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lunedì 27 febbraio 2017

L'eresia "facile"

MODERNISMO COME STORICISMO

    Ingredienti dell’eresia modernista: lo storicismo.I modernisti riconducono tutto anche la verità perenne del dogma alla mutevolezza dei contesti sociali e culturali che sono per loro natura continuamente mutevoli 
di Francesco Lamendola  





Il modernismo, lo diciamo a quei cattolici che, per caso, se ne fossero dimenticati, o, magari non lo sapessero (parliamo di quelli più giovani, ovviamente, e tenuto conto di quanto sia povera e approssimativa l’istruzione storica e dottrinale che essi ricevono nelle sedi a ciò preposte), è un’eresia; anzi, secondo l’espressione di san Pio X, che lo condannò con l’enciclica Pascendi, è la somma di tutte le eresie. Ciò detto, e sperando che tutti i cattolici in buona fede lo tengano sempre a mente e ne ricavino tutte le opportune deduzioni, tanto sul piano teorico che su quello pratico, può risultare utile scomporre questa eresia, cioè questo veleno, nei suoi elementi costitutivi, per saperli riconoscere e per non sottovalutarne l’altissimo potenziale di tossicità. Può accadere, infatti, che questi elementi, singolarmente presi, possano apparire non poi così pericolosi, se non addirittura innocui; può accadere, si capisce ai cattolici impreparati e faciloni, emozionali e superficiali, come ce ne sono tanti (come lo sarebbero tutti, se non si affidassero a Dio per compensare le loro umane debolezze!), non solo non vedano e non afferrino tutta la pericolosità del veleno modernista, ma credano di scorgere, in alcuni degli elementi che lo compongono, perfino dei fattori positivi, o, almeno, potenzialmente tali.

Lungo sarebbe l’elenco di tutti gli elementi che costituiscono il modernismo e che concorrono a farne un veleno così potente, addirittura micidiale, per la fede cattolica e per la sopravvivenza della Chiesa. Al tempo dell’eresia catara, la risposta del mondo cattolico fu estremamente energica, sia sul piano della repressione, sia su quello dell’istruzione: in quest’ultimo campo, sorse addirittura un nuovo ordine religioso, quello dei domenicani, con la speciale missione di formare dei sacerdoti culturalmente e teologicamente preparati, nonché dei predicatori capaci di controbattere gli argomenti degli eretici, punto per punto, dimostrando l’assoluta infondatezza della loro pretesa di rappresentare la “vera” chiesa di Cristo. Anche l’eresia modernista avrebbe richiesto un analogo sforzo e una analoga mobilitazione di tutte le energie spirituali e intellettuali del cattolicesimo, perché, come ai tempi del catarismo, ci troviamo in presenza di una eresia che, insinuandosi un poco alla volta nel corpo sano della Chiesa e nelle comunità dei fedeli, oltre che nelle coscienze individuali, è suscettibile di produrre danni gravissimi, e, forse, irreparabili, se non viene riconosciuta e combattuta per quel che realmente è: un attacco mortale al cuore stesso della Chiesa cattolica e del Vangelo di Gesù.
In cima alla lista delle micidiali componenti del modernismo troviamo, comunque, lo storicismo, il semi-protestantesimo, il semi-pelagianesimo, il razionalismo e (non stupisca la contraddizione, che è spiegabilissima) il sentimentalismo. Lo storicismo, perché i modernisti riconducono tutto, anche la verità perenne del dogma, alla mutevolezza dei contesti sociali e culturali, che sono, invece, per loro natura, continuamente mutevoli. Il semi-protestantismo, perché si riservano una lettura autonoma e indipendente delle Scritture, e inoltre perché tendono a vedere i Sacramenti più come dei simboli che come degli atti efficaci e reali della grazia divina; infine, per la tendenza a sfumare la distinzione fra clero e laicato. Il semi-pelagianesimo, perché non amano parlare del peccato, e tanto meno del Peccato originale: non amano, cioè, ricordare la condizione peccatrice dell’umanità, preferendo una visione più ottimistica della natura umana; ma, così facendo, rischiano di minimizzare il significato e la necessità stessa della Redenzione di Cristo. Il razionalismo, perché essi pretendono di accostarsi alla Parola di Dio esattamente con lo stesso spirito e con i medesimi strumenti scientifici e filologici con i quali ci si accosta a qualsiasi altro fatto e a qualsiasi altro testo: e la Bibbia, perciò, diventa parola essenzialmente umana. Il sentimentalismo, infine, perché (come i pre-romantici, che vissero in piena stagione illuminista) i modernisti finiscono per risolvere la fede in un rapporto sentimentale con Dio - tipico, esempio, la Vita di Gesù di Ernest Renan – che è la manifestazione di un soggettivismo e di un relativismo estremi.
Partiamo, in questa sede, dal primo e forse più tossico di tali elementi: lo storicismo. Lo storicismo, in generale, è un tipo di filosofia, e specialmente di filosofia della storia, che nega l’esistenza di verità assolute e di valori permanenti, ma riconduce ogni verità (al plurale) e ogni valore alle concrete condizioni storiche, le quali, per loro stessa natura, sono continuamente mutevoli e tendono a evolvere, a trasformarsi, fino al punto di produrre strutture materiali e di pensiero completamente diverse, e perfino opposte, a quelle che esistevano in precedenza, in quel medesimo ambito storico-culturale. In altre parole (e come in tutti gli “ismi”), nello storicismo vi è una assolutizzazione della storia: tutto è storia, e, dunque, niente si dà al di fuori di essa; il mito, il trascendente, il soprannaturale, il divino, sono concetti che, per lo storicista, hanno una sola possibile chiave d’interpretazione: quella della cultura e della mentalità degli uomini che vissero in questa o quella epoca, in questo in quel luogo, senza margini o residui. E, poiché la storia è la storia degli uomini, non esiste null’altro all’infuori degli uomini e della loro storia: né Dio, né vita eterna, né grazia, né peccato, né inferno, né paradiso. Ora, è chiaro che i modernisti cattolici non giungevano, nella maggior parte dei casi, fino a tali estreme conseguenze: si fermavano a mezza strada, più per un residuo di pudore che per deliberata scelta intellettuale: infatti, date le loro premesse, quel fermarsi e arretrare davanti alle logiche conseguenze non può essere chiamato in altro modo che debolezza del pensiero e mancanza di coraggio concettuale. Diceva san Pio X: Nella cultura cattolica è penetrato il paradigma ermeneutico, in cui ogni nostra conoscenza è condizionata dal contesto di partenza; mentre è chiaro che, per il cattolico, vi è una conoscenza, quella della Rivelazione, che non è condizionata dal contesto, poiché viene direttamente da Dio. Sì, ribattono gli storicisti, ma la Bibbia è pur sempre scritta da uomini ed è rivolta ad uomini, i quali, gli uni e gli altri, sono vissuti in un certo tempo storico, e ciò non ha potuto non condizionare la loro conoscenza di Dio. Ed ecco il grande malinteso: perché le circostanze storiche possono aver condizionato le forme della loro conoscenza di Dio, ma non l’essenza di tale conoscenza; proprio come il cielo a tratti nuvoloso può condizionare la visione del sole da parte degli uomini, ma non ciò che quella visione rivela, la sua essenza: cioè la consapevolezza che il Sole, ben al di sopra delle nubi, brilla come sempre su di noi. San Pio X disse anche che i dogmi, secondo i modernisti, evolvono nella storia, mentre è vero il contrario, cioè che i dogmi precedono e illuminano la storia. La precedono, perché i dogmi non sono creazioni umane, ma acquisizioni umane della verità divina preesistente; e la illuminano, perché indicano la direzione in cui gli uomini devono andare, se non vogliono procedere alla cieca e se non vogliono trasformare la storia stessa in un inferno.
Infatti, la storia umana chiusa in se stessa e sottratta alla luce del divino, è l’inferno, e non può produrre che errori, ingiustizie, violenze, sofferenze, blasfemie. In fondo, è molto semplice: chi non crede questo; chi non crede, cioè, che Dio non è solo il signore della storia, ma è anche la luce che la illumina, non è cattolico. Ora, chi attribuisce alla storia un valore assoluto, la pone come un qualcosa di puramente umano, e svaluta o nega, implicitamente o esplicitamente, che essa abbia a che fare con Dio, che trovi in Dio la sua alfa e la sua omega. Ma i modernisti, a ben guardare, credono in questo tipo di storia; non a parole, ché, anzi, sprecano le parole per lodare Dio per la sua azione nella storia; ma la negano nella sostanza, perché poi, di fatto, la considerano e la studiano come se rispondesse a dei fattori puramente umani. Si prenda la Storia del cristianesimo di Ernesto Buonaiuti; si prenda Storia e mito a proposito di Gesù Cristo di Alfred Loisy; si prenda un qualunque testo modernista e vi si troverà, in misura maggiore o minore, questa sopravvalutazione della storia rispetto alla grazia, dell’opera degli uomini rispetto al piano di Dio; vi si troverà, in altre parole, questa dimenticanza, o sottovalutazione, del fatto che la storia non gira mai a vuoto su se stessa, ma, specialmente dopo il fatto storico della Incarnazione del Figlio di Dio (fatto storico, ripetiamo, e non mito, non credenza, non opinione, non ipotesi teologica e via dicendo!), la storia umana diventa storia della salvezza, cioè la storia del sì o del no che gli uomini dicono a Dio, dopo il fiat che Egli ha rivolto loro e a tutto ciò che esiste nel creato.
Sorge, a questo punto, un problema: un grosso problema. Dopo il Concilio Vaticano II, correnti storiciste si sono nuovamente infiltrate nella teologia cattolica e hanno conquistato posizioni su posizioni, anche presso l’episcopato e lo stessi entourage papale, nonché, a quanto è dato capire, lo stesso pontefice Francesco. Il cardinale Walter Kasper, erede della teologia di Karl Rahner, voce (purtroppo) assai autorevole nella Chiesa odierna, e intimo collaboratore del papa (alla cui elezione ha partecipato, pur avendo superato l’età canonica degli 80 anni, oltre la quale si diventa automaticamente cardinali non elettori), con il quale appare in stretta sintonia sul piano teologico e dottrinale, sostiene, fin da quando aveva una trentina d’anni – ad esempio, con lo scritto Per un rinnovamento del metodo teologico, del 1967 – che il dogma  è frutto d’interpretazione, sia della Parola di Dio, sia della situazione storica, e che, di conseguenza, è soggetto al cambiamento, come qualsiasi altro fattore della storia umana. Laddove non è chi non veda la forzatura concettuale consistente, da un lato, nel mettere la Parola di Dio e la situazione contingente sullo stesso piano, quanto all’influenza che esse esercitano sulle vicende umane, dall’altro, nel sostenere che il dogma è, in se stesso, il frutto di una “interpretazione” e non già la codificazione di una verità trascendente e assoluta, anteriore alla storia e, comunque, non interamente spiegabile sul piano umano, intellettuale e scientifico. Il grande assente, infatti, nell’orizzonte teologico di Kasper e di tutti quelli come lui, è il Mistero: il Mistero nel senso cristiano della parola, ossia non un qualcosa di fumoso e d’irrazionale, bensì qualcosa che non è del tutto comprensibile all’uomo, non perché si collochi al di sotto della ragione, ma per il motivo diametralmente opposto, ossia perché è una verità divina, e la verità divina, per definizione, è solo parzialmente ed imperfettamente accessibile agli strumenti della ragione umana.
Riassumendo: niente Mistero, niente Verità assoluta; pertanto solo verità relative e contingenti; dunque, solo e unicamente storia, niente trascendenza, niente provvidenza, niente grazia, niente Dio. Non che si arrivi a negare Dio: si arriva a negare un dio che significhi realmente qualcosa nella vita degli uomini e dell’umanità tutta; un dio che operi in maniera efficace. Il dio che rimane, dopo aver operato questa riduzione in senso storicista, è un dio piccolo, limitato, problematico, e anche oscuro; un dio che mostra la strada, ma poi lascia gli uomini nella penombra e nell’incertezza; un dio che promette molto, ma non sempre è in grado di mantenere le sue promesse; un dio di cui si potrebbe anche fare a meno, della cui esistenza si potrebbe anche dubitare, perché, all’atto pratico, poco o niente cambierebbe nella vita del singolo individuo, così come in quella dei popoli e dell’umanità intera. Chiamiamo le cose con il loro nome: un dogma soggetto ai mutamenti della storia non è più un dogma, così come un dio soggetto agli alti e bassi della teologia modernista non è Dio; e una storia abbandonata a se stessa non è la storia della salvezza, annunciata dai Profeti e realizzata nell’Incarnazione del Verbo, nella sua Passione, Morte e Resurrezione. I teologi e i cardinali modernisti e storicisti dovrebbero avere il coraggio di dir le cose come stanno: ossia che, se si pone in dubbio il principio dell’assolutezza del dogma, si pone in dubbio la Verità stessa; e, a quel punto, credere o non credere in Dio diventa una faccenda di gusti e inclinazioni personali, e non una risposta alla chiamata di Dio stesso, fatta in piena libertà, ma assistita, in caso affermativo, dagli strumenti soprannaturali della grazia. In pratica, lo storicismo è una filosofia della storia che vorrebbe eliminare la presenza del soprannaturale, o relegarla lassù, sopra le nuvolette, in un cielo talmente lontano, che non ci riguarda affatto: e quindi, inevitabilmente, ciò corrisponde a una visione della storia di matrice atea, materialista e anticristiana.
È chiaro, a questo punto, quale immenso pericolo sovrasti la Chiesa cattolica. È in atto una eresia mortale, che rischia di snaturare completamente la dottrina cattolica e di trascinare la massa dei fedeli verso l’apostasia generalizzata, non però riconosciuta come tale o non del tutto consapevole, e, perciò stesso, ancora più “facile” e disinvolta; e ciò sta avvenendo con l’incoraggiamento e la benedizione di altissime personalità della Chiesa stessa, come se il verbo modernista, e la sua specifica componente storicista, avessero ormai scalzato la sana teologia cattolica e l’avessero sostituita con una dottrina nuova, “adatta ai tempi”, “proporzionata alla situazione contingente”, e insomma, per l’appunto, più “idonea” ad essere compresa dai cristiani, di quanto non lo fosse quella precedente (o, magari, semplicemente più comoda, perché assai meno esigente?). E già questa, per chi sappia giudicare con mente sana, è un’affermazione eretica: infatti la dottrina della Chiesa non cambia, non può esservi un prima e un poi nella trasmissione della Verità, perché la Parola di Dio è Verità, e niente o nessuno la potrà mai modificare. Non cadrà iota unum, ammonisce Gesù Cristo… 

Ingredienti dell’eresia modernista: lo storicismo

di Francesco Lamendola

1 commento:

  1. Chi è nato dopo il Concilio cosa dovrebbe fare secondo questi personaggi ?
    In realtà non si è ancora capito perchè un cultore di area mazziniana abbia così a cuore le sorti della chiesa e dei fedeli..

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