ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 11 febbraio 2017

Falso?



UN’INCHIESTA DELLA GENDARMERIA SUL FINTO OSSERVATORE ROMANO? SPERIAMO CHE SIA UNO SCHERZO ANCHE QUESTO…

La Gendarmeria vaticana sta indagando. Per scoprire chi ha ideato una falsa prima pagina dell’Osservatore Romano in cui – siamo sempre a Carnevale – si ironizza benevolmente sul silenzio perdurante del Pontefice regnante ai “Dubia” presentati da quattro cardinali sulla comunione ai divorziati risposati il cui primo matrimonio sia ancora valido. Si ipotizza una fronda anti Bergoglio.
La Gendarmeria vaticana! E non dubitiamo che il generale Domenico Giani saprà scovare gli autori di una burla che – siamo sicuri – sarà stata apprezzata anche dal Pontefice, che spesso ha ringraziato Dio per averlo dotato, dice, del senso dell’humour.
Che forse però difetta un po’ altrove. Se c’è un’inchiesta è perché qualcuno ha dato mandato al Generale Giani di iniziarla; per quanto lo conosciamo, da molti anni, da buon militare con pratica sul campo e nei servizi di intelligence, da buona militare agisce come gli viene ordinato.
L’Osservatore finto titolava a nove colonne: “Ha risposto”. E devo dire che un sorriso me lo ha strappato, quando un amico me lo ha inviato qualche giorno fa. Devo dire però che non sono riuscito a vedere in esso nient’altro che il divertissement di qualche persona di spirito, certamente al corrente di tutta la confusione e la divisione che l’esortazione apostolica Amoris Laetitia sta provocando nel mondo cattolico. E non per cattiveria di animo di nessuno, o per odio – ma perché mai? – verso il Papa. Semplicemente perché su un tema delicato e controverso da sempre il documento è ambiguo, checché ne dicano i difensori, e contraddice, non apertamente, ma in maniera obliqua tutto il Magistero precedente e il Catechismo della Chiesa. Che non sono regole dottrinali, ma ciò a cui i cattolici guardano per avere luce.
E’ l’assenza di risposte chiare a domande chiare che provoca tutto ciò, scherzi e buontemponerie comprese. Serve a poco criminalizzare i perplessi e i dubbiosi, come sembrerebbero voler fare certi iperpapisti e certe tricoteuses.
Le inchieste, poi, temo che possano aggiungere solo ridicolo allo scherzo. Quando si arriva ai tribunali, l’immagine del Vaticano ne esce sicuramente male. Ricordiamoci i processi recenti, per materie ben più gravi…Figuriamoci poi per una finta pagina di giornale! Anche perché il clima attuale, in cui c’è chi dice che siano controllate mail e telefoni, tazebao e video umoristici sono destinati a fiorire. Proprio ieri un’amica americana me ne ha inviato uno, che vi offro qui.
Si intitola Hotel Sanctae Martae.
Per chi non legge l’inglese: si parla di Santa Marta, dei suoi presunti sotterranei, in cui sarebbero rinchiusi “alcuni cavalieri sleali” (Ordine di Malta) e “una manciata di Francescani dell’Immacolata”; ma principalmente “i critici dell’Amoris Laetitia”. Fra cui le intere conferenze episcopali della Polonia e del Kazakhstan…E l’arcivescvo Schneider sussurra al protagonista: “Se esci vivo da qui, informa la Fraternità Sacerdotale S.Pio X”, cioè i lefebvriani.
Che facciamo, mandiamo dal Vaticano una rogatoria di arresto negli Stati Uniti?
Marco Tosatti

Cosa c’è scritto nel falso Osservatore Romano contro Papa Francesco (e non solo)    
                 

Con un trionfale “Ha risposto!” L’Osservatore Romano ha pubblicato i chiarimenti scritti da Papa Francesco in risposta ai dubia dei quattro cardinali sulla corretta interpretazione di Amoris laetitia. L’edizione del quotidiano ufficioso della Santa Sede porta la data del 17 gennaio e, come da tradizione, è uscito nel tardo pomeriggio del giorno precedente. Ma non era in vendita nelle edicole intorno a San Pietro. Agli abbonati non è stato recapitato. E non per un disservizio postale. Perché sotto la storica testata c’è un foglio falso. Un fake che motteggia il Papa e alcune delle persone a lui più vicine. Un foglio che gira solo via email ed è stato inviato agli indirizzi di prelati e monsignori di Curia. E via via ha cominciato a uscire fuori dalle mura leonine.

UN FALSO PERFETTO
Impeccabili i caratteri tipografici, identici all’originale; stesso stile di titolazione sotto i motti Unicuique suum e Non praevalebunt. L’Osservatore tarocco è stato distribuito in una sola pagina qualche settimana prima dell’opera degli attacchini romani che domandavano della misericordia del Papa su alcune recenti vicende della Chiesa: i dubia, ma anche la crisi all’Ordine di Malta e il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata. Operazione ben più rozza di questa. Che denota una conoscenza approfondita dei meccanismi interni alla Santa Sede e del linguaggio curiale e canonico. E che a quel mondo pare rivolgersi.
UNA BARERIA SUI DUBIA
Il catenaccio dell’apertura richiama l’evangelico “sia il vostro parlare sì sì, no no”. Quindi subito il rovesciamento: “Ecco i cinque sic et non con cui il Papa ha chiarito ogni dubbio”. Sic et non. Sì e no. Viene attribuito a Francesco il contrario della chiarezza. Riferimento nemmeno troppo velato ad un’opera di Pietro Abelardo, filosofo e teologo del XII secolo, che con il suo libello intitolato proprio “Sic et non”, mostrava agli allievi l’importanza di opporsi al dogmatismo con le armi della logica dialettica. Eterodosso anticipatore dell’ortodosso discernimento di Tommaso d’Aquino e del successivo processo ignaziano tanto caro a Bergoglio. Un riferimento al libro di un filosofo che si è visto condannare diverse tesi teologiche da san Bernardo e dalla Chiesa del suo tempo. Ora quel “sì e no” viene sarcasticamente attribuito al Papa regnante.
DIALETTICA CURIALE
L’articolo riporta sinteticamente i cinque dubia dei cardinali BrandmullerBurkeCaffarra e Meisner inviati al Papa in settembre e pubblicati successivamente dopo la sua mancata risposta. Domande formulate come si fa nelle interpellanze all’ex Sant’Uffizio, in modo cioè che si possa rispondere con un sì o con un no. Quindi la carrellata dei singoli responsum (con sempre lo stesso sic et non attribuito alla penna del Papa) e successiva explicatio. E qui la gabellata messa in atto è tutto uno sberleffo a Francesco, perché ai vari dubia si associano frasi effettivamente pronunciate in vari interventi da Bergoglio. Con un abile taglia e cuci che ne vorrebbe documentare una pretesa confusione. Al termine della notificazione, il fake 2.0 dà conto del parere del cardinal Christoph Schönborn, promosso a prefetto di fatto della Congregazione per la dottrina della fede. Anche qui un riferimento reale: il Papa ha più volte pubblicamente indicato il porporato austriaco come suo interprete autorizzato della dottrina della Chiesa, scavalcando il prefetto in carica dell’ex Sant’Uffizio, il cardinal Gerhard Müller. Di ritorno dal viaggio a Lesbo, Francesco aveva per errore promosso l’arcivescovo di Vienna ad ex “segretario” della Congregazione per la dottrina della fede. “Promozione” poi scomparsa nella trascrizione ufficiale dell’intervista, curata dalla sala stampa vaticana.
NON SOLO IL PAPA
Il finto Osservatore Romano pubblica altri articoli satirici. Sempre perculando con bronzeo attingimento alla cronaca dei primi quattro anni di pontificato. Nell’ordine: il cardinale Walter Kasper, il gesuita Antonio Spadaro, monsignor Pio Vito Pinto, una delle firme di punta del foglio Vaticano, Lucetta Scaraffia e, non ultimo, il papà di RepubblicaEugenio Scalfari.
“KASPER CADE IN GINOCCHIO”
Kasper è il paladino delle aperture. Francesco lo ha elogiato dalla finestra del palazzo apostolico già nel suo primo Angelus da pontefice (era il 17 marzo 2013), quando disse che un libro del porporato sulla misericordia gli aveva fatto tanto bene. In un’altra occasione ne lodò la teologia in ginocchio. E a questa si riferisce il finto giornale: appresa la notizia della risposta di Francesco ai dubia, Kasper cade in ginocchio.
“IL TWEET DI SPADARO”
Del cyberteologo direttore di Civiltà Cattolica, padre Spadaro, il finto foglio vaticano ricorda un suo tweet di gennaio in cui cinguettava: “La teologia non è matematica. 2+2 può fare 5. Perché ha a che fare con Dio e la vita reale della gente”. Affermazione autentica a commento di una notificazione fasulla.
“UN CARDINALE SCOMPARSO”
Con monsignor Pinto il fake cade in un clamoroso errore, promuovendolo a cardinale. È certamente una figura chiave della Curia, in quanto decano della Sacra Rota, che qualche settimana fa vagheggiò la possibilità che Francesco potesse precedere a togliere la berretta ai cardinali riottosi. Si dà conto di una sua “scomparsa” subito dopo avere letto le risposte del Papa. Prima di farsi di nebbia dice: “Più chiaro di così si muore”. “Da quel momento il cardinale risulta irreperibile”.
“UNA DONNA DIRETTORE”
Più sottile il commento affidato a Scaraffia. Storica e giornalista, nella realtà coordina il mensile femminile del quotidiano vaticano. Nell’Osservatore contraffatto è promossa direttrice del giornale del Papa. Titolo dell’editoriale: “Cherchez la femme”. C’è sempre di mezzo una donna. Il commento si appunta in particolare alla risposta di Francesco al primo dubium, che riporta una autentica frase del Papa alla domanda di una donna, protestante, che lo aveva interpellato nella Chiesa luterana di Roma sulla possibilità di condividere la “cena del Signore” col marito cattolico. “Anche i dubia sottoposti dai quattro cardinali hanno preso forma, al di là delle loro intenzione, da quella domanda, e hanno ottenuto oggi definitiva risposta”, gigioneggia il fake.
“SCALFARI PRONTAMENTE INFORMATO”
Non da ultimo, un riferimento all’amicizia del Papa argentino con il fondatore di Repubblica. Sotto la rubrica “Nostre informazioni”, che quotidianamente funziona nell’Osservatore autentico come bollettino della Santa Sede, dove si dà conto di nomine e rinunce di vescovi nel mondo e delle udienze del Papa, si riferisce di un preventivo colloquio telefonico di Francesco con Scalfari “per illustrargli la notificazione che era in procinto di promulgare e pubblicare”.
QUAL È IL SEGNALE?
Dei manifesti di una settimana fa, monsignor Angelo Becciu ha confermato che “il Papa ci ha riso su”. Di questo foglio digitale non è dato sapere. Ma chi muove? Di che cosa si tratta? Sono toni sarcastici non malgarbati o è satira cattiva? Dipende dai palati. Se per l’operazione manifesti si poteva seguire la pista di attacchini da individuare nel malpancismo degli ambienti tradizionalisti più estremi, forse la direzione del falso giornale non è da escludere che coinvolga il fruscio di qualche lunga tonaca che si muove nei piani più alti dei Sacri palazzi. A parte l’errore sul decano della Sacra Rota, monsignor Pinto, promosso a cardinale – che in verità appare funzionale al gioco satirico o ad un attacco a frenarne possibili promozioni –, la perfetta aderenza al linguaggio giornalistico del foglio vaticano e del linguaggio degli uffici della Santa Sede, il riportare puntuali espressioni realmente pronunciate dal Papa ma cucinate nell’abile retorica del sottobosco curiale, pare diplomare la vicenda ad altro. Goliardata tra colleghi officiali di qualche dicastero in pausa caffè? Gruppetto di appassionati di questioni ecclesiali che nessuna influenza hanno dietro Porta Sant’Anna? O semina di una zizzania che si vuol coltivare nel recinto di Pietro? La Gendarmeria vaticana ha aperto un’inchiesta.