ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 24 marzo 2017

Non illudetevi

IL TEMPO DEL GIUDIZIO

    Allegorizzare la Bibbia? «Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio». Chi non crede nel Giudizio non crede nemmeno che esso prima o poi arriverà tanto meno crede che possa essere imminente 
di Francesco Lamendola




  
Chi non crede nel Giudizio, non crede nemmeno che esso, prima o poi, arriverà; tanto meno crede che possa essere imminente, nonostante i numerosi passi del Nuovo Testamento che suggeriscono esattamente il contrario. Ma in fondo, è da duemila anni che i cristiani attendono questo famoso giorno del Giudizio, e ancora non è arrivato: evidentemente – dicono i cattolici modernisti, specialisti del “vangelo secondo me” – non bisogna prendere la cosa troppo alla lettera; deve trattarsi piuttosto di un’allegoria, di una specie di simbolo. Infatti: a forza di allegorizzare la Bibbia, a forza di leggere ogni cosa che vi è scritta in chiave puramente allegorica e figurata, costoro hanno smontato la Scrittura pezzo a pezzo, come un orologiaio smonta un orologio, una vite dopo l’altra, una molla dopo l’altra. Peccato che, alla fine, non siano più capaci di ricomporla: ciò che si trovano fra le mani è uno scritto inerte, uno strumento inservibile, o meglio (ciò che in effetti desiderano) utile per tutti i gusti e indossabile in qualsiasi stagione, estate o inverno, tanto va sempre ugualmente bene.

C’è una logica, in questo. I cattolici dei nostri giorni, non tutti, naturalmente, ma parecchi, hanno a disdegno di considerarsi seguaci della stesa religione che ispirò a san Paolo parole come queste (1 Cor. 6, 9-10): Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, è ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. E hanno a disdegno di considerarsi confratelli di un Tommaso da Celano, il quale scriveva versi come questi: Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitati set miseria, dies tenebrarum et caliginis, dies nebulae et turbinis, dies tubae et clangoris super civitates munitas et super angulos excelso (Giorno d’ira, quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo).E anche parecchi sacerdoti, vescovi, cardinali e teologi hanno deciso di voltar pagina, di rigettare quella che ora essi chiamano “la pedagogia della paura”, e di annunciare un vangelo tutto miele e zucchero, tutto sorrisi e abbracci, senza più un nemico al mondo: quasi che il diavolo sia sparito, quasi che sia andato in pensione per raggiunti limiti d’età, povero vecchio, o meglio, quasi che non sia mai esistito, e che i preti ce ne abbiano raccontato l’esistenza al solo scopo di metterci in corpo un po’ di sacro terrore; e pertanto un vangelo senza una tentazione, senza un sacrificio, senza una lotta, senza una sola, piccola ombra che venga a disturbare la loro tranquilla esistenza.
Per la stessa ragione, codesti “cattolici” - che, in realtà, sono gli agenti, consapevoli o meno, del più subdolo attacco alla Chiesa che le potenze delle tenebre abbiano mai sferrato contro di essa, per portare alla rovina le anime degli uomini - si prendono il lusso di censurare anche i passi dei Vangeli nei quali Gesù stesso parla del diavolo, ammonisce contro il pericolo di finire all’inferno, tra le anime dannate, esorcizza gli indemoniati, lotta a tu per tu con il grande nemico, con l’antico, spietato avversario, dal principio alla fine della sua vita terrena. Il Libro dell’Apocalisse, poi, non ne parliamo: visto che proprio non possono espungerlo dai testi canonici, costoro s’industriano più che mai a darcene una lettura moderna e razionale, che smussa gli angoli, addolcisce i rimproveri, smorza in ogni maniera la crudezza delle parole e delle immagini: una lettura allegorica, appunto, partendo dalla ferma convinzione che il suo autore, chiunque egli sia stato, non intendeva descrivere degli eventi reali, ma delineare piuttosto un quadro simbolico, figurato, adatto alla mentalità fortemente immaginativa degli uomini di quel luogo e di quel tempo, ma assolutamente inadatto alla nostra mentalità di uomini moderni, figli di una civiltà tecnologicamente avanzata e razionalmente assai esigente.
Eppure… se non fosse così? Se il Giudizio sarà proprio un fatto, e niente affatto un’allegoria? Se sarà terribile, proprio come lo immaginavano gli artisti medievali, affrescando chiese e cattedrali? Se fosse imminente, e fosse già cominciato addirittura, senza che noi ce ne siamo resi conto, essendo in tutt’altre faccende affaccendati? Eh, questa sì che sarebbe bella: se il Giudizio fosse già iniziato, e noi fossimo ancora qui a discutere se arriverà mai, e quando, e come; e se si debba realmente averne un po’ paura. Sarebbe un paradosso, un’autentica ironia, peraltro perfettamente in linea con tanti altri aspetti della civiltà moderna: che sono talmente ironici e paradossali, da passare ormai per normali, solo perché noi stessi siamo talmente immersi nella mentalità moderna, da non renderci neanche più conto fino a che punto.
Sta scritto nella prima delle due lettere apostoliche che vanno sotto il nome di san Pietro (4, 12-19; 5, 1-11; abbiamo seguito la versione dei Commenti spirituali del Nuovo Testamento diretta da Wolfgang Trilling: Prima lettera di Pietro, a cura di Benedikt Schwank O. S. B., Düsseldorf, Patmos Verlag, 1963; versione italiana di p. Bonaventura da Malè, Roma, Città Nuova Editrice, 1966, pp. 108-126):

Carissimi, non vi stupite più dell’incendio levatosi contro di voi per provarvi, quasi vi accada cosa strana! Anzi godetene in quanto partecipate ai patimenti di Cristo, affinché anche possiate esultare di gioia nella sua gloriosa apparizione. Se venite oltraggiati per il nome di Cristo, beati voi! Poiché (allora) lo Spirito della gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi. Nessuno di voi abbia a patire quale omicida o ladro o malfattore o intrigante; se patisce come cristiano, non se ne vergogni, anzi dia gloria a Dio per questo nome.
Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio.  E se comincia prima da noi, quale sarà la fine di quelli che non obbediscono al vangelo di Dio? E “se il giusto soltanto a fatica si salva, dove finirà l’empio e il peccatore?”.
Sicché, anche quelli che patiscono secondo la volontà di Dio, raccomandino le loro anime al Creatore fedele (perseverando) nel fare il bene.
Io esorto dunque gli anziani che sono tra voi, quale anziano io pure con loro e testimone delle sofferenze di Cristo, e anche quale partecipe della gloria che sta per svelarsi.
Pascete il gregge di Dio che è tra voi! Non forzatamente, ma volontariamente, secondo Dio, non come dominatori su coloro che vi sono toccati in sorte, ma piuttosto facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo riceverete la ghirlanda d’amaranto della gloria.
Similmente voi, giovani, siate sottomessi agli anziani! Tutti poi cingetevi dell’umiltà come d’una veste per il vicendevole servizio, perché “Iddio resiste ai superbi, mentre agli umili concede favore”.
Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo!E ogni vostra ansietà gettate su di lui, perché egli ha cura di voi.
Siate temperanti! Vegliate! Il vostro avversario, il diavolo, come leone ruggente va attorno cercando chi divorare. Resistetegli, saldi nella fede! Ben sapendo che le medesime sofferenze sono imposte alla comunità dei vostri fratelli sparsi nel mondo.
Il Dio di ogni grazia, però, che vi ha chiamati all’eterna sua gloria in Cristo, egli stesso, dopo che avete un po’ patito, vi confermerà, vi stabilirà, vi fortificherà, vi fonderà. A lui sia l’imperio per i secoli dei secoli! Amen!

In questi testi, si allude ad una circostanza che anche altri passi della Bibbia sembrano concordi nell’indicare: e cioè al fatto che proprio dalla Chiesa partirà il giudizio, inteso non solo come l’atto del Giudizio finale, ma come il momento in cui Dio, padrone del mondo e della storia, si riprenderà la storia e porrà fine al mondo, e, contemporaneamente, le opere degli uomini, presenti e passati, appariranno manifestate in piena luce, sotto gli sguardi di tutti: e saranno, per una volta, sguardi di verità, perché il Giudizio di Dio sarà innanzitutto un giudizio degli uomini su se stessi, ma non i giudizi furbi e truccati che di solito essi riservano alle proprie opere, indulgenti con sé e molto severi con gli altri; no: saranno, per una volta almeno, sguardi veritieri, ai quali nulla potrà sfuggire, ed essi si vedranno quali realmente sono e sono stati, e da quello sguardo si deciderà il loro destino eterno. Che altro significa la frase: Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio, se non che proprio dalla Chiesa, dalla quale è incominciato tutto, prenderà le mosse anche la fine di tutto? Il giudizio comincerà dai cristiani: dai sacerdoti, dai pastori, dai fedeli del gregge di Gesù; poi si estenderà agli altri popoli e alle altre nazioni. I primi ad essere giudicati saranno quelli ai quali è stato affidato il compito di pascere le pecorelle del Signore, come Gesù aveva raccomandato a san Pietro, prima di tornare al cielo, ripetendoglielo per ben tre volte: Simone di Giovanni, mi ami tu? Pasci le mie pecorelle (cfr. Gv. 21, 15-19).
Ma un altro significato ancora, probabilmente, racchiude l’espressione è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio. “Giudizio” si può intendere anche come prova, come vaglio, e quindi indicare non un atto risolutivo, ma un processo che durerà un certo temo, forse neanche tanto breve: un processo dal quale i cristiani, provati nella sofferenza e  nella persecuzioni, saranno passati al setaccio e purificati, rafforzati, premiati e incoronati nella fede. In questo senso, il giudizio, per la Chiesa, corrisponderà ad una chiarificazione: perché là dove i veri e i falsi cristiani erano ancora confusi in un’unica schiera, e, non di rado, i più depravati si sono potuti spacciare per zelanti e ispirati da Dio verrà operato un discrimine, saranno distinte due schiere, e la moneta buona verrà separata per sempre da quella luccicante, ma falsa. E di cosa meravigliarsi, del resto, se Gesù in persona ha ammonito che non c’è servo che sia superiore al padrone, e che, se hanno perseguitato ne, perseguiteranno anche voi? Semmai, potremmo e dovremmo meravigliarci di aver scordato un concetto così evidente, e un insegnamento così esplicito da parte di Cristo.

Eppure, ai nostri giorni si continua ad assistere, anzi, vi si assiste sempre più spesso, e in forme sempre più clamorose, ad uno spettacolo veramente sconcertante: quello di una chiesa che non corre alcun pericolo di essere perseguitata, perché, al contrario, viene fatta oggetto di gesti e parole d’ammirazione e di stima da parte dei suoi nemici implacabili; e di un clero che non prova alcun imbarazzo a mettersi sotto i riflettori, a porsi davanti a tutti i microfoni, a mostrarsi comprensivo ed amichevole verso quanti rappresentano la negazione del regno di Dio e della Speranza cristiana: i predicatori di morte, morale e spirituale, i lugubri seguaci della nuova religione materialista e massonica, le cui parole d’ordine sono: divorzio, aborto, eutanasia, unioni di fatto, matrimoni omosessuali, fecondazione artificiale eterologa, utero in affitto, libertà di drogarsi. Sempre più spesso vediamo esponenti della Chiesa, e anche vescovi e cardinali, da ultimo lo stesso papa Francesco, esibire familiarità e simpatia per codesti personaggi, e, addirittura, portarli ad esempio di vita (come ha fatto monsignor Vincenzo Paglia commemorando Marco Pannella); e sempre più spesso si vedono costoro regalare sorrisi ai fotografi, comparire in televisione, rilasciare interviste, con un narcisismo, con una smania d’essere ammirati, con una ricerca della popolarità che potrebbero sembrare solamente inopportune o imprudenti, ma soltanto a chi non conosca la strategia preferita dal Maligno per catturare le anime: fare leva sulla loro vanità. Ecco: il giudizio comincerà dalla Chiesa, e forse è già cominciato; e chi ha peccato contro lo Spirito, e chi continua a farlo, è già stato giudicato, perché non vi è remissione per una colpa così grave. Che nessuno s’illuda, ci ammonisce san Paolo: certi delitti non cadono mai in prescrizione. E quei pastori che hanno tradito la loro missione, e che hanno abbandonato le pecorelle loro affidate, in pasto ai lupi feroci; quei pastori che non solo non le hanno protette, confortate, incoraggiate, ma le hanno gettate nella confusione, nel turbamento, e che sono stati per esse di scandalo (cfr. la Lettera ai Romani, 14, 13: Non fate nulla che possa essere occasione di caduta o di scandalo per un vostro fratello), dovranno affrontare il giudizio per primi.  Allora si vedrà quali sono stati i buoni pastori, e quali i mercenari, o peggio, i lupi travestiti da pastori; allora si vedrà e si riconoscerà quanti hanno voluto piacere a Dio, anche a costo di pagarne il prezzo, e quanti, invece, mentendo e tradendo la missione loro affidata, si son preoccupati innanzitutto di piacere agli uomini; allora si vedrà che molti che erano fra gli ultimi, saranno i primi; e molti che erano onorati e riveriti fra i primi, diverranno gli ultimi e riceveranno un castigo proporzionato al male che hanno fatto alle anime, spingendole nell’errore…


«Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio»

di Francesco Lamendola