ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 5 aprile 2017

Il tempo liturgico dedicato alla Passione di Cristo,

Cronache della Roma occupata






«Bisogna esser vissuti dal 1960 ai nostri giorni per sapere che i Papi possono condurre la Chiesa alla rovina […] Contro i fatti gli argomenti non valgono niente. I fatti sono davanti ai nostri occhi. Allora siamo costretti a concludere che Nostro Signore pronunciando le parole sull’assistenza fino alla fine dei tempi, non escludeva dei periodi  di tenebre e un tempo di Passione per la Sua Sposa mistica».
(Lettera di Mons. Lefebvre del 1984,
citata in Mons. Lefebvre, una vita, di Mons. Tissier de Mallerais
[Chieti, Tabula Fati, 2005]).

«Mi sembra che si possa comparare questa Passione
che soffre oggi la Chiesa alla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo
»
(Mons. Lefebvre, Omelia del 29 giugno 1982).

In questi primi giorni del mese di aprile 2017, in cui ha inizio il tempo liturgico dedicato alla Passione di Cristo, le novità che arrivano da Roma indicano chiaramente che la Chiesa cattolica vive anch’essa questo tempo di Passione richiamato dal vescovo tradizionalista: il Papa attuale, nella logica sequela dei suoi predecessori ferventi artefici della riforma conciliare nata dal Vaticano II, conduce anche lui la Chiesa alla rovina.

I fatti sono là: nella bruta realtà. Papa Francesco vuole finire di trasformare la Chiesa aprendola ampiamente alle diversità confessionali, religiose, femminili, antropologiche, ecc. Il suo «cantiere» di trasformazione avanza a grandi passi.

Venerdì scorso, il Papa ha ricevuto i partecipanti ad un colloquio su Martin Lutero, organizzato dal Pontificio Comitato delle Scienza Storiche in quest’anno del quinto centenario della Riforma luterana. E si è nuovamente lanciato in un panegirico della riforma del monaco apostata, nella implicita colpevolizzazione della Chiesa dell’epoca e ha vantato l’ecumenismo moderno che predica l’unità nella diversità a detrimento della dottrina cattolica.
Egli ha considerato questo Colloquio uno dei

«frutti dell’azione dello Spirito Santo, che sorpassa ogni barriera e trasforma i conflitti in occasioni di crescita nella comunione», 
egli si è appellato alla «purificazione della memoria»: 
«Approfondimenti seri sulla figura di Lutero e la sua critica contro la Chiesa del suo tempo ed il papato contribuiscono certamente a superare quel clima di mutua sfiducia e rivalità che per troppo tempo in passato ha caratterizzato i rapporti tra cattolici e protestanti», «Oggi, come cristiani siamo tutti chiamati a liberarci da pregiudizi verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diverso, a scambiarci vicendevolmente il perdono per le colpe commesse dai nostri padri e ad invocare insieme da Dio il dono della riconciliazione e dell’unità

Per il Venerdì Santo, le meditazioni della Via Crucis presieduta da Papa Francesco al Colosseo, saranno scritte dal biblista francese Anne-Marie Pelletier, che milita per una femminilizzazione della Chiesa e invoca una più grande rappresentanza della donna nell’esercizio del potere in seno alla Chiesa.

Nel contempo, la Santa Sede ha appena pubblicato il programma del viaggio del Papa in Egitto, i prossimi 28 e 29 aprile: «Il Papa di pace nell’Egitto di pace».
Ecumenismo e dialogo religioso sono le due colonne d’argilla che ispirano questo viaggio di Jorge Mario Bergoglio, che si vuole portatore di pace per mezzo del relativismo religioso. Sono previsti numerosi incontri interconfessionali fra Papa Francesco e i responsabili di altre religioni: fin da adesso, essi sono considerati i punti salienti di questo trasferimento apostolico, e le autorità egiziane non si sono sbagliate ed hanno dichiarato:

«L’Egitto accoglie con piacere questa visita che contribuirà a radicare il messaggio dell’islam basato sulla tolleranza e sul dialogo con tutte le religioni, e a rinunciare al linguaggio della violenza e dell’estremismo

D’altronde, è all’Università sunnita di Al-Azhar, sotto l’egida del grande imam Ahmed El-Tayyb, che è stata preparata questa visita bergogliana: tutto un programma, è il caso di dire!

E, ultimo ma non meno importante, il nuovo direttore dell’edizione argentina de L’Osservatore Romano, il quotidiano ufficiale del servizio d’informazione del Vaticano, è un protestante, proprio così: Marcelo Figueroa, biblista, teologo e pastore della Chiesa presbiteriana. Egli deve al Papa stesso la sua nomina a questo posto strategico per l’informazione dei fedeli cattolici sudamericani!

Tutti questi fatti, queste azioni a venire, queste innovazioni, queste nomine e interventi laici e religiosi, sono lungi dall’essere cattolici, e il meno che si possa dire è che: il pontificato di Papa Francesco è risolutamente girato verso il mondo con i suoi concetti moderni e le sue mode progressiste e femministe, esso si articola intorno all’ecumenismo e al dialogo interreligioso, che sono e restano la bussola mortale che ispira le mentalità conciliari.

La Chiesa vive la sua Passione, ma la sua resurrezione alla fede cattolica integrale non coinciderà, disgraziatamente, con la festa di Pasqua del prossimo 16 aprile.
Roma è sempre occupata…


di
 Francesca de Villasmundo


Pubblicato sul sito francese Medias presse info

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1939_De-Villasmundo_Cronache_Roma_occupata.html
Amoris Laetitia:
a un anno dalla sua pubblicazione

La distruzione del matrimonio e l’abolizione del peccato   tramite la falsa misericordia


di Alejandro Sosa Laprida

20 marzo 2017


Con la sua seconda e interminabile (1Esortazione Apostolica - que contiene 58.000  parole -, intitolata Amoris Laetitia (2) (« la gioia dell’amore »), pubblicata appena un anno fa, e che qualcuno, con un tocco di umorismo sarcastico non certo privo di ragione, ha chiamato Gli amori di Letizia (3), Francesco ha incontestabilmente raggiunto un nuovo livello di iniquità, al punto tale che è proprio a partire da questo testo che hanno incominciato a farsi sentire tímidamente delle voci crítiche perfino tra i membri « conservatori » della gerarchia conciliare.
Con questo documento preteso magisteriale, Francesco ha condotto a termine il prolungato e machiavellico processo di sovversione ideologica che ha condotto alla sua publicazione, nel quale rientrano principalmente i due Sínodi dei Vescovi del 2014 e 2015, insieme ad una esosa quantità di testi e informazioni indigeste, pieni di ogni sorta di omissioni, di ambiguità, di manipolazioni, di falsità e di mezze verità.

Tenuto conto della lunghezza senza precedenti di questo documento, abilmente concepito allo scopo di disseminare ogni sorta di errori e di bombe a scoppio ritardato in molteplici ambiti della fede e della morale, e non solo riguardo all’ammissione dei «risposati» ai sacramenti, come si fa abitualmente quando si vogliono creare equivoci; tenuto conto di ciò mi accontenterò di presentare alcuni estratti particolarmente nocivi.
Fin dall’inizio, Francesco fissa il tenore del documento, abolendo letteralmente il ruolo del magistero a profitto del relativismo dottrinale eretto a regola unica:

«Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. […] Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali.» § 3

Qui Francesco, non solo ci propina la sua continua fisima gnostica secondo la quale «il tempo è superiore allo spazio», ma ha perfino l’incredibile sfrontatezza di farci sapere con tono accondiscendente che intende «ricordarcela», senza vergognarsi, come se niente fosse, come se si trattasse di un articolo di fede mentre invece si tratta di una totale novità che egli è il primo e il solo a presentare in 2000 anni di cristianesimo, e mentre si tratta solo di un’aberrazione filosofica del tutto sprovvista di senso, se non nell’ottica evoluzionista. Francesco lanciò per la prima volta quest’idea nella Evangelii Gaudium; ne ripropongo l’intero passo perché ci permette di cogliere il suo pensiero gnostico e anche perché, se si prendono le cose con una certa dose di umorismo, sono convinto che faccia piacere rilassarsi ridendo di una prosa così ampollosa. Ecco il passo, che è un vero pezzo da antologia, ma… attenzione ai giramenti di testa!

«Vi è una tensione bipolare tra la pienezza e il limite. La pienezza provoca la volontà di possedere tutto e il limite è la parete che ci si pone davanti. Il “tempo”, considerato in senso ampio, fa riferimento alla pienezza come espressione dell’orizzonte che ci si apre dinanzi, e il momento è espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto. I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio. (4)» § 222      

Non è chiaro? Andiamo… un piccolo sforzo, per favore! E allora, per maggior chiarezza, ecco una parafrasi di questo testo «pontificio»:

«Vi è una pienezza tra la tensione bipolare e il limite. La volontà di pienezza provoca il possesso del limite che è come un muro davanti a noi. La pienezza, in senso lato, si riferisce all’orizzonte che si esprime, mentre il momento è l’espressione di uno spazio che si trova là. I cittadini tendono verso l’esperienza che si dispiega alla luce del tempo nel momento preciso in cui la condizione di un orizzonte più grande ci porta verso l’utopia che ci attrae come causa finale. E’ qui che sorge un popolo per costruire il principio che ci permette di avanzare: lo spazio apre verso il tempo che illumina.» § 222

Non ci siamo ancora? Non importa! Un piccolo esercizio di idealismo tedesco ed ecco che tutto diventa chiaro e cristallino. Attenzione, perché si suppone che ci si trovi al cospetto di un testo magisteriale che dovrebbe esporre delle verità di fede contenute nella rivelazione. In realtà, con questo ermetico farfugliare degno di un filosofo hegeliano, Francesco allude al processo evolutivo della coscienza umana che si dispiega nel tempo, teso infallibilmente verso lo scopo che attrae come una causa finale, che non è altro che il famoso Punto Omega o Cristo Cosmico del suo maestro panteista Teilhard de Chardin. Questo Punto Omegarappresenta il punto ultimo dello sviluppo della coscienza  che sorge dalla materia e verso il quale si dirige l’universo, il punto in cui si consumerà l’unione totale dell’uomo, del mondo e di Dio.

Nel paragrafo seguente, Francesco spiega il senso del suo falso principio: si tratta di un processo evolutivo necessario e ineluttabile che si dispiega negli avvenimenti della storia umana. Questa nozione è il fondamento ideologico del «progressismo» marxista ed implica una visione monista della realtà, senza posto alcuno né per la libertà, né per la trascendenza divina. Avremo ancora occasione di riparlarne in seguito. Ecco il testo:

«Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici.» § 223

Ma ritorniamo al § 3 di Amoris Laetitia. Dopo aver ricordato l’assurdo principio secondo il quale «il tempo è superiore allo spazio», che certo non è facile da dimenticare, Francesco ci spiega che nella Chiesa si ha bisogno di conservare «l’unità della dottrina», ma che «questo non impedisce che sussistano diverse interpretazioni di certi aspetti della dottrina». Per comprendere come si possano bellamente sostenere tali propositi contraddittori in una stessa frase, non bisogna perdere di vista che il principio di non contraddizione non ha rigorosamente alcun senso per chi aderisce al principio dell’evoluzione, in cui i conflitti, le crisi e appunto le contraddizioni costituiscono il vero motore del progresso, il dinamismo dialettico che rende possibile l’ascensione progressiva dello spirito umano verso la coscienza assoluta e cioè verso la divinizzazione. Una volta introdotto il pluralismo e il relativismo dottrinale, nessuno si stupirà se Francesco si permette di pronunciare parole così sconcertanti come queste:

«… si può accogliere la proposta di alcuni maestri orientali che insistono sull’allargare la coscienza, per non rimanere prigionieri in un’esperienza molto limitata che ci chiuderebbe le prospettive. Tale ampliamento della coscienza non è la negazione o la distruzione del desiderio, bensì la sua dilatazione e il suo perfezionamento.» § 149

Mi chiedo: è un papa che parla o un guru della new age? Da notare che Francesco dice questo parlando del piacere e della sessualità, è dunque impossibile non andare col pensiero al Tantra, tradizione esoterica sciamanica che si ritrova nelle principali religioni orientali e in particolare nell’induismo e nel buddismo, la quale si serve della sessualità per «ampliare la coscienza», per raggiungere l’«illuminazione», il «risveglio», e cioè il passaggio dalla coscienza individuale, limitata e dualista, allo stato di «sovracoscienza» proprio della divinità. Non c’è bisogno di precisare che qui ci troviamo in pieno panteismo. In seguito, da buon apostolo del femminismo e dell’egualitarismo, Francesco ne approfitta per minare l’autorità del capo famiglia, spiegando che l’insegnamento di San Paolo non è altro che un «rivestimento culturale»:

«… è opportuno evitare ogni interpretazione inadeguata del testo della Lettera agli Efesini dove si chiede che «le mogli siano sottomesse ai loro mariti» (Ef 5, 22). San Paolo qui si esprime in categorie culturali proprie di quell’epoca, ma noi non dobbiamo assumere tale rivestimento culturale.» § 156

In un altro passo, Francesco sostiene che la verginità consacrata non è uno stato di vita più eccellente del matrimonio:

«In questo senso san Giovanni Paolo II ha affermato che i testi biblici “non forniscono motivo per sostenere né l’inferiorità del matrimonio, né la superiorità della verginità o del celibato” a motivo dell’astinenza sessuale. Più che parlare della superiorità della verginità sotto ogni profilo, sembra appropriato mostrare che i diversi stati di vita sono complementari, in modo tale che uno può essere più perfetto per qualche aspetto e l’altro può esserlo da un altro punto di vista.» § 159

Il che è proprio una disdetta sia per Francesco sia per Giovanni Paolo II, perché entrambi cadono appieno sotto l’anatema del Concilio di Trento:

«Se qualcuno dirà che lo stato coniugale è da preferirsi alla verginità o al celibato e che non è cosa migliore e più beata rimanere nella verginità e nel celibato, che unirsi in matrimonio, sia anátema.» (Mt 19, 11; 1 Co 7, 25; 1 Co 7, 38-40) (Sessione XXIV, X canone sul sacramento del matrimonio). 

Giovanni Paolo II e Francesco sono dunque anatemizzati dalla Chiesa perché negano esplicitamente ciò che la Chiesa stessa afferma chiaramente. E’ inutile che pretendano di essere cattolici quando non lo sono affatto, perché non professano la fede della Chiesa. Pio XII ha ribadito questa verità dogmatica nel 1954, nella sua enciclica Sacra Virginitas (5):

«Per questo motivo soprattutto, secondo l’insegnamento della Chiesa, la santa verginità supera in eccellenza il matrimonio. Già il divin Redentore ne aveva fatto un consiglio di vita più perfetta ai discepoli (cf. Mt 19, 10-11). E l’apostolo san Paolo, dopo aver detto di un padre che dà a marito la sua figlia “egli fa bene”, aggiunge subito: “Chi però non la dà a marito, fa meglio ancora” (1 Cor 7, 38). […] Se dunque la verginità, come abbiamo detto, è superiore al matrimonio, questo avviene senza dubbio perché essa mira a conseguire un fine più eccelso; essa poi è un mezzo efficacissimo per consacrarsi interamente al servizio di Dio, mentre il cuore di chi è legato alle cure del matrimonio resta più o meno “diviso” (cf. 1 Cor 7, 33).» § 23

«La dottrina che stabilisce l’eccellenza e la superiorità della verginità e del celibato sul matrimonio, come già dicemmo, annunciata dal divin Redentore e dall’apostolo delle genti, fu solennemente definita dogma di fede nel concilio di Trento e sempre concordemente insegnata dai santi padri e dai dottori della chiesa.» § 31 

In seguito, Francesco sostiene la reintegrazione nella vita ecclesiale di tutti coloro che si trovano in una situazione «irregolare»:

«Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita”. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino.» § 297

E «tutti» vuol dire proprio «tutti» e cioè concubini, divorziati “risposati”, omosessuali, sostenitori dell’aborto, del “matrimonio” gay, ecc. Eppure Francesco dovrebbe sapere che nessuno è escluso «per sempre» dalla Chiesa, ma a condizione che si decida a cambiare vita! Il problema è che per lui bisognerebbe integrare tutti, quale che sia la loro situazione, cioè anche coloro che non hanno alcuna intenzione di porre fine alla loro vita scandalosa. Senza contare che affermare che il condannare per sempre non sarebbe nella logica del Vangelo, è cosa davvero ridicola, basti ricordare parole come queste:

«Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.» (Mt. 25, 41)

E questo l’ha detto Nostro Signore stesso. Ma per uno gnostico, verità come questa sono irricevibili, perché, grazie al processo evolutivo, tutti giungono ineluttabilmente al loro culmine e cioè alla divinizzazione. Ricordiamo qui le parole rivolte da Francesco ad Eugenio Scalfari:

«…anche la nostra specie finirà ma non finirà la luce di Dio che a quel punto invaderà tutte le anime e tutto sarà in tutti.» (6).

IFrancesco sostiene qui la salvezza universale per assimilazione all’essenza divina, e in questa prospettiva va da sé che l’idea che uno possa essere «condannato per sempre» non ha a rigore alcun senso. Si tratta di panteismo allo stato puro e ci ritorneremo in seguito, perché si tratta dell’errore che è alla base dei discorsi e della prassi di Bergoglio.

In seguito, Francesco spiega che se si vive l’adulterio con «provata fedeltà» e col «dono generoso di sé» (non inventiamo niente!), anche se non ci si trova nella situazione «ideale» (!!!), si può essere ugualmente integrati, per mezzo del «discernimento» e dell’«adeguata distinzione» dei pastori… il che cambia tutto, ovviamente!:

«I divorziati che vivono una nuova unione, per esempio, possono trovarsi in situazioni molto diverse, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale. Una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe. […] Dev’essere chiaro che questo non è l’ideale che il Vangelo propone per il matrimonio e la famiglia. I Padri sinodali hanno affermato che il discernimento dei Pastori deve sempre farsi “distinguendo adeguatamente” con uno sguardo che discerna bene le situazioni. Sappiamo che non esistono “semplici ricette”.» § 298

Questo attiene all’etica di situazione, che dissolve la morale in un relativismo soggettivista: basta considerare solo le circostanze, poiché non vi sarebbero più atti malvagi, puramente e semplicemente, quali che siano le circostanze. Il matrimonio cristiano, con l’indissolubilità che esso implica, non è più normativo, ma diventa un «ideale» che non è alla portata di tutti. Così ci si dovrà sforzare di mettere in luce i «valori positivi» che si trovano nelle situazioni «irregolari» (concubinato, adulterio, relazioni omosessuali, ecc.): «provata fedeltà, dono generoso di sé, impegno cristiano», ecc. E’ il caso di precisare che tali proponimenti non sono altro che spaventose menzogne che possono solo provenire dal padre della menzogna?

Ecco ciò che diceva Pio XII sull’etica di situazione in una sua allocuzione del 1952 al Congresso Internazionale della Federazione Cattolica Mondiale della Gioventù Femminile (7):

«…l’etica nuova è talmente al di fuori della Fede e dei principii cattolici che persino un bambino, se conosce il suo catechismo, se ne può render conto e lo può percepire. Non è difficile riconoscere come il nuovo sistema morale derivi dall'esistenzialismo, che o fa astrazione da Dio o semplicemente lo nega e in ogni caso abbandona l'uomo a se stesso

Cosa che è esattamente il contrario di ciò che dice Francesco. Ecco, a titolo illustrativo, quattro brevi passi estratti da Amoris Laetitia:

1. «E’ possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiché “il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi” le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi. (8)» § 300

2. « … a volte ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa.» § 310

3. «È meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedeltà a Dio nell’esistenza concreta di un essere umano.» § 304

4. «Questo ci fornisce un quadro e un clima che ci impedisce di sviluppare una morale fredda da scrivania nel trattare i temi più delicati e ci colloca piuttosto nel contesto di un discernimento pastorale carico di amore misericordioso, che si dispone sempre a comprendere, a perdonare, ad accompagnare, a sperare, e soprattutto a integrare. Questa è la logica che deve prevalere nella Chiesa, per “fare l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali”». § 312

Ecco infine una quinta e ultima citazione tratta dall’omelia a Casa Santa Marta dello scorso 16 giugno e nella quale Francesco qualifica la dottrina cattolica tradizionale semplicemente come eretica. La situazione è grottesca: quest’uomo dà prova di una sfrontatezza inaudita, si crede che gli sia permesso tutto, non si ferma davanti a niente, mente e bestemmia come respira e non si trova alcuno che osi tenergli testa. Ma ciò che è più penoso è che apparentemente quasi nessuno sembra sentirsi coinvolto in questa inconcepibile situazione. Ecco la citazione:

«Questo sano realismo del cattolicesimo. Non è cattolico “o questo, o niente”: quello non è cattolico. Quello è eretico. Gesù sa sempre camminare con noi, ci dà l’ideale, ci accompagna verso l’ideale, ci libera da questo ingabbiamento della rigidità della legge e ci dice: “Ma, fate fino al punto che potete fare”. E lui ci capisce bene. È questo il nostro Signore, è questo quello che insegna a noi.» (9). 

Ma torniamo all’allocuzione di Pio XII, per meglio cogliere l’opposizione che esiste fra la dottrina cattolica e le fantasticherie partorite da Francesco:

«Dalle relazioni essenziali tra uomo e Dio, tra uomo e uomo, tra coniugi, tra genitori e figli, dalle relazioni essenziali della comunità nella famiglia, nella Chiesa, nello Stato, da tutto ciò risulta, tra le altre cose, che l’odio di Dio, la blasfemia, l’idolatria, la defezione dalla vera Fede, la negazione della Fede, lo spergiuro, l’omicidio, la falsa testimonianza, la calunnia, l’adulterio e la fornicazione, l’abuso del matrimonio, il peccato solitario, il furto e la rapina, la sottrazione di ciò che è necessario alla vita, la defraudazione del giusto salario, l'accaparramento dei viveri di prima necessità e l'aumento ingiustificato dei prezzi, la bancarotta fraudolenta, le manovre d'ingiusta speculazione tutto ciò è gravemente proibito dal Legislatore divino; non c'è alcun dubbio; qualunque sia la situazione individuale, non v’è altra scelta che obbedire

Un tale discorso non è certo una buona notizia per Francesco e il suo «adeguato discernimento personale e pastorale». Pio XII afferma che di fronte a certe azioni, oggettivamente disordinate, «qualunque sia la situazione individuale, non v’è altra scelta che obbedire». Francesco invece dichiara: «Sappiamo che non esistono semplici ricette» e sollecita uno «sguardo pastorale differenziato». Chi è che sbaglia? E io tendo a spingermi oltre e a chiedere: chi è il vero Papa? Se non quello il cui insegnamento è conforme alla dottrina della Chiesa? Poiché è inevitabile chiedersi: com’è possibile che due legittimi pastori possano fare dei discorsi diametralmente opposti in tema di fede e di costumi? Forse che la contraddizione logica fa parte del deposito della fede? E dal momento che non sono disposto ad abbracciare la dialettica hegeliana, posso solo rispondere negativamente.

A riferirsi al racconto della caduta, si potrebbe dire che, mentre Pio XII dichiara: «Non ne mangerete e non ne toccherete, se no ne morirete», Francesco ribatte: «Niente affatto, non ne morirete! Andate, figli cari, accostatevi alla Santa Tavola con fiducia, sarete accolti dalla mia misericordia, i vostri occhi si apriranno e sarete come dei e alla fine scoprirete la gioia dell’amore». Ecco un altro passo del documento:

«La loro partecipazione [dei divorziati risposati] può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate. Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa …» § 299

Ecco il vero scopo di Francesco: l’abolizione pura e semplice del peccato. Secondo lui si può vivere in stato di adulterio e allo stesso tempo essere «membra vive della Chiesa». Tutto qui. E nessuno si scompone. Il fatto che un miliardo di cattolici possa continuare a chiamare questo personaggio diabolico: «Santo Padre», è qualcosa che supera totalmente la mia comprensione…

Ed ecco ancora due brani d’antologia di Fornicationis Laetitia, l’ultima EspettorazioneEscatologica bergogliana:

«Pertanto, un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa “per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”. […] A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato -che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno- si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa (10). Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio.» § 305

«Tuttavia, dalla nostra consapevolezza del peso delle circostanze attenuanti - psicologiche, storiche e anche biologiche - ne segue che “senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno”, lasciando spazio alla “misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile”. Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione. Ma credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una Madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, “non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada”». § 308

Ecco la «chiesa» propugnata da Francesco all’ombra di una falsa nozione della misericordia: una «chiesa» in cui regna la confusione e che non teme di viaggiare nel fango. Bisogna dire che questa «chiesa bergogliana» non assomiglia affatto alla Chiesa cattolica, alla Sposa immacolata dell’Agnello, quanto piuttosto ad una contro-chiesa infernale pronta a mettersi al soldo dell’Anticristo…

Lo scorso 16 giugno, nel discorso d’apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, tenutosi nella Basilica di San Pietro, Francesco è tornato sull’argomento, spingendo l’empietà fino a dei limiti inimmaginabili. Ecco tre brevi passaggi:

1. «Preferiscono convivere, e questa è una sfida, chiede lavoro. Non dire subito: “Perché non ti sposi in chiesa?”. No. Accompagnarli: aspettare e far maturare. E fare maturare la fedeltà.» (11). 

2. «…davvero dico che ho visto tanta fedeltà in queste convivenze, tanta fedeltà; e sono sicuro che questo è un matrimonio vero, hanno la grazia del matrimonio, proprio per la fedeltà che hanno.» (12). 

3. «E’ la cultura del provvisorio. E questo succede dappertutto, anche nella vita sacerdotale, nella vita religiosa. Il provvisorio. E per questo una parte dei nostri matrimoni sacramentali sono nulli, perché loro [gli sposi] dicono: “Sì, per tutta la vita”, ma non sanno quello che dicono, perché hanno un’altra cultura.» (13). 

Ma allora, a che serve sposarsi se la maggior parte dei matrimoni sono invalidi e i concubinati vissuti in «fedeltà» hanno la grazia del matrimonio? Si riescono ad immaginare gli effetti deleteri che le parole di Francesco possono avere sulle coppie che attraversano dei momenti difficili e che fanno del loro meglio per rimanere fedeli ai loro impegni? A che serve continuare a battersi? Non è più ragionevole presentare domanda di riconoscimento della nullità matrimoniale, visto che la maggior parte dei matrimoni sono invalidi, e «rifarsi una vita»?

In definitiva, ciò che Francesco sta dicendo ai concubini è che non bisogna sposarsi, e agli sposati che il loro matrimonio non ha alcun valore. E allora non posso impedire di chiedermi: è possibile concepire un messaggio più devastante nei confronti del matrimonio e della famiglia? Si può ragionevolmente credere che un tale messaggio possa uscire dalle labbra del Vicario di Nostro Signore? Terza e ultima domanda: un vero discepolo di Gesù Cristo ha il diritto di tacere di fronte a questi attacchi diabolici e incessanti portati contro la fede e la morale della Chiesa proprio da colui che agli occhi del mondo passa per essere il suo Sommo Pontefice?

NOTE

1 - Probabilmente il documento più esteso mai prodotto da un pontefice in 2000 anni di storia della Chiesa. Esso supera ampiamente, tra altri testi ugualmente ampii, le 45000 parole dell’encíclica Veritatis Splendor, di Giovanni Paolo II, o le 31000 di Caritas in Veritate, di Benedetto XVI. Peraltro colpisce questa logorrea cronica dei papi conciliari, se si guarda, per esempio, alle 4500 parole dell’encíclica Mortalium Animos, di Pío XI o alle 6400 di Humani Generis, di Pío XII…
2 -   http://w2.vatican.va/content/francesco/es/apost_exhortations/documents/papa-
francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html 
3 - http://caminante-wanderer.blogspot.com.ar/2016/04/reflexiones-sobre-
los-amores-de-leticia.html
4 - Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, del 24 novembre 2013, § 222: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-
francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html
5 - http://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_
enc_25031954_sacra-virginitas.html
6 - Intervista con Eugenio Scalfari del 24 settembre 2013, pubblicata il 1 ottobre su La Repubblica e ripresa da L’Osservatore Romano [forniamo il collegamento per scaricare il numero de L'Osservatore Romano in formato pdf- vedi pag. 4 -, perché sul sito del Vaticano non è più reperibile]: http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/225q01.pdf 
7 - http://nullapossiamocontrolaverita.blogspot.it/2016/05/la-condanna-della-
morale-di-situazione.html
8 - Nota n° 336: «Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave. Qui si applica quanto ho affermato in un altro documento: cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44.47: AAS 105 (2013), 1038-1040.»
9 - http://agensir.it/quotidiano/2016/6/9/papa-francesco-dire-questo-o-niente-
e-eretico-gesu-insegna-sano-realismo/
10 - Nota a pie’ di pagina n° 351: «In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, “ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039)
11 -  http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/june/documents/papa-
francesco_20160616_convegno-diocesi-roma.html
12 -  Ibidem.
13 Ibidem.



http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1937_Sosa-Laprida_A-L_un_anno_dopo.html


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JOSEPH JOHN VENNARI (1958-2017)
R.I.P.
 




Comunicato della famiglia Vennari
Joseph John Vennari è morto martedì 4 Aprile 2017 alle 10,46 [ora locale di New York]. Era, non solo il martedì di Passione, ma anche il 98 ° anniversario della morte del Beato Francesco di Fatima, nonché il primo martedì (giorno dedicato al Volto Santo) del mese di aprile (dedicato al Volto Santo).

John ha ricevuto i Sacramenti tradizionali e le benedizioni della Chiesa più volte durante le ultime settimane e mesi. Domenica scorsa, 2 aprile, è stata celebrata la Santa Messa nella sua stanza d’ospedale. John è stato in grado di ricevere il Santo Viatico per l’ultima volta, così come l’Estrema Unzione e la Benedizione Apostolica.

John è morto indossando la Scapolare della Madonna del Carmine, e con al fianco la corda di Santa Filomena, con il Crocifisso di San Benedetto (con allegata la speciale indulgenza per la “buona morte”). E’ morto poco dopo la recita delle 15 decine del Santo Rosario e durante la recita delle preghiere del “Commendatario” per i moribondi, e dopo essere stato benedetto con l’acqua benedetta. E’ morto con a fianco la moglie Susan e un amico di famiglia. Subito dopo la sua morte, è stato recitato un altro rosario per il riposo della sua anima.

Per favore, invocate il riposo per l’anima di John, nelle Messe, alla Santa comunione, nelle vostre preghiere e sacrifici. 
Possa l’anima di John, e di tutte le anime dei fedeli defunti, per la misericordia di Dio, riposare in pace. Amen.




I funerali si terranno a Buffalo, New York, l’8 aprile, alle ore 9,00 del mattino. Verrà sepolto nel Mount Calvary Cemetery, a Cheektowaga, New York.

Altre informazioni e aggiornamenti sul sito di Catholic Family News

John Vennari è stato un noto, valido e instancabile difensore della fede cattolica integrale. Pubblicista e giornalista, ha collaborato con diverse testate cattoliche, come The Remnant di Michael Matt; ha fatto parte del Roman Forum di John Rao; è stato il fondatore e il direttore del Catholic Family News.
Sposato, aveva tre figli.


Réquiem aetérnam dona ei, Dómine,
et lux perpétua lúceat ei.
Requiéscat in pace.

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http://www.unavox.it/Novita2017/Novi1704_Vennari-RIP.html