ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 15 febbraio 2017

Migrato

Il Papa sostituisce il vescovo tradizionalista con il "prelato dei migranti"

Al posto di Monsignor Luigi Negri, vescovo di Ferrara e critico in tema di islam e accoglienza, arriverà Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes
Il vescovo tradizionalista e conservatore, più volte critico contro l'accoglienza indiscriminata, verrà sostituito dal direttore di Migrantes, la fondazione della Chiesa che si occupa di immigrati.
Manca ancora l'ufficialità, ma la decisione di papa Francesco sembra ormai chiara: a guidare l'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio verrà chiamato monsignor Giancarlo Perego, 56enne cremonese conosciuto soprattutto per la sua militanza in associazioni caritative e assistenzialistiche. Prima la Caritas, poi il ruolo di direttore di Migrantes.

Vescovo contro l'islam e i migranti

Forse si tratta solo di un caso, ma fa sorridere il fatto che Perego vada a sostituire quel monsignor Luigi Negri che più volte aveva criticato le posizioni più progressiste del papato di Bergoglio. L'elenco è lungo. Nell'aprile del 2014, il vescovo ferrarese che ha compiuto 75 anni e dunque ha raggiunto l'età della pensione, disse senza mezzi termini che i cristiani hanno "la responsabilità di un popolo di cui non fanno parte solo gli stranieri, ma anche gli italiani". Come a dire: basta pensare solo ai migranti, ci sono troppi concittadini in difficoltà. L'alto prelato, un tempo vicino a Cl e poi messo un po' da parte dal nuovo corso di Julian Carron, è stato molto duro anche in tema di islam e islamizzazione dell'Occidente. La sua diocesi è una delle poche che mostra con orgoglio sulla porta della curia la "N" di "Nazareno", il marchio di infamia che i miliziani dell'Isis disegnano sulle case dei cristiani perseguitati nel mondo. Nel commentare la decisione di esporlo, Negri disse che il dialogo con l'islam "non può essere perseguito ad ogni costo e non può rappresentare assolutamente una forma di dimissione della presenza cristiana nel Medio Oriente".

L'attacco al Papa

A incrinare ulteriormente il rapporto con pontefice, però, arrivò nel novembre del 2015 la rivelazione di un colloquio sul treno con il suo segretario. Ad alta voce il prelato si fece sfuggire dure critiche contro il Papa, contestando non solo le nomine dei giovanissimi vescovi "di strada" di Palermo (Corrado Lorefice) e di Bologna (Matteo Zuppi). "Dopo le nomine di Bologna e Palermo – disse – posso diventare Papa anch’io. È uno scandalo. Incredibile, sono senza parole. Non ho mai visto nulla di simile". Poi aggiunse di aver promesso a Caffarra, vescovo uscente del capoluogo emiliano, di "far vedere i sorci verdi a quello lì (Zuppi): a ogni incontro non gliene farò passare una". Monsignor Negri non smentì nulla, anche se chiese a Francesco un incontro "filiale" per provare a ricucire lo strappo. Forse inutilmente.

La svolta pro-migranti

Come da cerimoniale, infatti, Negri al compimento del 75esimo compleanno di età ha presentato le dimissioni. Bergoglio le ha accolte e ha deciso di sostituirlo con un prelato da sempre impegnato nell'accoglienza dei migranti, imprimendo una svolta "terzomondista" ad una diocesi fino ad oggi improntata sulla difesa dei valori cristiani. Nemmeno la dura presa di posizione ("ripugna alla coscienza cristiana", disse Negri) contro le barricate di Goro e Gorino, dove gli abitanti nell'ottobre scorso sbarrarono lo strada all'arrivo di 12 richiedenti asilo, aiutarono a ridurre le accuse di eccessivo "tradizionalismo" contro il vescovo ferrarese. A breve Ferrara e Comacchio conosceranno un nuovo Arcivescovo più allineato alla linea di Bergoglio.

Immigrazione Niente Dottrina se non c'è ordine
L‘VIII Rapporto sulla Dottrina sciale della Chiesa nel mondo dell’Osservatorio Van Thuân è dedicato a “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”. Uno sguardo profondo e rigoroso che affronta anche i tanti luoghi comuni del cattolicesimo odierno su accoglienza e carità. Come quello che la società multireligiosa e multiculturale non è un bene in sé, presenta molti problemi, rischi e costi che vanno valutati. Non si importano solo persone ma anche visioni etiche e religiose della vita che non sarà facile comporre in un quadro ordinato senza sofferenze.
Oggi alle 17 a Roma nella sala Marconi della Radio Vaticana in Piazza Pia 3, verrà presentato l‘VIII Rapporto sulla Dottrina sciale della Chiesa nel mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân. Quest’anno il Rapporto è dedicato a “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos” . Saranno presenti l‘economista Ettore Gotti Tedeschi, lo spagnolo Rafael Rodríguez-Ponga, l‘Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, il presidente del Movimento cristiano lavoratori Carlo Costalli che organizza l‘evento. I lavori sanno coordinati da Andrea Galli, giornalista di Avvenire.
Il grande problema delle migrazioni non viene sempre ben collegato con la Dottrina sociale della Chiesa e i cattolici, quando se ne occupano, lo fanno senza tenere conto di tutto il quadro del corpus dottrinale che dovrebbe stare alle loro spalle. Fa bene quindi l‘Osservatorio Cardinale Van Thuân a fare il punto su un rapporto difficile come è quello tra immigrazioni e Dottrina sociale della Chiesa.
Uno dei modi con cui spesso viene sostanzialmente messa da parte la Dottrina sociale della Chiesa è di pensare che essa appoggi una accoglienza illimitata e scriteriata. E’ abbastanza diffuso il luogo comune che il cattolico è colui che sta dalla parte dell’accoglienza sempre e comunque. In modo particolare si ritiene che sia contrario al sentire cattolico l‘obiettivo politico di selezionare le migrazioni all’ingresso.
Una simile posizione però non è sostenibile. Come mette bene in evidenza l‘Arcivescovo Crepaldi nella Presentazione del Rapporto dell’Osservatorio, l‘aiuto ai migranti che arrivano va dato a tutti, ma l‘inserimento nel tessuto della nazione non può essere dato a  tutti, deve avere dei criteri ed è dovere dei governanti attuare delle politiche nel rispetto del bene comune di questo bene comune fanno parte non solo gli equilibri sociali, lavorativi ed economici ma anche l‘identità culturale della nazione e la stessa questione religiosa. La società multireligiosa e multiculturale non è un bene in sé, presenta molti problemi, rischi e costi che vanno valutati.
Bisogna allora distinguere tra la carità immediata e la carità in una prospettiva più ampia e a lungo termine che si esprime mediante la politica. Una cosa è l‘intervento di una associazione caritativa ecclesiale e un’altra sono le politiche governative. Si nota in questo momento uno spostamento esclusivo del mondo cattolico sulla prima forma e un distacco dalla seconda forma, con il conseguente abbandono della Dottrina sociale della Chiesa che non serve per fare carità immediata ma per progettare e costruire.
Molto importante per la Dottrina sociale della Chiesa è il concetto di ordine sociale. La convivenza tra le persone e tra i diversi popoli anche dentro la medesima compagine politica non può essere solo accostata, come avviene nel multiculturalismo. L‘esistenza di diversi codici di vita non comunicanti non indica una società ordinata. Elemento molto importante dell’ordine sociale è il rispetto del diritto naturale che i poteri politici devono garantire. Ma non tutte le culture e non tutte le religioni rispettano tutti gli aspetti del diritto naturale, a cominciare da quella del paese ospitante. Non si pone sufficientemente attenzione al fatto che non si importano solo persone ma anche visioni etiche e religiose della vita che non sarà facile comporre in un quadro ordinato senza sofferenze.
In questo contesto la situazione dell’Isam si impone per Ia sua particoIarità. L‘VIII Rapporto dell’Osservatorio ha il coraggio non solo di distanziarsi dai più frequenti luoghi comuni cattolici sulle migrazioni, ma anche di segnalare come questo dell’IsIam sia un caso a parte. Molte sono infatti le resistenze insite in questa religione e cultura ad una possibile integrazione nel quadro occidentaIe e cristiano. Nel governo degli ingressi l‘elemento religioso non è trascurabile e non tutte e religioni pssono essere collocate sullo stesso piano.
L‘atteggiamento genericamente caritatevole non va d’accordo con l‘invito della Dottrina sociale della Chiesa ad adoperare la ragione con realismo. Non tutti i migranti in arrivo sono reamente bisognosi, non tutti sono poveri, è certo che c’è una architettura internazionale delle migrazioni per motivi politici, oltre un certo limite la quantità genera grossi problemi di qualità, si dovrebbero colpire i malvagi interessi che sfruttano i poveri, i piani terroristici si avvalgono anche di infiltrazione nei flussi migratori, i ricchi paesi arabi non aiutano i migranti mentre costruiscono moschee qui da noi. Queste ed altre elementari considerazioni di buon senso richiedono di superare il superficiale atteggiamento di solidarietà immediata con tutti e cominciare a riflettere su tutto questo alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, come corpus di pensiero e di azione.
Come si può vedere da queste poche righe, l‘VIII Rapporto, come già nelle precedenti edizioni, assume in pieno il coraggio di pensare con la Dottrina sociale della Chiesa, anche a costo di opporsi ai tanti slogan oggi di moda, molto suadenti ma che non portano da nessuna parte. 
di Stefano Fontana15-02-2017

Il Papa ha deciso: il capo di Migrantes prende il posto di monsignor Negri a Ferrara

Nessuna proroga, a soli tre mesi dal compimento dei 75 anni, Francesco pensiona l’arcivescovo in carica dal 2012 e nomina al suo posto un sacerdote attento al sociale

Roma. È una scelta di rottura quella che Francesco ha operato per la diocesi di Ferrara-Comacchio. Al posto di mons. Luigi Negri, che la guidava da cinque anni, arriva don Giancarlo Perego. Cinquantasei anni (e quindi con un mandato pastorale potenzialmente lungo davanti a sé), cremonese, Perego è l’attuale direttore della Fondazione Migrantes, in prima linea nelle questioni che hanno a che fare con i migranti e i profughi che giungono nel nostro paese.  La Fondazione  – recita l’articolo 1 dello Statuto – è stata costituita dalla Conferenza episcopale italiana per accompagnare e sostenere le chiese particolari nella conoscenza, nell’opera di evangelizzazione e nella cura pastorale dei migranti, italiani e stranieri, per promuovere nelle comunità cristiane atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza nei loro riguardi, per stimolare nella società civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza, con l’attenzione alla tutela dei diritti e della persona e della famiglia migrante e alla promozione della cittadinanza responsabile dei migranti.

Negri aveva compiuto 75 anni lo scorso 26 novembre e il Papa ha scelto in tempi record il successore, senza accordare una proroga che pure in altri casi viene concessa. Troppo distante, come linea pastorale, da Francesco, che infatti conferma di prediligere vescovi relativamente giovani e con spiccata vocazione sociale (Padova e Palermo insegnano). Lo scorso agosto, poi, a poche settimane dall’assassinio di padre Jacques Hamel in una chiesa della Normandia, Negri dalla cattedrale di Ferrara si era dichiarato fermo oppositore della presenza di fedeli musulmani alle celebrazioni liturgiche cattoliche. Nel mirino del presule era finita la partecipazione di imam in diverse chiese della penisola, i quali – in numerosi casi – avevano anche preso la parola