ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 1 febbraio 2017

Tertium datur?

LA TENAGLIA ANTICATTOLICA

    Modernismo e giudaismo la tenaglia che sta spezzando il cattolicesimo. Lo scontro in atto fra Islam e Occidente nasce da una gigantesca opera di manipolazione e strumentalizzazione con un terzo che le sta usando e aizzando? 
di Francesco Lamendola  





Le apparenze, talvolta, ingannano. Guardando le cose come appaiono, nella loro urgenza, nella loro corposità quasi gridata, si sarebbe portati a credere che la grande battaglia oggi in atto sia quella fra le due maggiori religioni monoteiste, il cristianesimo e l’islam, e, di riflesso, fra le due civiltà di cui esse sono l’espressione: quella occidentale e quella arabo-persiana; la prima, moderna e progressista, la seconda antimoderna e conservatrice.
Ora, che sia in atto uno scontro, non vi è dubbio: tuttavia, a ben guardare, si comprende che non è fra cristianesimo e islamismo, se non altro perché la civiltà occidentale è non solo post-cristiana, ma decisamente anticristiana, e dunque non è certo il cristianesimo, tanto meno il cattolicesimo, a poter essere protagonista di questo scontro. Oltre a ciò, il cristianesimo non crede più in se stesso e la chiesa non è più la Chiesa cattolica, ma una contro-chiesa gnostica, massonica e modernista. Pertanto, l’Occidente non è più quello del Vangelo, ma quello di Charlie Hebdoe il vangelo non è più il Vangelo, ma una sua mistificazione e una sua contraffazione in chiave progressista e modernista, buonista e relativista. Di conseguenza, se l’islam è all’offensiva contro l’Occidente perché cristiano, sta sbagliando completamente bersaglio; e quando i terroristi islamici compiono stragi e attentati contro i “crociati”, adoperano un linguaggio che tradisce la loro completa ignoranza della posta in gioco. Non si può fare a meno di dedurne che qualcuno li sta usando; che tutto lo scontro ora in atto fra l’islam e l’Occidente nasce da una gigantesca opera di manipolazione e di strumentalizzazione. Esistono delle forze, dei circoli di potere, con i relativi carrozzoni mediatici, interessati a far credere che le due grandi religioni monoteiste si stanno combattendo per la supremazia mondiale; invece c’è un terzo che le sta usando e le sta aizzando l’una contro l’altra. Si tratta di capire chi sia questo terzo e quale sia il suo disegno globale: perché non vi è dubbio che si tratti di una strategia planetaria, avente come posta il controllo dell’intera umanità.

Ebbene, numerosi indizi portano a ritenere che si tratti di alcuni settori del giudaismo talmudico, d’intesa con l’alta finanza ebraica e con il sionismo internazionale, di cui lo Stato d’Israele è l’avamposto, ma le cui mire e i cui disegni si estendono come una rete, sapientemente intessuta da un capo all’altro del mondo, e che non prevedono niente di meno che il controllo totale del pianeta, con tutte le sue risorse demografiche ed economiche. Le manovre del B'nai B'rith hanno permesso la formulazione e l'approvazione di un documento come la Dignitatis Humanae al Concilio Vaticano II, il 7 dicembre 1965 (quando vi era già un clima di smobilitazione, e anche, un po', di esaltazione, per cui fu più facile strappare una schiacciante maggioranza: 2.308 favorevoli e 70 contrari); ma i padri conciliari, probabilmente, non si resero conto della portata dirompente di quella dichiarazione, che proclamava il principio della libertà religiosa, e, così, contraddiceva frontalmente tutto il Magistero secolare della Chiesa, specialmente quello di Pio XII, Pio X e Pio IX, nonché il concilio ecumenico precedente, il Vaticano I, e soprattutto il Sillabo. La Chiesa, con ciò, e sia pure implicitamente, riconosceva di essere depositaria di una delle verità che portano a Dio: non la sola e non la sola vera. Nei confronti del giudaismo, essa passava dall'oremus et pro perfidi judaeis ai nostri fratelli maggiori, che ci hanno preceduti nella fede di Abramo.
Il logico corollario di questo primo cedimento è stato, oltre alla relativizzazione della fede cristiana, anche la sua subordinazione morale al giudaismo, sotto le specie del riconoscimento di una responsabilità cristiana, e sia pure indiretta, nella Shoah, come era negli auspici del cardinale Kasper e come vide subito, lucidamente, monsignor Lefebvre. Ecco perché il pieno riconoscimento della Shoah diventa un dogma del cattolicesimo, e lo si è visto nel caso Williamson. Fino a quel, momento, infatti, si poteva fare una distinzione fra ciò che un sacerdote o un vescovo dicono in materia di fede e ciò che dicono, magari sbagliando, in materia di storia; per cui poteva anche accadere, talvolta, che un membro del clero cattolico professasse opinioni difformi dalla maggioranza riguardo al genocidio degli ebrei (non al fatto che vi sia stato, beninteso, ma alle cifre e alle modalità), mentre ora non è più possibile. Williamson è stato cacciato, non solo dalla Chiesa cattolica, ma anche dalla Fraternità sacerdotale san Pio X, sostanzialmente per essersi rifiutato di piegare la testa dinanzi a questo nuovo, improprio dogma cattolico: che i cattolici si devono accollare, almeno in parte, la responsabilità della Shoah, e che, su quest'ultima, non è lecito avere opinioni difformi da quelle stabilite dalla versione "ufficiale": sei milioni di morti e una piena e deliberata volontà di sterminio, da parte dei tedeschi, sin dall'andata al potere di Hitler.
Da che mondo è mondo, non si è mai vista una religione che pretende di dettare i dogmi a un'altra religione: questo è ciò che sta accadendo nel cattolicesimo dopo il Concilio Vaticano II. Dietro la maschera del dialogo con il giudaismo (e con le altre religioni) vi è l'infeudamento volontario del cattolicesimo al giudaismo. Giovanni Paolo II si è profuso in scuse nei confronti del giudaismo, dando a intendere che i cattolici avevano motivo di sentirsi corresponsabili della tragedia del popolo ebreo durante la Seconda guerra mondiale; mentre semmai è vero il contrario, e cioè che i cattolici possono e devono andare giustamente fieri per esseri prodigati, a cominciare dal clero e dal pontefice Pio XII, per la loro salvezza, quando erano perseguitati a morte dai nazisti. In quest'ottica - delirante - non è lecito esprimere, o avere espresso, il minimo dubbio, la minima riserva circa il ruolo storico e religioso svolto dal giudaismo nel corso dei secoli in Europa; non è ammissibile avanzare la più piccola critica alle lobby ebraiche e alla finanza ebraica, né, meno ancora, alla politica dello Stato d'Israele, anche davanti alle evidenti violazioni dei più elementari diritti umani ai danni del popolo arabo-palestinese. É ben questa la ragione della improvvisa, e apparentemente incomprensibile, frenata nella proclamazione della santità di padre Léon Gustave Dehon: l'avere egli scritto, a suo tempo, sul giornale La Croix, delle cose che non sono piaciute agli Ebrei. A stento è “passata” la beatificazione di Massimiliano Kolbe, il quale aveva detto, sul conto degli ebrei (da lui coraggiosamente aiutati dopo l’occupazione nazista della Polonia) cose molto simili a quelle che aveva scritto padre Dehon. Ed è la stessa ragione per cui non sarà mai possibile ridare l'onore alla memoria di monsignor Tiso, il presule slovacco che si assunse l'ingrato compito di reggere il destino del suo popolo negli anni drammatici della Seconda guerra mondiale: aver denunciato e combattuto l'invadenza finanziaria ebraica in Slovacchia. Ed è sempre per questo che il culto di san Simonino martire, a Trento, è stato abolito, e che è stato praticamente imposto ai cattolici di non parlare mai più del “sacrificio rituale” giudaico anticristiano (anche se gli ebrei possono farlo, come nel caso dello storico Ariel Toaff). È evidente che esiste un diktat, un ricatto permanente, nei confronti della Chiesa, riguardo a tutto ciò che concerne il giudaismo; e che tale ricatto viene esercitato sia dall’esterno, sia dall’interno della Chiesa stessa. L’uomo-chiave di tutta questa operazione è monsignor Kasper. In una intervista rilasciata al Corriere della Sera il 31 maggio 2010, egli, ricollegandosi alla Dignitatis Humanae del 1965, disse che

La Shoah è stata favorita anche da un tipo di teologia. […]. Secoli di teologia cristiana anti-giudaica hanno contribuito alla shoah favorendo […] l’antisemitismo razziale-biologico del nazismo. […]. Quel crimine senza precedenti ha costretto le Chiese cristiane a rivedere il loro rapporto con gli ebrei e per i cattolici il tornante decisivo è stato il Vaticano II, con le sue scelte irrevocabili. […]. Il riconoscimento di una responsabilità cristiana indiretta nella shoah era contenuto già in un documento epocale della “Commissione per i rapporti religiosi con l’Ebraismo”, pubblicato nel 1998 con il titolo “Noi ricordiamo”, in vista del “mea culpa” giubilare del 2000.

Insomma: Auschwitz è stata sfruttata per ricattare la Chiesa cattolica, fra l’altro attraverso l’infame campagna calunniosa contro Pio XII e il suo preteso “silenzio”; un ricatto permanente, che non è stato placato nemmeno dalle umilianti scuse poste da Giovanni Paolo II, e che mai sarà estinto, perché, ad ogni minima occasione, si pretende dal papa di turno (è toccato anche a Benedetto XVI con il caso Williamson, montato ad arte mandando in onda una vecchia intervista di quel vescovo alla televisione svedese, subito dopo che il papa aveva revocato la scomunica a lui e agli altri tre vescovi nominati da monsignor Lefebvre) di rinnovare non solo le scuse al giudaismo e l’ammissione di una “responsabilità” cristiana nella Shoah, ma anche l’impegno a sanzionare e scacciare qualunque membro del clero cattolico osi esprimere opinioni personali riguardo al genocidio degli ebrei come fatto storico, indipendentemente da ogni dimensione religiosa. Infatti, per coloro che esercitano il ricatto, quest’ultima distinzione non esiste e non deve esistere: essi vogliono che la Shoah e l’atteggiamento “antisemita” della Chiesa preconciliare siano considerati come un fatto unico. In effetti, però, è vero il contrario: ossia che sono costoro a vedere un legame indissolubile fra la Shoah e il giudaismo, precisamente nel senso che, attuando il genocidio degli ebrei, i nazisti (né si sa perché i cattolici, in quanto tali, dovrebbero identificarsi con costoro; ma così è) tentarono di sterminare gli eletti del Signore, cioè, in ultima analisi, tentarono di uccidere Dio stesso: il Dio del Talmud, beninteso, e non quello del Vangelo.
Quanto al fatto che la “svolta” rappresentata dalla Dignitatsi Humane segni, oggettivamente, una rottura del Magistero, e quindi della sacra Tradizione, nei riguardi dei rapporti con le altre religioni, e particolarmente del giudaismo, lo prova la risposta che diede san Pio X a Theodor Herzl, il fondatore del movimento sionista, il quale gli aveva chiesto di riconoscere sia il sionismo, sia, anticipatamente, il futuro stato d’Israele: Sino a che Israele non riconoscerà Cristo come Messia e Dio, la Chiesa non potrà riconoscere il sionismo e Israele (cit. da don Curzio Nitoglia nell’articolo Il caso Krah del 25/07/2011, consultabile in rete). Può darsi che gli storici futuri, ma soprattutto i cristiani futuri, domanderanno conto ai padri conciliari, a Pio VI ed ai suoi successori, di aver spezzato la continuità del Magistero su questo punto fondamentale, rovesciandolo al punto tale da porre la Chiesa sotto scacco da parte del giudaismo, e accettando di addossare su di essa una responsabilità storica che non le appartiene; e di essere passati sopra ai Vangeli stessi, specialmente quelli di Matteo e di Giovanni, per quanto riguarda la precisa responsabilità giudaica nella condanna a morte e nella crocifissione di Gesù Cristo. Perché, a forza di introiettare l’idea che i cristiani, e specialmente i cattolici, devono sentirsi in colpa verso gli Ebrei per le loro sofferenze, c’è il rischio concreto che finiscano per dimenticarsi come è morto Gesù Cristo, e di quanto duramente sia stata perseguitata la Chiesa delle origini dal Sinedrio di Gerusalemme; e che, pur di non fare un torto ai “fratelli maggiori”, si debba fare un torto ai Vangeli, dichiarandoli fasulli e menzogneri, almeno su questo punto. Sarebbe la più aberrante e inverosimile di tutte le apostasie.
Peraltro, l’attacco che viene sferrato da oltre mezzo secolo contro la Chiesa non parte solo da settori del giudaismo e dai loro amici presenti (indegnamente) all’interno di essa, ma anche da quei settori del cattolicesimo che non hanno mai digerito la scomunica del 1907, annunciata nell’enciclica Pascendi, e che da un secolo e più stanno brigando per ristabilire le dottrine moderniste e per farle passare nel Magistero, sostituendolo, e così stravolgendo, dall’interno, la Rivelazione cristiana ed il volto della Chiesa cattolica. Tali dottrine sono incentrate sull’idea che il Vangelo può e deve trovare una “intesa” con la civiltà moderna; che può e deve fare suoi i punti di vista della cultura, della scienza, della filosofia moderna; che deve trattare le Scritture, di conseguenza, come qualsiasi altro documento storico, ossia interpretarle liberamente e “scientificamente”, e ignorare la Tradizione, per ciò che riguarda il Magistero; che deve concentrare l’attenzione non sulla trascendenza e sul regno di Dio, che non è di questo mondo, bensì appunto sul mondo terreno, in una prospettiva terrena, sforzandosi di migliorare le condizioni sociali ed economiche degli uomini (cfr. la “svolta antropologica” di Karl Rahner al Vaticano II); che la fede è soprattutto un fatto del sentimento, soggettivo, e non il frutto di un preciso percorso intellettuale, fondato su una verità teologica certa e definita; e che la Verità divina non è accessibile a tutti, ma solo a quelli che son capaci d’intenderla (gnosi). Ahimè, tutto questo sta diventando realtà nei comportamenti pratici di cardinali, vescovi e sacerdoti e nelle tesi di molti teologi, nonché, ultimamente, cosa ancor più grave, in alcuni documenti del Magistero, come la Amoris laetitia. La Chiesa, ormai, è stretta come in una tenaglia...

Modernismo e giudaismo, la tenaglia che sta spezzando il cattolicesimo

di

Francesco Lamendola