ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 22 aprile 2017

Dubito ergo?


NON E' QUESTO IL PECCATO   

 Non è questo, Marisa, il peccato contro lo Spirito. Ciò che ti angoscia è il pensiero che dubitare della presenza dello Spirito Santo nella Chiesa odierna possa essere il peccato contro lo Spirito Santo, di cui parla Gesù nel Vangelo 

                                                                              di F.Lamendola  
 
 
 
Cara Marisa, comprendo. Ciò che ti angoscia è il pensiero che dubitare della presenza dello Spirito Santo nella Chiesa odierna, e specialmente nelle parole e nelle azioni del papa Francesco, possa essere il peccato contro lo Spirito Santo, di cui parla Gesù nel Vangelo, usando espressioni molto forti.  Rileggiamo il brano in questione (Marco 3, 28-29):
 
In verità, in verità vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna.
 
Ma per comprendere questa tremenda affermazione di Gesù Cristo, bisogna inserirla correttamente nell’episodio evangelico di cui fa parte, e che la spiega, e non isolarla e prenderla a sé, come un qualcosa di assoluto. Ebbene, l’evangelista dice chiaramente che Gesù, in quel, momento, stava parlando di certi giudei che lo avevamo accusato, niente di meno, di essere un indemoniato, e di parlare e agire non in nome di Dio, ma a nome del diavolo.

Rieleggiamo dunque l’episodio fin dal’inizio (idem, 3, 22-27):
 
Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni”. Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: “Come può  Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso,  non può restare in piedi, ma è finito.  Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni,  se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
 
Segue il brano che abbiamo più sopra riportato, e infine (idem, 13, 30) la spiegazione dell’evangelista, che ci aiuta a comprendere il severissimo ammonimento di Gesù, riguardo alla imperdonabilità del peccato contro lo Spirito Santo:
 
Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito impuro.
 
Io non sono, Marisa, né un sacerdote, né un teologo; perciò vedi tu quale credito vuoi accordare alle mie parole. Sono semplicemente un cristiano, anzi, l’ultimo dei cristiani, che legge il Vangelo sforzandosi di capirlo, in accordo con la Tradizione e con il Magistero.
Mi sento di escludere che il peccato contro lo Spirito Santo sia quello in cui temi d’incorrere, e in cui potrei essere incorso anch’io, dubitando della presenza dello Spirito Santo nella Chiesa di Cristo, nei momenti o nelle situazioni che riescono più difficili da accettare per un credente, nel senso che gli pongono dei seri problemi di coscienza. Tu dici, testualmente, con riferimento al mio articolo La bestemmia di Pasqua del papa Francesco, pubblicato su Il Corriere delle Regioni il 18/04/2017, e riportato sul blog Acta Apostaticae Sedis, attraverso il quale tu mi hai interpellato per condividere una tua preoccupazione:
 
Ora mi chiedo se l’aver dubitato da parte mia del vigilare perpetuo dello Spirito Santo sulla sua Chiesa non faccia parte dei peccati contro lo Spirito stesso, peccato che non verrà perdonato, secondo le parole di Nostro Signore (non le nascondo comunque che in me le domande continuano e forse si moltiplicano).
 
Gesù, come si è visto, non parla dei peccati al plurale, ma del peccato contro lo Spirito Santo; e ne parla in un contesto molto preciso: gli scribi lo hanno appena accusato di essere posseduto dal demonio. Dunque, il peccato, e i peccatori, contro i quali Gesù lancia la sua terribile ammonizione, consiste nell’attribuire al maligno l’opera di Dio: dire che il Bene è Male, e viceversa. Questo, in effetti, è veramente diabolico: e rappresenta uno scandalo enorme, cioè un pericolo grave, per le anime che ne sono testimoni, perché rischia di portarle lontano da Dio. Inoltre, qui Gesù parla del peccato d’impenitenza per antonomasia: chi accusa Gesù di essere posseduto dal diavolo, perciò stesso non mostra alcuna traccia di pudore, tanto meno di pentimento, o anche solo di dubbio: è radicato nella menzogna, perché attribuire al diavolo l’opera di Dio è la falsificazione per eccellenza, la menzogna suprema.
Tu, invece, Marisa, dubiti: e per il fatto stesso di dubitare, non sei chiusa e corazzata in un atteggiamento che, temi, potrebbe essere sbagliato, cioè peccaminoso. Non mi risulta che dubitare sia, di per sé, un peccato; tanto più che i tuoi dubbi non riguardano le verità della fede, ma solo certi aspetti della Chiesa e di alcuni dei suoi ministri. Il cristianesimo non è una forma di totalitarismo poliziesco, che non tollera il dubbio e lo tratta alla stregua di un crimine: questa mentalità appartiene a certe ideologie di questo mondo, non al Vangelo. Dubitare, avere delle perplessità, avere degli scrupoli, è semplicemente umano; e il cristiano è un uomo, non un superuomo (o una superdonna) esente ed immune da qualsiasi dubbio. La via di Cristo è una ricerca, un percorso, non una certezza acritica e automatica, sulla quale sedersi una volta per tutte, senza più farsi domande, senza più lasciarsi interpellare dalla vita e dal Vangelo stesso. Il cristiano è in cammino verso Cristo: lo trova, lo incontra in alcuni momenti privilegiati, primo fra tutti l’Eucaristia; ma non lo “possiede” in maniera permanente e impermeabile. Le vite dei santi ci mostrano momenti di dubbio, a volte anche prolungati, e a volte estremamente drammatici. Perché i santi prendono il Vangelo sul serio, non come i cristiani della domenica; e prendere il Vangelo sul serio vuol dire viverlo giorno per giorno, momento per momento, in tutta la sua intensità, in tutta la sua tensione, interrogandosi sempre e non ritenendosi mai arrivati alla meta, perché la meta non è di questo mondo, e chi pensa diversamente è fuori dal Vangelo. Il mio Regno non è di questo mondo, dice Gesù, e tanto dovrebbe bastare per chiarire il concetto. Semmai possiamo dire, e con molto tremore, che il regno di Cristo incomincia in questo mondo, se e fino a quando vi sono dei cristiani che prendono il Vangelo sul serio: ma una cosa è incominciare, imperfettamente e relativamente, ma un’altra cosa, e ben diversa, è realizzare pienamente ciò che si era iniziato.
Ma entriamo più nello specifico del tuo discorso, cioè dei tuoi dubbi. Di che cosa dubiti, in definitiva? Di certe cose che vedi accadere nella Chiesa dei nostri giorni; dubiti, cioè, che in essa sia presente lo Spirito Santo; poi ti sovviene che questa, forse, è una bestemmia e ti penti di aver dubitato, o ti senti colpevole di averlo fatto: e insomma non sai decidere quale debba essere il giusto atteggiamento nei confronti di quelle situazioni e dei comportamenti di certi vescovi, di certi sacerdoti, e anche, non nascondiamoci dietro un dito, del papa stesso, di questo papa, di papa Francesco. E i tuoi dubbi sono quelli di altri, di molti altri, e anche di sacerdoti e religiosi. Il momento che stiamo vivendo è estremamente complesso e difficile, inutile negarlo. Non sappiamo se si stia avvicinando la grande prova finale, di cui parla il libro dell’Apocalisse, in cui la Chiesa di Cristo sarà passata al vaglio, come in un setaccio; ma vi sono non pochi elementi che sembrano proprio suggerirlo. In effetti, stanno accadendo delle cose inaudite, e i fedeli stanno assistendo a uno spettacolo quale non si era mai visto, forse, in tutta la storia della Chiesa. Vi sono pastori del gregge i quali, con le loro parole e con le loro azioni, stanno mettendo tremendamente in crisi milioni e milioni di fedeli, perché quelle parole e quelle azioni sembrano contraddire gravemente, irreparabilmente, ciò che il Magistero aveva sempre insegnato, e ciò che, con tutta evidenza, Gesù dice nel Vangelo. Come potrebbe, una persona sensibile, non sentirsi profondamente turbata? Come potrebbe, un cristiano capace di vedere e di ragionare, non sentirsi angosciato, non chiedersi se nella Chiesa non stia accadendo qualche cosa si tremendo, qualche cosa che la sta allontanandosi da se stessa, cioè dalla sua fedeltà a Cristo? Ma la Chiesa di Cristo, assistita dallo Spirito Santo, potrebbe davvero allontanarsi dal divino Maestro? Questa  la domanda.
Anzitutto, chiediamoci; che cos’è la Chiesa? La Chiesa che noi vediamo, e che i teologi un tempo chiamavamo militante (ma oggi questa espressione è diventata politicamente scorretta, da quando hanno preso il sopravvento i sedicenti teologi della “svolta antropologica”, modernisti e progressisti a un tanto il chilo), è solo una parte, una piccola parte, della Chiesa cattolica. Essa non è formata solo dai “vivi”, ma anche da coloro che vivono nell’eternità, e che noi, impropriamente, chiamiamo “morti”: è la Chiesa purgante, formata dalle anime del Purgatorio, che si preparano a vedere Dio, e la Chiesa trionfante, formata dalle anime beate, che sono già al cospetto di Dio. E tutte queste anime sono in relazione reciproca, in quella che la dottrina cattolica chiama la comunione dei santi: per cui le preghiere dei vivi possono aiutare le anime del Purgatorio, e le preghiere delle anime purganti, e quelle delle anime beate, possono aiutare e confortare i vivi, che sono ancora in mezzo alle prove dell’esistenza terrena. Infine vi è la presenza di Dio, che si manifesta nella “fiamma” dello Spirito Santo, così è stata descritta questa presenza negli Atti degli Apostoli: un vento gagliardo che entra nella stanza del cenacolo, a porte chiuse, e una quantità di fiammelle che si posano sul capo degli apostoli e della Madonna, nel giorno della Pentecoste, riempiendoli della grazia di Dio. Gesù, del resto, lo aveva promesso per tempo: Dove ci sono due o tre riuniti nel mio nome, io sarò in mezzo a loro (Matteo, 18, 20).
La Chiesa, dunque, è fatta da uomini, perciò da peccatori, assistiti e vivificati dallo Spirito Santo. La componente umana non è immune da errori e deviazioni; che, infatti, storicamente ci sono stati. Però gli errori e le deviazioni sono stati sempre sul piano morale, non su quello dottrinale: sul piano dottrinale, la Chiesa non ha mai errato, il Magistero non è mai caduto nell’eresia o nell’apostasia. Finora. Oggi ci troviamo in una situazione nuova: sono in molti ad avere la sensazione, e anche più che la sensazione, la certezza, che la Chiesa sia stata infiltrata da un elemento estraneo, e che questo elemento estraneo abbia creato, all’interno della vera Chiesa, una neochiesa o contro-chiesa gnostico-massonica, ispirata al modernismo e al deismo, relativista sul piano liturgico e pastorale, sostanzialmente scettica sul piano teologico. Alcuni episodi, particolarmente scandalosi, come certi discorsi di alti esponenti ecclesiastici come monsignor Galantino, o monsignor Paglia, o padre Sosa Abascal, fanno pensare che la massoneria ecclesiastica abbia ormai raggiunto i vertici della Chiesa e li stia piegando ai suoi voleri, o, quanto meno, che si stia impegnando a farlo con la massima energia e spregiudicatezza, in una maniera che lascia sconcertati, sbigottiti, soprattutto per il fatto che non si vede una reazione proporzionata da parte della componente “sana”, cioè fedele a Cristo e al Magistero, anzi, non di rado chi dovrebbe sorvegliare e custodire il gregge, unisce la sua voce a questo coro stonato, difforme dalla dottrina così come finora essa è stata formulata ed espressa dal sacro Magistero. Di più: si vede il papa in persona che dice cose e assume comportamenti tali da lasciare fortemente scossi, amareggiati e turbati milioni di fedeli. È pur vero che la maggior parte dei cattolici sembrano mostrare scarsa consapevolezza di quel che sta accadendo. I giovani, in particolare, nati e cresciti dopo il Concilio Vaticano II, credono che questo sia lo stile “normale” della Chiesa, e, pertanto, non sollevano serie obiezioni; inoltre, il papa ha creato una tale spettacolarizzazione intorno alla propria figura, che i fedeli sembrano quasi essersi scordati di Dio, e guardano a lui, ipnotizzati, come se fosse Cristo, mentre è solo il custode del gregge, o piuttosto dovrebbe esserlo.
Ebbene, prendere atto di tutto questo, e chiamare le cose con il loro nome, e denunciare, nei limiti del possibile, la pericolosissima deriva che questi settori della Chiesa stanno prendendo, non significa dubitare dello Spirito Santo, della sua presenza, della sua opera provvidenziale. Dio, che sa tutto, veglia sulla sua Chiesa secondo la promessa di Cristo: le porte degli inferi non prevarranno su di essa. Ma Gesù non ha promesso che sarebbe filato tutto liscio; non ha promesso neppure che tutti i suoi sacerdoti e tutti i suoi papi sarebbero stato fedeli. Dei dodici apostoli che Gesù stesso aveva scelto, uno lo tradì per trenta denari, e un altro lo rinnegò apertamente, per paura (salvo poi pentirsi e tornare in prima fila: ma solo dopo la Resurrezione). Quindi, non ci si deve meravigliare troppo; ma nemmeno ci si deve rassegnare o abituare. Senza odio per nessuno, anzi, pregando per le anime traviate, bisogna riaffermare la vera dottrina contro l’errore, senza riguardi umani, perché si deve piacere a Dio piuttosto che agli uomini, come disse san Pietro ai giudei. Coraggio, dunque!...
 
Non è questo, Marisa, il peccato contro lo Spirito
 
di Francesco Lamendola