ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 2 febbraio 2017

Semplicemente, l’apostasia dalla fede cattolica

DIABOLICO INGANNO MODERNISTA

    Il diabolico inganno modernista. Aver pervertito il volto della Chiesa e le parole e i gesti dei suoi membri, fino a contrabbandare per buono e bello ciò che è, puramente e semplicemente, l’apostasia dalla fede cattolica 
di Francesco Lamendola  



Pensiamo a un bambino o ad un ragazzo dei nostri giorni, nato, diciamo, nei primi anni del terzo millennio, e che adesso ha otto, dodici, sedici anni. Poniamo che sia stato educato cristianamente e che la sua sia una famiglia cattolica, più o meno praticante, quanto basta da fargli impartire i Sacramenti e da mandarlo al catechismo. Proviamo, noi che abbiamo qualche anno in più, a metterci nei suoi panni, a vedere il mondo come lo vede lui, a vedere la Chiesa come gli appare, sia nella realtà della sua parrocchia, sia, attraverso i media, come gli appare nella sua dimensione ecumenica, papa e vescovi compresi.
Per questo bambino, per questo ragazzo, la chiesa, come edificio, è quella sala di riunioni, dove ci si ritrova una volta alla settimana (non la domenica, che è dedicata al divertimento, ma il sabato sera, in fretta e quasi di nascosto), per un rito che chiamano la messa, con la lettera minuscola, e che non si sa bene cosa sia, nel quale si prega, si canta – al suono della chitarra -, ci si scambiano strette di mano, si va a prender la particola e la si porta alla bocca con le mani, poi si torna a casa, sospirando di sollievo se il prete è stato conciso nell’omelia, e quindi non si sono persi più di quaranta minuti in tutto, quarantacinque al massimo.
Un edificio dove tutto è fatto perché i partecipanti si sentano loro i protagonisti; Dio, non si sa bene dove sia; forse nel tabernacolo; ma, tranne che durante la Messa, anche il tabernacolo non si capisce bene dove sia, e succede che non vi arda il lumino, segno della presenza del Santissimo. L’altare, brutto e moderno, che rovina completamente l’architettura dell’edificio, specialmente se esso è antico – e lo è nella maggior parte dei casi – è rivolto verso i fedeli; il sacerdote celebra rivolto ai fedeli; fra una spiritosaggine e l’altra, fra una menestrellata e l’altra, ogni tanto si nomina Dio, ma nessuno alza gli occhi al cielo, e pochi s’immergono in preghiera in silenzio e con vero fervore: almeno, a quel che è dato vedere.
Alla televisione, le cose non vanno diversamente. Il papa si affaccia dal balcone, augura il buon giorno, augura il buon pranzo, augura la buona sera: pare una diva in cerca di applausi, e infatti un bambino, che gli sta accanto, dice al microfono quanto gli vuole bene; in piazza, tutti applaudono, commossi; di Dio, in fin dei conti, si non si parla molto; di Gesù Cristo,  Nostro Signore, incarnato, morto e risorto per l’umanità, neppure; in compenso, si parla incessantemente del dovere di accoglienza verso gl’immigrati islamici, si lodano fino alle stelle i giudei, si pronunciano parole di altissima stima per gli atei, i radicali, i massoni, pur senza chiamarli con tali nomi, ma rivolgendosi ai loro rappresentanti, sicché non è possibile alcun equivoco. Perché anche un bambino sa, più o meno, chi siano Emma Bonino o Eugenio Scalfari; e basta andare su Internet per vedere cosa pensano e cosa hanno sempre fatto nella loro vita. Ma il papa è loro amico, li stima, si rattrista per la dipartita di un così brav’uomo come Marco Pannella, il campione di mille battaglie per i diritti. Quali diritti? Quello di divorziare, di abortire, di praticare l’eutanasia, di drogarsi, di parificare le libere unioni al matrimonio, di sancire le unioni omosessuali e le adozioni di bambini da parte delle coppie omosessuali; nonché quello di praticare la fecondazione eterologa e quell’altro, ancora più nobile e civile, di acquistare un bambino dopo aver affittato l’utero di sua madre.
Il nostro bambino o il nostro ragazzo, poi, vedendo il papa che se ne va a braccetto con i rabbini, o che celebra la messa insieme ai luterani, che invita in chiesa gli imam, per pregare tutti insieme ciascuno il proprio Dio, si sarà forse fatto l’idea che non ci sia niente di più bello, di più naturale, di più simpatico che questo affratellamento, questa confidenza, questa amicizia reciproca fra capi di religioni diverse; e che pensarla in altro modo sarebbe qualcosa di molto brutto, una espressione di chiusura, di grettezza, di scarsa carità cristiana. Ed ecco l’inganno del modernismo: aver pervertito il volto della Chiesa e le parole e i gesti dei suoi membri, fino a contrabbandare per buono e bello ciò che è, puramente e semplicemente, l’apostasia dalla fede cattolica.
Il modernismo è una terribile eresia, anzi, come disse san Pio X, il concentrato di tutte le eresie, e consiste nel tentativo di far giungere la Chiesa cattolica ad un accomodamento con il mondo moderno, il quale è, nella sua essenza, malvagio e anticristiano. Questo è il nodo della questione: per i modernisti, il mondo moderno è buono, o, almeno, è abbastanza buono da poter dialogare con esso, da poter coesistere con esso, da poter trovare un ragionevole compromesso; per il cattolicesimo (quello vero, confermato da ventuno concili, fimo al Vaticano I), tale compromesso non è possibile, perché il cristiano deve scegliere fra Dio e mammona, cioè fra due alternative radicalmente diverse. Solo il ventiduesimo concilio ha fatto delle aperture di tipo modernista e ha introdotto alcune novità liturgiche e dottrinali, che, sfruttate senza scrupoli dai teologi e dal clero modernisti, sono state allargate a dismisura, fino a permeare tutta la Chiesa cattolica e a trasformarla in una neochiesa o contro-chiesa modernista, all’interno della quale sopravvivono, a stento e con fatica, delle vere isole cattoliche, dei veri fedeli e dei veri pastori cattolici. Anche il papa, oggi, ha abbracciato il modernismo e ha aderito alla menzogna e all’eresia modernista: questo è un fatto, estremamente doloroso, ma un fatto, e contra factum non valet argumentum..
In questo mondo, dove regna la più caotica confusione, perfino a livello del linguaggio, proviamo allora a spiegare a quel bambino, o a quel ragazzo, che cosa ci sia di sbagliato nel papa che va a braccetto con i rabbini, che concelebra la messa coi pastori luterani e che invita in chiesa, a pregare, gli imam (all’indomani dello sgozzamento di un prete cattolico, nella sua chiesa e durante la santa Messa, da parte di fanatici islamici). Non sarà facile, perché il buonismo spacciato per bontà, da una parte, e il relativismo spacciato per tolleranza, dall’altro, hanno creato una tale confusione intellettuale e spirituale, da rendere quasi disperato il tentativo di fare un po’ di chiarezza. Che i fedeli di diverse religioni provino stima reciproca, e, in qualche caso, perfino amicizia, è una cosa certamente buona sul piano umano; non però se tale atteggiamento si traduce in una mescolanza e in una confusione dottrinale. La religione, caro ragazzo – così gli diremmo – è una faccenda seria, forse un po’ più seria di quel che ti hanno fatto credere il tuo parroco o la tua catechista, certo più di quel che vada predicando il papa: ne va della salvezza dell’anima. Il cristianesimo si ispira alla Parola di Gesù Cristo, il quale disse di sé: Io sono la Via, la Verità e la Vita. E disse ai suoi discepoli: Andate a predicare il Vangelo e a battezzare tutte le genti; chi crederà e verrà battezzato, sarà salvo, ma chi non crederà, sarà condannato. Perciò, i capi delle religioni non possono trovarsi fra di loro, se  non sul piano del rispetto umano; e, per questo, non c’è bisogno che preghino insieme, perché, così facendo, generano solo confusione tra i loro fedeli, dando l’impressione che tutte le religioni si equivalgano, che siano solo delle creazioni umane per avvicinarsi a Dio, ma che Dio, essendo unico (Dio non è cattolico, ha detto papa Francesco) in fondo non bada a simili quisquilie. Ma la Chiesa cattolica, per i cattolici, è stata fondata personalmente da Gesù Cristo, che ne è stato il capo, e che poi l’ha affidata a san Pietro e ai suoi successori. Dunque, amicizia per tutti, rispetto per tutti, anzi, amore, sul piano umano; ma sul piano religioso, che è il piano della trascendenza, cioè soprannaturale, nessuna confusione, nessuna commistione: o si è cattolici, o si è luterani, o si è giudei, o si è islamici. Sono cose diverse. Per un vero cattolico, non ci sono diverse religioni, più o meno equivalenti: ce n’è una vera, mentre le altre sono false. Gli uomini, possono essere buoni e pii; ma la chiese false, sono certamente cattive, proprio perché ingannano gli uomini su una cosa che è terribilmente seria, per questa vita e per l’altra.
Già, l’altra vita. Abbiamo l’impressione che i bambini e i ragazzi di oggi, anche quelli educati nella fede cattolica, ne sentano parlare pochino. Quando, poi, la morte arriva – la morte di un parente, di un amico, o quella che colpisce le persone innocenti in qualche disgrazia o calamità di cui parlano i mass media – ecco l’impreparazione, lo scandalo; ecco che i nodi di una falsa teologia e di una pastorale ingannevole giungono al pettine. Si sentono perfino dei vescovi prendersela con il silenzio di Dio, davanti a un paese colpito dal terremoto. Non sono rari i funerali nei quali il sacerdote, celebrando la Messa per il defunto, si abbandona a dei veri e propri sproloqui, ad affermazioni fuorvianti ed eretiche. Sembra che Dio taccia, che Dio non ascolti; che il mistero della morte e della sofferenza sia destinato a restare sigillato, anche per un cristiano. Ma questa non è la vera e sana teologia cattolica. La teologia cattolica, pur non pretendendo di poter “spiegare” il mistero della morte o del dolore, specialmente quando colpiscono persone innocenti, che avevano una vita davanti a sé, possiede, in compenso, un modello perfetto e confortante: quello di Gesù Cristo, che ha assunto volontariamente la sua parte di sofferenza, Lui, che era Dio, facendosi uomo e accettando di essere tradito, oltraggiato, martoriato, crocifisso dagli uomini; e il modelle di quelle sue decisive parole: Padre, sia fatta la Tua volontà, non la mia. Questa è la risposta cristiana al mistero della morte e della sofferenza; e un pastore che non sa adoperarle davanti ai parenti di un defunto, davanti a una comunità che è stata colpita da un disastro naturale, è un cattivo pastore, probabilmente inquinato anche lui dalle mentalità modernista. La mentalità modernista è fondamentalmente immanentista: a Dio, ci crede per modo di dire; ciò in cui crede, è l’uomo, capace di assumere su di sé il proprio destino, e di realizzare i suoi disegni, con le sue forze. Se pure si ricorda di avere un Dio che lo ama, lo fa con l’atteggiamento di chi concede qualcosa, non di chi ha bisogno di qualcosa e di chi è profondamente grato: perché il carattere fondamentale del modernismo è la superbia. Il modernista è un superbo, intellettualmente e spiritualmente convinto della eccellenza della natura umana e non meno fermamente convinto che la relazione con Dio dipende in sostanza da come la imposta egli stesso, non da come la vuole Lui.
Ragazzo mio, gli diremmo, parliamoci chiaro: ciò in cui crede il mondo moderno, è il denaro. E Gesù ha detto cin chiarezza: Non si possono servire due padroni, Dio e mammona. Se la Chiesa pensa di poter coesistere con il mondo moderno, sbaglia; ma è difficile che venga criticata, perché il mondo moderno predica l’edonismo, la ricerca esasperata del piacere: e chi ha voglia di rifiutare il piacere? La neochiesa modernista non parla più della purezza, della castità, del sacrificio, perché cerca l’applauso, vuole piacere e ha paura di dispiacere. Ma san Pietro, negli Atti degli Apostoli, dice chiaramente che bisogna obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini; e lo dice davanti al Sinedrio di Gerusalemme, con personale rischio della vita, perché alcuni sacerdoti avrebbero voluto mettere subito a morte tutti i seguaci di Gesù, dopo aver ottenuto la crocifissione del Maestro. Ma la neochiesa non ha il coraggio di dispiacere agli uomini: è penoso vederla arrancare dietro il mondo moderno, cercando e mendicando il consenso da quegli stessi che volevano vederla distrutta. Ma perché dovrebbero distruggerla, ormai? Essa è più utile ai loro disegni così, com’è adesso: infedele al Vangelo e svuotata della Parola di Dio. Una falsa chiesa è più utile, ai suoi nemici, che una chiesa distrutta, perché la Chiesa distrutta può risorgere dalle sue ceneri – anzi, certamente risorgerà, se si ha fede nella promessa di Cristo:le porte degli inferi non prevarranno contro di essa -, ma una falsa chiesa porta le anime in perdizione, senza che i più se ne avvedano.
C’è poi un’altra cosa da dire. In queste tenebre della modernità, dove tutto è confuso, opaco, e dove tutto sembra uguale a tutto, e non c’è più posto per delle certezze e dei valori durevoli, perenni, i giovani sono sempre meno abituati ad affrontare la vita, la sua durezza, i suoi sacrifici, le sue prove. Viziati e coccolati da genitori/amici, blanditi da insegnanti da fine stagione e ingannati da preti modernisti, crescono con l’idea che tutto sia facile, che ci sia sempre un riparo pronto ad accoglierli, un paracadute per attutire le eventuali cadute. Non s’insegna loro che gli errori si scontano, le colpe si pagano. Quali errori, quali colpe? Il peccato, poi: roba d’altri tempi; pedagogia della paura, dice qualche bravo teologo modernista. E invece la vita è dura, è una battaglia; e la vita nella civiltà moderna è, dietro le melliflue apparenze del consumismo, forse più dura che in molte altre epoche. Spietata. Pertanto, è necessaria prudenza; non ci si può fidare del primo che passa; e sarebbe pericolosissimo sopravvalutare le proprie capacità. Fidarsi di un malintenzionato, fidarsi di se stessi quando ci si mette a fare qualcosa che è più grande di noi, sono errori che si pagano, a volte molto cari. Nel mondo moderno non regnano affatto la concordia e la tolleranza: e molti sorrisi sono falsi, molti abbracci sono simili a quello di Giuda. Il cristiano ama tutti, ma non deve fidarsi di chiunque: siate astuti come il serpente e semplici come le colombe, raccomanda Gesù in persona. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali. Papa Francesco insegna, invece, anzi ordina, di accogliere tutti, centinaia di migliaia di stranieri fra i quali vi sono non pochi delinquenti, non pochi terroristi: ma questa non è bontà, è buonismo. E allora sappi, caro ragazzo, che la bontà viene da Dio, ma il buonismo viene dal diavolo. Il buonismo è fondato su una menzogna, e viene da un dio menzognero, che sa parlare solo di misericordia e, così, fa finta che la giustizia non esista...

Il diabolico inganno modernista

di Francesco Lamendola
http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10987:il-diabolico-inganno&catid=70:chiesa-cattolica&Itemid=96
Corriere della Sera
(G. G. Vecchi) Il titolo del decreto su battesimi e cresime firmato dal vescovo Gianfranco Todisco, sul sito web della diocesi di Melfi, è lapidario: «Abolizione dei padrini e delle madrine». Provvedimento radicale, «ad experimentum» e per «tre anni» da settembre, che monsignor Todisco motiva con la «secolarizzazione» crescente e il fatto che «molti padrini e madrine, pur essendo brave persone, non hanno piena consape-volezza del ruolo da svolgere come testimoni della fede». Dovrebbero accompagnare la «vita cristiana» del figlioccio e invece vengono scelti con «criteri sociali», perché amici o parenti. Così il vescovo ha detto basta. Ci dovranno pensare i genitori e una sorta di padrino o madrina d' ufficio, «sarà il catechista a presentare i can-didati e a garantirne la formazione». Farà discutere. Il vescovo cita anche i «precisi requisiti» e gli «impedimenti canonici» sui quali, peraltro, il primo ad avere dubbi è stato Papa Francesco: «Perché mai un divorziato non potrebbe fare da padrino?».

I vescovi tedeschi: comunione ai divorziati risposati in alcuni casi

Pubblicate le linee-guida della Conferenza Episcopale della Germania sulla esortazione del Papa “Amoris Laetitia”

I vescovi tedeschi confermano l’apertura sulla comunione ai divorziati risposati nelle linee-guida, pubblicate oggi, per l’applicazione dell’Amoris Laetitia , sottolineando che l’esortazione di Papa Francesco sulla famiglia, che sta provocando un vivace dibattito in seno alla Chiesa cattolica, pur senza stabilire «una regola generale o un automatismo», prevede, in singoli casi e a valle di un processo di discernimento all’interno della comunità cattolica, l’ammissione all’eucaristia in alcuni di questi casi. 

La Conferenza episcopale tedesca, guidata dal cardinale Reinhard Marx di Monaco di Baviera, uno dei nove porporati consiglieri di Francesco, pubblica oggi il documento «La gioia dell’amore che viene vissuta nelle famiglie è anche la gioia della Chiesa» (sottotitolo: «Introduzione ad una rinnovata pastorale delle nozze e della famiglia alla luce dell’Amoris Laetitia») approvato lo scorso 23 gennaio dal consiglio permanente dello stesso episcopato. 

A prendere posizione a favore di una lettura aperturista del testo papale nelle scorse settimane è stata, prima che lo facesse oggi la tedesca, la conferenza episcopale maltese, con un documento poi ripubblicato dall’Osservatore Romano. Non tutti sembrano propendere per un atteggiamento del genere. Lo dimostra, ad esempio, l’intervista al cardinale prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, Gerhard Ludwig Mueller, anch’egli tedesco, pubblicata oggi dal «mensile di apologetica» Il Timone 

Le linee-guida dei presuli della Germania affrontano una serie di questioni di cui ha scritto il Papa nella esortazione apostolica che ha concluso il doppio Sinodo sulla famiglia del 2014-2015: dalla preparazione al matrimonio all’accompagnamento pastorale delle famiglie, dalla fede vissuta nelle famiglie alle famiglie che vivono situazioni di fragilità, soffermandosi poi sulla annosa questione per le coppie di divorziati risposati di ricevere i sacramenti. Sul tema i vescovi non vedono «alcuna regola generale e alcun automatismo». A loro giudizio sono necessarie piuttosto soluzioni differenziate che prendano in considerazione il singolo caso».  

«Amoris Laetitia - sottolineano i vescovi tedeschi - non trascura né la pesante colpa che molte persone vivono in tali situazioni di frattura e fallimento della relazione matrimoniale né la questione problematica che seconde nozze civili contraddicano il segno visibile del sacramento matrimoniale, anche quando la persona coinvolta è stata lasciata senza colpa. Amoris Laetitia tuttavia non rimane nel divieto categorico e irreversibile dell’accesso ai sacramenti».  

La nota a pie’ di pagina 336 del testo papale, ricordando i presuli , sottolinea che ci possono essere conseguenze anche sacramentali diverse per situazioni diverse per quanto riguarda la colpa nel fallimento matrimoniale, e la nota 351 ribadisce l’aiuto che la Chiesa può dare con l’eucaristia in alcuni casi e dunque anch’essa «prevede la possibilità di accedere ai sacramenti in questi casi». La Conferenza episcopale precisa, ancora, che «non tutti i credenti il cui matrimonio è fallito e che si siano separati e risposati civilmente possono ricevere indiscriminatamente i sacramenti. Sono invece necessarie soluzioni differenziate che prendano in considerazione il singolo caso, quando le nozze non possono essere annullate. In questi casi incoraggiamo tutti coloro che hanno il fondato dubbio sulla validità del loro matrimonio a prendere in considerazione il servizio dei giudici matrimoniali ecclesiali per verificare se siano possibile nuove nozze in Chiesa».  

Nei casi in cui il matrimonio non sia nullo, invece, «Amoris Laetitia parte da un processo di discernimento che va accompagnato da un pastore» e, in questo quadro, sottolinea il documento dei vescovi tedeschi, «apre alla possibilità di ricevere i sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia. In Amoris Laetitia Papa Francesco sottolinea il significato della decisione con coscienza quando dice: “Stentiamo a dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle”.  

Al termine di questo processo spirituale, che riguarda sempre l’integrazione, non c’è comunque l’accesso dei sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia. La decisione individuale, in certe condizioni di essere o meno nella condizione di ricevere i sacramenti, merita rispetto e attenzione. Ma anche una decisione di ricevere i sacramenti va rispettata. Da rifiutare sono sia un atteggiamento di lassismo senza intenso esame nell’accompagnare, discernere e integrare, così come un atteggiamento rigoristico, che consiste in giudizi frettolosi sulle persone in cosiddette situazioni irregolari. Invece di questi atteggiamenti estremi il discernimento (latino, discretio) deve avvenire in dialogo personale. Vediamo come sia nostro compito approfondire la via della formazione delle coscienze dei fedeli. A questo fine dobbiamo rendere idonei i nostri pastori e fornire loro criteri. Tali criteri di una formazione della coscienza sono forniti in modo diffuso e eccellente dal Santo Padre nella Amoris Laetitia». 

http://www.lastampa.it/2017/02/01/vaticaninsider/ita/nel-mondo/i-vescovi-tedeschi-comunione-ai-divorziati-risposati-in-alcuni-casi-S8e2QWNo1LAMmXv2WhIwfN/pagina.html

Bergoglio e Pannella, affinità elettive

Antonio Righi1 febbraio 2017
Cattura
Quale è stato, per tutta la sua vita, il messaggio di Giacinto Pannella, detto Marco? Che il peccato non esiste. Pannella era un uomo molto attento alla teologia. Conosceva la dottrina cattolica molto meglio di moltissimi preti: la combatteva alla sua radice. Senza peccato, l’uomo non ha bisogno della misericordia e del perdono di Dio. Senza peccato, Cristo è inutile. Senza Dio, tutto è permesso.

Per questo Pannela si è battuto come un leone per rendere leciti divorzio, aborto, eutanasia, droga libera, omosessualità… Tutto ciò che per la Chiesa cattolica è peccato, per lui era cosa buona e giusta. Non solo l’omicidio di un bambino nel grembo materno, o di un malato, era un bene, per Pannella, ma anche il suicidio, sempre e comunque. Sapeva molto bene che non esiste affermazione più forte della propria divinità, da parte dell’uomo, che diventare padrone della propria vita: la vita è mia e la gestisco io. Impossibile dichiarare più evidentemente la morte e l’inutilità di Dio. Ma non è finita: come non ricordare le battaglie di Pannella contro la pena di morte e sulle carceri? Andrebbero capite bene: al di là delle furbizie di circostanza, Pannella voleva dire, ancora una volta, che il peccato non esiste. Che l’omicidio non va punito, perchè l’uomo deve essere libero di fare ciò che vuole. Certamente, per non trovarsi del tutto solo Pannella ricorreva agli argomenti classici, sulle carceri sovraffollate ecc., ma mirava sempre allo stesso scopo: distruggere l’idea stessa della giustizia, anche di quella umana. Perchè nel momento in cui la società mette in galera o condanna a morte un omicida, magari un serial killer, afferma che l’uomo non è padrone del bene e del male. E questo Pannella, nuovo teorico del superuomo, non lo poteva accettare.
Ebbene, ad un certo punto Pannella ha cominciato ad esultare: quando ha visto che la stessa Chiesa cattolica, nella figura del papa, non lo osteggiava più. La misericordia di Francesco, infatti, altro non è che il relativismo di Marco. Una misericordia che perdona tutto, senza neppure bisogno del più piccolo segno di pentimento. La corrispondenza di amorosi sensi tra Pannella e il Vaticano (in primis con quel monsignor Vincenzo Paglia che Francesco ha nominato presidente della Pontificia Accademia per la Vita!) di oggi, è segno di una alleanza ideologica ben precisa. Francesco e Pannella hanno cominciato a mandare segnali di fumo, elogiandosi a vicenda. Questo nonostante il leader radicale non abbia mai cambiato di una virgola, sino alla morte, il suo pensiero, Francesco, quello che non ha tempo di rispondere ai suoi cardinali, ha cominciato a scrivergli, pubblicamente, e ad elogiare lui e la sua vestale, Emma Bonino. Insieme a loro, encomi anche per Giorgio Napolitano, che per un cattolico è colui che ha condannato a morte Eluana Englaro, cercando così di aprire le porte all’eutanasia.
Si sta esagerando? No di certo. Non è sempre Francesco che sta tentando di introdurre, con Amoris Laetitia, il divorzio “cattolico”? Non è sempre Francesco a togliere la scomunica per l’aborto, in nome della misericordia, ma in realtà per rendere sempre meno grave, nella percezione dei fedeli, questo delitto? Non è sempre lui ad attaccare, a testa bassa, ogni giorno, coloro che ricordano che Dio è anche Giustizia e che Cristo è venuto a compiere la legge, non ad abolirla? E non sono forse gli uomini a lui più vicini, da Antonio Spadaro, a Bruno Forte, a sdoganare piano piano l’omosessualità, mentre Monsignor Nunzio Galantino duetta con Monica Cirinnà?
Davvero, sembra che Pannella abbia vinto; sembra, per un credente, che il papa abbia cessato di fare il katechon, cioè di trattenere la forza dell’Anticristo. Può anche essere, come profetizzava sant’Agostino, che uomini che sono nella Chiesa, ma non nella Chiesa, ne prendano momentaneamente il controllo. Non manca, nella tradizione della Chiesa, l’ipotesi di un papa eretico, cioè, in fondo, di un papa usurpatore, che quindi non è papa (ipotesi della sede vacante). E questo indipendentemente da come è avvenuta la sua elezione, indipendentemente dalla stranezza dei “due papi”: a causa della sua apostasia nei confronti della fede cattolica. Stiamo andando troppo in là? Chi lo pensa provi a chiedersi cosa avrebbe detto 5 anni fa, se qualcuno gli avesse profetizzato che il Vaticano, dopo gli elogi pubblici e reiterati di Pannella e Bonino, avrebbe invitato pubblicamente sulle sue cattedre personaggi che predicano, da decenni, l’ autodistruzione dell’umanità e l’aborto forzato come Paul Ehrlich. E aggiunga questo dato: che i radicali di Pannella, tra i primissimi a introdurre un certo ambientalismo verde in Italia, sono anche coloro che hanno fondato l’associazione Rientro dolce, che vorrebbe portare l’umanità, tramite aborti, sterilizzazioni, eutanasia ecc. da 6/7 miliardi di persone a 2 miliardi. Sulla stessa scia di Ehrlich.
Che ora, morto Pannella, pontifica in Vaticano, mentre i difensori della vita e della famiglia vengono perseguitati.

1 commento:

  1. Voglio ringraziare questo sito per pubblicare gli scritti di Francesco Lamendola che per la sua chiarezza e aderenza al dettato cattolico, vale piu di 100 teologi.

    Francesco Retolatto

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