ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 1 marzo 2017

Tacete,Cristo vi ascolta (poi vi fulmina)

MESSA ECUMENICA, LAVORI IN CORSO? LA CONSACRAZIONE IMBARAZZA I RIFORMATI. L’ESCAMOTAGE DEL SILENZIO…


Sono solo voci, e quindi bisogna tenerne conto con un grano e anche due o tre di sale. Ma già il fatto che circolino è un segnale; e le antenne di coloro che me ne hanno parlato sono in genere buone.
Allora, scriviamo tutto al condizionale. Una commissione mista di cattolici, luterani e anglicani legata al segreto sarebbe al lavoro, per mettere a punto una forma di messa a cui possano partecipare i fedeli di tutte e tre le confessioni cristiane. Non si parla di ortodossi. Non sembra che ci sia un qualche documento scritto; saremmo a livello di appunti verbali.

L’ipotesi prevede una prima parte di liturgia della parola, che non presenta problemi; dopo il riconoscimento dei peccati, e la richiesta di perdono a Dio, e la recita del Gloria, ci sarebbero le letture, e il Vangelo.
Sarebbe allo studio il problema del Credo. Le Chiese protestanti, pur riconoscendo il Simbolo Niceno-Costantinopolitano, recitano di preferenza il Credo apostolico. La Chiesa cattolica li alterna. In fondo neanche questo punto dovrebbe costituire un problema maggiore.
Così come la presentazione delle offerte, anche se da studiare con attenzione, non sembra offrire ostacoli maggiori al progetto.
Il nodo centrale è quello dell’eucarestia. La visione cattolica dell’eucarestia differisce profondamente da quella luterana e di altre confessioni protestanti. E naturalmente la liturgia in questo momento così fondamentale, in cui per i cattolici avviene la transustanziazione (non così per i riformati) non può non essere diversa per i diversi celebranti.
Ma come celebrare una liturgia comune dividendosi chiaramente, nell’enunciazione, proprio al culmine dell’evento?
Una delle possibili soluzioni prospettate sarebbe il silenzio. Vale a dire che dopo il Sanctus, nel momento in cui normalmente durante la Messa vengono pronunciate le parole: “Padre veramente Santo…” i celebranti potrebbero tacere, ciascuno ripetendo mentalmente la ”sua” formula.
La parola torna a regnare nella congregazione con la recita del Padre Nostro. Non è chiaro poi come si dovrebbero formare le file per ricevere l’eucarestia.
Ecco, questo è quanto abbiamo sentito, e riferiamo. Una parziale conferma che ci sono, da qualche parte, dei lavori in corso, l’abbiamo avuta da questo articolo di Luisella Scrosati, su la Bussola Quotidiana, in cui si parla di un escamotage “trovato” nel Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, allora presieduto dal Cardinale Kasper, con il quale si riconosceva la validità dell’Anafora di Addai e Mari (preghiera eucaristica della Chiesa assira d’Oriente, più conosciuta come Chiesa nestoriana). Una preghiera che non conteneva le parole della consacrazione, “se non, come afferma il documento del 2001, ‘in modo eucologico e disseminato’, cioè non in modo esplicito (“Questo è il mio corpo… Questo è il calice del mio sangue”), bensì ‘sparse’ nelle preghiere che compongono l’anafora. Sarebbe perciò utilissima come principio giustificativo di una nuova preghiera eucaristica senza parole consacratorie, che potrebbero urtare i fratelli protestanti”. Quella liturgia era dedicata solo alla Chiesa caldea e alla Chiesa assira, nel caso che ci fossero problemi pastorali. Ma figuriamoci se un dettaglio così minuscolo può avere peso nella febbre ecumenica attuale. De minimis non curat praetor…
MARCO TOSATTI
http://www.marcotosatti.com/2017/03/01/messa-ecumenica-lavori-in-corso-la-consacrazione-imbarazza-i-riformati-lescamotage-del-silenzio/
Campane a morto addio, è il funerale festaiolo
Un prete nel comasco decide di non far suonare più le campane a morto perché il decesso è un rinascere a vita nuova. Vero, ma non sappiamo se verso l'inferno o il paradiso. Ma si continua ad andarea avanti così. E' il nuovo clima ecclesiastico festaiolo, quasi carnevalesco, perciò bisogna adeguarsi.
E vai con la liturgia creativa: a Ronago, nel comasco, il consiglio pastorale ha deciso di farla finita con le campane a morto durante i funerali. Il parroco, al grido di «e chi sono io per giudicare?», ha preso atto democraticamente della volontà della maggioranza. Del resto, il prete è solo colui che «presiede» l’«assemblea liturgica», nella quale risiede la sovranità celebrativa. Il popolo sovrano di Ronago, con un ragionamento teologicamente  adamantino (l’adamantio di Wolverine, avete presente?), si è chiesto: ma uno, quando muore, non rinasce forse a nuova vita? Perciò, campane a festa, altro che lugubri rintocchi.

Uno rigido, uno di quelli cioè che usano la dottrina come una clava e nulla sanno di misericordia, potrebbe obiettare che non sappiamo mai se il defunto possa permettersi di festeggiare. Infatti, è vero che rinasce a nuova vita, ma dall’altra parte non c’è una sola cosa, bensì tre opzioni: Paradiso, Purgatorio, Inferno. E non si può sapere dove il de cuius sia finito. Spiacenti, ma non c’è voto di maggioranza o unanime che tenga. Né parroco creativo. Certo, il nuovo clima sudamericano è festaiolo, quasi carnevalesco (il più famoso carnevale del mondo è infatti quello di Rio, anche se batte i record di morti ammazzati), perciò bisogna adeguarsi.
Il lugubre rintocco che costringeva a essere seri almeno davanti alla morte? In soffitta, con tutte le clave e le rigidità preconciliari. Applausi alla bara, discorsetti alla luterana, bandiere di calcio, canzoni sanremesi sì e campane no? E allora forza, ch’è sempre Pasqua. Ma aboliamola questa Quaresima, coi suoi digiuni e l’astinenza dalle carni che mina il patrimonio zootecnico. E via quei paramenti viola che portano pure sfiga. Abbasso i muri e viva i ponti, comunione a richiesta e senza esame previo. Non lo sapete, duri di cuore che non siete altro, che ci sono legioni di divorziati alle seconde e terze nozze che soffrono perché non possono fare la comunione? Il loro assordante grido di dolore è giunto fino alla sacra pantofola. E dategliela, ‘sta comunione, che vi costa?
E se gli omosessuali vogliono sposarsi in chiesa, a voi che ne cale? Vi tolgono qualcosa? No, perciò, forza venite gente, aggiungi un posto a tavola, più siamo e meglio è. Lasciatevi contagiare dallo stile del papa bianco e dalla teologia, sempre sudamericana, di quello nero. Perché fate resistenza allo Spirito? Il quale, si sa soffia dove vuole e quest’anno va di moda il «liberi tutti».
E’ normale che ogni pontificato porti il suo stile. Noi di una certa età abbiamo visto quello «della luna», poi quello «amletico», poi quello brevissimo, poi quello delle grandi adunate, poi quello teutonico, era ora vai col tango alla Carlos Gardel. Mi toccherà fare testamento e stabilire fin d’ora la coreografia del mio funerale. Il quale dovrà svolgersi non certo in chiesa, perché figurati se il consiglio pastorale, il parroco e il vescovo mi concedono il rito straordinario.
Anzi, ci sta che il mio feretro debba sfilare tra due ali di convenuti festanti con i cani al guinzaglio. Ho detto guinzaglio? Ma sono ammattito? In braccio, che fa tanto pet therapy, povere creature (a quando la rivendicazione della comunione pure a loro? badate che non scherzo).
Ora, però, devo dire che io ce l’ho con la Madonna. Sì, perché sono cent’anni che aspettiamo il trionfo del suo Cuore Immacolato e invece quella santa donna che fa? Ci manda un papa progressista. Mah, dove andremo a finire… Che dico? Ci siamo già finiti: Bergoglio che accantona i discorsi scritti e parla a braccio come al bar, così costringendo i giornalisti a esegesi doppie, Bagnasco che dà la comunione a Luxuria, Paglia che elogia Pannella, il capo gesuita che non sa che cosa ha detto Gesù perché nessuno lo ha registrato. Devo continuare? No, lo fa già puntualmente la La Nuova BQ. Ahimè, voglio morire. Anzi, no: mi farebbero un funerale «gioioso» e non saprei mai se sono solo contenti che io me ne sia andato. 
di Rino Cammilleri28-02-2017