ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 26 gennaio 2017

Lo scrociato

Il Cavaliere e il pezzente


festing-bergoglio
di Alberto Di Janni
Bergoglio ha chiesto le dimissioni del Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, fra’ Matthew Festing. Il Gran Maestro ha obbedito.
Forse non poteva fare altrimenti, data la sua condizione di religioso (tanto per evitare equivoci e polemiche, mi metto qui nell’ottica di chi, come appunto il Gran Maestro Festing, riconosce pacificamente Francesco come legittimo Papa della vera Chiesa).
Forse è stato ricattato o ha cercato di salvare il salvabile, sacrificando la sua persona per il bene dell’Ordine: illudendosi che il suo sacrificio avrebbe calmato l’ira e l’ingordigia del despota.

Quello che non si comprende bene, alla luce di questa pronta sottomissione, è il precedente reiterato abbozzo di resistenza alle intromissioni della Santa Sede. Forse il Gran Maestro ha voluto verificare, o aveva l’erronea convinzione, della solidarietà dell’Ordine attorno a lui, e si è trovato isolato e scaricato dai suoi confratelli.
Fatto sta che le sue dimissioni, per tanti versi analoghe a quelle di Benedetto XVI, non solo non hanno evitato la commissione d’inchiesta ma, stando almeno al comunicato della sala stampa vaticana, neanche il commissariamento dell’Ordine; vicenda tristemente simile a quella dei Francescani dell’Immacolata, con l’unica differenza dell’accelerazione dei tempi, saltando a piè pari la stessa commissione d’indagine con la nomina immediata di un “commissario politico”: non si vede termine più delicato per indicare uno di questi sgherri ignobili e sanguinari, dediti unicamente all’idolatria del dittatorello sudamericano, loro padrone terreno.
Facciamo notare, en passant, che, poiché lo Stato del Vaticano scambia ambasciatori con l’Ordine di Malta, la legittimità di un commissariamento, come già la nomina di una commissione d’inchiesta, lascia, quanto meno a livello di diritto internazionale, alquanto perplessi.

Ma perché questo accanimento di Bergoglio contro l’Ordine di Malta? Mi pare che le motivazioni possano essere molteplici:
  • Innanzitutto c’è la sua usuale intolleranza verso chiunque dissenta o sia immaginato dissentire da lui.
  • Poi, ovviamente, il desiderio di vendicarsi del Cardinal Burke, continuando a umiliarlo.
  • Non pare secondaria l’intenzione di favorire la minoranza liberale (eufemismo per immorale) dell’Ordine: fronda interna e bene ammanicata tra le stanze vaticane che, come nel caso dei Francescani dell’Immacolata, ha fornito il pretesto dell’intervento.
  • Lasciar intendere ai suoi amici progressisti che, così come si è mostrato compiacente, a parole o nei fatti, verso adulteri e omosessuali, non è insensibile al grido di dolore di chi vuole una chiesa tollerante riguardo all’uso di metodi di contraccezione, fossero pure abortivi.
  • Il disprezzo per ogni genere di proselitismo e di missione, quindi a maggior ragione della memoria storica dell’Ordine, che rimanda immancabilmente alle crociate e alla difesa dell’Europa dall’invasione mussulmana.
  • Last but not least, da vero amante della chiesa povera, il miraggio di allungare gli artigli sull’ingente patrimonio dell’Ordine.

Il motivo più profondo dell’astio di Francesco è, a mio avviso, un altro.
Bergoglio – e con lui la sua cerchia di adepti, a iniziare dai vari Parolin e Galantino – è un pezzente, non da intendersi come povero in senso materiale che, anzi, sotto questo punto di vista pezzente non lo è mai stato, con buona pace della vulgata mediatica, neanche prima di incistarsi a Santa Marta. Inoltre il termine pezzente, usato in tale contesto, risulterebbe inappropriato e offensivo per designare quella che sarebbe semmai una virtù, se non una beatitudine. E neanche pezzente nel significato, vicino al primo, di straccione o di mendicante. Bergoglio è pezzente in quanto persona miserabile e meschina moralmente.
In quanto pezzente morale, Bergoglio non può apprezzare, e neppure capire, e quindi odia, tutto quello che ha a che vedere con la bellezza, con il decoro, con il rito, con il sacro (inteso nella sua accezione più generica), con la nobiltà; non tanto la nobiltà di natali, che a quella, specie se moralmente corrotta, non disdegna di appoggiarsi e con quella gradisce pavoneggiarsi: vedansi gli inchini ossequiosi e i salamelecchi oltre il limite del ridicolo di fronte a regine e reginette neppure cristiane; odia la nobiltà dei costumi, la nobiltà del sentire, la nobiltà dell’agire: odia tutto quello che egli non è né potrebbe mai diventare.
L’Ordine di Malta, almeno per alcuni aspetti e in alcuni suoi membri, che oso sperare ne costituiscano l’ampia maggioranza, rispecchia esemplarmente questi valori: motivo sufficiente perché il demagogo fomentatore di masse voglia distruggerlo.
Una piccola postilla. Negli ultimi tempi l’Ordine, specialmente in Italia, ha dedicato una gran parte della sua attività all’aiuto di quei profughi tanto cari a Francesco, impiegando uomini e mezzi per soccorrerli nella acque di Lampedusa. E il Gran Maestro Festing, senza codazzi di giornalisti e di televisioni, si è spesso trovato in prima persona a fianco dei volontari, condividendone rischi e fatica.
Forse quella che sta subendo oggi è una sorta di nemesi storica a fronte di quella – a mio avviso – discutibile scelta operativa.
Quello che non può se non dispiacere è vedere come, nel mondo e nella chiesa di oggi, una Compagnia di Nobili Cavalieri sia sconfitta da un branco di briganti pezzenti.

Tornielli, l’Ordine di Malta, e la disinformazione


La confusione è sempre più grande. Alimentata da giornalisti partigiani.
Ieri il Gran maestro dell’Ordine di Malta ha dato le dimissioni, su richiesta di Francesco. Come giornalista, non potendo sapere tutti i retroscena, non ho nulla da dire nulla. Le dimissioni, per quanto forzate, possono avere delle giustificazioni. Lo vedremo.
Quello che non è chiaro, come spesso accade a causa dei vaticanisti faziosi come Andrea Tornielli, è perchè prendersela sempre con Burke?
Il cardinal Burke, bene o male, finisce ogni volta nel mirino di Tornielli.
Così:
“Un cardinale «patrono» americano che porta scompiglio all’interno di una delle istituzioni cavalleresche più antiche, contribuendo a defenestrare il numero due dell’Ordine, il Gran Cancelliere Albrecht Freiherr von Boeselager, membro di un’antica e nobile famiglia tedesca antinazista“.
Tornielli sostiene che la causa di tutto è Burke, il quale ha la colpa di aver fatto dimettere una persona di cui ci viene detto che aveva antenati antinazisti. Basterebbe questo modo di cucinare le notizie per far capire quanto sia vigliacco il giornalismo fazioso: si vuole forse suggerire che Burke sia arrabbiato con Boeselager per questo, per le sue ascendenze anitinaziste (ribadite alcune righe sotto, chissà perchè, una seconda volta)? O che se uno ha antenati antinazisti, ha per forza ragione?
In un articolo di allusioni velenose, e poco altro, accade questo.
Torniamo a Burke: va demonizzato a prescindere, nonostante sia stato il numero 3 del Vaticano sino a poco tempo fa. Per cui, pur essendo solo il cardinale patrono, non avendo dunque nessuna facoltà di defenestrare qualcuno, diventa il colpevole unico della defenestrazione, sancita e decisa, di fatto e di diritto, da altri.
Il tutto è detto solo tra le righe: Burke ha “contribuito” a “defenestrare”. Però degli altri colpevoli, veri o presunti, non si parla. Non interessano.
La domanda però è questa: se chi contribuisce a defenestrare il numero due (che qualche riga più sotto, nella accurata ricostruzione tornielliana, diventa il numero tre) sbaglia perchè crea confusione in un ordine, chi defenestra il numero Uno, invece no?
E’ evidente che qui i problemi sono altri: non chi ha defenestrato chi (è chiarissimo che Boeselager è stato defenestrato dall’unico che aveva il potere di farlo, il Gran Maestro Festing), ma perchè.
C’entra o meno la questione morale, addotta dal Gran maestro per  giustificare l’esplusione?
C’entrano qualcosa i soldi di cui si parla qui? (http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ecco-tutta-verita-guerra-all-ordine-malta-capitolo-cosa-140110.htm

A Tornielli non interessa: la sua crociata personale è contro Burke, per cui, anche se si parlasse del terremoto di Rigopiano, si potrebbero troavre sue responsabilità.
Così alla fine del suo articolo sull’Oridne di malta, il lettore non sa quasi nulla su cosa sia successo davvero, ma sa chi è il Cattivo!




http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/01/tornielli-lordine-di-malta-e-la-disinformazione/#more-139455
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Cavalieri di Malta / Papa Francesco e le dimissioni del Gran Maestro Matthew Festing: a sorpresa la nomina del "delegato pontificio"



Redazione


giovedì 26 gennaio 2017

ORDINE DI MALTA, PAPA FRANCESCO E LE DIMISSIONI DEL GRAN MAESTRO: A SORPRESA LA NOMINA DEL "DELEGATO PONTIFICIO" - Sono state di fuoco le festività natalizie per l'Ordine dei Cavalieri di Malta. Ieri l'epilogo con le dimissioni del Gran Maestro Matthew Festing, accompagnate dalla decisione di Papa Francesco di nominare a breve un delegato pontificio che accompagni l'antica e potente istituzione cavalleresca in una fase delicata della sua storia per non creare contraccolpi ad una realtà che ha un patrimonio da un miliardo e 700 milioni di euro da usare per chi ne ha più bisogno. Una mossa a sorpresa, perché l'Ordine dei Cavalieri di Malta gode dell'autonomia di uno Stato sovrano e ha una propria diplomazia. In questo caso, dunque, il Gran Commendatore doveva salire al governo ad interim, ma, come riportato da La Stampa, il Vaticano ha annunciato la nomina di un rappresentante di fiducia del Papa per non mettere a rischio le benemerite opere di carità. Sono 2000 le opere di assistenza ai rifugiati e ai poveri, mentre 100mila sono i loro volontari.
ORDINE DI MALTA, PAPA FRANCESCO E LE DIMISSIONI DEL GRAN MAESTRO: I “SEGRETI” DELL’ESPERTO - Ieri si è svolto forse l’ultimo capitolo di una lunghissima trama all’interno dell’Ordine dei Cavalieri di Malta: papa Francesco ha ricevuto le dimissioni del Gran Maestro Matthew Festing su stretta richiesta proprio del Pontefice in seguito ai tanti problemi interni all’Ordine sollevati negli ultimi anni. In una intervista oggi alla Stampa, Agostino Paravicini Bagliani, per 28 anni docente di Storia medievale all' Università di Losanna, ha voluto spiegare cosa può spingere ad entrare in questo complesso ordine di Cavalieri che opera in tutto il mondo e conta notevoli donazioni da privati e stati. L’esperto ha provato ad illustrare più da vicino i segreti e le pratiche di questo particolare Ordine che ieri ha visto sospendere il ruolo di carica a vita per il Maestro Festing e che attende ora la decisione di Bergoglio di un delegato pontificio» che accompagni i Cavalieri in questa fase delicata della loro storia. Così da non creare contraccolpi a una realtà che conta 2000 opere di assistenza ai rifugiati e ai poveri, con 100 mila volontari e un patrimonio di un miliardo e 700 milioni di euro da impiegare a servizio di chi ha più bisogno. «l titolo originario, fin dalla fine dell' XI secolo, era Ordine dell'Ospedale di San Giovanni in Gerusalemme, il che ci spiega anche quale fosse il suo compito iniziale: quello di seguire le Crociate, a partire da Gerusalemme, organizzando ospedali. I membri dell' Ordine erano religiosi e cavalieri. Militari, perché cavalieri armati di spada. Religiosi, perché facevano voti di castità, povertà e obbedienza», spiega Paravicini Bagliani. Ma è interessante come si può entrare in questo strano Ordine di Cavalieri; «Solo su cooptazione. I membri devono rispondere a requisiti di moralità e di religiosità (fede cattolica). Ufficialmente, non devono più - come avveniva nel passato - dar prova di avere origini nobili, ma di fatto un gran numero le ha».
ORDINE DI MALTA, PAPA FRANCESCO E LE DIMISSIONI DEL GRAN MAESTRO: ECCO COSA È SUCCESSO - Ieri Papa Francesco ha richiesto le dimissioni del Gran Maestro Matthew Festing dopo un lungo tira e molla in seguito al Condom Gate in Birmania e ad altre perplessità legate alla gestione di questo ordine Religios dei Cavalieri di Malta nei suoi ultimi anni di attività alla guida dell’Ordine. La storia la spiega nel dettaglio oggi Andrea Tornielli, vaticanista della Stampa che prova a ricostruire da dove nasce il problema tra la Chiesa Cattolica e l’Ordine ad essere riferita. «Von Boeselager viene eletto Gran Cancelliere e dunque numero tre nella gerarchia dell’Ordine dei Cavalieri di Malta nel 2014, contro il volere del Gran Maestro Festing che gli aveva opposto una lista alternativa. I rapporti tra i due diventano tesi. Con l’arrivo quale cardinale patrono del porporato americano conservatore Raymond Leo Burke, Festing trova un alleato. L’occasione per la resa dei conti è una storia accaduta nel 2013, quando Boeselager, non ancora Cancelliere, si occupava delle iniziative assistenziali nel mondo. Una ONG che collabora con i Cavalieri di Malta aveva distribuito dei preservativi in Myanmar. E lui, secondo l’accusa, ne sarebbe stato a conoscenza». Papa Francesco a questo punto entra nella diatriba e chiede al Maesto di risolvere la contesa con un confronto interno e senza la defenestrazione del Cancelliere, scrivendo comunque una missiva in cui invita tutti i Cavalieri a vigilare sul rispetto della morale cattolica. La volontà del Papa non viene però presa in considerazione. Il 15 dicembre il Gran Cancelliere viene allontanato. «Francesco, che era stato chiamato in causa dal cardinale Burke, fa intervenire il Segretario di Stato Pietro Parolin, il quale per ben due volte scrive al Gran Maestro spiegando quali fossero le reali indicazioni papali. La sfida aperta del Gran Maestro alla Santa Sede, e le informazioni non complete sul caso dei preservativi sono la goccia che fa traboccare il vaso. Il 24 gennaio Festing incontra Francesco e viene invitato a dimettersi. Accetta, anche se il cardinale Burke nelle ore successive tenta di dissuaderlo, mettendosi dunque apertamente contro il Papa», conclude il collega Tornielli. 


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