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sabato 22 aprile 2017

Filantropi..call me Jorge!

Ong, la milionaria finanziata da Soros che porta 33mila migranti in Italia

Regina Catrambone, moglie del milionario Christopher, è la direttrice di Moas, l'Ong più attiva nel recupero migranti nel mediterraneo

"Siamo un’organizzazione umanitaria. Questa campagna di discredito non ci aiuta". A parlare è Regina Catrambone, direttrice della Ong tra le più attive nel recuperi di migranti nel Mediterraneo e finita nell'occhio del ciclone per le "ombre" nella gestione dei salvataggi.



Il "gioiello" di beneficienza di cui è direttrice si chiama Migrant Offshore Aid Station (Moas), ed è una associazione con sede a Malta che vanta nel suo arsenale due imbarcazioni (Phoenix e Topaz responder), diversi gommoni Rhib e alcuni droni. Una vera e propria flotta per recupero clandestini. A fondare l'associazione sono stati lei e suo marito Christopher, abbracciati nella foto qui sopra. Lui non è un uomo qualunque, ma è il milionario americano arricchitosi grazie ad una agenzia di assicurazioni specializzata nelle zone ad alto rischio.

Moas e le accuse di illegalità

Dalle assicurazioni alla filantropia, il passo è stato breve. In fondo aiutare gli stranieri è molto chic. Dopo aver fatto un viaggio a Lampedusa, nel 2013 la coppia d'oro ha deciso di creare Moas e stabilirne la base operativa a Malta (La Valletta), dove i due milionari vivono e fanno affari.
Fino ad oggi, si legge nel sito, Moas ha salvato 33.455 stranieri dalle onde del mare lasciandoli in carico all'Italia. Che ora li ospita, accoglie e paga. Il fatto è che sue attività di salvataggio delle Ong ci sono più ombre che luci. Per dirne una, Frontex le ha accusate di essere "colluse con gli scafisti", di caricare i migranti non in acque internazionali ma in mare libico e di accendere grossi fari per attirare i barconi. Accuse che oggi Regina Catrambone ha provato a respingere con una breve intervista al Corriere. "Tutte le nostre operazioni - dice - si sono sempre svolte sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana e nel rispetto delle convenzioni e del diritto internazionale del mare, pertanto nel pieno della legalità". Peccato però, che la Guardia Costera neghi di aver mai autorizzato le navi umanitarie a sconfinare in acque libiche. Non solo. Sulle attività di Moas ha messo gli occhi anche la procura di Catania, che sta cercando di capire perché e in che modo queste organizzazioni riescano ad ottenere così tanti soldi da permettersi droni, navi e attrezzature per il salvataggio. "Ben vengano le indagini della magistratura", afferma la Catrambrone, dicendosi pronta a "collaborare".

Finanziamenti "opachi"

Alle domande sui finanziamenti, però, la milionaria non risponde, invitando tutti a guardare il internet. "Ci sono tutti i conti pubblicati - dice - Moas è finanziata privatamente. In primo luogo da mio marito e da me. Ma anche e soprattutto da moltissimi donatori che credono in quello che facciamo, nella nostra professionalità e correttezza, e che per questo decidono di contribuire alla nostra missione". I conti ci sono, ma non nello specifico i donatori. Perché è proprio qui che casca l'asino. Moas infatti ha ricevuto 500mila euro da Avaaz.org, cioè la comunità riconducibile a Moveon.org, che a sua volta fa capo al "filantropo" milionario George Soros. Come se non bastasse, Christopher appare anche tra i finanziatori della campagna elettorale di Hillary Clinton con la generosa cifra di 416mila euro. Infine, tra i suoi più stretti collaboratori ci sono personaggi del calibro di Ian Ruggier, ex ufficiale maltese famoso per aver represso con la violenza le proteste dei migranti ospitati sull’isola. Prima soffoca le rivolte dei migranti a Malta, poi si pente e li aiuta trasportandoli - guarda caso - in Italia. Come mai Ruggier e la coppia Catrambone non li fa sbarcare a Malta? Forse perché loro non sono disposti ad accettare traghettatori, mentre l'Italia sì.

"Ong colluse con gli scafisti"

Di certo c'è che da quando le navi umanitarie si sono moltiplicate nel Mediterraneo e si sono spinte sempre più vicine alla costa libica, hanno sì aumentato il numero degli interventi (passati da 5% al 50% dei salvataggi totali), ma hanno anche incrementato i numeri dei morti. Perché? Semplice: gli scafisti mettono i disperati su navi sempre più vecchie con sempre meno carburante, "tanto ci sono le Ong che le recuperano".

Filantropi per Papa Francesco

"Questa campagna di discredito certo non ci aiuta - replica la Catambrone - l’ha detto anche il premier Gentiloni. Siamo un’organizzazione umanitaria". Perché lo fanno? Semplice: "Per rispondere alla chiamata di Papa Francesco da Lampedusa contro la 'globalizzazione dell’indifferenza'". "La mia famiglia e io - conclude la milionaria - ci siamo sentiti costretti ad agire. Non potevo sopportare che così tante persone morissero nello stesso posto dove sono cresciuta e dove in tantissimi vanno per le vacanze".

"Ricatti e costi gonfiati: vi racconto la verità sulla flotta buonista"

Un ex ammiraglio: «Una ong dichiara spese anormali per i droni. C'è odore di business»


Ong che «salvano» i migranti in mare gonfiando i costi delle operazioni, preti che ricattano la Marina militare per far recuperare i passeggeri dei barconi, per non parlare di profughi e clandestini portati a forza dai trafficanti sulle navi delle organizzazioni umanitarie vicine alle coste libiche.
«Su alcune Ong ho forti dubbi», spiega al Giornale un ammiraglio, che fino allo scorso anno era in prima linea sul fronte dell'immigrazione via barconi nel Mediterraneo centrale. Un atto di accusa in cambio dell'anonimato, che riguarda le organizzazioni umanitarie più ambigue come la Moas (Migrant offshore aid station) con base a Malta e fondata da una coppia di miliardari italo americana Chris Catrambone e sua moglie Regina. «Il bilancio della Moas è gonfiato. Avevano riportato il costo di un milione di euro al mese per un drone ad ala rotante quando a noi della Marina militare un elicottero costava la metà - spiega l'alto ufficiale che ha concluso il servizio da poco - I loro migliaia di sostenitori saranno pure in buona fede, ma secondo me l'operazione è diventata un business. E c'è chi spera che il flusso dei migranti non si fermi».
All'inizio dell'ondata dei barconi verso l'Italia la Moas aveva assoldato Martin Xuereb, ex capo di stato maggiore maltese, che presentò l'Ong anche alla Difesa a Roma. «E sono stati contattati pure alti ufficiali di Marina italiani in pensione per collaborare» rivela l'ammiraglio.
L'agenzia europea Frontex ha rivelato che nei primi mesi di quest'anno le Ong con la loro flotta di una quindicina di navi starebbero superando il 50% dei recuperi in mare dei migranti. «Gli scafisti chiamano con il satellitare Thuraya il centro di Roma della Capitaneria di porto, che poi controlla quali sono le navi nell'area - spiega l'ex alto ufficiale - Se la più vicina è delle Ong la allertano per il soccorso».
I trafficanti di uomini non solo mandano i barconi verso la flottiglia buonista, ma talvolta li fanno salire a bordo a forza. «Con la Marina non osano perché siamo armati. Le navi delle Ong no - spiega la fonte del Giornale - I trafficanti arrivano sotto bordo e fanno salire i migranti. E poi si portano via i barconi vuoti per riutilizzarli».
Un altro aspetto, che nessuno osa scandagliare, è se la spinta solidale di determinati personaggi eletti a simbolo buonista dell'immigrazione nasconda interessi politici o altro. «Abbiamo sempre avuto sospetti che pure gente con l'abito talare non si prodigasse così tanto solo per missione caritatevole - racconta l'ammiraglio non più in servizio attivo - Ci chiamavano segnalando l'arrivo dei barconi sottolineando che stavano registrando la telefonata. Una specie di ricatto. Penso che per certi personaggi salvare i migranti sia diventata una professione».
Il riferimento riguarda casi emblematici come quello di padre Mussie Zerai, che si crede Mosè. A tal punto che ha intitolato il suo libro uscito in gennaio Padre Mosè - Nel viaggio della disperazione il suo numero di telefono è l'ultima speranza. Don Zerai si vanta di aiutare i migranti ad arrivare in Italia da 15 anni. Però, recentemente, è stato trasferito da Roma nella parrocchia svizzera di Friburgo. Eritreo, di origine, è diventato sacerdote nel 2010. Grazie alla sua onlus Habeshia ha fondato Watch the Med, portale telefonico europeo attivo via web per aiutare chi vuole arrivare da noi sui barconi. Guarda caso il portale è nato grazie alla campagna internazionale Boat4people, che ha come aderenti l'Arci, l'associazione della sinistra italiana.

Massimo M.I.

Rifugiati, clandestini,


06:45

Denuncia documentata della realtà dell'immigrazione

Di migranti e ong

«L’impennata di sbarchi nei giorni di Pasqua ha avuto l’effetto di un’onda tellurica nelle stanze del governo. Non è normale che dai porticcioli libici partano 8500 migranti in poche ore. Un pullulare di barconi tutt’insieme ha preso il mare ed è andato incontro alle navi umanitarie». Così Francesco Grignetti per la Stampa del 20 aprile, che accenna al sospetto che questa escalation «non sia stata casuale».

«Un’azione logistica fuori dal comune, quasi di stampo militare», spiega una fonte che ha interpellato. Dietro questa escalation potrebbe esserci la «criminalità organizzata della Libia».

Ma il problema vero riguarda le attività delle ong che con navi, droni e aerei si piazzano «al limite delle acque territoriali libiche ed esercitando una “ricerca attiva”» recuperano i disperati del mare per poi consegnarli «nei porti italiani».

Un’attività, quella delle ong, che costa. E tanto: «Chi sono i veri finanziatori, da dove giungono le loro navi, quali inconfessabili accordi potrebbero avere alcune organizzazioni», sono le domande che interpellano le autorità e gli inquirenti italiani, accenna infine Grignetti.

In realtà l’ipotesi che esista una concertazione tra scafisti e alcune ong non è nuova, né lo sono le domande relative a tale connection, che non può ovviamente essersi generata solo in occasione delle feste pasquali.

La tratta dei disperati è un business di rilevanza primaria, dal momento che rende più o meno quanto il commercio della droga.

Val la pena accennare che è più che probabile un’ulteriore connection tra scafisti e bande armane consegnate allo jihadismo radicale, per le quali tale traffico è fonte non trascurabile di finanziamento.

Peraltro proprio l’attivismo incontrollato dello jihadismo alimenta la destabilizzazione nel mondo arabo e in Africa, incrementando a sua volta il flusso migratorio.

Né si possono ignorare i legami, più o meno diversificati, tra jihadismo e Agenzie del Terrore, quelle per intenderci che flagellano le terre d’arabia e a volte fanno strame in Occidente.


Imprescindibili ragioni umanitarie sottendono l’accoglienza dei disperati. Ma senza il necessario discernimento e un’altrettanto necessario contrasto del meccanismo perverso che alimenta i flussi migratori si rischia solo di far dilagare ancor più il caos.
LA VERITÀ VI FARÀ LIBERI
(Gv. 8, 32)
Necessaria la citazione giovannea messa a titolo del presente mio intervento, necessaria perché tacerla rende asserviti all’ignavia e impediti nella missione di predicarla. E ciò non vale soltanto per le grandi verità ma anche per quelle che si pongono come minuscole.

Di verità voglio allora parlare e, nello specifico di verità biblica, una delle tante su cui anche i più agguerriti apologeti scivolano via con sorprendente disinvoltura. Ma per fare debita ricognizione è necessario che esponga l’argomento dal quale si dirama la mia osservazione.




Recentemente, Silvio Berlusconi e la presidente della Camera dei Deputati sono apparsi sui massmedia nella posa di abbracciare un agnello. Correndo prossima la Pasqua, siffatta iconografia è parsa, oggettivamente, come un invito a dismettere la tradizione del pranzo pasquale a base di agnello. Un messaggio di innegabile filosofìa animalista e vegetariana che ha suscitato consensi da una parte, indifferenza al centro, polemiche dall’altra. E su alcuni siti sono apparsi interventi di netta posizione a favore della tradizione ‘cattolica’ con inevitabili commenti sui citati personaggi sviluppandosi, la discussione, nel versante antropologico a sostegno della tèsi che predica l’uomo, come qualche autore ha affermato, di natura ‘onnivora’, creato tale da Dio stesso.

Nei commenti e nelle riflessioni che mi premurai di postare, dichiarando in premessa la mia omnivoracità - escluso l’agnello – condividevo, e condivido, l’opinione dei molti che ritenevano, e ritengono, lecito mangiar carne così come confutavo, e confuto, opposte opinioni dichiarando tuttavìa di amare gli animali, di rispettarli riconoscendo nella loro presenza e nella molteplice varietà l’impronta di Dio. Ma non accettavo, come non accetto, che si definisse l’uomo “essere omnivoro per natura”, non tanto per mia intima convinzione criptoanimalista, quanto per ben altra  e più forte testimonianza.

Asserire essere, l’uomo omnivoro per natura significa dimenticare le conseguenze del peccato originale che, per come è noto, ha ribaltato in senso opposto l’ordine e l’armonìa che governavano il creato uscito puro e perfetto dalla volontà divina. Sicché l’uomo s’è trovata nemica una natura in che, prima, si muoveva senza timore, ha contratto la morte e la terra gli è diventata avara di frutti e le stesse creature viventi hanno mutato istinto conoscendo e portando ferocia e timore reciproci col divorarsi a vicenda.




Lucas Cranach il Vecchio, Adamo ed Eva nel giardino dell'Eden, 1530,
Kunsthistorisches Museum, Vienna.



Che tutto ciò non fosse nello stato primario è reso certo dalle stesse parole di Dio che, al termine del sesto giorno, creati animali, piante e uomo così dice:
Ecco, io vi do ogni pianta che fa seme su tutta la superficie della terra, e ogni albero fruttifero che fa seme: questi vi serviranno per cibo. E a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo e a tutto ciò che sulla terra si muove e che ha in sé anima vivente, io do l’erba verde per cibo. . . E Iddio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono” (Gen. 1, 29/30 -31).

Dal che appare una verità inoppugnabile: l’uomo edenico, Adamo, è creato quale essere vivente, inserito nella conciliazione degli elementi, nell’amicizia e vegetariano.
Contra verbum Dei non valet argumentum.



Si può allora e senza ombra di dubbio, indicare l’omnivoracità degli animali e dell’uomo quale diretta conseguenza del peccato originale, così come si può, legittimamente, opinare che la dieta vegetariana sia stata regola per l’uomo sino al diluvio universale al termine del quale il Signore dice a Noè e ai suoi figli:
“ Siate fecondi, moltiplicatevi e riempite la terra, e incutete paura e terrore a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo. Essi sono dati in vostro potere con tutto ciò che striscia sulla terra e con tutti i pesci del mare. Tutto ciò che si muove e che ha vita vi sarà di cibo. Io vi do tutto questo come vi detti l’erba verde; solo, non mangiate carne che abbia ancora la vita sua, cioè il sangue” (Gen. 9, 1/4).

È questo il passo in cui esplicitamente Dio rende l’uomo carnivoro.

Come si faccia a sostenere l’omnivoracità dell’uomo, o degli animali, essere un dato sostanziale, innato alla natura, è cosa che resta incomprensibile a meno che, chi lo sostiene, non ritenga la Sacra Scrittura un apologo scritto per persone stupide o in malafede.


di Luciano Pranzetti

21 aprile 2017


http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1959_Pranzetti_Verita_vi_fara_liberi.html