ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 7 febbraio 2017

Costa crederlo e digerirlo

LA CHIESA DELLE ERESIE

    La chiesa del pelagianesimo ed altre eresie. Il pelagianesimo fu combattuto da Sant’Agostino e definitivamente condannato come eresia nel Concilio di Efeso in tempi moderni può essere visto come dottrina del liberalismo cristiano 
di Cinzia Palmacci  





Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.
(Apocalisse 3, 15-16)


Il pelagianesimo è un’eresia ispirata al Cristianesimo che prende il nome dal monaco irlandese Pelagio. Il cuore del pelagianesimo è la credenza che il Peccato originale non macchiò la natura umana e che la volontà dell’essere umano è ancora in grado di scegliere il bene o il male senza uno speciale aiuto divino (e lo Spirito Santo fu tenuto fuori del concilio pastorale!) la conseguenza è che il peccato di Adamo sarebbe solo di portare un cattivo esempio alla sua progenie, senza altra conseguenza per il suo agire. 
Nel pelagianesimo, il ruolo di Gesù è di presentare, invece, un buon esempio in grado di bilanciare quello di Adamo e di fornire l’espiazione per i peccati degli esseri umani. Il pelagianesimo riduceva anche la salvezza eterna a qualcosa di controllabile dal buon uso della libertà umana. Anche un ideale di santità difficile da raggiungere sarebbe comunque raggiungibile dalla volontà autonoma dell’uomo. Per la Dottrina monolitica cattolica, invece, l’uomo è, a causa del Peccato originale, incapace di vivere appieno i doni di Dio senza l’ausilio decisivo della Grazia e dunque di quanto da essa deriva per l’ordine in terra. Ecco la «Dottrina» di quella Civiltà cristiana esistita e fondata sulla necessità dell’azione della Grazia per la salvezza, attraverso il Battesimo e i Sacramenti della Chiesa. Essi inducono l’ordine nelle coscienze e quindi l’ordine sociale della Civiltà in questo mondo confuso. Il pelagianesimo fu combattuto da Sant’Agostino e definitivamente condannato come eresia nel Concilio di Efeso (431). Nei tempi moderni, il pelagianesimo può essere visto come dottrina tipica del liberalismo (cristiano), che esalta l’autonomia e la libertà individuale rispetto all’autorità gerarchica, accusata di mantenere il proprio ruolo di mediazione tra la Grazia di Dio e gli uomini. Rimane, però, quello che oggi Bergoglio ripete: “in ogni epoca l’uomo cerca di comprendere ed esprimere meglio se stesso. E dunque l’uomo col tempo cambia il modo di percepire se stesso”… diviene adulto, anche se non è cristiano né vuole esserlo. Il fatto è che da adulto sarà comunque un invisibile cristiano anonimo! Ancora, Papa Francesco in un'omelia: “Il Signore tutti, tutti ci ha redenti con il sangue di Cristo: tutti, non soltanto i cattolici. Tutti! ‘Padre, gli atei?’. Anche loro. Tutti! E questo sangue ci fa figli di Dio di prima categoria! Siamo creati figli con la somiglianza di Dio e il sangue di Cristo ci ha redenti tutti! E tutti noi abbiamo il dovere di fare il bene. E questo comandamento di fare il bene tutti credo che sia una bella strada verso la pace. Se noi, ciascuno per la sua parte, facciamo il bene agli altri, ci incontriamo là, facendo il bene, e facciamo lentamente, adagio, piano piano, facciamo quella cultura dell’incontro: ne abbiamo tanto bisogno. Incontrarsi facendo il bene. ‘Ma io non credo, padre, io sono ateo!’. Ma fai il bene: ci incontriamo là!” Come si sa, se i veri Gesuiti furono grandi missionari, ora i gesuiti conciliari anche dopo aver scalato il Soglio di Pietro, pensano che l’uomo contemporaneo, adulto, possa esprimere il meglio di se stesso adeguandosi al tempo che cambia il modo di percepire se stesso

Le simpatie di papa Francesco per il cardinale Kasper e le divergenze con Ratzinger

Ratzinger e Kasper, entrambi tedeschi, hanno due concezioni della Chiesa piuttosto diverse, tanto che il futuro Benedetto XVI nel 2000, in occasione di un convegno sulla visione ecclesiale del Concilio Ecumenico Vaticano II, non rinunciò a prendere le distanze dalle tesi del connazionale: per l’Emerito di Roma prima viene la Chiesa universale poi quella particolare-diocesana. Di contro Kasper sottolinea l’universalità della Chiesa già nella comunità diocesana, sia questa quella di Rovigo o Boston, dando così priorità alle singole porzioni del popolo di Dio. Questo, in estrema sintesi, significa concedere maggiore autonomia alle Chiese locali e più collegialità episcopale. Due aspetti sui quali papa Francesco appare particolarmente sensibile. Non a caso continua a preferire per sé la dizione di vescovo di Roma a quella di Pontefice e a rimarcare l’esigenza di un cammino comune del popolo con il proprio pastore. Un'altra controversia, stavolta di carattere più pastorale, fra Kasper e Ratzinger, ha interessato la Comunione ai divorziati risposati. Il primo assieme al cardinale Karl Lehmann, con Kasper un altro sicuro elettore di Bergoglio in conclave, era più possibilista, mentre Ratzinger più rigorista. Non va poi dimenticato lo scontro sul lasciapassare all’aborto, indirettamente rilasciato dai consultori cattolici in Germania. E che dire dell’apertura, a firma ancora una volta del Kasper, sul diaconato femminile, anche se fuori dall’ordine sacro? Il via libera, guarda caso, è arrivato solo qualche settimana dopo l’annuncio choc delle dimissioni di Benedetto XVI, da sempre contrario ai ministeri ecclesiali per le donne. Certo, il riferimento di Bergoglio al teologo di per sé non significa un’adesione del Papa alle posizioni liberal del cardinale. Solo i provvedimenti concreti potranno confermare i gesti innovativi di queste ore. Con i quali, per dirla con Kasper, che confessa di essere molto, molto contento per l’elezione di Francesco sorpreso per la piacevole citazione, mi ha fatto molto piacere, il Papa ritorna alla semplicità apostolica, agli inizi del cristianesimo. E Bergoglio ricambia le simpatie di Kasper elogiando pubblicamente le sue teorie nel suo primo Angelus del 17 marzo 2013: In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un Cardinale, il Cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo, sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. E’ il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Ma chi è Walter Kasper? Walter Kasper è un cardinale tutt’altro che ortodosso per tutte le eresie che ha sfornato dal Concilio Vaticano II ad oggi. La lista sarebbe troppo lunga per elencarle tutte, ma queste sono le più gravi e in aperto contrasto con il Magistero della Chiesa Cattolica contenute in alcuni suoi volumi. Ad esempio, in “Ateismo e linguaggio” (Roma 1974) scrive: dall’uomo e dal mondo non si può risalire a Dio. Nel suo libro: “Introduzione alla Fede”, scrive: Certi dogmi possono essere totalmente unilaterali, testardi nel volere avere sempre ragione, stupidi e precipitosamente prematuri. I miracoli di Gesù, per Lui, vanno visti sotto due aspetti: storici e scientifici, come la “tempesta sedata”, “la trasfigurazione”, “Gesù che cammina sulle acque”, “la moltiplicazione dei pani e dei pesci”, “la pesca miracolosa”, ecc., mentre “i miracoli sulla natura risultano della aggiunte secondarie alla tradizione originale”. L’aver messo a “teologo” del Concilio questo squinternato è stato come un voler togliere la già poca credibilità dello zoppicante Vaticano II. Kasper fu anche il responsabile principale del cosiddetto “Catechismo Tedesco per Adulti”, zeppo di manchevolezze, inesattezze ed errori dottrinali. Da ricordare che egli fu anche il firmatario, nel 1972, del famoso “Manifesto” dei 32 teologi. Nel 1989, invece, non firmò il “Manifesto” dei 163, solo perché già sapeva della sua infausta nomina a Vescovo. A scrivere sull’aberrante Rivista “Concilium”, nella sezione “Ecumenismo”, iniziò con lo scritto: “La Chiesa sotto la Parola di Dio”. Era l’introduzione a una dogmatica rinnovata secondo il Vaticano II. La sua strategia di modernista fu quella di suggerire che “un uomo moderno non può credere, perché incontra ostacoli che non riesce a superare, per cui deve accettare questa impossibilità”. E in un suo articolo del 14 luglio 1989, riportato dalla “Schweizerische Katholische Wochensentung”, afferma che è impossibile conservare la fede nella Chiesa, rimasta un misterioso grano di senape. Nel suo libro: “Gesù il Cristo”, scrive, apertis verbis, che Gesù non è Figlio di Dio. È questo in senso vero e proprio, sia in senso metafisico che ontologico. Secondo lui, infatti, questa confessione di Gesù Cristo Figlio di Dio… anche oggi viene accolta con notevole diffidenza da parecchi fedeli. Secondo l’obiezione più corrente, che è poi anche la più importante, qui ci troveremmo di fronte a un residuo di mentalità mitica passivamente accettata. Nei Vangeli sinottici, secondo Kasper, Gesù non si qualifica mai come Figlio di Dio. Una simile enunciazione deriva, quindi, chiaramente dalla confessione di fede della Chiesa. Che cosa ne ha fatto, allora, Kasper della confessione di Pietro, a Cesarea di Filippo:Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, subito sanzionata da Cristo stesso: Beato te, Simone Bar Jona, perché non la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli? E per Kasper non ci sono miracoli nel Vangelo. Secondo Kasper molte storie miracolose riferiteci dai Vangeli devono essere considerate leggendarie. Molte leggende vanno analizzate non tanto nel loro contenuto storico, bensì in quello teologico. Secondo l'anatema del Concilio Vaticano I Kasper meriterebbe la scomunica:"Se qualcuno dirà che i miracoli non sono possibili e che, perciò, tutti i racconti miracolosi contenuti anche nella Sacra Scrittura devono essere relegati tra le leggende e i miti, o che i miracoli non possono giammai essere conosciuti con certezza, né con essi si può debitamente dimostrare l’origine divina della religione cristiana, sia scomunicato!". Ma l'eretico Kasper si spinge pericolosamente oltre negando anche l'incarnazione di Cristo e il concepimento verginale di Maria:difficili problemi teologici-biblici che la tematica  del concepimento verginale solleva, per cui la verginale maternità di Maria è ancora aperta sul piano biblico, dichiara il cardinale.

I frutti si riconoscono dall'albero

Purtroppo, le eresie di Kasper e il relativismo imperante nella Chiesa non sarebbero l'unico frutto avvelenato del Concilio Vaticano II. In Spagna una suora argentina si è "lasciata sfuggire" una frase a dir poco irrispettosa del comune sentire religioso affermando: "Maria era innamorata di Giuseppe. Erano una coppia normale. Ed è normale fare sesso. Costa crederlo e digerirlo. Ci siamo fermati a norme che abbiamo inventato senza arrivare al vero messaggio". Suor Lucia Caram, suora argentina residente a Barcellona e volto religioso molto noto a livello mediatico in Spagna e Sudamerica, ha suscitato prevedibilmente un vespaio di polemiche, innescando l'ira di migliaia di fedeli e l'intervento ufficiale della autorità ecclesiastiche. A cominciare dall'arcivescovo di Vic, in Argentina, da cui la Caram dipende, che ha censurato con una nota ufficiale la dichiarazione, precisando che la verginità di Maria "è una verità proclamata in forma definitiva già dal II Concilio di Constantinopoli del 553 dopo Cristo".  Al riguardo, diviene di grande attualità l’ammonimento profetico di Mons. Marcel Lefebvre ai cosiddetti tradizionalisti mitigati, ovvero i tradizionalisti tiepidi, coloro che non vogliono arrivare alla conclusione logica e di fede che quella conciliare non è la Chiesa visibile fondata da Nostro Signore Gesù Cristo, perché ne sconfessa gli insegnamenti. Giunto al tramonto di una lunga vita, Mons. Lefebvre (1905-1991) sottolineava l’importanza di quella terza guerra mondiale che fu il Concilio Vaticano II (1962-1965). I disastri senza precedenti accumulati da questa guerra sono ancora sotto i nostri occhi. In effetti, il Vaticano II è stato e resta un disastro, perché ha consacrato nella santa Chiesa il trionfo del liberalismo e del modernismo. È stato lo scatenamento delle forze del male per la rovina della Chiesa. Affascinati più dalla gloria del mondo moderno che dalla gloria di Dio e di Nostro Signore Gesù Cristo, i membri del clero hanno cambiato rotta per riuscire a ogni costo a essere ben accolti dal mondo moderno.  Le fondamenta stesse della Chiesa, della rivelazione, della filosofia vengono scosse, rimesse in causa. Non esiste più verità, oggettività, tutto diventa soggettivo, sottomesso alla coscienza individuale, soggetto ad evoluzione. Ormai la filosofia relativista e satanica sembra aver preso piede anche in una certa parte della Chiesa, quella più modernista che rasenta pericolosamente l'eresia e sta conducendo la Chiesa verso lo scisma. Il “relativismo” religioso, e quindi etico, produce indifferentismo verso ciò che è vero e falso, verso il giusto e lo sbagliato. Tutto alla fine è giustificato, purché risponda alla massima satanista del “fai ciò che vuoi”.  


LA CHIESA DEL PELAGIANESIMO ED ALTRE ERESIE

di

Cinzia Palmacci
http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=11028:la-chiesa-delle-eresie&catid=131:mistero-a-trascendenza&Itemid=162

Vescovo di Fiesole: Amoris laetitia è un punto di non ritorno



meiniSi è svolta a Loppiano (FI) la giornata organizzata a dalla Commissione regionale di pastorale familiare della conferenza episcopale della Toscana.
Il settimanale Toscana oggi riporta, tra l’altro, le conclusioni del vescovo di Fiesole Mario Meini (nella foto), delegato della Conferenza episcopale toscana per la pastorale della famiglia. «Dopo una giornata del genere però – ha affermato Meini – non si possono fare conclusioni, non c’è niente che si chiude, c’è piuttosto un impegno da rilanciare a tutti i livelli». Amoris Laetitia, ha sottolineato il vescovo, «è un punto di non ritorno: non possiamo pensare che sia un momento passeggero nella vita della Chiesa. Quando il Papa parla, si ascolta, ci si mette in discussione e si cerca di convertirsi. Ci è chiesta una conversione pastorale che richiede anche una conversione spirituale: lasciare che lo Spirito Santo ci trasformi per acquisire quello “sguardo di Gesù” che ci viene richiesto». 
Pubblicato il  in sinodo2015. Tags :
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Articolo - Moriremo tutti protestantizzati? - Danilo Quinto - Chiesa e Post Concilio - 7 febbraio 2017

In tempi di protestantizzazione della Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo, non ci sono altre strade da praticare se non quelle della preghiera e della lettura di pagine che possano rincuorare e, fondamentalmente, rinsaldare la fede nell’unico Dio che salva, quello cattolico.
Diceva il Papa il 26 giugno 2016, tornando in aereo dal suo viaggio in Armenia: «Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore (…). Lui ha fatto una “medicina” per la Chiesa, poi questa medicina si è consolidata in uno stato di cose, in una disciplina, in un modo di credere, in un modo di fare, in modo liturgico. Ma non era lui solo: c’era Zwingli, c’era Calvino… (…)». 
Il riformatore che ha fatto una medicina per la Chiesa diceva di Gesù Cristo: «Commise adulterio prima di tutto con la donna che incontrò al pozzo di Giacobbe, di cui san Giovanni scrisse:
“In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: "Che desideri”, o “Perché parli con lei”? Dopo di lei fu la volta di Maria Maddalena, e poi venne la donna colta in flagrante adulterio che Cristo congedò così gentilmente. Quindi, anche Cristo, pur essendo così retto, si è reso colpevole di fornicazione prima di morire».
Non è obbligatorio che il Papa conosca gli scritti di Lutero. Quello che per lui dovrebbe essere obbligatorio, pena il venir meno del suo compito primario – custodire il deposito della fede, così com’è stata tramandato – è di dire la Verità e di non fabbricarne una nuova. Certo, in questo sforzo – che in realtà è l’opera più bella da svolgere, quella di tentare di salvare le anime dall’Inferno - leggere gli scritti di coloro che nei secoli passati hanno studiato la cosiddetta riforma luterana, può aiutare ad aumentare la comprensione. Ci riferiamo soprattutto ai Santi. Gli scritti di molti di loro potrebbero essere fonte cristallina per omelie, catechesi, saluti, risposte alle domande dei giornalisti, perfino encicliche. Altro che don Antonio Spadaro  o Víctor Manuel Fernández.
Un esempio. Il 2 luglio 1619, San Francesco di Sales, uno dei più grandi maestri di spiritualità degli ultimi secoli, che si formò alla cultura classica e filosofica alla scuola dei Gesuiti – quelli del XVI secolo – in una delle sue Lettere ai laici, si rivolge a un signore e scrive:
«Ѐ verissimo che la Sacra Scrittura contiene con molta chiarezza la dottrina necessaria alla salvezza; non ho mai pensato il contrario. Ѐ vero anche che è un ottimo metodo interpretare la Scrittura confrontando un passo con l’altro e ridurre tutto all’analogia della fede: anche questo l’ho sempre ammesso. Ma credo certissimamente e affermo che, nonostante la meravigliosa e nobile chiarezza della Scrittura nelle cose necessarie alla salvezza, lo spirito umano non trova sempre il vero senso di essa, anzi può errare e difatti spesso erra nell’interpretare i passi anche più chiari e più necessari alla fede».
A chi si ferisce Francesco di Sales? A coloro che secondo Papa Francesco hanno fatto una medicina per la Chiesa fondata da Gesù Cristo. Aggiunge, infatti:
«Lo provano gli errori e i libri dei padri della sedicente riforma; luterani e calvinisti, che rimangono in un dissenso inconciliabile riguardo all’interpretazione delle parole dell’Ultima Cena; e vantandosi sia l’una che l’altra setta di avere diligentemente e con fedeltà «esaminato il senso di quelle parole, concordandole con altre della Scrittura e applicandovi l’analogia della fede, nondimeno rimangono opposte riguardo a parole così importanti».
I Santi vivevano nella Verità, come vuole Gesù Cristo e la diffondevano. Non la occultavano per inseguire mete mondane, perché sapevano che lo spirito del mondo è nemico della Verità. Spiegava Francesco di Sales:
«La Scrittura di per sé è chiara nelle parole; ma lo spirito umano è oscuro e come una civetta non può vedere la chiarezza. Il metodo menzionato è buonissimo, ma l’uomo non sa usarlo. Ѐ lo spirito di Dio, signore, che ci ha dato la Scrittura ed è il medesimo spirito che ne dà il vero significato, e lo dà solo alla Sua Chiesa, “colonna e fondamento di verità” (1 Tim. 3, 15). Col ministero della Chiesa il divino Spirito custodisce la verità, cioè il vero senso della Sua Parola, attraverso i secoli».
Dopo quattro secoli, la Chiesa, colonna e fondamento di verità, sta vacillando, bombardata ogni giorno dalle forze esterne, che le sono nemiche ed hanno l’obiettivo di distruggerla, in piena sintonia d’intenti con un’ampia parte delle sue forze interne, che mostrano di non voler più insegnare il bene e il male secondo lo Spirito di Dio. Ma ci sarà sempre qualcuno che combatterà questo fumo di Satana, perché – così come concludeva Francesco di Sales, «soltanto la Chiesa ha l’infallibile assistenza dello Spirito di verità per trovare infallibilmente la verità nelle parole di Dio. Chi cerca questa verità fuori della Chiesa che ne è la custode, non la troverà mai. E chi vuole sapere in altro modo che per il ministero della Chiesa, invece della verità sposerà la vanità, e invece della sicura chiarezza della Parola sacra seguirà le illusioni di quel falso angelo che “si trasfigura in angelo di luce” (2 Cor. 11, 14). Così fecero gli eretici, i quali tutti pretesero di intender meglio la Scrittura e di voler riformare la Chiesa cercando la verità fuori di lei».
Danilo Quinto - Chiesa e Post Concilio - 7 febbraio 2017 - Roma (Italia)