ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 14 gennaio 2017

La contraddizion che nol consente

MA E' UN VESCOVO CATTOLICO ?

    Ma questo è proprio un vescovo cattolico? Nella sua diocesi è scoppiato uno scandalo enorme i fedeli sono disorientati: invece di nascondere le tradizioni cattoliche non avrebbe dovuto custodire il suo gregge con più attenzione?
di Francesco Lamendola  





Monsignor Claudio Cipolla è vescovo di Padova dall’estate del 2015, quando fu catapultato da quel di Mantova nella città del Santo, inaspettatamente, sull’onda del “nuovo corso” bergogliano: come quelli di Bologna e di Palermo, anche lui veniva dal basso e ha “bruciato” candidati ben più agguerriti, sul piano dei titoli, essendo – come subito si è detto, vantando una sua pretesa, e indimostrata, superiorità evangelica – un semplice “prete di strada”. Insomma, è stato papa Francesco a volerlo a capo di quella diocesi, e a volercelo fortemente, per una completa sintonia con le sue idee; tanto è vero che, fresco della sua nomina, nel dicembre 2015, in clima di Presepio e canti natalizi, e a proposito del Crocifisso, si è reso protagonista di queste dichiarazioni, subito riprese e diffuse con grande enfasi dalla stampa a livello nazionale:

Io farei tanti passi indietro pur di mantenerci nella pace, nell’amicizia e nella fraternità. Non dobbiamo presentarci pretendendo qualsiasi cosa che magari anche la nostra tradizione e la nostra cultura vedrebbero come ovvio. Se fosse necessario per mantenere la tranquillità e le relazioni fraterne fra di noi, io non avrei paura a fare marcia indietro su tante nostre tradizioni.

Poi, a ventiquattr’ore di distanza, aveva emesso un comunicato in cui asseriva di non aver mai detto di voler rinunciare al Presepio; tuttavia ribadiva che:
non possiamo utilizzare le religioni per alimentare conflitti o inutili tensioni. Purtroppo le religioni spesso sono strumentalizzate per altri interessi[Io non sono] contro la presenza della religione nello spazio pubblico, né tantomeno contro le tradizioni religiose, ma né le religioni né le tradizioni religiose possono essere strumenti di separazioni, conflittualità, divisioni… Il Natale è un esempio straordinario, un’occasione di incontro con i musulmani, che riconoscono in Gesù un profeta e venerano Maria, ma anche con persone di altre fedi e non credenti proprio perché il cristianesimo ha un messaggio universale e abbraccia l’umanità intera. [Un modo per vivere il Natale] è proprio tradurre nella vita i grandi valori del Vangelo, in cui tante religioni si ritrovano unite: pace, attenzione al Creato, solidarietà con gli ultimi.

Poiché si tratta di un vero e proprio compendio di scemenze pseudo ecumeniche, confezionate e cucite insieme con estrema rozzezza intellettuale, ma, dati i tempi che corrono, con una certa, superficiale plausibilità per un pubblico poco informato e poco riflessivo, anche di credenti (non a caso qualcuno ha definito più volte papa Francesco un fine teologo….), vale la pena di rileggersele e di ponderarle un attimo, per valutarne tutta la melliflua, gesuitica perfidia e il veleno anticristiano che in esse si annida, in una veste apparentemente cristiana.
A parte l’ipocrisia di tirare il sasso e poi nascondere la mano, cioè di dire che lui toglierebbe i simboli religiosi e subito dopo di negare di averlo detto, resta il fatto che ha rivendicato di esser disposto a fare “molti passi indietro” pur di restare “nella pace, nell’amicizia e nella fraternità”. La prima osservazione  che è che costui parla come se la diocesi di Padova fosse una cosa sua: lui farebbe, eccetera. Non si cura di quel che pensano i suoi fedeli, non gl’interessa di stabilire un dialogo con i cattolici patavini, i quali, forse, non sono affatto di quella idea. Ma lui è d’accordo col papa, si sente forte di questo; ed è amico del “dialogo” con gli altri, con i non cattolici: e ciò lo autorizza, evidentemente, a parlare come se rispettare o non rispettare le tradizioni religiose fosse cosa soggetta al suo insindacabile giudizio. Dietro la maschera del dialogo, ma sempre con gli altri, con i diversi, s’intravede il piglio del dittatore con i suoi: con le pecorelle che dovrebbe guidare, istruire, difendere, sino a dare la vita per esse, come ha insegnato Gesù, il Buon Pastore. Quel Gesù che è il vero ed unico padrone del gregge, mentre i vescovi sono soltanto i suoi operai. Dunque, monsignor Cipolla ci tiene molto a restare in pace, in amicizia e fraternità con tutti; e, pur di riuscirci, sacrificherebbe anche i simboli del cristianesimo, lui, vescovo cattolico di una delle più antiche e prestigiose diocesi della cristianità occidentale; quella di sant’Antonio, uno dei più grandi santi nella storia del cristianesimo. E poi che vuol dire stare in pace, amicizia e fraternità, se, per poterlo fare, bisogna nascondere i propri simboli religiosi? Che razza di pace è questa, se non la pace della paura? Che razza di amicizia, se si è moralmente e fisicamente sotto ricatto? Che razza di fraternità, se l’altro pretende che io rinunci alla mia identità, mentre lui non rinuncia affatto alla sua? Parliamoci chiaro: qui si sta parlando del rapporto con gl’immigrati, che sono al novanta per cento di religione islamica; forse che loro sarebbero disposti a rinunciare ai propri simboli religiosi, per mantenere la fraternità con noi cristiani? E di quale fraternità si va cianciando, di questi tempi? A massacrare i cristiani, in Africa, in Asia e anche in Europa, sono i fanatici islamici, sino a prova contraria; non consta un solo caso in cui sia avvenuto il contrario. Ora, dialogare va bene; ma non fino al punto di capovolgere la verità, per amore del dialogo ad ogni costo.
Non dobbiamo presentarci pretendendo qualsiasi cosa che magari anche la nostra tradizione e la nostra cultura vedrebbero come ovvio. Caro monsignore, i cristiani non si “presentano”, i cristiani “sono” quelli della Croce e del Vangelo; e mostrarli, anche in pubblico, non è una “pretesa”, ma il loro naturale modo di essere. Aggiungiamo il dettaglio che qui siamo in casa nostra, nei nostri paesi, nella nostra Italia, per cui non dovremmo chiedere il permesso ad alcuno; dovremmo chiederlo, se andassimo noi in casa d’altri. Le tradizioni cattoliche sono parte essenziale della nostra identità; l’identità di una società è formata dalle tradizioni. Niente tradizioni, niente identità. Non lo sapeva, caro monsignore? Vuol dire che ha studiato troppa cattiva sociologia mondialista e troppo poca storia della Chiesa. E dove ha letto, nel Vangelo, che Gesù, quando mandava i suoi discepoli a predicare il Vangelo e a battezzare, raccomandava loro di non farlo troppo apertamente, di fare “marcia indietro” sul loro modo di essere, per salvaguardare la pace e la fraternità? Ma quando mai?  Andate e annunciate il Vangelo a tutte le genti, ha detto Gesù: oppure lei ne sa più e meglio di Nostro Signore? E ha aggiunto, per buona misura, cioè per i duri d’orecchio come lei: Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; ma chi non crederà, sarà condannato. Ha detto proprio così, ci dispiace per la sensibilità di tutti i militanti del “nuovo corso” bergogliano: Chi non crederà sarà condannato. Guardi che sono parole del Vangelo, se non ci crede vada a controllare: Marco, 16, 9-20. Altro che fare marcia indietro per mantenere la tranquillità e le relazioni fraterne fra di noi: fra di noi, chi? Fra di noi cattolici, no. Con gli islamici, allora? Ma davvero le sembra che le relazioni fra noi e loro si potrebbero considerare fraterne, se noi, per compiacerli, ci riducessimo al punto di nascondere la Croce? Quanto alla “tranquillità”, di cui lei parla, è un altro paio di maniche. Lei vuole starsene tranquillo? Allora lasci la diocesi e lasci la veste: lei non è degno di fare, non diciamo il vescovo, ma neppure il prete. Un prete che parla così ha sbagliato chiesa, ha sbagliato religione. Gesù non ha mai detto: Andate in mezzo ai popoli e cercate di stare tranquilli; al contrario: ha detto: Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. E ancora: Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi. Questo ha detto Gesù Cristo, il nostro Signore e Redentore. Ma lei di quale chiesa e di quale religione è vescovo, monsignore?
Poi lei ha detto che non possiamo utilizzare le religioni per alimentare conflitti o inutili tensioni e che purtroppo le religioni spesso sono strumentalizzate per altri interessi.  Dunque, lei mette sullo stesso piano tutte le regioni. Lasciamo perdere il dettaglio, insignificante, che, per un cristiano, una sola è la vera religione, quella di Gesù Cristo (e questo lo ha stabilito anche il Concilio vaticano II, che per lei è la vera Bibbia del cattolico modernista e progressista); resta il fatto che oggi, nel mondo, è in corso un genocidio anticristiano, che va dal cuore dell’Africa all’Indonesia e alle Filippine; che questo genocidio è attuato dall’islam, o da parti di esso; che in nessun luogo al mondo sono i cristiani ad alimentare i conflitti. Quanto alle “inutili tensioni”, non seguiamo questo modo di ragionare: le tensioni non sono mai utili o inutili: sono evitabili oppure no; ma, se lei pensa di poterle evitare nascondendo la Croce, allora le domandiamo se la mano assassina che ha sgozzato in chiesa, sui gradini dell’altare, in piena santa Messa, quel povero prete francese ottantenne, si sarebbe fermata davanti alle cautele da lei così vivamente raccomandate.
Poi, dopo aver fatto una sottile (e subdola) distinzione fra “le religioni” e le “tradizioni religiose” (facendo passare l’idea, del tutto teorica e laicista, che le prime potrebbero vivere tranquillamente gettando via le seconde, come una inutile zavorra), insinua che le tradizioni religiose - cristiane, evidentemente: perché lei parla da vescovo cattolico, e sulle altre religioni non ha voce, né autorità - possono essere strumenti di separazioni, conflittualità, divisioni… Ci faccia capire, monsignore: fare il Presepio, cantare Tu scendi dalle stelle, dire a qualcuno: Buon Natale; oppure: che Gesù ti benedica, queste cose sarebbero strumenti di separazioni, conflittualità, divisioni? Comprendiamo: per evitare “strumentalizzazioni”, i cattolici dovrebbero autocensurarsi, dovrebbero nascondere i loro simboli religiosi, dovrebbero dissimulare ciò in cui credono; oppure, come ha fatto il bravo sindaco laicista di quella cittadina francese, dovrebbero portare la statua della Madonna in uno scantinato, perché la sua presenza offende il concetto della laicità dello Stato e, in genere, i sentimenti di tutti i non cattolici. A noi pare che le tradizioni religiose possano dare adito a divisioni, conflitti, eccetera, quando sono insultanti nei confronti di qualcun altro: ma il Presepio, verso chi può essere insultante? Verso chi può essere d’insulto il fatto che i bambini di una scuola cantino le canzoni di Natale?
Poi, lei conclude con il pistolotto gnostico dissimulato da buonismo (non da bontà) cristiano, in perfetto “spirito di Assisi”: dice che il Natale è un esempio straordinario, un’occasione di incontro con i musulmani, che riconoscono in Gesù un profeta e venerano Maria, ma anche con persone di altre fedi e non credenti proprio perché il cristianesimo ha un messaggio universale e abbraccia l’umanità intera. Nossignore: il Natale non è “un esempio” di un bel niente di niente; il Natale è un fatto storico, per il cristiano, quale lei pretende di essere: è il giorno in cui si ricorda la nascita di Cristo, il Verbo incarnato, per la redenzione dell’umanità. Occasione d’incontro con i musulmani? Non sappiamo cosa lei intenda per “incontro”; sappiamo, a dispetto delle sue parole insulse e sdolcinate, che, per i musulmani, Gesù è semplicemente un falso Dio, e che la Madonna è la madre di questo falso Dio. La verità bisogna dirla tutta, caro lei: non solo quella parte di essa che conferma le nostre tesi. Lei, a quanto pare, non vede alcun ostacolo di fondo che separi cristiani e musulmani; nella sua smania di dialogo, si dimentica che non possono esserci due religioni diverse, ma entrambe vere, per la contraddizion che nol consente. Inoltre, lei scambia il “dialogo” con l’abolizione delle differenze: ma allora ciò a cui lei mira non è il dialogo, ma l’annullamento; e poiché gli islamici non hanno la benché minima intenzione di rinunciare alla loro verità (e in questo hanno ragione), il risultato di tutta la sconsiderata operazione di cui lei fa parte sarà l’auto-distruzione del cristianesimo e della Chiesa cattolica. Sì, è vero, verissimo che il cristianesimo ha un messaggio universale e abbraccia l’umanità intera, ma lei tace un piccolo particolare: che questo abbraccio consiste nella predicazione del Vangelo e nel battesimo cristiano, non nella fusione sincretista di tutte le fedi in un solo calderone. Questo, ovviamente, non sarebbe più cattolicesimo, né cristianesimo. È questo che lei auspica? Se sì, lo dica apertamente: lei vuole traghettare i fedeli della sua diocesi verso una religione sincretista post-cristiana; se non è questo, allora lei non sa letteralmente quello che dice e quello che sta facendo, né si rende conto dello scandalo e della enorme confusione che lei e quelli come lei stanno seminando fra le anime.
E ci risparmi la banale, laicista riflessione che i “grandi valori” del Vangelo, in cui tante religioni si ritrovano unite, sono la pace, l’attenzione al Creato, la solidarietà con gli ultimi. Le sembra che l’islam persegua la pace? Le sembra che l’attenzione al Creato sia un grande valore cristiano? E allora le diciamo che il Vangelo non conosce “valori”, concetto tipicamente laico e illuminista, ma semplicemente la Rivelazione di Dio agli uomini, per mezzo di Gesù Cristo e con l’assistenza dello Spirito Santo. Lei vuol parlare di valori; e noi le diciamo che i fedeli, da un vescovo, vogliono sentir parlare di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Anche questa, per lei, è strumentalizzazione?
Infine, ci permetta una domanda. Nella sua diocesi è scoppiato uno scandalo enorme, nella parrocchia di San Lazzaro, a Padova. Don Andrea Contin è accusato di aver fatto cose gravissime, ne parla tutta Italia; i fedeli sono umiliati e disorientati. La stampa riporta che segnalazioni sul suo modo di fare le erano state inoltrate per tempo, ma lei non ha fatto nulla. Invece di preoccuparsi di nascondere le tradizioni cattoliche, non avrebbe dovuto custodire il suo gregge con più attenzione?

Ma questo è proprio un vescovo cattolico?

di Francesco Lamendola