ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 16 gennaio 2017

Si compiace del suo protagonismo e se la ride

LE RESISTENZE MALEVOLE (Auguri alla Curia Romana, 22 dicembre 2016): In questo percorso (NdR: di rinnovamento della Curia) risulta normale, anzi salutare, riscontrare delle difficoltà, che, nel caso della riforma, si potrebbero presentare in diverse tipologie di resistenze: le resistenze aperte, che nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo ‎sincero;le resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del “gattopardismo” spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima; ‎esistono anche le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive (spesso “in veste di agnelli”). Questo ultimo tipo di resistenza si nasconde dietro le parole giustificatrici ‎e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare ‎tutto sul personale senza distinguere tra l’atto, l’attore e l’azione.‎
LE 17 VIRTU’ PER VIVERE DEGNAMENTE LA RIFORMA DELLA CURIA (Auguri alla Curia Romana, 22 dicembre 2016): La riforma della Curia è un delicato processo che deve essere vissuto con fedeltà all’essenziale, con continuo discernimento, con evangelico coraggio, con ecclesiale saggezza, con attento ascolto, con tenace azione, con positivo silenzio, con ferme decisioni, con tanta preghiera - tanta preghiera! -, con profonda umiltà, con chiara lungimiranza, con concreti passi in avanti e – quando risulta necessario – anche con passi indietro, con determinata volontà, con vivace vitalità, con responsabile potestà, con incondizionata obbedienza; ma in primo luogo con l’abbandonarci alla sicura guida dello Spirito Santo, confidando nel Suo necessario sostegno. E, per questo, preghiera, preghiera e preghiera.
PICCOLO E’ BELLO (auguri ai dipendenti della Santa Sede e dello Stato e Città del Vaticano, 22 dicembre 2016): Da parte mia, oggi voglio ringraziare voi per il vostro lavoro. Ringrazio ognuno di voi, ognuno, per l’impegno che mette ogni giorno nel fare il suo lavoro e cercare di farlo bene, anche quando magari non sta tanto bene, o ci sono preoccupazioni in famiglia… Una cosa bella del Vaticano è che, essendo una realtà molto piccola, si riesce a percepirla nel suo insieme, con le diverse mansioni che formano il tutto, e ciascuna è importante. I vari settori di lavoro sono vicini e collegati, ci si conosce un po’ tutti; e si sente la soddisfazione di vedere un certo ordine, che le cose funzionano, con tutti i limiti, naturalmente, si può sempre migliorare e si deve, ma fa bene sentire che ogni settore fa la sua parte e l’insieme funziona bene a vantaggio di tutti. Qui, questo è più facile, perché siamo una realtà piccola, ma ciò non toglie nulla all’impegno e al merito personale; e pertanto sento il desiderio di ringraziarvi. 
GIOVINEZZA IDOLATRATA E CONDANNATA (Te Deum di ringraziamento, 31 dicembre 2016): Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani. Abbiamo privilegiato la speculazione invece di lavori dignitosi e genuini che permettano loro di essere protagonisti attivi nella vita della nostra società. Ci aspettiamo da loro ed esigiamo che siano fermento di futuro, ma li discriminiamo e li “condanniamo” a bussare a porte che per lo più rimangono chiuse. 
DOLORE: MEGLIO IL GESTO DELLA PAROLA (Udienza generale, 4 gennaio 2017, commento a un passo di Geremia, 31): Questo rifiuto di Rachele che non vuole essere consolata ci insegna anche quanta delicatezza ci viene chiesta davanti al dolore altrui. Per parlare di speranza a chi è disperato, bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto. Solo così le nostre parole possono essere realmente capaci di dare un po’ di speranza. E se non posso dire parole così, con il pianto, con il dolore, meglio il silenzio; la carezza, il gesto e niente parole. 
MANI PREZIOSE (Udienza ai fedeli delle zone terremotate del Centro Italia, 5 gennaio 2017): Raffaele (NdR: Raffaele Festa, sopravvissuto al terremoto di Amatrice) ha parlato delle “mani”: il primo abbraccio con le mani a sua moglie; poi quando prende i bambini per tirarli fuori dalla casa: le mani. Quelle mani che aiutano i famigliari a liberarsi dai calcinacci; quella mano che lascia il suo figlio in braccio, nelle mani di non so chi per andare ad aiutare un altro. “Poi c’era la mano di qualcuno che mi ha guidato”, ha detto. Le mani. Ricostruire, e per ricostruire ci vogliono il cuore e le mani, le nostre mani, le mani di tutti. Quelle mani con le quali noi diciamo che Dio, come un artigiano, ha fatto il mondo. Le mani che guariscono. A me piace, agli infermieri, ai medici, benedire le mani, perché servono per guarire. Le mani di tanta gente che ha aiutato a uscire da questo incubo, da questo dolore; le mani dei Vigili del Fuoco, tanto bravi, tanto bravi... E le mani di tutti quelli che hanno detto: “No, io do del mio, do il meglio”. E la mano di Dio alla domanda “perché?” – ma sono domande che non hanno risposta, la cosa è andata così. 
ACCOGLIENZA DI MIGRANTI, PROFUGHI, RIFUGIATI /DIRITTI E DOVERI (Auguri al Corpo diplomatico, 9 gennaio 2017): Lo scorso anno la comunità internazionale si è confrontata con due importanti appuntamenti convocati dalle Nazioni Unite: il primo Vertice Umanitario Mondiale e il Vertice sui Vasti Movimenti di Rifugiati e Migranti. Occorre un impegno comune nei confronti di migranti, profughi e rifugiati, che consenta di dare loro un’accoglienza dignitosa. Ciò implica saper coniugare il diritto di «ogni essere umano […] di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse» e nello stesso tempo garantire la possibilità di un’integrazione dei migranti nei tessuti sociali in cui si inseriscono, senza che questi sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali. D’altra parte, gli stessi migranti non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti.
ACCOGLIENZA DI MIGRANTI, PROFUGHI, RIFUGIATI/SAGGEZZA E LUNGIMIRANZA (Auguri al Corpo diplomatico, 9 gennaio 2017) Un approccio prudente da parte delle autorità pubbliche non comporta l’attuazione di politiche di chiusura verso i migranti, ma implica valutare con saggezza e lungimiranza fino a che punto il proprio Paese è in grado, senza ledere il bene comune dei cittadini, di offrire una vita decorosa ai migranti, specialmente a coloro che hanno effettivo bisogno di protezione. Soprattutto non si può ridurre la drammatica crisi attuale ad un semplice conteggio numerico. I migranti sono persone, con nomi, storie, famiglie e non potrà mai esserci vera pace finché esisterà anche un solo essere umano che viene violato nella propria identità personale e ridotto ad una mera cifra statistica o ad oggetto di interesse economico.
IDOLATRIA E CARTOMANZIA ARGENTINA (Udienza generale, Salmo 115-False speranze negli idoli, 11 gennaio 2017): Fede è fidarsi di Dio – chi ha fede, si fida di Dio –, ma viene il momento in cui, scontrandosi con le difficoltà della vita, l’uomo sperimenta la fragilità di quella fiducia e sente il bisogno di certezze diverse, di sicurezze tangibili, concrete. (…) E allora siamo tentati di cercare consolazioni anche effimere, che sembrano riempire il vuoto della solitudine e lenire la fatica del credere. E pensiamo di poterle trovare nella sicurezza che può dare il denaro, nelle alleanze con i potenti, nella mondanità, nelle false ideologie. A volte le cerchiamo in un dio che possa piegarsi alle nostre richieste e magicamente intervenire per cambiare la realtà e renderla come noi la vogliamo; un idolo, appunto, che in quanto tale non può fare nulla, impotente e menzognero. Ma a noi piacciono gli idoli, ci piacciono tanto! Una volta, a Buenos Aires, dovevo andare da una chiesa ad un’altra, mille metri, più o meno. E l’ho fatto, camminando. E c’è un parco in mezzo, e nel parco c’erano piccoli tavolini, ma tanti, tanti, dove erano seduti i veggenti. Era pieno di gente, che faceva anche la coda. Tu, gli davi la mano e lui incominciava, ma, il discorso era sempre lo stesso: c’è una donna nella tua vita, c’è un’ombra che viene, ma tutto andrà bene … E poi, pagavi. E questo ti dà sicurezza? E’ la sicurezza di una – permettetemi la parola – di una stupidaggine. Andare dal veggente o dalla veggente che leggono le carte: questo è un idolo! Questo è l’idolo, e quando noi vi siamo tanto attaccati: compriamo false speranze. Mentre di quella che è la speranza della gratuità, che ci ha portato Gesù Cristo, gratuitamente dando la vita per noi, di quella a volte non ci fidiamo tanto.
I FURBONI DEI BIGLIETTI (Udienza generale, 11 gennaio 2017):  Adesso devo dirvi una cosa che non vorrei dire, ma devo dirla. Per entrare alle udienze ci sono i biglietti nei quali è scritto in una, due, tre, quattro, cinque e sei lingue che “Il biglietto è del tutto gratuito”. Per entrare all’udienza, sia in aula sia in piazza, non si deve pagare, è una visita gratuita che si fa al Papa per parlare con il Papa, con il vescovo di Roma. Ma ho saputo che ci sono dei furboni, che fanno pagare i biglietti. Se qualcuno ti dice che per andare in udienza dal Papa c’è bisogno di pagare qualcosa, ti sta truffando: stai attento, stai attenta! L’ingresso è gratuito. Qui si viene senza pagare, perché questa è casa di tutti. E se qualcuno si fa pagare per farvi entrare all’udienza commette un reato, come un delinquente, e fa qualcosa che non si deve fare!
P.S. Al termine dell’udienza generale il Papa ha salutato tra gli altri la cantante siro-ortodossa Eliyo, che gli ha detto del suo recente concerto per i cristiani perseguitati di Siria nella chiesa del Camposanto Teutonico in Vaticano (vedi ampia intervista in questo stesso sito www.rossoporpora.org /Intervista a personalità), donandogli un dvd con il 'Padre nostro' cantato in aramaico. Il Papa l’ha ringraziata e benedetta, chiedendo di pregare per lui.
SEGUIRE GESU’ PUO’ COMPORTARE DEI RISCHI (Meditazione mattutina del 13 gennaio 2017 a Santa Marta sulle ‘Anime sedute’ – cronaca de ‘L’Osservatore Romano’ in data 14 gennaio 2017): Invece «la gente che seguiva Gesù rischiava» ha spiegato il Pontefice. Essa «rischiava per incontrare Gesù, per trovare quello che voleva». Basti pensare, ha proseguito, all’episodio che Marco racconta nel Vangelo odierno: «Non potendo portare il paralitico davanti a Gesù, a causa della folla», le persone che lo accompagnavano «scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella». Così facendo, ha aggiunto Francesco, «questi uomini hanno rischiato quando hanno fatto il buco sul tetto: hanno rischiato che il padrone della casa facesse loro causa, li portasse dal giudice e li facesse pagare: hanno rischiato, ma volevano andare da Gesù».
ANCHE LA POLIZIA E’ CONFRONTATA CON UN SERVIZIO RISCHIOSO (Udienza ai dirigenti e al personale dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, 13 gennaio 2017): Desidero esprimere a ciascuno di voi la mia stima e la mia viva riconoscenza per il vostro generoso servizio, non privo di difficoltà e di rischi. So che voi rischiate. Voi siete, in un certo senso, gli “angeli custodi” di Piazza San Pietro. Ogni giorno, infatti, presidiate questo peculiare centro della cristianità, e altri luoghi di pertinenza del Vaticano, con grande sollecitudine, professionalità e senso del dovere. E specialmente in questi ultimi tempi, avete dimostrato competenza e coraggio nell’affrontare le tante sfide e i diversi pericoli, impegnandovi con generosità nella prevenzione dei reati. Così avete reso sicuro l’accesso dei pellegrini in Basilica, come anche agli incontri con il Successore di Pietro. Per tutto questo vi ringrazio tanto! Vi ringrazio; non sono parole, queste, è di cuore: grazie! Conosco la fatica del vostro lavoro e i sacrifici che ogni giorno dovete affrontare. Sappiate che vi apprezzo molto e spesso penso con sincera riconoscenza a voi e alla vostra preziosa opera.

DIBATTITO PUBBLICO CONDOTTO DA LUIGI ACCATTOLI E GIUSEPPE
RUSCONI SU PAPA FRANCESCO: PRIMO APPUNTAMENTO GIOVEDI’ 26
GENNAIO 2017, ORE 18, CENTRO RUSSIA ECUMENICA, BORGO PIO 141, ROMA
Qualche tempo fa il collega vaticanista Luigi Accattoli (a ‘Repubblica’ dal 1976 al 1981, poi al ‘Corriere della Sera’; in pensione dal 2008 continua a collaborare con il ‘Corriere’ e con ‘Il Regno’; scrittore prolifico su argomenti vaticani ed ecclesiali) mi ha proposto di condurre a due un ciclo di incontri pubblici sul pontificato di papa Francesco nei suoi svariati aspetti da svolgersi una volta al mese in librerie romane. Ho accettato volentieri, così che il primo appuntamento è stato fissato per giovedì 26 gennaio, con inizio alle ore 18 e si svolgerà presso il Centro Russia ecumenica, a Borgo Pio 141 (a pochi passi da Piazza San Pietro). L’entrata è libera.
La locandina del primo incontro:
Dubia e certezze su papa Francesco- Il dibattito nei media e nella realtà. Conducono Luigi Accattoli e Giuseppe Rusconi
Centro Russia Ecumenica – Via Borgo Pio 141
Giovedì 26 gennaio – ore 18.00
Scrive tra l’altro Accattoli sul suo blog www.luigiaccattoli.it a proposito delle modalità dell’incontro: 
Giuseppe Rusconi e io  ci proponiamo incontri mensili, da tenere in varie librerie romane, mettendo a tema il dibattito sul Papa come si viene sviluppando lungo i giorni e le settimane. Dopo una beve introduzione di cronaca dei fatti correnti, affronteremo alcuni argomenti di stretta attualità, facenti riferimento a vicende in corso o appena concluse. Vicende preselezionate dai due conduttori. Sia l’introduzione, sia la presentazione degli argomenti sono a due voci: con procedura alternata, uno dei due propone e l’altro contropropone, con eventuali repliche. Poi si lascia la parola al pubblico per brevi richieste di chiarimenti o per osservazioni aggiuntive. Poniamo: un minuto per ogni intervento. Seguono le risposte dei conduttori.
FRANCESCO: DAI CRITICI ‘MALEVOLI’ AI ‘FURBONI’ DEI BIGLIETTI – di GIUSEPPE RUSCONI –www.rossoporpora.org – 13 gennaio 2017

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