ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 16 febbraio 2017

Rifondazione migrantes

Burke a Guam, Negri a casa: il messaggio è chiaro
L'invio (non si sa per quanto tempo) del cardinale Burke in Micronesia per gestire un caso di pedofilia; la rapida sostituzione di monsignor Negri alla guida dell'arcidiocesi di Ferrara con un monsignor Perego dipinto come il suo opposto. Le scelte di Roma sono un messaggio ben preciso.
Il cardinale Raymond Burke spedito nell’isola di Guam, monsignor Luigi Negri a casa per limiti di età ma sostituito da un monsignor Giancarlo Perego che viene da tutti descritto come il suo opposto.

Decisioni di routine, scelte annunciate, coincidenze: tutto quel che si vuole, ma con l’aria che tira a Roma e con quanto sta avvenendo nella Chiesa, non sorprende certo che sui giornali online e sui social sia stata accreditata una interpretazione “punitiva” delle ultime decisioni.
Prendiamo il cardinale Burke: dopo essere stato silurato due anni fa dalla carica di prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica, è stato appena esautorato dal suo ruolo di cardinale patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, per i ben noti eventi. Formalmente riveste ancora quel ruolo, ma nei fatti è stato sostituito da monsignor Angelo Becciu, numero 2 della segreteria di Stato, che il Papa ha nominato Delegato pontificio per riportare sotto controllo l’Ordine di Malta. Burke è l’unico “non pensionato” dei cardinali che hanno presentato i Dubia a papa Francesco sull’Amoris Laetitia, e – vista la durissima campagna stampa che è stata montata contro di lui - nei giorni scorsi ci si chiedeva quale sarebbe stata la sua sorte. Ieri una prima, parziale, risposta.

Burke è già nella piccola isola della Micronesia, a oltre 12mila chilometri da Roma, famosa solo per ospitare un’importante base aeronavale statunitense. Qui deve raccogliere la deposizione di un ex chierichetto che ha denunciato per molestie l’ex arcivescovo di Guam, Anthony Apuron. Se poi debba istituire e seguire in loco il processo o tornare a Roma in tempi brevi non è dato sapere. Inoltre, formalmente la decisione dell’invio a Guam dipende dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, ma a nessuno sfugge il forte potere simbolico di questa “missione”: un altro prelato sgradito a papa Francesco viene allontanato da Roma, monito per tanti altri.
Messaggio analogo a quello passato per la sostituzione alla guida dell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio. Monsignor Negri aveva compiuto i canonici 75 anni lo scorso 26 novembre. Non sono neanche passati tre mesi ed è già pronto il suo sostituto, monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, l'organismo della CEI che si occupa di immigrati.

A nessuno è sfuggita la rapidità con cui il Papa ha “sistemato” l’arcidiocesi di Ferrara, rapidità che colpisce solo i vescovi non perfettamente allineati; una rapidità sorprendente soprattutto se messa a confronto con la calma con cui si provvede ad altre diocesi (ad Ancona il cardinale Menichelli è già nel terzo anno di proroga, ed è solo un esempio). E anche la persona che succederà a monsignor Negri il prossimo 4 giugno, sembra sia stata scelta apposta per contrapporgli un modello ben diverso di Chiesa: una Chiesa che non vuole conflitti con il mondo, che si occupa soprattutto del sociale, dei poveri e degli immigrati; una Chiesa il cui unico nemico sembra essere chi mostra perplessità sull’accoglienza senza se e senza ma agli immigrati.
Ieri, rivolgendosi alla città, monsignor Negri non ha ovviamente fatto alcun cenno polemico (ha anzi dato un caldo benvenuto al suo successore) ma ha ricordato il senso del cammino di questi quattro anni: amare e confermare la fede del «popolo che mi è stato affidato», nella granitica certezza che «la fede è l’unica vera grande risorsa che rende positiva la vita». Una fede che sa cogliere e accogliere l’umanità che incontra, come ci ricordano le toccanti parole pronunciate da monsignor Negri a commento del recente tragico delitto di Pontelangorino quando un adolescente, con l’aiuto del suo amichetto, ha ucciso i propri genitori. E ancora l’arcivescovo uscente ha ricordato come la Chiesa si edifica attorno alla presenza reale di Cristo nell’Eucarestia. E anche qui, le parole ci richiamano un’altra decisione recente di monsignor Negri, quando ha chiesto che si celebrassero messe di riparazione in tutta la diocesi dopo un furto sacrilego di ostie consacrate.
Non è comunque una Chiesa chiusa o arroccata quella di cui parla monsignor Negri, tutt’altro: è una Chiesa che deve incontrare ed evangelizzare, consapevole di essere immersa in «una società senza Dio e contro Dio», e che proprio per questo mostra il suo «volto diabolico». Parole queste che a Ferrara probabilmente non si risentiranno molto presto. 
di Riccardo Cascioli
16-02-2017
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-burke-a-guam-negri-a-casa-il-messaggio-e-chiaro-18980.htm 


FRANCESCO "IL MISERICORDIOSO" ?

    Francesco il misericordioso li elimina uno ad uno. Stavolta è toccata a monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara, uomo di Chiesa troppo all’antica almeno secondo i canoni del nuovo corso bergogliano: chi la prossima volta? 
di Francesco Lamendola  





Stavolta è toccata a monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara, uomo di Chiesa troppo all’antica e, quindi, politicamente scorretto, almeno secondo i canoni del nuovo corso bergogliano, per quanto misericordioso esso sia; a chi toccherà la prossima volta? Uno ad uno, il papa Francesco sta eliminando tutti gli oppositori; in un modo o nell’altro, li riduce al silenzio. Il domenicano padre Cavalcoli, solo per aver espresso un concetto teologicamente tradizionale, e cioè normale, che collega le catastrofi naturali con il richiamo di Dio all’umanità peccatrice, è stato letteralmente segregato in convento, con tanto di proibizione di scrivere, rilasciare interviste, eccetera: un vero e proprio caso Galilei alla rovescia. Anzi, risulta che Galilei, nella sua “segregazione” ad Arcetri (che poi era un soggiorno dorato in una villa confortevolissima) scriveva, eccome; teneva corrispondenza e compilava altre opere destinate alla pubblicazione, in barba alla proibizione – e alla discreta sorveglianza - del Santo Uffizio; mentre la segregazione di padre Cavalcoli è veramente ferrea, e non troppo misericordiosa. Di padre Manelli, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata, e di quel che è toccato a quei religiosi, non val la pena di parlare: lo sanno tutti, o, almeno – ciò che importa – lo sanno quelli che han voglia di saperlo, e non si accontentano delle “veline” di regime. Non merita neanche di ricordare la vicenda dei Cavalieri dell’Ordine di Malta, delle dimissioni del loro Gran Maestro, e della strana coincidenza che l’alto patrono dell’Ordine fosse proprio, guarda caso, quel cardinale Burke che è considerato, nella Curia romana, come il principale ispiratore dei dubia riguardo alla Amoris laetita. Già, perché chiedere spiegazioni e domandare che i fedeli siano illuminati sui punti oscuri di un documento ufficiale del Magistero, a quanto pare, è diventato un reato di lesa maestà. Dal mese di settembre, quando i quattro cardinali – oltre a Burke, c’erano Caffarra, Brandmüller e Meisner – hanno inoltrato la loro lettera alla Congregazione per la Dottrina della Fede, sono passati, se il calendario non è una opinione, cinque mesi: e non è arrivata alcuna risposta. Eppure, erano quattro cardinali, non quattro scalzacani; quattro cardinali di Santa Romana Chiesa. Persone che meriterebbero almeno un cenno di risposta; senza contare il piccolo particolare che essi hanno chiesto chiarimenti anche a nome di migliaia di sacerdoti e milioni di fedeli. I divorziati risposati, discernimento a parte, possono accedere alla sanata Comunione, sì o no? Silenzio assoluto. L’unica “risposta”, se così volgiamo chiamarla, è stata la truculenta minaccia del decano della Sacra Rota, monsignor Pinto, il quale ha detto chiaro e tondo che i quattro meriterebbero di essere privati del cappello cardinalizio. Ebbene, nessun papa, a memoria d’uomo, e anche assai oltre, si era mai mostrato così autoritario, così arrogante, così vendicativo, come sta dimostrando di essere il “misericordioso” Bergoglio; nessuno aveva mai mostrato una così aperta intolleranza, un fastidio così gretto, un’avversione così viscerale nei confronti di chi non la pensa come lui, di chi non condivide sino in fondo le sue idee, di chi mostra una diversa sensibilità ecclesiale, pastorale, teologica.
Ma torniamo a monsignor Negri. Allievo di don Giussani, è stato per anni un punto di riferimento per Comunione e Liberazione, ai cui meeting era una presenza fissa. Dal 2015, però, non è stato più invitato: come mai? Al vertice di Comunione e Liberazione, in effetti, c’è stato un vero e proprio cambio della guardia: il nuovo numero uno, don Julián Carrón, ha virato decisamente a sinistra la barra del timone, in perfetta sintonia con papa Francesco, un po’ meno con tutta la storia di Cl e, soprattutto, con il suo autentico Dna, che di sinistra non è mai stato davvero. Per il nuovo vertice di Cl, Negri è troppo conservatore, e ciò appare evidente sui tre temi sensibili del nuovo corso in atto nella Chiesa cattolica dopo l’elezione di papa Francesco: i migranti, l’islam e le coppie omosessuali. Negri è politicamente scorretto su tutti e tre questi temi-chiave. Sui migranti, mette in guardia, da sempre, contro il trionfalismo dell’accoglienza illimitata e ricorda, assai fastidiosamente, che non si potrà mai integrare chi non vuole affatto essere integrato. Per giunta, ha avuto la sfrontatezza inaudita di ricordare che non esistono solo gli stranieri poveri da assistere, ma anche gli italiani poveri: oibò, come si fa a dire una cosa tanto tremenda, e, soprattutto, così poco cristiana? Sull’islam, orrore degli orrori, non condivide affatto l’embrassons-nous di papa Francesco: ha avuto il fegato di dire, con la massima chiarezza, che l’islam, non che essere una religione poco pacifica, è la sola religione oggi esistente che si ispiri dichiaratamente alla violenza nei confronti degli “infedeli”. Cioè che non solo la pratica, ma che la teorizza, per cui essa gli è consustanziale. Quasi una risposta alle note posizioni di papa Francesco, il quale più volte ha detto e ribadito che “in tutte le religioni ci sono i fondamentalisti, e anche in quella cattolica”. Quanto alle unioni omosessuali, Negri non condivide per niente l’idea che, prima o dopo, bisognerà dare ad esse una qualche forma di riconoscimento, anche da parte della Chiesa cattolica. E ha avuto l’audacia di dichiarare che equiparare il matrimonio alle unioni gay è una cosa che va contro i valori umani. Non ha detto, e già sarebbe stato grave, gravissimo: una cosa che va contro i valori cristiani, o i valori cattolici. No, ancora peggio: ha detto che è una cosa che va contro i valori umani. E con questo riferimento all’etica naturale, che può essere condivisa da qualunque laico, e non solo dai credenti, si è posto definitivamente fuori dal solco del politicamente corretto; anzi, per dirla tutta, fuori dal solco del politicamente tollerabile.
Detto, fatto: niente più inviti al meeting di Cl, dopo la bellezza di ottantacinque presenze negli anni passati. Uno schiaffo in pieno viso al vescovo conservatore: così impara a non volersi allineare. Logico, in fondo: ora che i cattolici progressisti e modernisti si sono presi anche Cl, ossia una delle roccaforti storiche dei quella concezione del cattolicesimo che, peraltro a torto, viene di solito indicata come “tradizionalista”, mentre è cattolica e basta, senza aggettivi; ora che si sono presi questo ennesimo pezzo dell’universo cattolico (e già han messo le mani su quasi tutto il resto, e hanno ridotto al silenzio qualche altro oppositore, attuale o potenziale, come potevano ancora invitare monsignor Negri, per sentirgli dire degli spropositi così grossi, e consentirgli di diffondere delle idee così antiquate, così retrograde, così biecamente reazionarie? Dire che ci sono anche degli italiani poveri, e che andrebbero assistiti, e che, del resto, gli immigrati islamici non hanno la minima intenzione d’integrarsi; dire che l’islam è una religione che teorizza la violenza; dire che le unioni gay sono inconciliabili con l’idea del matrimonio, tutto questo è veramente degno di un seguace di Pio IX e del Sillabo; ma come si può ammettere che ci siano ancora dei monsignori che  dicono simili cose? No, giammai; bisogna impedirlo; bisogna chiuder loro la bocca, portar via loro il microfono, spegnere i riflettori quando si presentano. La gente, i fedeli, non devono neppur sapere che esistono. Se lo sapessero, forse comincerebbero a pensare con la loro testa; forse comincerebbero a riflettere di più sul significato eterno del Vangelo; forse si lascerebbero trasportare un po’ meno per quei preti e da quei teologi chiacchieroni che hanno il progresso sempre sulla bocca, che parlano sempre di rinnovamento della Chiesa e di approfondimento della fede alla luce delle realtà del mondo moderno. Forse comincerebbero a capire il grande inganno di cui è vittima il popolo di Cristo, e ad opera dei suoi stessi pastori: non quelli come Luigi Negri, ma gli altri, quelli come Claudio Cipolla, il “prete di strada” divenuto vescovo di Padova (come son divenuti vescovi, per volontà di papa Francesco, gli attuali titolari di Palermo e di Bologna; a proposito: due vecchie cittadelle di Cl); e tanti peggio se nelle loro diocesi, mentre loro si occupano dei massimi problemi mondiali, e viaggiano in America latina per fare un bagno di teologia della liberazione, scoppiano scandali ignominiosi, come quello di don Andrea Contin e dei suoi degni amici preti, compagni di orge e porcherie. Se una simile grana fosse scoppiata nella diocesi di un vescovo considerato conservatore, non crediamo che sarebbe finita così: qualcuno gli avrebbe chiesto di render conto del fatto di non aver visto, di non aver saputo, di non aver parlato prima che le cose arrivassero all’intervento della magistratura. Ma i monsignor Cipolla possono dormire sonni tranquilli: sono amici, anzi fedelissimi del papa (perché, per avere amici, bisognerebbe saper accettare anche le critiche; e non è questo il caso di Francesco), dunque le loro cattedre episcopali sono blindate. Non come i berretti cardinalizi dei Burke o dei Caffarra: quelli no, che non sono blindati; quelli sì, pertanto, potrebbero anche volar via, al primo soffio di vento.
E poi, oltraggio supremo, Luigi Negri aveva fatto una cosa ancor più scandalosa: era stato l’unico vescovo italiano a invitare l’arcivescovo di Mosul, in esilio, a una veglia di preghiera per le vittime dell’Isiss, e poi, sempre nel 2015, a far suonare le campane a morto per ricordarle. Né a questo si era limitata la sua islamofobia: dopo l’assassinio di padre Hamel in una chiesa della Normandia, per mano di fanatici musulmani, aveva criticato apertamente la decisione di invitare e accogliere nelle chiese cattoliche degli imam musulmani, ai quali, in parecchi casi, è stato offerto anche di prendere la parola. E non basta ancora: monsignor Negri scrive su due riviste cattoliche, Il Timone (cartacea) e La Nuova Bussola Quotidiana (on line), entrambe d’indirizzo “tradizionalista”. Per colmare la misura, infine, una intervista su Il Fatto Quotidiano aveva riportato una sua aperta critica alla decisione di papa Francesco di insediare i due nuovi “vescovi di strada”, Zuppi e Lorefice, rispettivamente nelle diocesi di Bologna e Palermo.
Intendiamoci: in apparenza, non è successo nulla di eccezionale, e soprattutto nulla d’irregolare. Luigi Negri aveva compiuto i canonici settantacinque anni lo scorso 26 novembre, e dunque il suo pensionamento era, teoricamente, automatico. Diciamo “teoricamente” perché è prassi che un vescovo il quale abbia lavorato bene, e goda della fiducia del pontefice, rimanga un altro poco nell’esercizio delle sue funzioni, nella sua diocesi. Aver accettato prontamente le dimissioni “dovute”, per raggiunti limiti di età, equivale ad un licenziamento in tronco. Detto, fatto: a tempo di record il papa misericordioso ha trovato il successore ideale di monsignor Negri, sulla cattedra ferrarese: l’attuale direttore della Fondazione Migrantes, don Giancarlo Perego. E che cos’è la Fondazione Migrantes? Per chi non lo sapesse, cominciamo col dire che è una emanazione diretta della Conferenza Episcopale Italiana. Capito? Dire C.E.I., oggi, vuol dire monsignor Galantino: quel tale che si sta adoperando in ogni maniera possibile per stravolgere la dottrina cattolica in ambito morale (ha sostenuto, falsificando la Parola di Dio, che Dio non distrusse, ma perdonò i sodomiti) e che sta usando i poteri di cui dispone per imporre, d’accordo con il papa, la linea dell’accoglienza indiscriminata di qualsiasi quantità di sedicenti profughi, cioè, se si vuol chiamare le cose con il loro nome, la linea dell’auto-invasione e dell’auto-islamizzazione dell’Italia per mano, e con il volonteroso contributo, dei cattolici e della Chiesa. Fra parentesi, indovinate su quale autore si è laureato Galantino e a quale teologo italiano più si ispira? Sono, rispettivamente, Bonhoeffer e Rosmini: un luterano, teorico della teologia negativa (fare come se Dio non ci fosse) e un cattolico liberale in odor di eresia, che i panni sporchi della Chiesa preferiva lavarli in pubblico.
Poi, per chi volesse vederci più chiaro, riportiamo l’articolo uno dello Statuto: La Fondazione Migrantes è stata costituita dalla Conferenza episcopale italiana per accompagnare e sostenere le chiese particolari nella conoscenza, nell’opera di evangelizzazione e nella cura pastorale dei migranti, italiani e stranieri, per promuovere nelle comunità cristiane atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza nei loro riguardi, per stimolare nella società civile la comprensione e la valorizzazione della or identità in un clima di pacifica convivenza, con l’attenzione alla tutela e alla promozione della cittadinanza responsabile dei migranti. Belle parole, vero? Parole che riempiono la bocca: per esempio, “pacifica convivenza” e “cittadinanza responsabile”; parole che fanno gonfiare il petto d’orgoglio a chi le pronuncia. Peccato che siano, in gran parte, un capolavoro d’ipocrisia e di doppiezza gesuitica. Che cosa significa dire che si vuol promuovere nelle comunità cristiane atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza nei confronti dei migranti (quando già chiamarli “migranti” è un falso in atto pubblico), se non che i cattolici italiani, e gli italiani tutti, devono rassegnarsi ad ospitare una quantità indefinita di stranieri, altrimenti saranno giudicati brutti e cattivi, e, comunque, devono rassegnarsi al fatto che nessuno domanderà mai il loro parere a proposito delle migrazioni/invasioni/sostituzioni di popolazione di cui son fatti oggetto?
Fra parentesi: Perego ha cinquantasei anni, non settanta: ciò significa che, a Ferrara, la continuità della linea bergogliana è garantita per i prossimi vent’anni. Così non si correrà più il rischio che venga invitato di nuovo quel guastafeste dell’arcivescovo di Mossul, e qualcuno torni a parlare dei massacri di cristiani in Medio Oriente, rompendo le uova nel paniere del dialogo inter-religioso. Non male, come politica di normalizzazione e rimozione del ricordo dei monsignori scomodi. Questo sì che significa impostar le cose sul lungo periodo; questo sì che è saper pensare in grande…


Francesco il misericordioso li elimina uno ad uno

di Francesco Lamendola
http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=11086:francesco-qil-misericordiosoq-&catid=70:chiesa-cattolica&Itemid=96

A Ferrara Vescovo il pasdaran dell’”invasione silenziosa”

Per i fedeli dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio l’attenzione riposta da mons. Luigi Negri, loro pastore emerito, su famiglia, vita, Dottrina Sociale della Chiesa, sarà solo un ricordo: presto, a guidarli, sarà il loro Arcivescovo eletto, mons. Gian Carlo Perego, il “pasdaran” dell’immigrazione senza se e senza ma, per tutti: profughi, rifugiati, richiedenti asilo, rom, sinti, camminanti, fieranti, circensi, lunaparchisti, chiunque.
Da sempre, dell’”invasione silenziosa” o «accoglienza diffusa», come la chiama, lui è un convinto assertore: più di vent’anni fa fondò una cooperativa di servizi per l’accoglienza dei richiedenti asilo e su questi presupposti ha centrato la propria attività prima come responsabile dell’area nazionale di Caritas Italiana, poi come direttore generale di Fondazione Migrantes nazionale (dal 2009 ad oggi), infine, dal 2012, come consultore del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti.
Per gli immigrati trova sempre una giustificazione, un pretesto, un perché. Di fronte alle rivolte nei centri di prima accoglienza o nelle strade, la colpa, a suo giudizio, sarebbe non loro, bensì delle strutture «ingestibili e quindi esplosive»; i respingimenti ne lederebbero «profondamente i diritti», mentre i rimpatri di rom sarebbero «illegittimi», «discriminatori» e le loro espulsioni provocherebbero soltanto «nuovi campi abusivi».
Quando, due anni fa, alcuni musulmani ammazzarono 12 cristiani gettandoli dal barcone su cui si trovavano, al largo dalle coste siciliane, minacciando altri della stessa sorte, a suo giudizio si sarebbe stati di fronte non ad omicidi provocati dall’odio religioso, bensì ad un semplice «dramma della disperazione e della miseria umana», come dichiarò al quotidiano Repubblica il 17 aprile del 2015.
E’ chiaro come, affidandogli questa Arcidiocesi, papa Bergoglio abbia voluto dare un segnale di rottura rispetto al suo predecessore, mons. Negri. L’annuncio della nomina di mons. Perego è stato dato ufficialmente il 15 febbraio in contemporanea a Ferrara ed a Cremona, Diocesi d’origine del nuovo prelato. Proprio qui mons. Perego riceverà la propria ordinazione episcopale, probabilmente dopo Pasqua. Pare che sia stato “sponsorizzato” dal Segretario della Cei, mons. Nunzio Galantino, e dall’ex-direttore della Caritas di Bologna, il dossettiano don Giovanni Nicolini.
Insomma, la musica è cambiata, a Ferrara. Ed anche il direttore d’orchestra (E. N.).
Pacifico, indagini su un arcivescovo accusato di abusi su minori. Il Vaticano invia il cardinale Burke
Corriere della Sera 

(Gian Guido Vecchi) Il porporato americano guiderà le indagini di un tribunale nell’arcipelago delle Marianne. Dovrà raccogliere testimonianze e documenti per la Congregazione -- Il Vaticano ha spedito il cardinale americano Raymond Burke, capofila degli oppositori a Francesco, su un’isola del Pacifico, nell’arcipelago delle Marianne. (...)
http://www.corriere.it/cronache/17_febbraio_15/pacifico-indagini-un-arcivescovo-accusato-abusi-minori-vaticano-invia-cardinale-burke-6d33119a-f3b9-11e6-92b7-e122e5d79b5c.shtml




RAPPORTO VAN THUAN SULLE MIGRAZIONI. PER CAPIRE, OLTRE LA DEMAGOGIA, LA RETORICA E L’INTERESSE ALL’ACCOGLIENZA.
E’ stato presentato ieri a Roma, nella sala Marconi di Radio Vaticana, l’ottavo Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (edito da Cantagalli), che quest’anno ha per titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”.
Un’opera di 215 pagine, preziosa per osservare il fenomeno al di là delle pulsioni emozionali, della demagogia, ecclesiale e non che impera nell’informazione, a partire dai vertici della Chiesa, in particolare quella italiana, e degli interessi economici che in particolare nel nostro Paese, ma non solo, rendono molto sensibili le realtà politiche ed ecclesiali verso la politica delle porte non solo aperte, ma spalancate indiscriminatamente. E naturalmente degli organi di informazione, o presunta tale che ne esaltano solo, in maniera strumentale, gli aspetti emotivi.
A organizzare la presentazione è il Movimento cristiano lavoratori (Mcl), che parla delle migrazioni come “tema centrale di strettissima e drammatica attualità”. “Il tema di questo VIII Rapporto, le migrazioni – spiega Carlo Costalli, presidente Mcl – s’imponeva all’Osservatorio come obbligato, data la vastità del fenomeno, le sofferenze a esso collegate, la destabilizzazione internazionale che provoca e da cui è provocato e i tanti fenomeni con esso collegati, non ultimo l’insicurezza per il futuro che caratterizza le persone che emigrano ma anche quelle che le accolgono. Economia, politica, cultura, religione: non c’è un ambito della nostra vita sociale che non sia interessato e spesso sconvolto dal fenomeno delle migrazioni. Non c’è nemmeno un ambito geografico che ne sia immune”.
Vi consigliamo di leggere il Rapporto, stilato a cura dell’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, e del dot. Stefano Fontana. Afferma mons. Crepaldi, facendo appello alla virtù troppo spesso negletta da alcuni del realismo cristiano: “Se esiste quindi un diritto ad emigrare va tenuto anche presente che c’è anche, e forse prima, un diritto a non emigrare. L’emigrazione non deve essere forzata, costretta o addirittura pianificata”.
Crepaldi invita a non “cedere alla retorica superficiale…realismo significa non cedere a spiegazioni semplificatorie dei fenomeni migratori”. E aggiunge: “L’accoglienza del prossimo non può essere cieca o solo sentimentale, la speranza di chi emigra va fatta convivere con la speranza della soscietà che li accoglie”.
Di particolare interesse, perché viene da una persona che ha incarichi di alto livello nel mondo finanziario e bancario, quello di Ettore Gotti Tedeschi. L’economista ha sviluppato un’analisi di lungo periodo, vedendo nel fenomeno delle migrazioni in particolare dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa, un disegno nato negli anni ’70 dai progetti di creazioni del Nuovo Ordine Mondiale. Gotti Tedeschi ha presentato nel suo intervento tutta una serie di elementi e di dichiarazioni, anche scritte, di personaggi centrali della politica mondiale, da Henry Kissinger al Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon che possono fare oggetto di una riflessione. L’economista cita le spiegazioni economiche che vengono spesso presentate come motivo del fenomeno, tipo colmare il gap di popolazione dovuto alla denatalità o a esigenze di mano d’opera, per quanto riguarda l’importazione; carestie, guerre e cambiamenti climatici per ciò che attiene all’esportazione. “Credo però che quasi nessuna di queste spiegazioni sia realmente sostenibile per spiegare il fenomeno nella sua interezza. Una serie di considerazioni e riflessioni lascia invece immaginare che detto fenomeno, più che spiegabile attarverso analisi tecniche e valutazioni economiche sia stato previsto e voluto per modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà, in pratica per ridimensionare il cattolicesimo, religione assolutista, fondamentalista e dogmatica”, per sostituirla con una religione più consona al Nuovo Ordine Mondiale, e ai “valori” che esso propugna.

Il libro presenta oltre ad articoli di commento, un’analisi della Dottrina Sociale della Chiesa nei cinque continenti, e i documenti del Pontefice regnante più recenti in tema di migrazioni.
Marco Tosatti

1 commento:

  1. Evviva! Un altro assistente sociale sulla cattedra di una diocesi!

    Certamente la sua vasta esperienza in fatto di mense e pacchi viveri per bisognosi, e di bagni e docce per senza fissa dimora ne avran fatto un fine teologo e un saggio pastore in grado di far fronte alle alte responsabilità a cun è stato nominato!

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