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domenica 8 gennaio 2017

Chi di sfregio ferisce..


Roma, entra nella basilica di Santa Maria Maggiore e sfregia al volto due frati      


Autore del gesto un uomo di 42 anni originario di Frosinone con precedenti per droga e disturbi psichici. "La Chiesa non mi ha capito"

ROMA - E' entrato nella basilica di Santa Maria Maggiore e con un coccio di bottiglia, per motivi in corso di accertamento, ha aggredito due religiosi: padre Angelo Gaeta, addetto alla sagrestia della chiesa e padre Adolfo Ralph dei frati dell'Immacolata. E' accaduto nel pomeriggio di oggi. All'interno della chiesa - una delle quattro basiliche pontificali della città - in quel momento c'erano diversi fedeli.


Autore dell'aggressione è Renzo Cerro, un 42enne pregiudicato originario di Roccasecca, in provincia di Frosinone. "Non ce l'avevo con loro due, ma sono un incompreso, la Chiesa non mi ha capito", ha detto ai carabinieri della compagnia di piazza Dante che lo hanno arrestato. L'uomo, con precedenti per droga, sarebbe affetto da disturbi psichici. Fermato all'esterno della basilica alla vista dei militari ha gettato il coccio di bottiglia che teneva in mano.

Il ferito più grave è padre Gaeta, addetto alla sagrestia della chiesa: sfregiato dallo zigomo al mento è stato portato all'Umberto I in codice rosso ma non è in pericolo di vita. Meno gravi le ferite riportate da padre Ralph, colpito anche lui al volto.

I due frati feriti sono tra gli "accusatori" di padre Stefano Manelli, il fondatore dei Francescani dell'Immacolata esautorato nel 2013 da Papa Francesco a causa di presunti

 abusi di potere, di gestione economica e anche sessuali. Nell'inchiesta vaticana emersero molte circostanze che sono successivamente diventate oggetto di indagini della Procura di Avellino, in quanto la maggior parte dei fatti avvenne a Frigento. Alcuni reati risultarono però prescritti. Tra l'altro, nel dossier ci sono due morti le cui cause non sono state chiarite: quella di un frate filippino e quella dello stesso commissario inviato dalla Santa Sede, padre Fidenzio Volpi.