ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 1 marzo 2017

Supra dorsum meum fabricavérunt peccatóres

UNA CHIESA IRRICONOSCIBILE

    Preghiamo per la Chiesa sfigurata, irriconoscibile. Non si tratta più del deragliamento di qualche prelato ma di una strategia complessiva diretta dall’alto per spostare la Chiesa nel suo insieme su posizioni che non le appartengono 
di F. Lamendola  




L’inizio della Quaresima coincide, quest’anno con un momento penosissimo che la Chiesa cattolica sta attraversando: nessun invito alla conversione e alla penitenza può prescindere dalla circostanza, purtroppo innegabile, che ormai non si tratta più del deragliamento di qualche prelato o di qualche teologo, ma di una strategia complessiva, diretta dall’alto e sostenuta anche dal basso, per spostare la Chiesa nel suo insieme su posizioni che non le appartengono, che non sono cattoliche, che sono in contrasto con il Magistero perenne e il cui effetto non può non essere la confusione, lo scandalo e il pericolo gravissimo di una perdizione delle anime. Se c’è stata un’epoca della storia in cui la Chiesa ha attraversato una crisi mortale, è questa; se c’è stata un epoca della storia in cui, umanamente parlando, sembra che il diavolo abbia vinto la partita, conquistando dall’interno le posizioni decisive e spingendo il clero a dare l’esempio dell’apostasia, è questa.
Che altro si dovrebbe pensare, davanti all’inaudita apologia di Marco Pannella fatta da monsignor Paglia, che esorta tutti quanti, e specialmente i cattolici, lui vescovo cattolico, a prendere a modello di vita e di ideali il defunto Pannella, cioè il campione del divorzio, dell’aborto, dell’eutanasia, delle unioni di fatto, delle nozze gay, dell’utero in affitto, della droga libera, dopo averlo definito una persona di alta e profonda spiritualità?
O quando si sente il vescovo Galantino, segretario della Conferenza Episcopale italiana, prescrivere come un dovere dei cristiani l’accoglienza illimitata di masse strabocchevoli di sedicenti profughi islamici; e, nello stesso tempo, lo si sente affermare che Dio risparmiò Sodoma e Gomorra, cioè che non ritenne il peccato dei loro abitanti meritevole di una punizione straordinaria, e ciò in contrasto con la lettera e con lo spirito della Bibbia e del Magistero ecclesiastico?
O quando si vede il papa Francesco andare in Svezia a commemorare, con i protestanti, i 500 anni dello scisma di Lutero, che ha inferto una ferita gravissima alla Chiesa e alla cristianità; o invitare i musulmani a venire dentro le chiese cattoliche e a pregare il loro dio durante la santa Messa, lui, che non vuol nemmeno sentir pronunciare la parola “terrorismo islamico”, anche se i terroristi islamici ammazzano i cristiani fin dentro le chiese, e anche se un milione di cristiani sono “spariti” nel Medio Oriente sotto l’ondata dello stato terrorista islamico noto come Isis; e quando lo si sente affermare che Dio non è cattolico; e quando lo si vede commissariare i Francescani dell’Immacolata e accanirsi contro il loro anziano fondatore; o prendersela con l’Ordine di Malta; o relegare come un reprobo padre Cavalcoli; o rifiutare una risposta ai dubia di quattro eminenti cardinali sulla Amoris laetita, laddove milioni di cattolici vorrebbero capire se un divorziato risposato possa accedere alla Comunione, o no; o rilasciare interviste amichevoli a Eugenio Scalfari, e intrattenersi ancor più amichevolmente con Emma Bonino, entrambi campioni del pensiero ateo e anticristiano?
E mentre tutto ciò accade praticamente ogni giorno, non i sono fratellanza, né misericordia, per i sempre più rari cattolici che non accettano la deriva modernista e ultra-ecumenista, filo-giudica e filo-islamica, così come non ci sono un gesto, una parola di sostegno al Movimento per la Vita o per il popolo del Family Day che vuol difendere l’idea della famiglia cristiana, formata da un uomo e una donna, contro l’ideologia gender e l’arroganza delle lobby omosessualiste, che ormai è penetrata nelle scuole e, con speciosi programmi di “educazione sessuale”, si accinge a manipolare la mente e la sensibilità dei bambini dell’asilo e della scuola elementare. Dell’aborto, poi, proibito parlare: sembra che il problema sia sparito dall’agenda dei cattolici; in compenso, in agenda si riaffaccia il tema dell’eutanasia, e non certo per ribadire la condanna. Il sacerdote austriaco Erhard Wagner ha dovuto rinunciare ad assumere la funzione di vescovo ausiliare di Linz per aver osato affermare che i romanzi del ciclo di Harry Potter si ispirano a una visione satanista, e per aver detto che l’uragano Katrina ha punito l’immoralità degli abitanti di New Orleans: due affermazioni che possono piacere o non piacere, ma che non sono affatto contrarie alla dottrina cattolica.
Nemmeno le dichiarazioni di monsignor Williamson sulle camere a gas e sul numero effettivo delle vittime dei campi di concentramento sono contrarie alla dottrina, ma appartengono al personale giudizio di qualsiasi essere umano: se ne può criticare sia il contenuto che l’opportunità, ma non possono essere considerate tali da meritare la scomunica. Eppure, quando è scoppiato lo scandalo relativo all’intervista alla televisione svedese (effettuata il 1° novembre 2008, ma mandata in onda quasi tre mesi dopo, il 21 gennaio 2009: guarda caso, lo stesso giorno in cui veniva annunciata la remissione della scomunica a lui e ad altri tre vescovi lefebvriani da parte di Benedetto XVI), il presidente della Conferenza Episcopale tedesca, Robert Zollitsch, ha chiesto che Williamson fosse scomunicato di nuovo. Alla faccia della misericordia. Dunque, una opinione storica su un fatto drammatico, ma controverso, sarebbe meritevole della più grave fra tutte le sanzioni canoniche? Non si può stare dentro la Chiesa se non si accetta la tesi delle camere a gas pianificate scientemente da Hitler,  e dei sei milioni di morti, non uno di meno? E che dire del vescovo di Stoccolma, Arborelius, e dell’ineffabile cardinale Kasper, i quali, dalle loro rispettive posizioni, fecero tutto quanto era in loro potere per metter ulteriormente in difficoltà Benedetto XVI (il vero obiettivo di tutta la sporca manovra), affermando pubblicamente ciò che avrebbero potuto e dovuto tenere per sé: l’uno, che aveva trasmesso per tempo a Roma il fascicolo sul “negazionismo” di Williamson, e dunque – la conclusione non era espressa, ma ovvia - non era vero che il papa “non sapeva”, l’atro che dava per scontato che in Vaticano si sapesse perfettamente quali fossero le opinioni di Williamson su quella materia. Non ci si può non domandare quale fosse lo scopo di simili dichiarazioni, perché i casi sono solamente due: o Kasper e Arborelius sono due perfetti deficienti, cosa che non crediamo, oppure sono due serpenti velenosi che hanno dato il loro volenteroso contribuito per screditare Benedetto XVI e il suo pontificato, e spingere verso la sua “sostituzione” con un nuovo pontefice, più vicino alle loro posizioni e a quelle di molti altri loro colleghi (nonché di certi oscuri poteri internazionali). Tertium non datur.
Sappiamo quel che è capitato a padre Cavalcoli, reo di aver espresso concetti simili a quelli di Wagner sulla possibile relazione fra calamità naturali e umanità peccatrice. Il cardinale Burke  stato “spedito” a Guam per indagare per una vicenda della diocesi di quella lontana isola del Pacifico, ma, con ogni evidenza, per dargli una lezione, dopo che aveva apposto la sua firma alla lettera sui dubia diretta alla Congregazione per Dottrina della fede. Lettera che non ha mai avuto risposta; in compenso, il decano della Rota, monsignor Pinto, ha detto che i quattro cardinali meriterebbero di essere privati del cappello cardinalizio. E il papa non lo ha smentito, come non ha smentito monsignor Paglia quando faceva l’apologia di Pannella, e come non ha smentito monsignor Galantino quando capovolgeva il passo biblico su Sodoma e Gomorra. Eppure, quando vuole, papa Francesco sa rettificare e precisare, eccome: anche a scapito della carità cristiana; come quando disse, dell’allora sindaco di Roma, Marino, che egli non era, ma ”si definiva” cattolico e che lui, il papa, negli Stati Uniti non lo aveva invitato affatto, chiaro?, volle anche aggiungere, guardando dritto nella telecamera, con aria corrucciata e sguardo fulminante. E come non ha smentito, né fatto una piega, quando don Vinicio Albanesi gli ha detto testualmente: Santità, lasci perdere quanti cinchischiano con i “dubia”. Sono un po’ farisei e nemmeno scribi, perché non capiscono la misericordia con cui lei suggerisce le cose; ha lasciato che questo prete insultasse in maniera volgare quattro cardinali e ha incassato il suo fervido incoraggiamento. Si vede che la misericordia dei preti progressisti e politicamente impegnati a sinistra (don Albanesi fu uno dei maggiori consiglieri di Romano Prodi) va sempre a senso unico: verso gli “altri”, mai verso i confratelli. A meno che, per loro, i cattolici che essi qualificano, con sommo disprezzo, come “tradizionalisti”, non siano per niente dei confratelli, ma assai peggio che miscredenti.
In fondo, hanno ragione. È vero, è proprio così. La chiesa degli Albanesi, dei Pinto, dei Kasper, dei Galantino, dei Paglia, la chiesa di Francesco, non ha più nulla a che fare con la Chiesa di sempre: una, santa, cattolica, apostolica e romana; la Chiesa che ha sostenuto e vinto cento battaglie contro quanti volevano distruggerla dall’esterno e, qualche volta, anche dall’interno. Ma quest’ultimo attacco, ormai, è troppo forte: le difese sono crollate. Al posto della Chiesa cattolica, quella che abbiamo sempre conosciuto, amato e considerato come la nostra guida nel mare tempestoso della vita, c’è adesso una neochiesa, o una contro-chiesa, che ha fatto interamente sua la logica del mondo, che si vanta di ciò di cui dovrebbe vergognarsi, e che, davanti al peccato, sa parlare solo della misericordia di Dio, ma mai del pentimento, del dolore dell’offesa a Lui fatta, della conversione, della riparazione e del proponimento di non peccare più. Una chiesa comoda e dove si sta comodi, anche nel peccato: tanto prima o poi arriva una sanatoria e si può perfino profanare tre Sacramenti in una volta sola (Matrimonio, Confessione ed Eucarestia) con il suo placet, con la sua liberatoria, e tutto finisce a tarallucci e vino, come ogni commedia all’italiana. Una neochiesa dove non si sente il respiro dell’anima, il profumo dell’assoluto, la luce del soprannaturale; una neochiesa tutta laica e immanente, dove il papa dice buongiorno e buonasera ai fedeli venuti in Piazza San Pietro per ricevere la sua benedizione, anziché sia lodato Gesù Cristo; una neochiesa dove i preti dovrebbero quasi vergognarsi ad andare in giro vestiti da preti, e dove i cattolici dovrebbero chiedere scusa a tutti quanti ad ogni passo, per i crimini e le brutture innumerevoli che essi, o chi è venuto prima di loro, hanno inflitto al resto del’umanità, senza mai portare nulla di buono, ma solo oppressione, violenza, sfruttamento, intolleranza e “clericalismo”.
Oggi è mercoledì delle Ceneri e incomincia la Quaresima: fra quaranta giorni si rinnoverà il Mistero della santa Pasqua. È un momento liturgico importantissimo, in cui gli uomini sono invitati al raccoglimento, alla penitenza, al silenzio interiore e all’ascolto di Dio. Sono invitati anche alla contemplazione del Mistero della Redenzione, che si attua attraverso la Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù Cristo. La Chiesa è la sua sposa, è stata da Lui fondata e da Lui affidata a San Pietro, il capo degli apostoli. Per duemila anni, la Chiesa si è sforzata, ora bene, ora meno bene, di trasmettere intatto il Depositum fidei, l’insieme dei contenuti della Rivelazione, spiegati attraverso il Magistero e poggianti sui due pilastri incrollabili della Tradizione e della Scrittura (e abbiamo scritto prima la Traduzione, perché essa già esisteva quando ancora non esistevano gli scritti del Nuovo Testamento). Ora tutto questo sembra vacillare, l’orizzonte si è oscurato, il futuro si è fatto incerto, i cattolici sono come pecorelle smarrite che cercano la voce del pastore, ma non la riconoscono, anche se molte, troppe sono le voci di quanti vorrebbero farsi passare per pastori, ma forse non sono altro che lupi feroci appositamente travestiti. È un momento drammatico: i pastori, che dovrebbero essere le guide e i custodi del gregge, sono divenuti, almeno in parte, coloro che stanno disperdendo il gregge e spingendo le pecore verso la perdizione. Mai si era vista una cosa simile: preti e vescovi, perfino papi, che danno scandalo, sì, ce ne sono stati, ma quasi sempre sul piano dei costumi, non su quello dottrinale. Oggi è come se l’eresia, sconfitta per secoli finché veniva dall’esterno, avesse riportato una vittoria pressoché completa, insorgendo dall’interno. Non è stata riconosciuta per tempo, o, se è stata riconosciuta (pensiamo al Sillabo di Pio X e alla Pascendi di san Pio X) nulla è stato fatto per contrastarla, anzi, a un certo punto essa è salita sui pulpiti delle chiese e sulle cattedre della facoltà di teologia, si è impadronita del grande edificio della Chiesa, ha messo le mani sulle posizioni chiave, si è appropriata di quasi tutta la stampa a grande tiratura. Il popolo di Cristo ha subito un golpe, è stato spossessato del Depositun fidei, si è trovato in balia di un clero modernista, e quindi eretico, che lo sta spingendo verso l’apostasia di massa.
Impossibile non vedere, dietro eventi così drammatici e così rapidi, un disegno ancor più torbido di quel che , umanamente, si potrebbe immaginare; impossibile non intravedere il ghigno del diavolo, l’eterno nemico dell’uomo. Come mai è stata tolta, dopo il Vaticano II, la speciale preghiera a san Michele Arcangelo perché difenda la Chiesa dalle insidie del diavolo, espressamente voluta da Leone XIII? E perché la Vergine Maria, nell’apparizione di La Saette, il 19 settembre 1946, disse ai due bambini, Melania Calvat e Massimo Giraud, che Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo? E perché suor Lucia dos Santos, nel Terzo Segreto di Fatima, narrava di aver avuto la visione di una persecuzione finale della Chiesa, col massacro dei sacerdoti e una città in rovina, che sembrava proprio essere Roma, mentre la Madonna esortava: Penitenza! Penitenza! Penitenza!, e tutto sembrava compiuto? Un tempo, nella santa Messa del mercoledì delle Ceneri, il sacerdote diceva a ciascun fedele: Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai! Dovremmo tenerlo a mente e pregare sempre, senza stancarci. Prove terribili ci attendono: l’apostasia sarà sempre più esplicita e generalizzata. È tempo di spargersi la cenere in capo e pregare con più fervore che mai… 

Preghiamo per la Chiesa sfigurata, irriconoscibile

di

Francesco Lamendola

LA QUARESIMA COME INVITO A PREPARARSI ALLA GRANDE BATTAGLIA CONTRO SATANA

12:02
Da Radio Domina Nostra il 1 marzo 2017
https://gloria.tv/video/XxJfyLHtYuJh27eJNEhRcWoQy

“Spifferi parte XI: il progetto ecumenico che demolisce la Parrocchia e i Sacramenti” di Fra Cristoforo
Questo spiffero è veramente terrificante. Come avevamo già anticipato nel primo “Spiffero” (https://anonimidellacroce.wordpress.com/2017/02/06/spifferi-da-santa-marta-sullintercomunione-di-fra-cristoforo/), esiste una commissione riservata, fatta da cattolici, luterani e anglicani, che sta lavorando al cambiamento della Messa.
Già questa è una cosa tremenda. Toccando l’Eucaristia, tocchi tutto il cuore della Chiesa. Una messa ecumenica, che sarà chiamata “santa memoria”, non
avrà più come centro la consacrazione dell’Eucaristia, che solo i sacerdoti validamente ordinati hanno potere di fare, ma avrà come centro -ovviamente- l’unità ecumenica.
Purtroppo c’è dell’altro. La mia fonte mi ha riferito quanto segue.
Ovviamente il cambiamento della messa è solo l’inizio.
La commissione sta lavorando sul CAMBIAMENTO TOTALE DEL CONCETTO DI “PARROCCHIA”.
Ciò vuol dire che non avremo più la parrocchia come è concepita adesso, ma sarà una “comunità ecumenica”.  Il concetto di Parrocchia, parroco, casa parrocchiale, (tutte cose concrete fondate e ordinate dal Concilio di Trento) non esisterà più.
Stanno pensando di mettere a capo di ogni “comunità” una equipe di “pastori”. Che potranno essere contemporaneamente cattolici, protestanti e anglicani.  
Le figure di riferimento, dunque, non avranno più distinzione. Oltretutto saranno ovviamente coadiuvati da laici.
E’ uno stravolgimento totale, che creerà non poco scompiglio e confusione.
Tuttavia già in alcune realtà si vive questo tipo di “pastorale”. Per esempio a Deventer, nei Paesi Bassi, diverse parrocchie vivono già questa
tipologia di “ecumenismo”.
E anche la Chiesa Tedesca non è rimasta indietro.
Anche nel Sacramento della Penitenza ci sono lavori in corso. Chi vorrà potrà continuare a confessarsi singolarmente almeno dai preti cattolici.
Ma queste comunità ecumeniche avranno periodicamente delle “liturgie penitenziali comuni”, che serviranno solo a mettersi a posto la coscienza (bontà loro), in modo comunitario.
Quindi, chi vuole potrà avere il “perdono della comunità”, senza bisogno di confessarsi privatamente.
Questi passaggi sono tutti allo studio della commissione riservata. Non si capisce ancora quando dovranno essere operativi tali cambiamenti. Ma da quello che mi riferisce la fonte sarà una cosa soft. Intanto inizieranno alcune parrocchie a diventare “comunità ecumeniche” ad experimentum (in Africa e America Latina).
A seguire, poi, ogni diocesi del mondo dovrà adeguarsi.
Come vedete, non ci sarà bisogno di “indire” un nuovo Concilio. Bergoglio lo farà ugualmente. Questo è il suo intento, e questo cercherà di fare.
Non solo quindi il cambiamento della Messa (che già è gravissimo). Ma di tutta la struttura organizzativa della Chiesa.
Ecumenismo. Costi quello che costi. E non pensate che i dissidenti saranno tanti. E’ vero che tutti questi cambiamenti porteranno forse anche ad uno
scisma. Ma tenete a mente una cosa: la maggior parte del clero cattolico si piegherà al volere del gesuita argentino.
Sarà proprio una comunità alla “VIVA IL PARROCO”, come si suol dire…
So che qualcuno resterà perplesso. Stranamente, però, dopo che Fra Cristoforo pubblica uno spiffero, qualche giorno dopo se ne ha sempre pubblica conferma.
“Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa… Ma Dio aveva altri progetti”. (22 aprile 1823 – Beata Caterina Emmerich)
Fra Cristoforo