ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 13 febbraio 2017

Da sempre

ANDREA DA CRETA E BERNADETTE

    Nella venerazione mariana di Andrea di Creta è già in nuce l’Immacolata Concezione. I primi a sviluppare la loro riflessione sulla eccezionalità di Maria in quanto collaboratrice di Dio erano stati i Padri orientali 
di Francesco Lamendola  



Que soy era immaculada concepciou: con queste parole, il 25 marzo 1858, la misteriosa “signora” ch era apparsa già quindici volte alla contadina quattordicenne Bernadette Soubirous, a partire dall’11 febbraio, volle qualificarsi, nel dialetto occitano parlato ai piedi dei Pirenei francesi: Io sono l’Immacolata Concezione. Quattro anni prima, l’8 dicembre 1854, il papa Pio IX aveva solennemente proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione, ossia della nascita di Maria senza la macchia del Peccato originale, unica fra tutte le creature umane, come unico sarebbe stato il suo destino di dire “sì” al concepimento del divino Redentore, il Verbo incarnato, e divenire così la Madre di Gesù Cristo e corredentrice dell’umanità. Ora, è estremamente improbabile che Bernadette, nell’isolamento della sua campagna, e nell’ignoranza in cui viveva, avesse mai sentito un’espressione del genere, che presuppone una certa cultura teologica: la ragazzina, che aveva conosciuto la fame e la malattia, e per aiutare la famiglia aveva fatto prima la pastorella, poi la cameriera nella taverna dei suoi, era analfabeta e del tutto digiuna di catechismo.  Dunque la piccola Bernadette, che poteva vantare una sola fortuna nella vita, quella di essere cresciuta in una famiglia molto unita e amorevole, pervasa di una profonda fede religiosa, era stata messa al corrente, per via soprannaturale, di un concetto che il pensiero teologico cristiano aveva impiegato secoli per elaborare nella sua forma definitiva, e per affermare, per bocca del papa, pochi anni prima che la “signora” le apparisse nella grotta di Massabielle, presso Lourdes, segnando per sempre il suo destino ed esercitando un profondo influsso sulle successive generazioni dei cattolici di tutto il mondo.
Da sempre i cristiani avevano tributato una speciale venerazione a Maria, la Madre di Gesù, ed erano stati portati a pensare che la donna destinata a svolgere una funzione così essenziale nel progetto divino di Salvezza non poteva essere uguale a tutti gi altri uomini, ma doveva avere qualche cosa di diverso, di assolutamente unico e speciale.
I primi a sviluppare la loro riflessione sulla eccezionalità di Maria, in quanto collaboratrice di Dio in una missione eccezionale, quella di divenire la Theotokos, la Madre di Dio, il suo e nostro Creatore, erano stati i Padri orientali. Sant’Andrea di Creata  (nato a Damasco verso il 660 e morto nell’isola di Mitilene, mentre si recava a Costantinopoli dalla sua dicesi di Gortina, il 4 luglio 740) e il patriarca di Costantinopoli, Germano I (nato nel 634 e morto nel 733), scrissero pagine importanti sul mistero di Maria Vergine; e le loro riflessioni, ulteriormente sviluppate, furono la base su cui si sarebbe sviluppata l’elaborazione del concetto della Immacolata Concezione. Essi, e, prima di loro, Proclo di Costantinopoli (vissuto nel V secolo), misero in rilievo la purezza sovrumana della Panaghia, “Tutta santa”, sicché le Chiese orientali le riconobbero ab antiquo  tale caratteristica nella devozione e nella stessa liturgia. In Occidente il percorso fu più lungo, perché presso i Padri latini, influenzati da sant’Agostino (che aveva duramente polemizzato con l’eresia pelagiana) era più forte che nei Padri greci il timore d’indebolire il concetto della universalità e irrevocabilità del Peccato originale e, quindi, della sola e insostituibile missione redentiva svolta dal Verbo incarnato. Se Gesù è stato il solo ed unico tramite della Redenzione universale, ammettere l’esistenza di una eccezione non avrebbe potuto incrinare l’assolutezza e l’universalità della Redenzione medesima? Se Cristo è venuto al mondo per la salvezza di tutti gli uomini, com’è possibile che Maria non abbia avuto bisogno, anche lei, di essere redenta dal Peccato originale?
Per ovviare a questa contraddizione e uscire da questo dilemma, si sviluppò anche fra i Padri latini una vivace riflessione mariologica, che parte da Anselmo d’Aosta e poi, passando per Bernardo di Chiaravalle, arriva fino ad Alberto Magno, Tommaso d’Aquino e san Bonaventura. Ciascuno di essi, con differenti sfumature, elaborò la teoria secondo la quale Maria ricevette una speciale redenzione, “a parte”, per così dire, dal resto del genere umano, ben prima che ella concepisse Gesù Cristo, proprio per poterlo fare senza la macchia del Peccato originale. Ma che ella fosse nata priva di quel peccato, anzi, che fosse stata concepita senza di esso, questa è un’idea che si affermò largamente solo a partire dalla riflessione di Giovanni Duns Scoto, insieme a quella che la sua redenzione non è stata anticipata rispetto agli altri uomini, ma è stata preventiva, ossia anteriore al suo stesso concepimento. La controversia peraltro non si risolse definitivamente, ma proseguì per secoli, coi domenicani, seguaci di san Tommaso, impegnati nella teoria “macolista” (Maria fu concepita con la macchia del peccato, ma venne subito redenta da Dio) e i francescani, seguaci di Duns Scoto, sostenitori della teoria “immacolista” (Maria nacque immune dalla macchia del peccato, per uno speciale privilegio concessole da Dio).
Ci furono gravi tensioni fra i due “schieramenti”, con accuse e controaccuse di eresia, appelli al papa, polemiche roventi nelle facoltà teologiche, a cominciare dalla Sorbona di Parigi. Le tesi francescane, di fatto, prevalevano, ma, a livello teorico, la Chiesa esitava ancora a pronunciarsi ufficialmente e solennemente, temendo di sollevare un vespaio, riacutizzando antiche lacerazioni; inoltre, essa temeva di indebolire l’autorevolezza del tomismo, la corrente teologica più seguita e ammirata, e, più in generale, temeva d’indebolire l’approccio rigorosamente razionale alla scienza teologica, concedendo troppo spazio a un tipo di argomento, quello di Duns Scoto, che era, in effetti, umanamente indimostrabile, e quindi di tipo “fideistico” e sentimentale, piuttosto che strettamente e rigorosamente razionale. E fu in queste condizioni che si giunse fino alla seconda metà del XIX secolo. Antonio Rosmini, per esempio, riteneva come sicura moralmente la Concezione Immacolata di Maria, e tuttavia sconsigliava Pio IX dal proclamarla ufficialmente, perché non vedeva argomenti assolutamente sicuri per dimostrarla, e persuaderne tutti i credenti. Ma il pontefice aveva ormai deciso; e, dopo aver istituito, nel 1848, una commissione teologica per sciogliere definitivamente la questione, davanti alle esitazioni di questa, facendosi forte del parere dei vescovi procedette alla proclamazione solenne, l’8 dicembre 1858, con l’enciclica Ineffabili Deus, approvata da più dei nove decimi dell’episcopato: precisamente, da 546 vescovi su un totale di 603 che erano stati consultati.
Questi dubbi e scrupoli di ordine teologico non avevano peraltro impedito che anche in Occidente si sviluppasse una speciale devozione per Maria e che le fosse riconosciuto uno statuto ontologico particolare, corrispondente alla incomparabilità e incommensurabilità del “fiat” da lei pronunciato all’arcangelo Gabriele
Ha scritto Marcellina Pedico sulla genesi del dogma dell’Immacolata Concezione (in: Ascolta la Parola. Lectio divina per la liturgia domenicale e festiva, a cura di Mario Masini, Anno Liturgico A, parte 1a, Padova, Edizioni Messaggero 1989, pp.98-100):

Alle radici del dogma troviamo la riflessione della Chiesa sulla Scrittura.  Riflettendo sulla parola di Dio – conservata, pregata, annunciata da una chiesa viva sorretta e guidata dallo Spirito che conduce alla pienezza della verità (cfr. Gv 16, 13) la chiesa cattolica è giunta a riconoscere che l’amore libero, sovrano, gratuito, redentivo e santificante di Dio è stato tale da rendere Maria sin dal principio del suo esistere la “Tuttasanta” in vista dell’ospitalità da offrire al “Tuttosanto”.
La sublime redenzione di Maria dal peccato originale trova appoggio nei Padri della chiesa e si fa strada negli scrittori ecclesiastici che
“ebbero soprattutto a cuore di predicare ed esaltare la somma santità, la dignità, e l’immunità della Vergine da ogni macchia di peccato, e la sua piena vittoria sul crudelissimo nemico del genere umano” (cfr. A. Tondini, “Le encicliche mariane”, Roma, 1954, pp. 42-43; 50-51).
Di Maria si deve dire, valorizzando soprattutto le autorevoli testimonianze dei Padri greci, che fu sempre adorna dei fulgori della santità più perfetta, fu la “Tuttasanta”. I Padri considerarono la dimensione di questa santità come preparazione spirituale della Vergine all’incarnazione e nello stesso tempo avvertirono che tale preparazione non poteva essere comune, , ma singolare ed unica, e doveva investire tutta la vita, sin dagli albori. Si comprende pertanto perché siano sorte le festività liturgiche: la natività della Vergine, la sua presentazione al tempio, la concezione di Anna sua madre. Nel clima orante di queste celebrazioni cultuali grandi Padri – come Andrea di Creta e Germano di Costantinopoli – intuirono che la santità di Maria doveva essere già grande fin dalla nascita o dal grembo materno. Gli Apocrifi testimoniano questa intuizione raccontando che Maria all’età di tre anni fu introdotta nel “santo dei santi” per dimorarvi fino al giorno in cui sarebbe divenuta lei stessa il santuario dello Spirito e il tempio del Verbo.
Andrea di Creta († 740) in una predica sulla natività di Maria, la loda e considera diversa e più nobile da qualsiasi altra nascita di uomini:
“Intemerata è la tua nascita, o Vergine intemerata; ineffabili sono la tua concezione e il tuo parto; mirabile il tuo frutto, o Sposa non sposata, quel Dio intero che mi ha totalmente creato” (in “Nativitatem B. Mariae”,  I, PG 97, 811 ss).
E di fronte alla santità concessa da Dio a Maria fin dai suoi albori, egli canta in un suo canone:
“O Vergine Madre di Dio, tenda immacolata, purifica ora me che sono macchiato di peccati, con le purissime gocce della tua misericordia e dammi  una mano d’aiuto, perché io possa gridare: “Onore a te, o pura,o glorificata da Dio “ (“Canon in B. Mariae Natalem, 4, PG 97, 1321 s).
Anche Germano di Costantinopoli († 730) , intuendo il carattere assolutamente unico della santità di Maria prima dell’annunciazione, afferma:
“L’Altissimo, dopo aver scrutato l’intero universo senza trovare una madre simile .sicuramente, in base al suo volere e alla sua decisione e a causa del suo amore per gli uomini, come uomo sarà generato da te, già santificata” (“In Annuntiationem SS Deiparae Hom., PG 98, 327 s).
Ciononostante, l’immacolata concezione resta un fatto ecclesiale e corona una ricerca secolare: è maturata nella coscienza dei credenti lungo i secoli cristiani e si è imposta nella chiesa superando l’opposizione dei prestigiosi teologi medievali,  che trovarono difficoltà a comporre l’immacolata concezione con la dottrina della redenzione universale da parte di Cristo. La soluzione è venuta da Scoto mediante il concetto di “redenzione preservativa”, come modo di più perfetta salvezza e santificazione. (cfr. De Fiores–A. Serra, “Immacolata”, in “Nuovo Dizionario di Mariologia”, a cura di S. De Fiores  e S. Meo, Cinisello Balsamo (MI), 1985, pp.  679-706)
Finalmente questa fede viva della chiesa universale è stata definita come verità rivelata da Dio e perciò da credersi fermamente e costantemente da tutti i cattolici, da Pio IX  l’8 dicembre 1854 con la Bolla “Ineffabilis Deus”. Ecco le parole della definizione papale:
“La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente ed in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale”(cfr. A. Tondini, “Le encicliche mariane”Roma, 1954, p. 55).

Il dogma della Immacolata Concezione di Maria, a cui si aggiunge, un secolo dopo, quello della sua Assunzione gloriosa in cielo, il 1° dicembre 1950, da parte di Pio XII  (che, per la cronaca, è stato l’ultimo dogma proclamato dalla Chiesa cattolica), come si è visto, è giunto a coronare un lunghissimo cammino di devozione nei confronti di Maria, la Madre del Signore, per la quale il sommo Poeta ha scritto, nell’ultimo canto del Paradiso, i versi più belli, commoventi e profondi che mai siano stati scritti (cfr. anche il nostro articolo Gli apocrifi e i santuari mariani in Terra Santa attestano l’antichità del culto mariano, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 09/12/2013, e su Il Corriere delle Regioni il 10/12/2013). Abbiamo visto che il culto mariano non ha atteso che i teologi si decidessero a ratificare quel dogma, il quale era già vivo e stabilito nelle coscienze dei fedeli. Anche scrupoli e discussioni teologiche, peraltro, sono significativi, e non necessariamente in senso negativo: in fondo, attestano solo la serietà e lo zelo con cui la Chiesa ha sempre vagliato e soppesato il proprio Magistero. A torto si ironizza sui teologi che disquisiscono sul sesso degli Angeli, mentre Costantinopoli sta per cadere (frase ormai consacrata al politically correct); a noi pare, invece, che siano assai fortunate quelle società nelle quali è così vivo il sentimento religioso, che, anche mentre vivono gravi pericoli esterni, non cessano d’interrogarsi sul mistero di Dio… 



Nella venerazione mariana di Andrea di Creta è già in nuce l’Immacolata Concezione

di Francesco Lamendola
http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=11064:andrea-di-crfeta&catid=70:chiesa-cattolica&Itemid=96

La Milizia dell’Immacolata compie cent’anni


(di Cristina Siccardi) Quando santa Bernadette Soubirous, il 25 marzo 1858, giorno della sedicesima apparizione, chiese alla Madonna il suo nome, così come le aveva richiesto il parroco di Lourdes, don Peyramale, Maria Santissima rispose in vernacolo occitano: «Quesoy era ImmaculadaCounceptiou» («Io sono l’Immacolata Concezione»), appellativo di cui Bernadette non conosceva il significato. Il dogma dell’Immacolata Concezione era stato istituito l’8 dicembre di quattro anni prima con la bolla Ineffabilis Deus. L’Immacolata è collegata proprio alle apparizioni di Lourdes (1858), la cui festa liturgica cade l’11 febbraio, e iconograficamente si ricollega con le precedenti apparizioni a santa Catherine Labouré in Rue du Bac a Parigi (1830).
La data dell’8 dicembre, il concepimento, precede di nove mesi esatti la data della festa della nascita di Maria Santissima, 8 settembre, a conferma che la festa e il dogma dell’Immacolata si riferiscono al primo istante di vita della futura Madre di Cristo, appena concepita da sant’Anna e san Gioacchino, così come chiude la Ineffabilis Deus: «(…) dichiariamo, affermiamo e stabiliamo che è stata rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale; pertanto, questa dottrina dev’essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli».
Il dogma, oltre ad affermare che la Vergine è l’unica creatura ad essere nata priva del peccato originale fin dal concepimento, è stata preservata in tutta la sua vita da qualsiasi peccato, mortale o veniale. Dopo 59 anni da quel 1858 in cui Maria Santissima si definì «Sono l’Immacolata Concezione», il frate minore conventuale Padre Massimiliano Kolbe (ZduńskaWola, 8 gennaio 1894 – Auschwitz, 14 agosto 1941) vide i massoni sfilare per le vie di Roma e assistette a manifestazioni in piazza organizzate da anticlericali. A quelle provocazioni sul suolo di San Pietro, Padre Kolbe reagì dando vita, fra gli alunni del Collegio internazionale dei Francescani di via San Teodoro 41/F, alla Militia Immaculatae.
Era il 17 ottobre 1917, mese delle ultime apparizioni della Madonna a Fatima, ma che Padre Kolbe non conosceva affatto. Il fondamento fu la tradizionale devozione che i padri Francescani nutrono verso l’Immacolata Concezione. Le due frasi poste all’inizio del programma della Milizia sono lo scopo del programma stesso: «Ella ti schiaccerà il capo» (Gen 3, 15) e «Tu sola hai distrutto tutte le eresie sul mondo intero» (ufficio della B. V. M.). I membri si consacrano senza limiti all’Immacolata come strumenti nella Sua mano, affinché per mezzo di loro Ella si degni di compiere quello che è espresso in queste due frasi. Già la stessa denominazione, «Milizia», «Cavalleria dell’Immacolata» definisce l’essenza dell’istituzione. La Milizia non si limita alla donazione totale dei suoi aderenti all’Immacolata, ma si adopera per conquistare a Lei anche i cuori degli altri in qualunque tempo, fino alla fine del mondo.
In una conferenza ai frati del convento di Niepokalanòw, fondato nel 1927 a Teresin (42 Km da Varsavia), padre Kolbe esi espresse così: «Forse lo sviluppo di Niepokalanòw consiste nell’allargare e ingrandire le sue mura? No! Nemmeno le nuove case sono indice di progresso. Anche quando in futuro verranno macchine nuovissime e perfette, nemmeno ciò sarà progresso in senso stretto. Anche se il Cavaliere (il periodico «Cavaliere dell’Immacolata» ndr) moltiplicasse per due o tre la sua tiratura, nemmeno allora si avrà lo sviluppo di Niepokalanòw, perché tutte cose esteriori troppo spesso fallaci. E allora, in che consiste lo sviluppo di Niepokalanòw? Da che cosa dipenderà? Niepokalanòw non è soltanto lavoro esterno, fuori o dentro la clausura, ma innanzi tutto le nostre anime. Tutte le altre cose, anche la scienza, sono esteriorità. Nella santificazione delle nostre anime sta il vero progresso di Niepokalanòw. Ogni volta che le nostre anime registreranno maggiore conformità alla volontà dell’Immacolata, sarà un passo avanti che noi faremo nello sviluppo di Niepokalanòw. Perciò, se anche accadesse che ogni attività venisse a mancare, anche se venissero a mancare tutti i membri della M.I., se noi di Niepokalanòw fossimo dispersi come le foglie in autunno, ma nelle nostre anime rimanesse meglio radicato l’ideale della M.I., potremo dire allora audacemente che quello sarà il momento dello sviluppo maggiore di Niepokalanòw» .
Obiettivo della Milizia dell’Immacolata è il fine dell’Immacolata stessa: estendere all’umanità intera i frutti della redenzione operata dal Figlio. L’unico desiderio mariano è quello di innalzare il livello della vita spirituale di ognuno, fino alle vette della santità. Condizione essenziale per ogni apostolo della Milizia è quella di offrirsi in proprietà all’Immacolata. I fedeli cavalieri sono chiamati ad operare in modo particolare 1. nell’educazione della gioventù; 2. nel campo dell’opinione delle masse (media, conferenze, proiezioni…); 3 nelle belle arti (architettura, pittura,scultura, musica, teatro); 4.nello scibile (scienze esatte, storia, letteratura, medicina, diritto…).
Il 2 gennaio 1922 la Milizia ottenne esistenza giuridica nella Chiesa in qualità di «Pia Unione», associazione devota, mediante un decreto del cardinale Basilio Pompilj, Vicario del Santo Padre per la diocesi di Roma, Il 18 dicembre 1926 Pio XI promulgò un Breve con il quale concedeva numerose indulgenze agli iscritti alla Milizia, mentre il 23 aprile 1927 con altro Breve la elevava alla dignità di «Primaria».
Memori della deliberazione della Massoneria,«Noi potremo vincere la religione cattolica non con il ragionamento, ma pervertendo i costumi», quei giovani alunni del Collegio internazionale dei Francescani, capitanati da Padre Kolbe, al quale si sono richiamati i Francescani dell’Immacolata, entrati da alcuni anni nel mirino persecutorio della Santa Sede, si proposero di respingere gli attacchi contro la Chiesa e di aiutare le anime ad affidarsi all’Immacolata con un’opera di conversione e santificazione attraverso il rinnovamento dei costumi, in quanto la rilassatezza proviene dall’infiacchimento della volontà non più sostenuta da sani principi.
E chi è in grado di irrobustire la fiacca e corrotta volontà umana di oggigiorno in balia di molteplici errori e menzogne se non Colei che è Immacolata fin dal primo istante della propria esistenza, Madre della Grazia divina? (Cristina Siccardi)
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