ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 23 aprile 2017

Corrente alternata




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Immigrazionismo e misericordia a corrente alternata: ecco la Chiesa di Francesco e Galantino


Dopo la sparata del direttore di Avvenire sui «tre quarti dei casi» nei quali cattolici e grillini avrebbero «la stessa sensibilità», non poteva non arrivare monsignor Galantino, segretario generale della Cei, a correggere il tiro. È questo uno dei tratti distintivi del pontificato di Francesco: fare e disfare, dire e disdire, dichiarare e smentire.
Si sarebbe potuta persino accogliere con giubilo l’inversione di rotta di Galantino, affidata a una breve intervista al Corriere della Sera.
Peccato che, dopo una fugace allusione ai «temi per noi sensibili», che però monsignore si guarda bene dal nominare esplicitamente, la virata del capo dei vescovi si sia concentrata sulla sola ossessione del nuovo corso bergogliano: i migranti. Evidentemente i grillini, che si sono accodati alla platea di indignati accortisi della colossale presa per i fondelli da parte del circo mediatico-sentimentalistico sui naufragi dei barconi, che l’Italia incoraggia a salpare lasciando che le imbarcazioni delle Ong stazionino a poche miglia nautiche dalla costa di Tripoli, sono troppo lontani dall’imperativo no borders sposato dal Vaticano. La Chiesa del nuovo corso vuole abbattere le frontiere, costruire ponti anziché muri e chissenefrega se il Parlamento, dopo aver legittimato matrimoni e adozioni gay, adesso sta battendo la via italiana all’eutanasia, incalzato dalle gite in Svizzera di Marco Cappato.

Davvero curiose le priorità di Galantino, il quale assicura che in Curia nessuno è preoccupato per le sorti dell’8x1000. La Chiesa abbandona famiglie, bambini abortiti nei grembi e malati condannati a morire di fame e di sete, per ricomprarsi la battaglia della sostituzione etnica. Ovvero, per importare un esercito di musulmani – come se la Storia non dimostrasse che dovunque si installa, l’Islam finisce per soppiantare le altre religioni. È una strategia talmente miope, che si fa fatica a credere sia dettata soltanto dalla promessa dei 30 euro a richiedente asilo distribuiti ai vari centri di accoglienza cattolici. Probabilmente i vertici della Chiesa si sono davvero convinti di fare così la volontà di Cristo; un Cristo riadattato a uso e consumo della postmodernità, certamente, un Cristo ecumenico, per il quale una fede vale l’altra, e materialista, perché concepisce il prossimo solo come un fascio di bisogni, anziché come un’anima da strappare alle tenebre dell’ignoranza del Vangelo.

È ben strana pure la misericordia a corrente alternata di papa Francesco: alacre con omosessuali e immigrati islamici, meno entusiasta nei confronti dei cristiani del Medio Oriente o della povera gente del Venezuela, trascinata nella disperazione dall’ennesimo strampalato esperimento socialista di Maduro. Un articolo del Foglio ha anzi fatto notare come Bergoglio, piuttosto che delle violenze perpetrate sulla popolazione dal successore di Chavez, o della sottile persecuzione del clero da parte del boliviano Evo Morales (quello del crocifisso con falce e martello, per intenderci), si sia preoccupato di indirizzare una lettera al presidente brasiliano Michel Temer, che contiene una preghiera tutta speciale: un’invocazione alla Madonna affinché protegga il popolo da «las fuerzas ciegas y la mano invisible del mercado».

Non c’è che dire, quanto a creatività: la preghiera contro il liberismo selvaggio mancava dal repertorio delle bergogliate. Saranno state «le forze cieche e la mano invisibile del mercato» a svuotare i supermercati in Venezuela? O un complotto degli americani? Sarà stata la mano invisibile a indurre l’ex mito della sinistra mondiale, il socialista brasiliano Lula, a farsi corrompere da una compagnia petrolifera, o a fare in modo che nel Paese del samba i protestanti raccogliessero sempre più proseliti, mentre il numero dei cattolici si va assottigliando? Il timore è che se pure in Sud America volessero costruire ponti anziché muri, l’Europa dell’accoglienza non avrebbe posto per i cattolici minacciati dai narcos, bersagliati dai guerriglieri, o ridotti alla fame dal chavismo. Se non sono musulmani, noi non li vogliamo.
di Alessandro Rico
http://www.campariedemaistre.com/2017/04/immigrazionismo-e-misericordia-corrente_23.html

SAN GRILLO E CHIESA DI BERGOGLIO

    San Grillo accolto nella Chiesa di Bergoglio: concordanze sull’accoglienza dei migranti o astuzie bergogliane? Dopo l’Opus dei e la Mater dei verrà anche il Vaffa dei? è il dubbio dopo l’apertura della Chiesa al M5 Stelle 
di Marcello Veneziani  



Dopo l’Opus dei e la Mater dei, verrà anche il Vaffa dei? È il dubbio che sale dopo l’apertura della Chiesa e del quotidiano episcopale al Movimento 5 Stelle.
Se fossi Grillo o un grillino mi preoccuperei. Quando le Vecchie zie cominciano a prendersi cura dei nipoti ribelli è brutto segno, vuol dire che vogliono intortarli o metterli sotto tutela, o comunque pensano di usarli, anche come segnali verso terzi. Attenti, voi di centro-sinistra e di centro-destra a trascurarci o a maltrattarci, altrimenti noi apriamo al terzo forno, quello grillino…
Ma nei panni dei cattolici praticanti io mi preoccuperei ancora di più. Perché mentre i grillini si pronunciavano a favore dell’eutanasia seppur nella forma rateale del biotestamento, la Chiesa, in particolare il prudente direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, si spingeva a dire che tra cattolici e grillini ci sono i tre quarti di concordanze.
Nemmeno con De Gasperi, ha osservato giustamente Alberto Melloni, c’erano così tanti punti d’intesa.
Ma se andiamo nello specifico, ci accorgiamo che in realtà le concordanze significative si limitano a un paio, l’accoglienza dei migranti e il velleitario reddito di cittadinanza. In aggiunta, magari, un po’ di sano anticonsumismo.
Diventa totalmente irrilevante la posizione prevalente dei grillini in temi bioetici, su famiglia, diritto alla vita, liberalizzazione delle droghe, dei sessi e delle unioni. E non è minimamente preso in considerazione il tono furente e aggressivo di molte loro polemiche, il facile uso della gogna mediatica, la totale indifferenza ai temi, alle posizioni e ai simboli della civiltà cristiana.
L’apertura ai grillini risponde in realtà all’estrema astuzia della chiesa che cerca di abbracciare e avvolgere chi non riesce a controllare; è la mossa del pugile in difficoltà. È l’astuzia di addomesticare il nemico, sin dal tempo delle invasioni barbare.
Ed è anche il realismo antico della Chiesa di includere movimenti di massa sotto la sua ala benevola o perlomeno di non escludere, anche in considerazione di un’eventuale vittoria elettorale dei grillini. D’altra parte la scristianizzazione della nostra società era già avviata quando c’era al potere un partito d’ispirazione cristiana come la Dc. Quindi tanto vale giocare a tutto campo…
Resta però una contraddizione grave. Perché la Chiesa bergogliana, o almeno alcuni suoi settori, si apre al populismo grillino e invece respinge altri populismi che pure si professano più vicini alla fede e alla civiltà cristiana?
Perché, per esempio, Marine Le Pen, che si professa cattolica praticante e difende la civiltà cristiana, i simboli della cristianità, il diritto alla vita, la famiglia, è esclusa da ogni dialogo e da ogni apertura e invece si aprono le porte a Grillo il laico, il libertario radicale, il giacobino?
Certo, quella dei movimenti nazional-populistici, in Francia come in Italia, è un’altra visione cristiana rispetto a quella di Bergoglio e dei suoi fan, è la visione cattolica tradizionale, nel segno di Giovanna d’Arco più che di don Milani.
Ma se conta poco o nulla la difesa dei principi cristiani, della civiltà cattolica e della famiglia, quel che conta per la Chiesa bergogliana e i suoi altoparlanti è il politically correct, è l’accoglienza agli immigrati, è l’aderire allo Spirito del tempo…
Già Augusto Del Noce, tanti anni fa, notava che i cattolici progressisti si sentono più vicini ai progressisti non cattolici che ai cattolici non progressisti; ovvero essere progressisti contava di più che essere e professarsi cristiani e cattolici.
Così la Chiesa di Bergoglio dialoga coi Pannella, le Bonino, gli Scalfari e i Grillo, ma non con Le Pen, Meloni o Salvini… È una scelta di campo. Non cristiana, ma ideologica e furbetta.

San Grillo, accolto nella Chiesa di Bergoglio

di Marcello Veneziani
Il Tempo

TUTTO DA RIFARE

    Marine Le Pen rappresenta per i francesi in questo momento l’unico candidato alternativo per rompere le catene imposte dalla globalizzazione pilotata delle multinazionali e dall’immigrazione volutamente selvaggia 
di Eugenio Benetazzo  


Mai come in quest’anno la politica si è trasformata in un main driver di rilevanza sistemica. L’inattesa richiesta di Theresa May di convocare alle urne con largo anticipo la popolazione britannica prima ha sorpreso i mercati e dopo ha preoccupato considerevolmente le autorità sovranazionali. Ricordiamoci che cosa aveva detto questa lady inglese un mese fa: non sarà Brexit, ma Hard Brexit, via da tutto e nessuna pietà. A quanto pare di ferro questa donna ha ben poco, deve destare significativa perplessità questo cambio di marcia, soprattutto a fronte delle sue recenti esternazioni riguardanti il voto anticipato, in origine assolutamente escluso. Cosa è accaduto nel frattempo ? Probabilmente si sono fatte insopportabili e molto scomode le pressioni di una parte dell’establishment inglese, molto ricco e potente, che non vuole uscire dalla UE. La chiamata alle urne, che se ne dica stando alle letture dei media main stream, è un political gamble ossia un azzardo politico in questo momento. La scusa di volere un mandato forte per negoziare con le autorità europee se la bevono in pochi. Dietro probabilmente ci sono le pressioni di lobby (forse proprio quelle bancarie) che si stanno inventando l’impossibile per stare dentro alla UE, rendendosi conto dei costi e dei rischi che avrebbero per delocalizzarsi in Francia, Spagna, Germania o Italia e mantenere in questo modo il passaporto europeo. Il voto inglese del prossimo giugno, assolutamente imprevisto nell’agenda internazionale, rappresenta una grande opportunità. Quella per rimanere dentro alla UE in faccia al voto dello scorso anno.
Potete stare certi che il voto rappresenterà una seconda opportunità per il Regno Unito di ritornare sui propri passi ed esprimere una rappresentanza parlamentare che negozierà con un approccio completamente diverso la road map con la UE, arrivando anche a metterla completamente in discussione. Si voterà infatti il proprio candidato sulla base dell’impegno che lo stesso vorrà dare sulla Brexit. Non dimentichiamo a tal fine che la Scozia ha in programma di indire una seconda consultazione popolare per rimanere nella UE entro la fine del 2018. In questo momento abbiamo una sola certezza che uscire di fatto dalla UE con strumenti giuridici riconosciuti (Trattato di Lisbona) è facile a dirsi, ma forse impossibile a farsi. I tanto osannati inglesi per la loro serietà e risolutezza si stanno comportando più come i popoli mediterranei, sostituendo il cosa devo fare al che cosa mi conviene fare. Lo stesso Tony Blair ha proprio oggi ricordato come i rischi di questa chiamata improvvisa alle urne sono sottovalutati e potrebbero trasformarsi in un boomerang politico. Proprio come Cameron pensava che la consultazione popolare lo avrebbe rafforzato, avendo in proiezione la defaillance del fronte separatista. In sostanza sarà tutto da rifare. Si andrà a votare tra l’altro dopo il risultato francese che potrebbe destabilizzare con il suo risultato tutta l’Unione Europea. Sto seguendo con molta attenzione il quadro clinico in Francia e personalmente mi aspetto al ballottaggio del 7 Maggio la vittoria di Marine Le Pen. Questa mia supposizione trova fondamento nel mood dell’elettorato francese.
Partiamo dai sondaggi. Secondo il mainstream francese (Le Monde, Le Figarò e Liberacion) l’astro nascente della nuova politica francese, Emmanuele Macron è alla pari in termini di consenso con il candidato del Fronte Nationale, Marine Le Pen. Il divario tra i due si è assottigliato molto, grazie al recupero di Macron su Le Pen: inoltre al primo dibattito televisivo Macron è risultato indubbiamente vincente. Questo è quello che vi raccontano i media francesi pro-establishment attuale. Ricordiamo a chi è riconducibile il controllo editoriale di tali testate: Le Figarò appartiene al potente gruppo industriale francese Dassault operante nel campo dell’aeronautica e difesa militare; Le Monde appartiene ad una cordata di finanzieri francesi coordinata da Pierre Bergè, fondatore del marchio Yves Saint Laurent, sostenitore di Segolene Royal (Partito Socialista), all’interno di questa cordata troviamo anche Matthieu Pigasse, direttore generale di Banca Lazard, il quale ebbe un ruolo di rilievo istituzionale durante la ristrutturazione del debito greco nel 2012; infine il quotidiano Liberacion che oggi ha come azionista di maggioranza il banchiere francese Eduard de Rothschild il quale vive casualmente in Israele. Macron, il giovane candidato che può salvare la Francia da Marine Le Pen, è un dirigente della Banca Rothschild, fuoriuscito recentemente dal Partito Socialista. Capite ora perchè i sondaggi mainstream sostengono che si trovi alla pari in termini di consenso con Le Pen, la quale invece dovrebbe avere oltre dieci punti di vantaggio sullo stesso (sondaggi alternativi la vedono al 35% di consenso al primo turno contro il 25% di Macron).
Marine Le Pen rappresenta per i francesi in questo momento l’unico candidato alternativo per rompere le catene imposte dalla globalizzazione pilotata delle multinazionali e dall’immigrazione volutamente selvaggia consentita dalle autorità sovranazionali europee. Proprio le persone più giovani in Francia si rendono conto di questo, vedendo come la sinistra di Hollande abbia rappresentato il peggio in assoluto per la classe media borghese. Ricordiamo a tal fine come disoccupazione giovanile sia superiore al 25% in Francia. Il tutto ricorda molto da vicino proprio quello che è avvenuto negli States con Trump. Aggiungiamo a questo quadro che in Francia il Fronte Nacional ha ormai un’immagine completamente diversa da quella che invece in Italia ci vogliono propinare i faziosi quotidiani italiani che citano in continuo termini impropri come xenofobia ed estrema destra. Il partito invece ha lavorato molto bene in questi ultimi due anni nel modificare la propria immagine politica, proponendosi in vero come partito anti globalizzazione ed ariete anti-austerity. Ne esce pertanto un’immagine del candidato leader completamente rimodellata, in piena rottura con tutto il panorama politico francese. Non dimentichiamo il ruolo che avrà in Francia lo spirito di rivalsa dell’elettore medio dentro la cabina elettorale quando potrà esprimersi in merito al proseguo dell’immigrazione o al suo completo ridimensionamento. Al ballottaggio del 7 Maggio ricordate che i francesi dovranno scegliere tra una donna, libera ed indipendente, che promette di dare battaglia a tutto l’establishment europeo ed un giovane banchiere finto-socialista appoggiato dalle più potenti lobby di Francia. 

TUTTO DA RIFARE

di Eugenio Benetazzo
http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=11815:tutto-da-rifare&catid=67:politica-controinformazione&Itemid=91

LOGGE FRANCESI CONTRO LE PEN

    Le logge francesi in fermento contro il Front National di Marine Le Pen. Perchè le logge con il suo massimo rappresentante che è lo stesso attuale presidente Hollande sono così preoccupate di un'eventuale vittoria della Le Pen? 
di Cinzia Palmacci  



Il Front National di Marine Le Pen appare oggi nei sondaggi come l’unico partito che ha saputo farsi interprete dell’insofferenza dei cittadini francesi rispetto a due preminenti questioni di attualitàil progressismo estremo dell’attuale governo socialista e l’austerità imposta da Bruxelles. Nessun altro partito, a parte il Front National, ha pubblicamente appoggiato Manif pour tous, l’ampio movimento di protesta contro la legge che consente agli omosessuali di sposarsi e di adottare bambini. Fin da prima dell’approvazione di questa contestatissima legge, invece, Marine Le Pen affermava:"Tra le regole della nostra società, il matrimonio è tra un uomo e una donna". E ancora: "Non penso che sia positivo cambiare questa regola, se partiamo da questo principio, possiamo spingerci molto lontano nella modifica della nostra civiltà". L’Europa di oggi, ha spiegato, "è solo un grande bluff. Da un lato c’è l’immenso potere dei popoli sovrani e dall’altro lato solo alcuni tecnocrati". Parole che hanno scaldato il vecchio cuore nazionalista francese, che oggi più che mai si sente vessato da un’Unione che, come in molti ritengono, interferendo sulle legislazioni nazionali rischia di schiacciare l’identità dei popoli. Già in un suo libro autobiografico dal titolo "Controcorrente" uscito nel 2011, Le Pen ebbe modo di chiarire la sua posizione: "Sia ben inteso, io non combatto l’Europa, ma la Ue, le sue politiche, la sua architettura, il suo Dna, i suoi progetti. L’Europa, al contrario, come io la vedo, è una civiltà, un territorio, una tradizione. Io sono europea, mi sento francese ed europea, ma la Ue è una struttura che considero totalitaria".  Pensieri e parole che ora la premiano, lanciando il suo partito in testa ai sondaggi. A questo punto, tuttavia, si pone un interrogativo tutt’altro che banale. Può vincere le elezioni, in un Paese dalla robusta tradizione massonica come la Francia, un partito fortemente stigmatizzato all’interno delle logge? "L’esperienza delle ultime presidenziali, scriveva il giornalista François Bazin, insegna che non si vince senza un’etichetta massonica", senza che un candidato possa assecondare le logge. Ebbene, mentre Le Nouvel Observateur usciva con questo articolo, come a volerlo avallare, Guy Arcinet, gran maestro del Grande Oriente di Francia, affermava che molti politici, durante la campagna elettorale, avevano fatto la fila per parlare nei templi massonici. Tra loro, l’attuale presidente Hollande, il vetero-comunista Mélenchon, il moderato “cattolico” Bayrou, l’ex presidente SarkozyAll’appello mancava l’altra grande candidata Marine Le Pen, in quanto ritenuta indesiderata dai padroni della loggia. L’idiosincrasia massonica verso il Front National è stata confermata anche dal fondatore del partito nazionalista francese, Jean-Marie Le Pen: “I leader della destra mollacciona hanno, io credo, firmato un patto con il quale si sono impegnati a non allearsi mai con il Front National. Si dice che sia stato il B'nai B'rith, una sorta di massoneria ebraica, ad imporre questa condizione” aveva dichiarato Le Pen in un'intervista rilasciata al settimanale Minute nel 2012. Non è la prima volta che Le Pen accusa la destra francese di essersi alleata con la massoneria ebraica per isolarlo politicamente. Chi ha reagito a questa accusa è stato invece Serge Dahan, presidente del B'nai B'rith francese, una delle più antiche organizzazioni che rappresentano la comunità ebraica: “E' una menzogna e un'assurdità. Il B'nai B'rith non avrebbe mai la capacità o la volontà per imporre qualcosa”. Jean-Marie Le Pen ha guidato per anni il Front National, partito dell'estrema destra francese, prima di lasciare il posto alla figlia Marine. L’anziano padre di Marine, in occasione dei quarant’anni del partito, accusò l’Ump di essersi impegnato a non allearsi mai con il Front National in obbedienza ai dettami massonici. E' notizia recente che la massoneria francese ha fatto un appello al voto contro la candidata del Front National, Marine Le Pen, nelle prossime presidenziali francesi. Numerose associazioni massoniche hanno sottoscritto un manifesto in cui chiedono ai francesi di tenere una “maggiore vigilanza” dentro e fuori del paese ed hanno messo in allerta circa "le istanze nazionali improntate all’egoismo ed alla identità" ed alle “visioni regressive della vita nella società”. La massoneria francese, molto potente in Francia e di cui il massimo rappresentante è lo stesso attuale presidente Hollande, è preoccupata che, con un'eventuale vittoria della Le Pen, possa arrestarsi il processo di laicizzazione del paese e le “conquiste” ottenute sui diritti delle coppie gay (matrimonio parificato ed adozione libera), sulla scristianizzazione del paese (ormai molto avanzata), sull'invasione islamica, sulla libertà di aborto, sull’inseminazione artificiale, sull’eugenetica, ecc.. Come anche preoccupa i massoni la possibilità che si arresti il processo di promiscuità multiculturale, che è uno degli obiettivi primari delle massonerie, in Francia come in Europa. E siccome, notoriamente, l'ossessione della massoneria sta nel perseguimento tenace dello sradicamento delle radici cristiane in Europa, ecco che un leader politico che voglia ripristinare la sovranità dello Stato Francese e con essa l'identità culturale e religiosa, viene visto come una seccatura dalla massoneria che ha pensato bene di sbarrargli la strada. Insomma, i “poteri forti” si sono mobilitati per fermare “l’avanzata di Marine Le Pen” e, addirittura il Premier Socialista Valls arriva, per terrorizzare gli elettori, ad agitare lo spettro della Guerra Civile nel caso di vittoria del Front National. Sappia Marine Le Pen che adesso la Destra cattolica conservatrice è fortissima in Francia ma che, purtroppo, esiste anche la Fraternelle Parlamentaireassociazione creata dalla Massoneria e che raccoglie parlamentari e deputati massoni di tutti gli schieramenti politici e, purtroppo, anche deputati del FN (seppur meno che in altri). Il fatto che alcuni consiglieri (anche se minoritari) di Marine le Pen si siano schierati in difesa del matrimonio gay e dell’aborto dovrebbe far pensare. Ma, a questo punto, andare a scovare i membri della Fraternelle Parlamentaire, non dovrebbe essere poi tanto difficile. La massoneria francese avrà una bella gatta da pelare con la Destra del Front National, anzi due: Marine, libertaria e filogiacobina, e la giovanissima Marion Marechal le Pen, cattolica, tradizionalista, antiabortista, antigay e più conforme alle idee del vecchio leone Jean-Marie Le Pen. Queste due donne tenaci costituiscono la più dolorosa spina nel fianco della Triade massonica, europeista, mondialista, schiavista e anticristiana. E in Italia, siamo pronti a dare la spallata decisiva contro gli antisovranisti e anticristiani di casa nostra?   

LE LOGGE FRANCESI IN FERMENTO CONTRO IL FRONT NATIONAL DI MARINE LE PEN

diCinzia Palmacci

Catania, il pm: "Prove di contatti tra scafisti e soccorritori"

Il procuratore di Catania: "Telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong. Contatti diretti. Arriveranno migliaia di migranti"



Non si chiude il caso delle Ong che aiuterebbero i migranti a sbarcare sulle coste italiane.
E a tenere aperto il fronte è l'inchiesta partita dalla procura di Catania che indaga sui rapporti tra le Ong e gli scafisti. Ad alzare un velo su questi presunti contatti è il pm Carmelo Zuccaro che in un'intervista a La Stampa fa il punto sulle indagini: "Abbiamo evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni ma siamo abbastanza certi di ciò che diciamo; telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all'improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati". Poi Zuccaro fa una distinzione netta tra le varie tipologie di Ong: "Su Medici senza frontiere e Save the Children davvero c'è poco da dire. Discorso diverso per altre, come la maltese Moas o come le tedesche, che sono la maggior parte", ha spiegato Zuccaro. "L'inchiesta richiede tempi che l'Europa non si può permettere e d'altronde la risposta giudiziaria non è sufficiente, nonostante la notevole collaborazione che riceviamo da tutti - ha avvertito il magistrato -. Il problema resta essenzialmente politico e i governi europei, non solo quello italiano, devono intervenire subito". "Per me - conclude Zuccaro -, quei 250mila in arrivo quest'anno sono una stima per difetto". E sulle parole di Zuccaro arrivato il commento del leghista Paolo Grimoldi: "Alla luce della pubblica denuncia della procura di Catania che cosa aspetta il Governo a impedire l'ingresso in acque territoriali italiane, utilizzando le navi della nostra Marina Militare, a queste navi straniere delle Ong, che tra l'altro violano anche le convenzioni internazionali e la Convenzione del Mare? E cosa aspettiamo, nel momento in cui queste navi sbarcano, arrestare il capitano e l'equipaggio esattamente come facevano con gli scafisti?".  

Soldi pubblici alle Ong pro migranti

La "flotta buonista" boicotta le indagini sugli scafisti. Ma prende milioni dallo Stato


Tre procure siciliane indagano sulle operazioni di soccorso delle Ong nel Mediterrneo e sul loro rapporto con gli scafisti.
Primo dubbio che i pm di Palermo, Catania e Trapani vogliono chiarire: chi finanzia le costose operazioni in mare? In parte, è la paradossale risposta, i soldi ce li mette lo Stato italiano. L'informazione è contenuta nel bilancio 2016 di Medici senza frontiere, una delle organizzazioni più attive nei salvataggi in mare, col pregio di garantire un minimo di trasparenza. Le Ong non dicono chi sono i loro grandi finanziatori, ma Msf dichiara di aver ricevuto 9,7 milioni di euro di fondi del 5 per mille Irpef. Di questa considerevole somma, nel 2016 dichiara di aver investito 1,5 milioni di euro per «ricerca e soccorso» nel Mediterraneo. Esattamente il tipo di attività attualmente sottoposta a un fuoco di critiche, tra l'altro, dall'agenzia europea Frontex, perché vanifica l'azione di contrasto agli scafisti da parte delle navi militari dell'operazione Sophia, andando incontro ai gommoni dei migranti a ridosso della costa libica, cioè prima che possano essere intercettati dalle navi militari. In un dibattito ospitato da Sky Tg24, un rappresentante di Msf, Marco Bertotto, ha raccontato: «A noi è capitato in cinque occasioni, in coordinamento con la guardia costiera italiana e dietro autorizzazione di quella libica, di entrare in acque territoriali libiche». La guardia di costiera italiana però nega di aver «coordinato» il salvataggio in Libia, ma di essere solo stata allertata e di aver perciò contattato le autorità libiche.
E che il modus operandi delle Ong non sia solo casualmente in conflitto con l'attività delle autorità italiane ed europee, che vorrebbero sì salvare i migranti in difficoltà, ma anche stroncare il traffico di uomini, lo prova anche il fatto che, come racconta al Giornale un poliziotto in servizio negli hotspot in Sicilia, «i responsabili delle navi delle Ong si rifiutano di consegnare i video dei recuperi di migranti in mare». Lo scopo deliberato è di impedire le indagini su chi era al timone dei gommoni visto che, secondo le organizzazioni umanitarie, non si tratta di scafisti, ma di migranti che si prestano a pilotare le imbarcazioni e in cambio viaggiano gratis.
Ed ecco cosa scrive il sito dell'organizzazione Open Migration sull'operato delle Ong: «Un'operatrice ammette che le missioni in mare per le organizzazioni non governative sono sexy, come testimonia il numero doppio di imbarcazioni in mare rispetto allo scorso anno. Il salvataggio dei migranti è una nuova frontiera del business della solidarietà». Il tutto giustificato dallo scopo umanitario di salvare vite. Anche se nel 2016, quando il numero degli interventi delle Ong è salito dal 5 al 40% del totale, la mortalità dei migranti in mare è cresciuta del 30%. Un'altra Ong, la maltese Moas, ha annunciato: chiederemo il 5 per mille pure noi.

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