ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 28 aprile 2017

La “roccia” è diventata una pietra d’inciampo

Il vero problema della Chiesa è Bergoglio di Antonio Socci


Il convegno del 22 aprile scorso, a Roma sul tema “Fare chiarezza sull’Amoris laetitia” una delle relazioni è stata tenuta dalla professoressa Anna M. Silvas (Australia) Senior Research Fellow of the Australian Academy of the Humanities Univerity of New England (Australia). La professoressa australiana ha riletto l’Amoris laetitia in modo approfondito, mostrando che la deviazione dalla dottrina cattolica non è affatto dovuta – come molti dicono – “a cattiva interpretazione del testo”. I problemi sono nel testo di papa Bergoglio. Anzi, ancor più: il problema è Bergoglio stesso. chiesaepostconcilio.blogspot.ro/…/fare-chiarezza-…il testo intero del suo intervento. E qui sotto riporto la parte più chiara e drammatica dell’intervento della professoressa Silvas, quando si è rivolta ai cardinali presenti.
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Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II ci sembrava che le cose fossero tornate in qualche modo ‘a posto’ per un certo tempo, per lo meno in alcuni ambiti, specialmente vista la sua intensa spiegazione del mistero nuziale della nostra prima creazione in supporto dell’Humanae Vitae.

Questa situazione è continuata sotto Benedetto XVI, con qualche tentativo di porre riparo alla decadenza liturgica e alla ‘feccia’ morale degli abusi sessuali ad opera dei sacerdoti. Avevamo sperato che perlomeno si stessero ponendo dei rimedi.

Ora, nei pochi anni del pontificato di Papa Francesco, lo spirito ammuffito e stantio degli anni Settanta è risorto, portando con sé sette altri demoni. E qualora al principio lo dubitassimo, lo scorso anno l’Amoris Laetitia e i suoi postumi hanno reso perfettamente chiaro che questa è la nostra crisi. Il fatto che quello spirito estraneo sembri aver alla fine ingoiato il Soglio di Pietro, trascinando coorti sempre più estese di una compiacente gerarchia ecclesiastica all’interno della sua rete, è l’aspetto più inquietante e veramente scioccante per molti di noi fedeli cattolici laici.

Osservo un gran numero di alti prelati, vescovi e teologi e non riesco a riscontrare in loro, ve lo giuro, la benché minima presenza del sensus fidelium: e questi sarebbero i latori dell’officio dell’insegnamento della Chiesa? Chi rischierebbe la propria anima immortale affidandosi al loro giudizio morale nella Confessione?
(…)
Papa Francesco non ha assolutamente intenzione di giocare seguendo le ‘regole’ di nessuno – men che meno le ‘regole’ vostre o le mie o di chicchessia sul papato. Sapete bene cosa ne pensa delle ‘regole’. Ce lo ripete costantemente. È uno degli spropositi più leggeri all’interno della sua ben nota riserva di insulti.
Quando sento parlare quanti ci fanno la lezioncina sostenendo che Papa Francesco è la voce dello Spirito Santo nella Chiesa di oggi, non so se ridere dell’ingenuità di questa affermazione o se piangere per i danni che vengono fatti alle anime immortali.
Direi che Francesco è veramente l’agente di uno spirito, ma del Geist hegeliano della ‘modernità’ che tanto sta operando all’interno della Chiesa. Si tratta, come ho detto prima, di uno spirito ammuffito e stantio, di un vecchio spirito che non ha vita in sé, di una forza privativa che sa solo nutrirsi in modo parassitico di quanto già esiste.
(…)
La proposta del Cardinale Burke di pubblicare una correzione fraterna al papa rimane ancora in piedi?

Ne abbiamo sentito parlare lo scorso mese di novembre, e ha sicuramente sollevato i nostri spiriti angustiati.
Ma siamo già a fine aprile, e non è successo niente. Non posso fare a meno di pensare alla frase di Shakespeare: Una marea muove le vicende umane…, e mi chiedo se la marea è venuta e se n’è già andata e se noi fedeli laici siamo rimasti di nuovo abbandonati sulla spiaggia.
Eppure il Cardinal Burke ha recentemente affermato: “Fino a quando non sarà data una risposta a queste domande, una confusione assai pericolosa continuerà a spargersi nella chiesa, e una delle questioni fondamentali è quella che ha a che vedere con la verità secondo la quale vi sono degli atti che sono sempre e in ogni momento sbagliati, che chiamiamo atti intrinsecamente cattivi, e così noi cardinali continueremo a insistere per avere una risposta a queste domande oneste”.
Beh, cari cardinali, lo spero. Lo spero proprio. Noi fedeli vi supplichiamo: smettetela di calcolare gli esiti prudenti. La vera prudenza dovrebbe suggerirvi quando è ormai tempo di dare una testimonianza coraggiosa, altrimenti detta martirio.

Papa Francesco non presterà mai ascolto a nessuna correzione fraterna, come fece una volta Giovanni XXIII. E sapete una cosa? Non sarebbe nemmeno un successo se pubblicasse davvero delle dichiarazioni su queste linee. Lasciate passare solo 24 ore e possiamo scommettere sul fatto che pronuncerà altre affermazioni che mineranno sottilmente o contraddiranno apertamente quanto ha detto il giorno prima.

Se arrivati a questo punto ancora non abbiamo imparato qual è il suo modo di procedere, siamo davvero le pecore più stupide – o i pastori, secondo i casi.
Vi chiedo perdono se mi azzardo a dire questo, ma prendiamone atto, in questo momento il papato non sta funzionando nella Chiesa. Pietro è divenuto di nuovo uno skandalon, la “roccia” è diventata una pietra d’inciampo (cfr. Mt 16, 16-24).
Finché saremo costretti ad affrontare questa realtà, per quanto incredibile possa sembrare, saremo incatenati dall’intimidazione e dall’illusione, e la soluzione (1 Cor 10,13) che il Signore ci offre sarà rimandata. Quale tipo di profeta volete che vi mostri in che tempi viviamo? Anania o Geremia? Scegliete voi.

Ma in realtà, Dio sta mettendo alla prova noi. Ci sta chiedendo di stare in relazione con LUI, sì, personalmente, intimamente e veramente. Ha tolto al cattolicesimo tutte le ‘stampelle’; il potere, la gloria, il rispetto del mondo, leader e modelli affidabili, in breve, tutto quanto può aiutare i fedeli, ma non è necessario per la fede, e – come la ricchezza e il successo mondano – può diventare una fonte di indebolimento della nostra fede, quando cominciamo a riporre la nostra fiducia non più nella persona della nostra fede, Gesù Cristo, ma nella ‘cultura’ della fede.
“Gli rispose Gesù: ‘Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui’” (Gv 14, 23). Pertanto, dobbiamo camminare verso questo dimorare, a questo abitare, a questo essere nascosti con Cristo in Dio(Col 3, 3).

Nel mezzo del collasso sociale, culturale ed ecclesiale è straordinario osservare i segni di una causa comune tra il monachesimo e i fedeli laici che stanno cercando questa dimora interiore insieme al Cristo.
Antonio Socci