spingerlo a commissariare i Cavalieri di Malta.
Di seguito riportiamo l'accaduto. Da non perdere l'ultimo articolo e gli atti sconvolgenti del vescovo di Roma...

I FATTI
L’accusa contro l’ex Gran Cancelliere è grave, soprattutto in un Ordine così radicato nella dottrina della Chiesa. Un tradimento dei valori cristiani. A sostenere l’epurazione di Albrecht Freiherr von Boeselager sarebbe stato il cardinale Leonard Burke (nella foto), uno dei quattro firmatari dei “dubia” contro l’esortazione apostolica del papa, capofila dei tradizionalisti e patrono dell’Ordine. La spiegazione di quanto successo è stata messa nera su bianco in una nota dall’ufficio stampa dello SMOM. Si parla di una “situazione estremamemente grave e insostenibile” per la vicenda dei preservativi che ha portato ad una epurazione storica e clamorosa.
Il Gran Maestro frà Matthew Festing e Burke avevano chiesto a Boeselager di dimettersi. Ma lui ha rifiutato. Allora, si legge nella nota, “il Gran Maestro non ha avuto altra scelta che ordinargli, alla presenza del Gran Commendatore e del Cardinale Patrono, in base alla promessa di obbedienza, di dimettersi”. Boeselager ha rifiutato nuovamente. Così la maggior parte dei membri dell’Ordine hanno avviato un procedimento disciplinare per sospendere Boeselager dall’Ordine, “e quindi da tutte le cariche all’interno dell’Ordine stesso”. Le motivazioni riguardano appunto le mancanze sui preservativi, “problemi accaduti durante il mandato di Boeselager come Grande Ospedaliere dell’Ordine di Malta, e il successivo occultamento di questi problemi al Gran Magistero, come dimostrato in un rapporto commissionato dal Gran Maestro l’anno scorso”.
Le modalità delle dimissioni non sono da sottovalutare. Per un membro disobbedire al Gran Maestro è “deplorevole”, perché “rifiutare un ordine significa disconoscere la spiritualità e le leggi dell’Ordine, il suo superiore religioso e sovrano, e il rappresentante del Santo Padre presso l’Ordine (Burke, NdR)”. L’epurazione ha provocato una rivolta nell’ala Liberal-progressista dell’Ordine, quella sostenuta da Papa Francesco. Forse anche per questo Bergoglio ha deciso di commissariare l’Ordine con la costituzione di “un gruppo di cinque autorevoli membri con l’incarico di raccogliere elementi atti ad informare compiutamente e in tempi brevi la Santa Sede in merito alla vicenda”. “Il gruppo – ha reso noto il portavoce vaticano Greg Burke – è composto da monsignor Silvano M. Tomasi, dai giuristi padre Gianfranco Ghirlanda e Jacques de Liedekerke e dai siognori Marc Odendalle Marwan Sehnaoui”. Una nuova puntata dello scontro tra il Papa e i tradizionalisti che sembra in procinto di esplodere. (ilgiornale.it)

IL PAPA E L'ORDINE DI MALTA: UN COMMISSARIAMENTO FASULLO
Il Papa ha commissariato l’Ordine di Malta? La strategia del commissariamento piace indubbiamente a papa Francesco, che ha già adottato questo provvedimento draconiano contro due istituti religiosi da lui considerati troppo “tradizionali”: i Francescani dell’Immacolata e i religiosi del Verbo Incarnato. E non è un caso che l’annuncio di una commissione per «raccogliere elementi atti ad informare compiutamente e in tempi brevi la Santa Sede in merito alla vicenda che ha recentemente interessato il Gran Cancelliere dell’Ordine, Sig. Albrecht Freiherr von Boeselager» sia stato dato dalla Sala Stampa Vaticana il 22 dicembre, proprio mentre papa Bergoglio trasformava i tradizionali  auguri di Natale alla Curia in una dura rampogna contro chi resiste al suo progetto di mutamento radicale della Chiesa, con implicito riferimento al cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta. Ma in questi caso lo strumento del commissariamento proprio non è possibile.
Come spiega don Fabrizio Turriziani Colonna in un documentato studio dedicato a Sovranità e indipendenza nel Sovrano Militare Ordine di Malta (Libreria Editrice Vaticana 2006), Ordine di Malta e Santa Sede si pongono l’uno di fronte all’altro come soggetti di Diritto Internazionale e quindi in una posizione di indipendenza reciproca. L’Ordine di Malta ha infatti una duplice personalità giuridica che, sul piano del Diritto Canonico, lo subordina alla Santa Sede, ma sul piano del Diritto internazionale gli assicura l’indipendenza da essa. Il fatto che l’Ordine di Malta intrattenga relazioni diplomatiche con 94 Stati e abbia un ambasciatore presso la Santa Sede, conferma che, in un certo ambito, i rapporti sono da pari a pari. Il Sovrano Militare Ordine di Malta è, in una parola, uno Stato sovrano, sia pure privo di territorio, geloso della sua autonomia e delle sue prerogative. In nove secoli di storia, i Cavalieri di Malta si sono coperti di gloria, versando il loro sangue per la Chiesa, ma  i conflitti con la Santa Sede non sono mancati. L’ultimo, narrato da Roger Peyrefitte (Chevaliers de Malte, Flammarion, Paris 1957), fu nel secondo dopoguerra del Novecento, quando l’Ordine riuscì a sventare il tentativo di fusione con i Cavalieri del Santo Sepolcro. Il braccio di ferro si concluse nel 1953 con la sentenza di un Tribunale cardinalizio che  riconosceva la sovranità dell’Ordine di Malta, pur affermando la sua dipendenza dalla Santa Sede per quanto riguarda la vita religiosa dei cavalieri. L’Ordine di Malta accettò la sentenza, condizionandola ad alcuni punti: 1) il riconoscimento dei diritti a lui derivanti come soggetto di diritto internazionale; 2) la limitazione della dipendenza religiosa dell’Ordine ai soli cavalieri professi e Cappellani; 3) l’esclusione di una soggezione alla Segreteria di Stato vaticana. La competenza della Santa Sede non riguarda dunque il governo interno ed internazionale dell’Ordine, ma si limita all’ambito strettamente religioso.
A questo punto si potrebbe immaginare che il Papa, avendo ravvisato deviazioni di ordine dottrinale e morale tra i cavalieri, abbia ritenuto di intervenire per raddrizzare la situazione. Che cosa è accaduto invece? Essendo venuto alla luce che Albrecht von Boeselager, nel periodo in cui era Grande Ospedaliere dell’Ordine, aveva abusato del suo potere, promuovendo la distribuzione di decine di migliaia di preservativi e di contraccettivi, anche abortivi (come documentano i report relativi al programma delle Nazioni Unite contro HIV/AIDS in Myanmar), il Gran Maestro Matthew Festing è intervenuto per por fine allo scandalo e ha chiesto a Boeselager di rassegnare le dimissioni, facendo appello al voto di obbedienza da lui prestato. Il Gran Cancelliere forte della sua amicizia con il segretario di Stato Pietro Parolin e della recente nomina di suo fratello Georg nel board dello IOR, ha respinto con arroganza la richiesta, rivendicando il suo comportamento di cattolico “liberale”.
La creazione da parte della Segreteria di Stato di un gruppo di inchiesta di cinque membri, tutti più o meno legati a Boeselager, costituisce un grave caso di ingerenza nel governo dell’Ordine. La Santa Sede dovrebbe limitarsi a vigilare sulla vita religiosa attraverso il Cardinale patrono, che è il cardinale Burke, nominato dallo  stesso papa Francesco. Il Papa ha tutto il diritto di informarsi in merito alle vicende interne dell’Ordine, ma è irrituale che ciò avvenga attraverso una commissione che scavalca il rappresentante pontificio, a meno di non voler porre quest’ultimo sotto accusa. Un cardinale però può essere giudicato solo dai suoi pari e non da burocrati vaticani. Altrettanto improprio è affidare ad una commissione vaticana il giudizio su vicende che riguardano non la vita religiosa, ma il governo dell’Ordine, mettendo sotto accusa, in questo caso, il Gran Maestro. Bene ha fatto dunque quest’ultimo a rifiutare l’operato fasullo della commissione.
Purtroppo non è fasulla solo la procedura, ma soprattutto il giudizio nel merito, da parte delle Autorità vaticane. Chi, in spregio al Magistero della Chiesa, favorisce contraccezione ed aborto, e viola i propri voti, oggi merita di essere riabilitato. Chi difende l’insegnamento della Chiesa e l’integrità morale delle istituzioni a cui appartiene, è invece accusato di “resistenza malevola” al Santo Padre e finisce sul banco degli imputati. C’è da augurarsi che i Cavalieri reagiscano. La posta in gioco è la sovranità dell’Ordine di Malta, ma anche la sua tradizione di ininterrotta difesa della fede e della morale cattolica. (Roberto de Mattei - corrispondenzaromana.it)

DICHIARAZIONE DEL GRAN MAGISTERO
Il Gran Magistero del Sovrano Ordine di Malta ha appreso della decisione della Santa Sede di nominare un gruppo di cinque persone per far luce sulla sostituzione del precedente Gran Cancelliere.
La sostituzione del precedente Gran Cancelliere è un atto di amministrazione interna al governo del Sovrano Ordine di Malta e di conseguenza ricade esclusivamente nelle sue competenze. La nomina di cui sopra è il risultato di un equivoco della Segreteria di Stato della Santa Sede.
Il Gran Maestro ha rispettosamente chiarito la situazione ieri sera, in una lettera al Sommo Pontefice, che spiega i motivi per cui la decisione presa dalla Segreteria di Stato era inaccettabile.
Il Gran Maestro ha assicurato al Santo Padre la sua devozione filiale e ha domandato al Pontefice la Benedizione Apostolica, per lui e per il Sovrano Ordine di Malta, con i suoi 13.500 membri ed i suoi 100.000 dipendenti e volontari, che continuano a fornire assistenza medica e sociale in maniera permanente e operosa in più di 120 paesi in tutto il mondo, secondo il secolare carisma dell’Ordine di Malta. (corrispondenzaromana.it)
IL PAPA DIFENDE IL GRAN CANCELLIERE DELL'ORDINE DI MALTA RIMOSSO!
Il 5 gennaio 2017, Christopher Lamb, che scrive per il settimanale cattolico dichiaratamente progressista The Tablet, ha rivelato che Papa Francesco ha chiesto espressamente all’Ordine di Malta di mantenere al suo posto di Gran Cancelliere il Cavaliere tedesco Albrecht von Boeselager. Secondo Lamb:
Il Cardinal Raymond Burke e il leader dei Cavalieri di Malta hanno sfidato la volontà di Papa Francesco e della Santa Sede rimuovendo un’altra figura di rilievo dall’Ordine per via di una disputa sulla distribuzione di preservativi. Alcune lettere che The Tablet ha potuto leggere rivelano che Francesco ha chiesto specificamente [che] non ci sia alcuna rimozione a causa della disputa che ha provocato la rimozione di Albrecht von Boeselager dall’incarico di Gran Cancelliere e successivamente la sua espulsione dall’ordine. 
Lamb cita poi una lettera inviata a Matthew Festing, il leader dell’Ordine di Malta, scritta dal Segretario di Stato Cardinal Pietro Parolin, nella quale si fa presente che Papa Francesco desidera che la rimozione di von Boeselager non abbia luogo:
“Desidero in primo luogo ribadire che queste misure [la rimozione e la sospensione di Boeselager] non devono essere attribuite alla volontà del papa o alle sue direttive”, ha scritto il cardinale in una lettera a Festing il 21 dicembre. “Come avevo già espresso nella mia precedente lettera del 12 dicembre 2016: ‘sull’uso e sulla diffusione di metodi e mezzi contrari alla legge morale, Sua Santità ha chiesto un dialogo sul modo in cui possano essere affrontati e risolti eventuali problemi. Ma non ha mai detto di cacciare qualcuno!’”.
Questa sorprendente insistenza sulla via del dialogo risulta tanto più singolare agli osservatori se si paragona con la recente espulsione di tre sacerdoti della Congregazione per la Dottrina della Fede e col rifiuto di Papa Francesco, in quel caso, anche solo di fornire le ragioni del suo ordine perentorio al Cardinal Gerhard Müller.
Ma torniamo al Cardinal Parolin. Secondo The Tablet, il cardinale avrebbe anche informato Matthew Festing, il Gran Maestro dell’Ordine, che Papa Francesco senza dubbio “ha autorità in questo caso”, anche se l’Ordine è in sé da molti punti di vista un’organizzazione indipendente:
Il Cardinal Parolin afferma che Francesco vorrebbe che il conflitto venisse risolto, ma fa emergere la possibilità che la Santa Sede prenda ulteriori misure contro l’Ordine – e considerato l’atteggiamento sprezzante [sic] nei confronti del papa in questa questione, tanto la posizione del Cardinal Burke come quella di Festing sono motivo di tensione.
Ciò che questo reportage ci mostra è che in questo caso Papa Francesco si mostra pronto a difendere un uomo ambiguo – e a minacciare quanti lo hanno rimosso – che ha notoriamente permesso e promosso l’uso di preservativi e di contraccettivi (che in molti casi sono anche abortivi). Come ha rivelato recentemente il sito LifeSiteNews, con le sue azioni von Boeselager ha violato chiaramente l’insegnamento morale cattolico:
I documenti delle organizzazioni non governative scoperti dalla Fondazione Lepanto mostrano che von Boeselager ha organizzato la distribuzione di preservativi e di contraccettivi orali quando era Gran Ospitaliere, ossia la persona incaricata delle opere caritatevoli dell’Ordine attraverso l’associazione di beneficenza internazionale Malteser International. I documenti della World Health Organization, del Three Disease Fund, di Save the Children e dell’UNAIDS mostrano tutti che la Malteser era responsabile della distribuzione e della promozione della contraccezione, attività che facevano parte del ruolo della Malteser come garante e partner di queste organizzazioni.
Questo incidente dimostra che lo stesso Papa Francesco si astiene dall’utilizzare i suoi abituali metodi più rigidi quando ha a che fare con quanti promuovono un’agenda morale più lassista o più liberalizzante. Lo stesso si può dire a proposito dell’incidente recentemente riportato, in occasione del quale Papa Francesco ha riordinato un prete spogliato dell’abito, che era stato provato colpevole di gravi abusi sessuali, richiamandolo nel 2014 a esercitare il sacerdozio attivo, da cui non è stato più rimosso. Come scrive lo stesso Michael Dougherty:
È noto che Papa Francesco e i cardinali suoi alleati hanno interferito nei giudizi sui casi di abuso esaminati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Tali interventi sono divenuti così endemici nel sistema che ormai si pensa che i casi di abuso sacerdotale a Roma abbiano due basi di giudizio: la prima è quella tra colpevoli e innocenti, la seconda è quella tra quanti “hanno amici cardinali” e quanti “non hanno amici cardinali”. E difatti Papa Francesco sta apparentemente continuando a fare marcia indietro sulle pratiche contro gli abusi, anche se i cardinali favorevoli a questa riforma della riforma gli hanno già causato problemi per via dei loro amici. Si consideri il caso di Padre Mauro Inzoli. Inzoli viveva in modo alquanto appariscente e aveva una passione così esorbitante per le auto di lusso da essersi guadagnato il soprannome di “Don Mercedes”. È stato anche accusato di aver molestato bambini. È stato accusato di aver abusato di minori nei confessionali, e si sarebbe spinto fino al punto di insegnare ai ragazzi che i contatti sessuali con lui fossero legittimati dalla Scrittura e dalla loro fede. Quando questo caso ha raggiunto la Congregazione per la Dottrina della Fede: la sua colpevolezza è stata provatae nel 2012, sotto il papato di Papa Benedetto, Inzoli è stato spogliato dell’abito. Ma Don Mercedes “aveva amici cardinali”, da quanto abbiamo appreso. Tanto il Cardinal Coccopalmerio come Monsignor Pio Vito Pinto [sic], oggi decano della Sacra Rota, sono intervenuti a favore di Inzoli, e Papa Francesco gli ha restituito il suo stato sacerdotale nel 2014, invitandolo a condurre “una vita di umiltà e di preghiera”. Le misure prese contro di lui sembrano non aver turbato troppo Inzoli. Nel gennaio 2015, Don Mercedes ha partecipato a una conferenza sulla famiglia in Lombardia
Abbiamo dunque qui la conferma del fatto che in due casi differenti – quello di un promotore della contraccezione (e di altro) e quello di un sacerdote che ha abusato di minori – Papa Francesco ha rifiutato di impartire una punizione severa a persone su cui gravavano responsabilità molto gravi.
Invece, nel recente caso della Congregazione per la Dottrina della Fede, lo stesso Papa Francesco ha fatto mostra del suo inesplicabile (e a quanto sembra irreversibile) autoritarismo ordinando la pronta rimozione di tre sacerdoti rispettati e molto preparati dai loro uffici dicasteriali.
Inoltre, il periodico cattolico tedesco, Die Tagespost, ha recentemente confermato, il 4 gennaio, la narrazione precedente di Marco Tosatti della questione dei tre sacerdoti rimossi dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, e questa nuova conferma si basa su fonti autonome dello stesso periodico a Roma:
Come conferma lo stesso Vaticano, la notizia del vaticanista italiano Marco Tosatti di fine dicembre [2016], secondo la quale Papa Francesco avrebbe imposto la rimozione di tre membri della Congregazione per la Dottrina della Fede, corrisponde alla realtà dei fatti.[...] 
(Maike Hickson, 6 gennaio 2017 - onepeterfive.com - traduzione di chiesaepostconcilio.blogspot.it) 

http://www.corsiadeiservi.it/it/default1.asp?page_id=1541
L’ORDINE DI MALTA RIBADISCE: NESSUNA COOPERAZIONE CON LA COMMISSIONE VATICANA. SIAMO UNO STATO INDIPENDENTE.
L’Ordine di  Malta annuncia che non  ha nessuna intenzione di cooperare con la Commissione istituita dalla Segreteria di Stato vaticana per indagare sull’ordine dopo che il Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Fra’ Matthew Festing, aveva sollevato dall’incarico di Gran Cancelliere Albrecht Freiherrvon Boeselager (fratello, peraltro, di Georg Freiherr von Boeselager, nominato lo scorso 15 dicembre tra i tre nuovi membri del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior), e con molte aderenze in Vaticano e in Segreteria di Stato.
Un comunicato di oggi afferma che l’Ordine, in risposta alle attività messe in atto da un Gruppo nominato dalla Segreteria di Stato del Vaticano, considera appropriato ribadire che la sostituzione dell’e Gran Cancelliere era un atto di governo interno dell’Ordine. Così, considerando l’irrilevanza legale di questo Gruppo e dei suoi atti relativamente alla struttura legale dell’Ordine di Malta, ha deciso che non coopererà con esso. Questo è per proteggere la sua sovranità da iniziative che sostengono di essere dirette a oggettivamente a mettere in questione o persino a limitare tale Sovranità”.
Il comunicato ricorda come l’Ordine di Malta sia un soggetto di diritto internazionale , e che “la natura religiosa dell’Ordine non pregiudica l’esercizio di prerogative sovrane spettanti all’Ordine in quanto è riconosciuto dagli Stati come soggetto di diritto internazionale”. Fra l’altro, l’Ordine ha una rappresentanza diplomatica presso la Santa Sede, come ogni altro Stato che gode di rapporti diplomatici con il Vaticano, e ne è perciò indipendente.
Nel comunicato si nega anche che il Gran Cancelliere rimosso e sostituito possa rientrare nelle categorie di affiliati che eventualmente potrebbero fare appello a uno status religioso; apparteneva alla Seconda Classe, non a quella dei  Cavalieri di Giustizia. “E’ chiaro che in termini legali un rifiuto di un commando ‘in Obbedienza’ non giustifica in nessun modo il coinvolgimento di superiori religiosi, tanto più se non appartengono al’Ordine”.
I membri della Seconda classe possono fare appello contro le misure disciplinari che considerino troppo dure davanti al Tribunale Magistrale.
“La mancanza di cooperazione con il Gruppo citato dunque ha strette spiegazioni legali, e così non può e non è in nessun modo da considerare una mancanza di rispetto verso Sua Eminenza il Segretario di Stato”.
L’iniziativa della Santa Sede resta di conseguenza difficile da capire e da spiegare; non era difficile immaginare che l’Ordine avrebbe difeso la sua sovranità nei confronti di una mossa diplomaticamente e religiosamente molto discutibile. Fra l’altro mentre la Santa Sede stessa sta dando dimostrazioni continue di  una gestione del suo personale certo non ispirata alla trasparenza e al rispetto degli individui.
Marco Tosatti