ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 10 marzo 2017

La pietra rotolante

Like a Rolling Stone


Bergoglio non poteva posare per la copertina di un giornale dal nome più profetico: la pietra rotolante. Tutti sanno che   è un magazine del mondo pop e rock recante il titolo di una delle più famose canzoni di Bob Dylan. Un giornaletto che potremmo definire "profano". La prossima volta su quale copertina si affaccerà? Su Play Boy magari attorniato da conigliette scollacciate?

La Chiesa con Bergoglio sta toccando tra i punti più bassi della storia, mentre qualcuno addentro alla materia teologica  parla già del terzo segreto di Fatima: la disgregazione all'interno della Chiesa.


Da S. Pietro alle pietre rotolanti, sembra quasi una discesa all'Inferno. E non c'è nemmeno bisogno di leggere le sue interviste e dichiarazioni alla stampa estera come nel caso di Die Zeit, dove esterna il suo cogito carico di dubbi sistematici sull'esistenza di Dio e nega ogni trascendenza ("Non dobbiamo dimenticare che ogni forma di idealizzazione di un  essere umano porta sempre un marchio subliminale di aggressione"). Dulcis in fundo, ha paragonato il "populismo" al nazionalsocialismo hitleriano, e via con le eresie. Basta e avanza il suo discorso  "a braccio", o meglio da bar Sport, che ha fatto alla Sapienza, ateneo universitario vietato a Ratzinger, il quale dopo la lectio magistralis a Ratisbona,  non poté tenervi alcun discorso, (per chi non ha la memoria corta) a causa delle solite "zecche rosse" inviperite, nonché del boicottaggio ad opera della casta dei baroni rossi addetti alla cosiddetta docenza. Qui tutto il florilegio  bergoglione a base di banalità e piacionerie, esibito in Ateneo.  Finalmente Habemus Papam ad uso "zecche" e "baronie rosse". Quelli che in chiesa non ci vanno mai, manco a Natale, pertanto guardano di buon occhio  e plaudono a chi la vuole distruggere dal suo interno.

Intanto Rino Cammilleri sul Giornale e prima di lui altri cronisti in questi giorni, stanno ritornando sulle dimissioni alquanto sospette di papa Ratzinger del 2013. 
Certo non sarà un complotto, però gli somiglia un sacco. Stiamo parlando delle dimissioni di Benedetto XVI l'11 febbraio (giorno di Lourdes) di quattro anni fa. (...)

L'ex vescovo di Ferrara, monsignor Luigi Negri, si leva un macigno dalla scarpa e dice che «un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano». Si dichiara certo del fatto che Benedetto XVI abbia subito «pressioni enormi». Da parte di chi? Obama?


Montanelli era solito affermare che un giornalista non dovrebbe mai dire "Io l'avevo detto...". 
Per mia fortuna non faccio il "mestieraccio" per campare e allora posso esordire con un mio post del 2015  nel quale la sottoscritta, invece,  l'aveva già detto in tempi non ancora sospetti :
Temo che sentiremo parlare ancora a lungo di come avvenne la destituzione di papa Ratzinger e della successiva nomina di Bergoglio. E' ormai chiaro che il pretesto della vecchiaia con i suoi affaticamenti fisici(ingravesciente aetate) nascondesse dell'altro. Qualche storico dovrà spiegarci perché un papa viene prelevato con un elicottero dell'Aeronautica Militare Italiana, trasportato a Castelgandolfo e insignito del titolo assai poco "canonico" di papa Emerito.  (Giallo Vaticano).

La domanda però questa volta la faccio io a voi della stampa: perché solo ora, cari cronisti del Mainstream?
Non potevate scriverlo prima, a botta calda,  che queste dimissioni erano altamente sospette? Non potevate intervistare al momento  giusto qualche prelato scomodo e scontento come mons. Negri (e suppongo altri)  di questo golpe? 
No, cari miei,  voi avete aspettato che cambiasse l'aria che tira, che Obama fosse deposto, che ci fosse Trump in carica, e allora ecco sparare titoloni cubitali. LA MANO DI OBAMA DIETRO ALLE DIMISSIONI DI BENEDETTO XVI.  

Nuovi ordini di nuova scuderia? O piuttosto, contrordini? Okay, meglio tardi che mai. Vedremo se con Trump si dipaneranno finalmente le nebbie. 
Ora però, vi chiedo un favore: aiutate noi poveri blogger a buttare fuori questo usurpatore, quinta colonna di Soros. In altre parole, sparate uno di quei titoloni al giorno. E' bene che Bergoglio se ne torni quanto prima in Argentina. Alla fine del mondo, per dirla in termini metafisici.


I cattolici statunitensi a differenza di quelli italiani non dormono. E nella discarica di dati di wikileaks sanno che si nascondono pistole fumanti che destano inquietudini. L'Open Society Foundation di George Soros (sempre lui!) finanzia gli sforzi per promuovere la sua agenda radicale utilizzando proprio il pulpito di questo sedicente "Vescovo di Roma". ( Wikileaks: Pope and Soros: an unholy Alliance)


Torniamo alla copertina del periodico musicale. L'immagine della pietra rotolante è un'immagine-chiave, uno dei topic fissi del Blues, musica afro-americana che canta la malinconia (blues deriva dall'espressione elisabettiana "to have blue devils" = averci i diavoli blu, cioè le paturnie). In questo senso Dylan nella sua celebre "Like a rolling stone" (1965) che dura 6 minuti a dispetto di  tutte le leggi del mercato, non ha inventato nulla rifacendosi  ampiamente alla tradizione folk afro-americana. Già prima di lui, il vecchio bluesman Muddy Waters incise un disco che titolava appunto "Rollin' Stone",  blues che ispirò anche il nome  alla popolare band inglese con a capo Mick Jagger.
Stupisce però la corrispondenza tra Bergoglio che regge (o dovrebbe reggere) il Ministero Petrino e la "pietra rotolante"  che parla di caduta, di fallimenti e rovina. Lui se la ride compiaciuto di fare la star, nella copertina di un magazine destinato ad un pubblico giovane. Anzi, quasi quasi la rockstar da concerto, è  proprio lui. Ma intanto rotola, rotola e rotola irreversibilmente giù per una china. E ogni volta che compare o che apre bocca per concedere interviste, peggiora la sua situazione.

Once upon a time you dressed so fine
You threw the bums a dime in your prime, didn't you?
People'd call, say, "Beware doll, you're bound to fall"


C'era un tempo in cui ti vestivi così bene
nel fiore dei tuoi anni buttavi una moneta ai barboni, non è vero?
La gente avrebbe parlato, detto: "Sta' in guardia bambola, sei destinata alla caduta ".

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Canzoni a parte,  vale anche per un Pontefice, (specie se fasullo) il motto evangelico, chi vuol  salvare la propria vita, la perderà.
Pubblicato da 
http://sauraplesio.blogspot.it/2017/03/like-rolling-stone.html

Il “Papa pop”. Parola di “Rolling Stone” 

di Cristiano Lugli

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“Fenomenologia di una “Pope Star”, la definiva con sagacia Alessandro Gnocchi in una conferenza datata ottobre 2015 ( https://m.youtube.com/watch?v=lqnS7LDYi9U ).
Passato circa un anno e mezzo i frutti continuano copiosi e le copertine da “Pope Star” sono sempre in prima fila a premiare Jorge Mario Bergoglio. Nel 2013 fu “The Advocate” a definire “person of the year” l’argentino, dedicando lui la copertina della rivista più gay del mondo, con tanto di citazione storica:  “If someone is gay and he searches for the Lord and has goodwill, who am I to judge?”. Per intenderci, all’italiana, “chi sono io per giudicare?”.
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Dopo grandi conquiste ottenute anche grazie alle astute mosse mediatiche, come andare a comprare gli occhiali a piedi, provarsi le scarpe dallo scarpettaro di Viale della Riconciliazione e altro, Bergoglio questa volta ha vinto un primo piano sulla copertina di “Rolling Stone” versione italiana, con il numero di marzo.
All’interno si potranno trovare grandi interviste, come quella ad Antonio Spadaro e ad Ermanno Olmi, così come reportage che preludono gli incontri che Bergoglio avrà a Milano con i ragazzi delle periferie rap.
L’esultanza trionfale per questa nuova copertina arriva da tutte le testate nazionali e oltre, compresa, immancabilmente, quella di Avvenire che così festeggia nell’edizione di ieri:
“Papa Francesco sbarca sulla copertina della rivista di musica, politica e cultura Rolling Stone, nell’edizione italiana in edicola dal 9 marzo. E per questo “Papa pop”, come lo definisce la rivista, è stata scelta una sua immagine sorridente e con il gesto del pollice alzato, quasi a dire che “è tutto ok”. Un gesto che Francesco compie spesso come segno di saluto anche durante il giro tra i fedeli all’udienza generale del mercoledì quando questa viene fatta in piazza San Pietro”.
La rivista motiva questa scelta affermando che “Papa Francesco ha conquistato tutti i giovani con le sue parole di attenzione agli ultimi e ai più poveri, con i suoi toni vicini alla gente comune, con una disposizione decisamente popolare, anzi pop: il Papa che appare davvero adatto ai nostri giorni”. 
Sempre nella stessa rivista è contenuta un’intervista su Bergoglio rilasciata dal gruppo “Assalti frontali“, un collettivo di “artisti”rap noto per l’impegno politico vicino ai centri sociali e all’estrema sinistra.
Insomma, c’è poco da aggiungere: grandi contenuti, tutti certamente inerenti alla Fede.
Va detto che Bergoglio fu già immortalato nella copertina di Rolling Stone, nel non lontano gennaio 2014, ma in quel caso si trattava dell’edizione statunitense. A solo un anno dall’inizio del pontificato veniva già incensato come grande riformatore, aggiudicandosi il titolo di “I tempi stanno cambiando”.
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Una vera “fenomenologia da Pope Star” che pare non avere termine. Anche quando qualcosa sembra sfuggire di mano – come quanto accaduto con i famosi manifesti romani – ecco che lo slancio mediatico viene in soccorso. E se è vero, come è, che questo pontificato è tutto fondato sulla medianicità, è altrettanto vero che è questa ciò che conta per rimanere in piedi agli occhi del mondo.
Giunge infine spontanea una domanda: dove sarebbero “tutti i giovani conquistati” da Bergoglio? Le chiese sono sempre più vuote, e dove son piene manca la Fede.
“Se le parole vengono dalla Chiesa, mi aspetto la salvezza; se sono altri a pronunciarle, mi aspetto la morte” – diceva Juan Donoso Cortés e, visti i tempi (e le copertine), bisogna rifiutare integralmente le parole provenienti da altri, che parlano non come la Chiesa ma come “Rolling Stone”.

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