ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 24 marzo 2017

Cattomassi

Uno strano dialogo: «Noi cattolici noi massoni»          

Uno strano dialogo: «Noi cattolici noi massoni» (Atanòr, Roma 1980)
Da diversi decenni fino al presente, in Italia e all’estero, vari dignitari della Massoneria tentano di intrattenere con la Chiesa dialoghi miranti sia a una qualche forma di cooperazione filantropica e culturale, e sia ad una dichiarazione di compatibilità o di doppia appartenenza cattolico-massonica. Ovviamente i massoni cercano per lo più di agganciare ecclesiastici colti e “aggiornati” come quelli che ora vengo a presentare.
Nel 1980 l’editrice massonica Atanòr di Roma pubblica il libro «Noi cattolici noi massoni», a cura di P. Giovanni Caprile S.J. (1917-1993), Don Rosario Francesco Esposito S.S.P. (1921-2007), P. Michel Riquet S.J. (1898-1993),  tre sacerdoti protagonisti, dopo il Concilio Vaticano II, di dialoghi catto-massonici ambigui e fuorvianti. Tutti e tre hanno sostenuto la perfetta compatibilità tra la Chiesa Cattolica e la Massoneria sedicente regolare e tradizionale. Purtroppo quei tre studiosi non hanno condotto un’analisi critica di riti, rituali e scritti massonici di natura iniziatica, limitandosi invece ad accogliere acriticamente dichiarazioni e rassicurazioni di parte massonica.

  1. Caprile, che fino al 1960 era un apologeta antimassonico, scrive che la partecipazione al Concilio lo ha «trasformato», gli ha fatto acquisire «una mentalità nuova», «un atteggiamento molto diverso, molto più possibilista, molto più aperto verso la Massoneria» (p. 23).  Egli sottolinea che quella «mentalità nuova» ha raggiunto livelli colti e alti nella Chiesa (cf. pp. 61-62).
  1. Caprile presenta un caso di morale dandone una soluzione soggettivista e relativista:
«Quindi, in concreto, oggi come mi regolo quando qualcuno mi viene a domandare: “Io sono un buon cattolico, praticante; posso essere massone? Posso iscrivermi a una loggia?”. Mi regolo rispondendo così: “Guarda, io non te lo posso dire. […]. Io non posso darti i consigli definitivi, ma solo un certo orientamento. Devi decidere tu, in coscienza; nella loggia effettivamente non trovi – e te ne danno garanzia – nulla che mal si concili con la tua coscienza cattolica. In questo caso ti puoi iscrivere. Se hai motivi seri ti puoi iscrivere”» (p. 32).
      
Eppure P. Caprile era al corrente di alcuni punti problematici nella Massoneria: il «valore supremo della ragione umana», la «Gnosi», il dogmatismo rimproverato alla Chiesa, l’esoterismo (cf. pp. 33-35).
Quel libro riporta anche le interviste rilasciate a Radio Vaticana da Don Esposito (27 gennaio 1980) e da P. Caprile (02 marzo 1980). Don Esposito afferma che tra Chiesa e Massoneria «è avvenuta la riconciliazione» (p. 109).
  1. Caprile commenta la lettera (ambigua) del 19 luglio 1974, inviata ad alcune Conferenze Episcopali dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), Card. Franjo Seper (1905-1981).   P. Caprile riassume così quella lettera:
            «[…] se in qualche nazione ci sono delle Associazioni massoniche o analoghe alla massoneria, le quali si propongono delle attività sociali, anche di formazione, e così via, ma non hanno scopi di lotta alla Chiesa, queste Associazioni massoniche o analoghe alla massoneria, non rientrano più sotto la scomunica. Quindi un cattolico, in genere, può iscriversi ad esse senza essere scomunicato» (p. 118).
Il gesuita P. Michel Riquet afferma che sin dall’inizio degli Anni Sessanta egli è convinto che le massonerie anglosassoni non cadano nella scomunica prevista dal can. 2335 dell’allora Codice di Diritto Canonico (pp. 121-126). Secondo P. Riquet la scomunica avrebbe una «portata limitata» (p. 131), cioè non riguarderebbe tutti i cattolici iscritti alla Massoneria. P. Riquet diffonde queste sue idee tra i Vescovi francesi. Egli ritiene che le Grandi Logge di Inghilterra, Scozia, Irlanda, e la «Grande Loge Nationale Française» (GLNF) non incorrano nella pena del can. 2335 (cf. p. 137).  
Ancora per quanto riguarda il libro «Noi cattolici noi massoni», trovo invece molto più interessanti i contributi di alcuni massoni che si firmano «Fr. Ruggiero» (napoletano), «Fr. Alfredo» e «Lazzaro». Infatti sono proprio loro a far comprendere l’oggettiva incompatibilità tra Massoneria e Chiesa. Vediamoli in sintesi.
Fr. Ruggiero sostiene teorie esoteriche del celebre René Guénon (1886-1951), gnostico, massone della Grande Loge de France, sufi.
Fr. Ruggiero condivide con Guénon concetti quali: «gnosi», «Tradizione primordiale», «influenza spirituale», «restaurazione dello “stato primordiale” (quale quello che esisteva nel biblico “Eden”), condizione fondamentale e necessaria affinché l’uomo possa ricongiungersi ed identificarsi col “Principio”» (cf. pp. 46-47).
Fr. Ruggiero presenta ed elogia come massone cattolico il Fr. Italo Gentile, autore del libro «Esoterismo essoterico dei Rosa+Croce» (Firenze 1967). Fr. Ruggiero dice che Gentile propugna la pace tra Chiesa e Massoneria (cf. pp. 14-15)…  Però Fr. Ruggiero non dice che in quel libro Gentile 33° propone ed elogia l’umanesimo gnostico, il cristianesimo rosacrociano, la Gnosi dualista (pp. 63-67).
Il massone Fr. Alfredo non accetta i dogmi cattolici, nega la verginità della Madonna e ritiene che Gesù sia soltanto un grande uomo, un Iniziato (cf. p. 74). Fr. Alfredo afferma che il Grande Architetto dell’Universo non è il Dio ebraico-cristiano, ma è solo un’entità filosofica che ciascun massone è libero di intendere come vuole (cf. pp. 74-75).
Quasi in risposta al Fr. Alfredo, Fr. Ruggiero cerca di difendere il culto alla Madonna, alla Madonna nera, alla “Vergine”, precisando che lei è menzionata nelle tradizioni pre-cristiane (egizia, babilonese, greco-romana…) e dai Rosa+Croce
Secondo Fr. Ruggiero, la Vergine è in ognuno di noi, e perciò appartiene alla Massoneria; vergine è l’anima con cui Dio si  congiunge (cf. pp. 77-78)… È chiaro che la “mariologia” del massone Fr. Ruggiero è esoterica e gnostica.
Nella «Conclusione» del libro, un certo Lazzaro vede nella Chiesa «profondi mutamenti».  Secondo lui nel nuovo approccio massonologico di P. Caprile e di Don Esposito si può vedere «l’influenza della “svolta antropologica” del gesuita Karl Rahner » (p. 141).
Tuttavia Lazzaro riconosce che nel dialogo con la Massoneria, ci sono punti difficili, ossia «aspetti fondamentali non ancora affrontati: la gnosi, l’esoterismo, i dogmi ed il valore supremo della ragione. Su questi argomenti avverrà lo scontro finale» (pp. 142-143).
A quanto mi risulta i Padri Caprile, Esposito e Riquet, non hanno approfondito quegli «aspetti»,  né hanno ritrattato il loro ottimismo filo-massonico. Comunque, almeno in Italia, non tutti i gesuiti condividevano quella linea filo-massonica.  Un certo Orio Nardi pubblicò un libro antimassonico dal titolo «Il vitello d’oro: l’altra faccia della storia» (Linea Diretta, Milano 1989). Dietro Orio Nardi si nascondeva il gesuita P. Vittorio De Bernardi ?  All’epoca P. De Bernardi era direttore responsabile della rivista «Spirito e Verità», di proprietà dei Gesuiti della Provincia Veneto-Milanese.  Su quella rivista, nel numero di agosto-settembre del1984, troviamo l’articolo di Diogene, «Il satanismo, una fede a rovescio»  in cui si afferma che il luciferismo massonico non è un’invenzione di Leo Taxil, ma che davvero negli alti gradi massonici viene professata «la religione massonica» che venera «Lucifero» come vero «Dio», contro il crudele «Adonai» (cf. pp. 227-229).
Già nel novembre 1976, la rivista «Spiritualità» (la cui sede era quella dei Gesuiti: Piazza San Fedele 4, Milano) pubblica come supplemento l’opuscolo di A.Z., «La fucina della rivoluzioni»  in cui, tra l’altro, si collega la Massoneria al luciferismo (cf. pp. 13-19).
Infine, nel 1983, gli sforzi degli autori di «Noi cattolici noi massoni» verranno  respinti dalla Dichiarazione della CDF, firmata dal Prefetto Card. Joseph Ratzinger, in cui si ribadisce l’incompatibilità tra Fede cristiana e Massoneria.
Forse è anche a causa di quel documento che il futuro Papa Benedetto XVI avrebbe incontrato tanta opposizione durante il suo non lungo Pontificato? 

di P. Paolo M. Siano FI

per amicideltimoneferrara.blogspot.it

MASSONERIA E CARRIERA

    Una domanda imbarazzante: riesce a far carriera in Italia chi non è massone o addirittura chi si professa cattolico? Come mai nessun partito nessun governo nessun parlamentare sollevano mai la questione della incompatibilità? 
di Francesco Lamendola  
  
  
La Massoneria è, ed è stata, una potente organizzazione internazionale che ha giocato un ruolo molto importante, ma difficilmente documentabile e quantificabile, in alcuni dei maggiori eventi della storia moderna; e altrettanto si può dire della Massoneria italiana, anche per le particolari circostanze in cui si è verificato il processo di unificazione nazionale.
Massoni erano i maggiori esponenti del nostro Risorgimento; massoni erano anche molti personaggi di primo piano dell’esercito, dell’industria, della finanza, della cultura, delle generazioni post-risorgimentali; mentre il ruolo da essa svolto, anche nelle sue logge fuori controllo dal centro, è apparso in maniera clamorosa allorché, negli anni Ottanta, è esploso il caso della P2 di Licio Gelli (mentre ora si profila all’orizzonte un caso P3).
Precisiamo qui fin da subito, a scanso di equivoci, che la questione che intendiamo porre sul tappeto riguarda la Massoneria non come organizzazione ispirata da ideali filosofici i quali, condivisibili o meno, hanno indubbiamente una loro dignità e possono attirare adepti disinteressati e in perfetta buona fede, bensì come centro di potere occulto, volto a favorire la carriera di quanti vi aderiscono e ad ostacolare, eventualmente, quanti non condividono quegli ideali e, in particolare, quanti si richiamano esplicitamente alla fede e alla pratica cristiane.
Dunque, la domanda - brutale e imbarazzante - può essere formulata, più o meno, nei seguenti termini: riesce a far carriera, in Italia, chi non è massone o, addirittura, chi si professa apertamente cattolico? Perché non ci sembra siano possibili dubbi circa il fatto che aderire alla Massoneria, e specialmente a determinate logge, favorisca la carriera e consenta di sfruttare una corsia preferenziale; e ciò in un Paese ove, purtroppo, è largamente diffusa l’idea che bisogni accaparrarsi amicizie e protezioni per potersi fare strada nell’amministrazione, nel mondo della carta stampata e in quello degli stessi affari, dal momento che il merito non paga.
Il dubbio sorge osservando quanto poco siano rappresentati i cattolici nel mondo della società civile, a paragone del loro numero; non a livello di partiti che ai loro ideali (magari indegnamente) si richiamano, ma a livello individuale, e ciò specialmente nellì’ambito della cultura, dell’arte, del giornalismo e dello spettacolo.
Intendiamoci: anche i cattolici hanno le loro corsie preferenziali; come le hanno, da noi, tutti i gruppi che fanno riferimento a delle organizzazioni sufficientemente strutturate ed influenti. Tuttavia, non può non balzare all’occhio dell’osservatore spassionato la sproporzione che esiste, diciamo così, nella sfera dei risultati tangibili, specialmente nell’ambito culturale, fra quanti hanno utilizzato la “corsia” massonica e quanti non ne hanno utilizzata alcuna, o, addirittura, si sono mostrati contrari alla Massoneria, vuoi per ragioni etiche o politiche, vuoi per ragioni di tipo religioso.
Si potrebbe obiettare che tale sproporzione è una conseguenza del fatto, cui sopra abbiamo accennato, che per lunghi decenni i cattolici sin sono rassegnati a consegnare il salotto buono della cultura ai partiti della sinistra e specialmente al Partito comunista, accontentandosi di una cultura “di nicchia” che li tagliava fuori dal grande dibattito sulla contemporaneità; e ciò anche in conseguenza di un tacito, scellerato patto di spartizione, in base al quale la gestione effettiva del potere restava saldamente in mani democristiane, mentre la sfera della cultura veniva abbandonata all’egemonia comunista.
In tale contesto, non fa meraviglia che illustri intellettuali ed artisti di area cattolica siano stati sostanzialmente marginalizzati dalla critica “ufficiale”, a vantaggio di esponenti della cultura di area marxista (Guttuso nelle arti figurative, Moravia nella letteratura, Montale nella poesia; mentre il cinema era zona di caccia dell’ultrasinistra); e non è un caso che il terzo canale della Rai, quello preposto alla cultura, fosse stato appaltato ad uomini del Pci.
Perfino «I promessi sposi» di Manzoni hanno passato il loro brutto quarto d’ora, che poi è durato una cinquantina d’anni; all’epoca del ’68, in particolare, è mancato poco che qualche critico marxista ne proponesse la censura e per le stesse ragioni per le quali, in Unione Sovietica, un capolavoro del calibro de «Il dottor Živago» veniva bollato con l’accusa infamante di “individualismo e narcisismo piccolo borghese” e il suo autore, Boris Pasternak, veniva messo nella impossibilità di ritirare il Premio Nobel per la letteratura.
Lo stesso discorso vale per gli uomini di scienza.
Se due matematici del calibro di Francesco Severi e Luigi Fantappié non fossero stati cattolici dichiarati, forse oggi il grande pubblico li conoscerebbe un po’ di più; e lo stesso discorso vale per il fisico Enrico Medi, per non parlare del mancato Nobel per la fisica a Nicola Cabibbo, nel 2008.
Tuttavia, c’è da chiedersi se si tratta solo di questo, o se non vi sia dell’altro.
Da quando Mussolini, che ha combattuto energicamente la Massoneria, coniò l’espressione “plutocrazie giudaico-massoniche”, non si può più parlare seriamente dell’occulta influenza esercitata sulla politica, sugli affari e sull’informazione da parte delle Logge, senza venir subito ridicolizzati e accusati di delirio paranoico; eppure, numerosi indizi fanno pensare che sia nei decenni successivi alla nascita dallo Stato italiano, sia in quelli centrali del Novecento, sia - infine - ai nostri giorni, tale influenza sia sempre stata presente e, anzi, non abbia fatto che crescere. La troviamo, come una costante, tanto agli inizi del secolo passato, quanto - cent’anni dopo - nelle convulsioni della cosiddetta Seconda Repubblica, nata male all’epoca di Tangentopoli e proprio sotto l’ombra minacciosa della Loggia P2, uno dei cui affiliati era un certo Silvio Berlusconi, che sfruttando la compiacenza di Craxi riuscì a concentrare nelle proprie mani il monopolio delle reti televisive private e molto altro ancora.
A ciò si aggiunga che, quasi certamente, la Massoneria è riuscita, e da tempo, a piazzare i suoi uomini anche in Vaticano, presso insospettabili cardinali, se non addirittura più in alto ancora; anche di ciò non esistono, ovviamente, prove inconfutabili, ma solo rivelazioni anonime da parte di personaggi ben addentro alle cose della Curia.
Come stupirsi, allora, della carriera folgorante di tanti frammassoni, mentre persone non meno dotate negli svariati campi della vita pubblica rimangono ferme al palo o, addirittura, non riescono a far conoscere il proprio talento?
Prendiamo un esempio a caso: quello del pittore di Castelfranco Veneto Noé Bordignon, un grande artista oggi quasi dimenticato, il cui capolavoro «La pappa al fogo» (premiata con medaglia d’oro all’Esposizione di Parigi, ma rifiutata dalla massonica Biennale di Venezia nel 1895) è un monumento commovente, e ai più sconosciuto, della civiltà contadina.
Scrive in proposito Paolo Rizzi nel suo volume «Noè Bordignon, pittore veneto (1841-1920)» (Treviso, a cura della Provincia e del Comune di San Zenone degli Ezzelini, 1982, p. 9):

«È indubitabile che a stendere l’oblio sulla pittura di Noè Bordignon sono state anche le vicende della sua vita. […] Alcuni episodi sono abbastanza chiari (ad esempio certe vicende familiari, come la morte improvvisa del figlio che pareva il suo erede artistico); altri restano oscuri,. Le fonti parlano insistentemente, anche se vagamente, dell’ostilità che l’ambiente della Biennale, nel 1895, mostrò nei riguardi del pittore: ostilità che si trasformò in ostracismo. Spesso è citato il contrasto tra la massoneria veneziana e il Bordignon, che era invece un fervente cattolico. Sta di fatto che, mentre fin circa al 1895 Bordignon era pittore di una certa notorietà, più volte premiato soprattutto in Esposizioni all’estero, in seguito la sua fama si attenuò, fin quasi a cessare.»

E ancora (Luigi dal Bello, Op. cit., p. 21):

«Durante il periodo veneziano si afferma ulteriormente la fama del pittore.  Ma il suo inserimento come artista nel’ambiente accademico non è facile. Incontra l’opposizione dei rappresentati più autorevoli della Biennale, che contestano le sue opere. Respinti i quadri “Pappa al fogo” e “Interno della Chiesa dei Frari”, il pittore li invia all’Esposizione di Parigi, dove vengono premiati con medaglia d’oro. Vari sono i motivi del rifiuto da parte degli esponenti della Biennale, derivanti soprattutto - secondo le testimonianze - dalla personalità dell’artista, che non accetta compromessi con i suoi colleghi. Lui stesso afferma, ormai vecchio, “che il Ciardi lo invitò con insistenza ad affiliarsi ala Massoneria se voleva far strada”; ma non accettò e si oppose in coerenza anche con la sua fede cattolica (Bernardi). […]
Nel frattempo il contrasto col Ciardi si acuisce. A causa di un diverbio con quest’ultimo, l’artista viene accusato di provocazione ed insulti, ma è assolto dal tribunale. Le opposizioni però non terminano, tanto da indurlo ad abbandonare Venezia ed a ritirarsi a San Zenone, terra d’origine della famiglia, che gli riprometteva l’affetto delle persone semplici.»

Venendo ai giorni nostri, anche se non abbiamo alcuna prova materiale, fra i casi un po’ strani che ci vengono in mente vi è quello della cantante Tosca Donati, una artista dotata di una voce semplicemente strepitosa, che avrebbe dovuto essere vezzeggiata e coccolata dalla critica e dall’industria musicali come la pupilla dei loro occhi e che invece, pur avendo vinto alcune prestigiose manifestazioni canore, non ha raggiunto quel livello di notorietà e di successo che le sarebbe pienamente spettato.
Potrebbe avere ciò a che fare con il richiamo esplicitamente religioso del suo primo album musicale, «Cosa farà Dio di me», con le bellissime canzoni scritte da Laurex, nome d’arte di Bruno Incarnato (tra le quali ricordiamo almeno «Allegro non troppo», «Fammi innamorare», «Un uomo silenzioso»), per non parlare del brano mariano «Mater Iubilaei», eseguito in numerose basiliche italiane in occasione del Giubileo del 2000?
Come mai le sono passate avanti delle cantanti senza voce, senza talento, senza fantasia, ma, guarda caso, allineate su tutt’altre posizioni ideologiche? Semplici coincidenze? Eppure, di coincidenze simili, ve ne sono veramente un po’ troppe, nel nostro Paese.
Pochi anni fa un sacerdote, Giorgio Giorgetti, aveva sollevato la questione in termini espliciti, sostenendo che sono molte le persone che si affiliano alla Massoneria per perseguire posizioni di potere.
Rifacendosi alle sue affermazioni, un consigliere regionale delle Marche, Michele Altomeni (di Rifondazione comunista), ha così commentato:

«Ha fatto molto bene don Giorgio Giorgetti a sollevare, durante la messa e sulla stampa, il tema della massoneria. Ha perfettamente ragione quando dice che sono in molti ad affiliarsi per perseguire posizioni di potere. Il tema della massoneria e del modo in cui questa organizzazione influisce sulla politica, la società e l’economia è uno dei grandi rimossi del nostro tempo.
La Regione Marche aveva stabilito una norma che poneva dei limiti agli affiliati alla massoneria rispetto all’assunzione di particolari incarichi. Una sentenza della Corte Europea ha obbligato l’ente a rimuovere quella norma giudicandola lesiva dei diritti dei massoni. La Corte ha sostenuto una tesi che è stata ripetuta da molti consiglieri regionali durante il dibattito: la massoneria è un’associazione come tutte le altre e chi ne fa parte non può essere discriminato. Invito tutti ad andarsi a leggere la trascrizione di quel dibattito sul sito del consiglio regionale o sul mio (www.altomeni.info).
Il problema è esattamente opposto: al di là di quello che si dice e di quanto prevede la legge, la massoneria è ancora oggi una organizzazione per gran parte segreta. Chi si affilia giura fedeltà all’organizzazione qualunque cosa essa gli chieda, e giura di aiutare i propri “fratelli”. Il problema è che questo aiuto è tutt’altro che “fraterna solidarietà”, ma è invece vero e proprio privilegio: chi riveste posizioni di potere ed è nelle condizioni di decidere della carriera di altre persone, tra queste persone favorisce i “fratelli”. Di certo è solo un caso che in alcuni settori chiave, come la sanità, la giustizia, l’università una grande quantità di posti di potere è ricoperto da massoni.
Una associazione come tutte le altre, ci dicono i capi della massoneria. Una associazione trasparente. Ma quando mai? Chi è iscritto ad una “associazione come tante altre” non ha difficoltà a dichiararlo pubblicamente. Non mi pare che questo avvenga per gli iscritti alla massoneria. La verità è quella che ci dice don Giorgio Giorgetti: ci si iscrive alla massoneria perché è il modo più semplice e sicuro per fare carriera, per scalare le postazioni di potere, per risolvere qualche problema giudiziario. Purtroppo, e don Giorgio lo sa, anche il Vaticano è fortemente condizionato da una vasta presenza massonica. Se questo paese avesse memoria ci ricorderemmo le vicende della P2, le inchieste del giudice Cordova che per qualche tempo fece tremare parecchi palazzi del potere, svelando le strette connivenze tra mafia, massoneria e politica. Poi qualcuno pensò bene di promuoverlo a migliore incarico e l’inchiesta fu pian piano insabbiata.
Due proposte: quando il Consiglio Regionale dovette modificare la norma sui massoni votò un impegno a redigere una nuova legge compatibile con la sentenza della Corte, che non discriminasse, ma che almeno obbligasse ogni amministratore a dichiarare pubblicamente la propria affiliazione alla massoneria o a una qualunque associazione (tutte sullo stesso piano). Chi avesse dichiarato il falso e fosse stato scoperto sarebbe stato interdetto dall’incarico assunto. Mi faccio carico io stesso di presentare una proposta di legge, vediamo se potrà seguire il suo iter e chi la voterà.
La seconda è che le logge massoniche del nostro territorio, visto che sono trasparenti e associazioni come tutte le altre, pubblichino l’elenco dei loro affiliati, di tutti i loro affiliati. Questo permetterà ai cittadini di sapere con chi hanno a che fare quando si troveranno di fronte ad una commissione di esame per un concorso, o davanti ad un giudice o un avvocato. Ognuno si assuma le proprie responsabilità, senza discriminazioni, ma anche senza favoritismi.»


Complottismi; assurdità; residui di una mentalità fuori della storia, che vede oscure macchinazioni dappertutto, che cerca un capro espiatorio?
Può darsi.
Tuttavia, ci permettiamo un sola, ma impertinente domanda: come mai, nel Paese della P2 e della P3, nessun partito, nessun governo, nessun parlamentare, sollevano mai la questione della incompatibilità fra l’appartenenza ad una società segreta e quella all’amministrazione statale, né pongono mai interrogazioni sull’entità della presenza massonica nei centri vitali dello Stato e della stessa società civile? 
Riesce a far carriera, in Italia, chi non è massone o, addirittura, chi si professa cattolico?

di

Francesco Lamendola
Articolo d'archivio