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mercoledì 11 gennaio 2017

La cultura dello scarto


Francesco: come ti distruggo il bello dei musei vaticani

Da un servizio di Vatican Insider a firma di Andrés Beltramo Álvarez e pubblicato il 27 settembre 2016, apprendiamo che papa Francesco ha una sua personale idea dell’arte, e questo ci sembra legittimo e al tempo stesso fin troppo comune, ma quando leggiamo che egli vuole trasferire questa sua idea personale in Vaticano, ridimensionando l’impostazione dei musei vaticani per trasformarli in un luogo dove si espongono i lavori degli artisti moderni, soprattutto di provenienza “popolare” e di tendenza “innovativa”, ci siamo chiesti se Francesco non abbia trovato il modo di distruggere anche la memoria plastica di questa Chiesa che ha dato prova di odiare fin da quando ha messo piede nelle stanze vaticane.


Questo servizio ci conferma che se Francesco, con una certa spocchia demagogica, snobba gli appartamenti papali e va a vivere in albergo, pur sempre servito e riverito, questo lo fa non per la dichiarata modestia, ma per odio verso quel Vaticano che non è suo, ma che si accanisce a trattare come se fosse sua proprietà esclusiva.

Questa volta egli pretende di far entrare nei musei vaticani certi lavori che, saranno belli per chi li fa, logicamente, ma quasi sempre si presentano come un pugno in un occhio per il fedele medio. E ciò nonostante, Francesco pretende che queste elaborazioni solamente soggettive debbano essere annoverate tra le opere d’arte per il semplice motivo che sono fatti da gente di strada con materiale di scarto.

Noi ci rendiamo conto che Francesco continua a dare prova di non capire un’acca della Chiesa e dei fedeli cattolici, ma ci rifiutiamo di accettare che debba trasformare il Vaticano, che non è suo, ma nostro, in un ricettacolo di immondizia, come fosse casa sua.
Ci rendiamo anche conto che Francesco, con la sua visione esclusivamente soggettiva del mondo e della cose della Chiesa, non si renda conto che si comporta in maniera irresponsabile e distruttiva, ma questa sorta di incoscienza non ci deve impedire di dire pane al pane e vino al vino.

Sia chiaro che abbiamo ben presente che in mezzo alle opere presenti nei musei vaticani ce ne sono di quelle che lasciano tanto a desiderare, ma questo dovrebbe indurre ad una selezione verso l’alto e non ad aggravare le cose fino al punto da trasformarli in musei dell’orrore.




In secondo piano i due lavori dell'“artista”: Cristo operaio e la Madonna di Luján;
piaciuti a Francesco perché realizzati con la collaborazione di ex drogati.

Per illustrare quanto si prospetta con questa nuova idea balzana di Francesco, seppur coerente col suo disegno rivoluzionario, basta guardare questa foto che lo riprende con un “artista” immancabilmente “argentino”, davanti a due lavori di questi, che i musei vaticani hanno giustamente collocato in giardino per rispetto di Francesco, invece di buttarli nella spazzatura come meritano.

Il servizio riporta alcune affermazioni di Francesco relative all’arte e a questa sua idea di “arte moderna”, e i lettori possono andarsele a leggere, a noi basta l’impostazione e la foto per renderci conto che ci troviamo al cospetto del più becero sinistrume propagandato da anni da quel mondo cosiddetto “progressista” la cui sola mira è la distruzione del bello e del buono, in perfetta aderenza con l’intrinseca valenza del termine “sinistra” o “sinistro” che non è da oggi, e non da noi, che viene considerato come foriero di ogni male e di ogni bruttura.

D’altronde, comunque la si voglia mettere, resta il fatto che l’operato di Francesco, per sua stessa ammissione, è tutto volto a delocalizzare il centro verso la periferia o, se si vuole, trasferire il centro sulla circonferenza, fino a trovare il punto di fuga da cui partire per la tangente.

Di fronte a questo panorama desolante, ci spetta solo elevare preghiere accalorate al Signore Gesù e alla Santissima Vergine Maria, perché accorcino quanto più è possibile i giorni di questo funesto personaggio che il Signore ha voluto infliggerci per provarci e per purificare la Sua Chiesa, nella fiduciosa speranza che finito questo tempo ci venga concesso un Papa veramente cattolico che restauri la verità di fede e riporti la barca di Pietro in porti sicuri, lontano dai frangenti marosi che da cinquant’anni si abbattono sul naviglio cattolico con lo scopo di demolirlo e distruggerlo.

Articolo di Giacomo Fedele

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