ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 4 aprile 2017

Una rivoluzione inosservata

DUE CHIESE:"SI DEVE SCEGLIERE !"

    Una rivoluzione inosservata: ormai ci sono 2 chiese perciò si deve scegliere tra i tradizionalisti che sono i veri cattolici perchè ispirati a Gesù e la nuova contro-chiesa modernista che si richiama a "Marco Pannella" 
di Francesco Lamendola  



  
Ormai bisogna prendere atto che ci sono due chiese; non è più possibile fare finta di nulla, non si può nascondere lo scandalo e raccontarsi che, in fondo, non è successo nulla d'irreparabile e che si è in presenza di una normale dialettica insita a una immensa istituzione che conta due miliardi di fedeli sparsi in tutto il mondo. Questo ragionamento avrebbe una qualche plausibilità se si stesse parlando di un partito politico, o di un movimento sociale, o, magari, di un'avanguardia artistica o letteraria: invece stiamo parlando della Chiesa cattolica. A differenza delle numerose chiese e sette protestanti, la Chiesa cattolica si caratterizza per il fatto di parlare con una sola voce, di avere una sola dottrina, una sola pastorale, una sola liturgia, e sia pure con qualche sfumatura di differenza nei diversi contesti socio-culturali, mai però nelle cose essenziali. Ora, invece, sono proprio le cose essenziali ad essere messe in discussione: oggi esistono, di fatto, due chiese che si escludono a vicenda, perché si collocano su posizioni antitetiche rispetto a una serie di nodi centrali, soprattutto sul piano etico, ma anche su quello dottrinale.
 Soprattutto, vi è una chiesa che si pone in continuità con il Vangelo e con il Magistero di sempre, e vi è una neo-chiesa, o contro-chiesa, che, di fatto, si pone in aperta discontinuità, in un atteggiamento di rottura, anche se non ha il coraggio di dirlo apertamente e cerca di accreditarsi come la "vera" depositaria della Rivelazione, sostenendo che questa, finora, non è stata bene interpretata, o, addirittura - è il caso estremo di Arturo Sosa Abascal, il generale dei gesuiti - che nessuno sa esattamente cosa abbia realmente insegnato Gesù Cristo, per cui il Vangelo è, in pratica, tutto da rileggere e da riscoprire. E questa contro-chiesa non ha il coraggio di bruciarsi i ponti dietro le spalle e di assumersi la responsabilità di uno scisma per almeno due buone ragioni: primo, perché la sua strategia consiste appunto nel modificare un po' qua, un po' là, gradualmente, pazientemente, la liturgia, la pastorale e la dottrina, in modo da sorprendere la buona fede dei credenti e di attuare una rivoluzione inosservata, dall'interno, per così dire, riducendo all'impotenza e facendo passare per dei ribelli quei pochi che si accorgono della manovra e lanciano l'allarme; secondo, perché ormai essa è, o ritiene d'essere arrivata, a tre quarti dell'opera, e non vede perché mai dovrebbe rischiare di perdere la partita, agendo allo scoperto, quando può vincere senza rischi, proseguendo con astuzia e una certa cautela, così come sinora ha fatto.
Il caso Minutella sta fungendo da detonatore di una situazione potenzialmente esplosiva, che ha raggiunto altissimi livelli di tensione, per la crescente e sempre più grave incompatibilità fra le due chiese di fatto esistenti. E bisogna aspettarsi che la vicenda Minutella si moltiplichi, che si propaghi in ogni angolo del mondo, in ogni diocesi, in ogni parrocchia. Conosciamo personalmente dei buoi cattolici e degli ottimi sacerdoti che non ne possono letteralmente più dell’andazzo che si è venuto  a creare negli ultimi anni, in nome di un malinteso ecumenismo e di uno sconsiderato “aggiornamento”, che pare piuttosto una resa incondizionata alle logiche del mondo moderno. Sacerdoti di una certa età, che ricordano il periodo precedente il Concilio Vaticano II; ma anche sacerdoti piuttosto giovani, i quali, nel 1965, non erano ancora nati. Non è vero, pertanto, che i cosiddetti “tradizionalisti” siano tutti anziani e nostalgici della Messa in latino e del Catechismo di san Pio X; vi sono dei giovani che amano la Messa in latino e il canto gregoriano, invece della messa coi burattini, o con l’aperitivo, o con il sacerdote che balla fra i banchi, ma che, soprattutto, amano una Chiesa limpida, pulita, senza compromessi, senza ambiguità nei confronti del modernismo, del relativismo e del falso ecumenismo. Non è una questione di generazioni, ma di fedeltà alla vera Chiesa. Da un lato ci sono i novatori, i modernisti, i progressisti, che pregustano il trionfo finale e premono sempre più sull'acceleratore delle "riforme", in realtà dello stravolgimento liturgico, pastorale e dottrinale, e che cercano sempre più il consenso delle masse, non solo dei fedeli, ma anche dei non credenti, a cominciare dagli organi di stampa e dagli intellettuali che rappresentano la cultura laicista e secolarizzata, allo scopo d'instaurare definitivamente la contro-chiesa al posto della vera Chiesa cattolica, secondo la strategia del cuculo, che getta fuori dal nido, uno ad uno, i suoi legittimi abitanti, per prendere il loro posto e diventare il padrone del campo e il parassita dei genitori. Dall'altro lato ci sono i cosiddetti "tradizionalisti", che sono semplicemente i veri cattolici (ricordiamo, per l'ennesima volta, che i modernisti non sono cattolici, ma eretici, perché san Pio IX scomunicò il modernismo e lo definì il bacino collettore di tutte le eresie), la cui pazienza e capacità di sopportazione sono giunte al limite, dopo anni di scandali, di provocazioni, di profanazioni e bestemmie inaudite, e specialmente dopo l'ascesa al soglio pontificio di papa Francesco, che si è messo risolutamente a capo dei modernisti e che si è personalmente impegnato per l'instaurazione della contro-chiesa modernista e progressista, fondata sul relativismo etico e sulla equivalenza delle diverse fedi religiose, sulla umanizzazione del divino e sulla misericordia di Dio a senso unico, usata come una maschera per portare avanti la rivendicazione della libertà di peccare quale parte inalienabile del diritto di ciascuno alla libertà morale e religiosa.
Don Alessandro Minutella, il prete palermitano che è stato rimosso dalla sua parrocchia per iniziativa del vescovo Corrado Lorefice, aveva assunto posizioni critiche molto combattive nei confronti della deriva modernista e relativista dilagante nella Chiesa, e aveva esortato i suoi parrocchiani a restare fedeli al Vangelo e alla Tradizione. Non aveva detto nulla di eretico, nulla di censurabile sul piano dottrinale, tanto meno sul piano morale; fra l'altro,  nelle sue lezioni di catechismo del sabato sera aveva ribadito di ritenere pienamente legittimo l'insegnamento del Concilio Vaticano II e aveva criticato, non il Concilio, ma la deformazione che è stata poi fatta delle sue decisioni e delle sue riforme. Si può discutere sui modi, forse un po' sopra le righe, della sua predicazione, ma nient'altro. Eppure il suo vescovo - quello, per intenderci, che se ne va spasso per la cattedrale in sella a una bicicletta - ha ritenuto che egli si sia posto al di fuori della comunione ecclesiale, e lo ha inviato a lasciare la sua parrocchia, entro quindici giorni. Viceversa, un altro prete palermitano, don Fabrizio Firorentino, famoso in tutta Italia per aver inventato l'happy hour da tenere in chiesa, ovvero, per dirla alla nostrana, l'aperimessa, con danze e musiche da discoteca a conclusione della santa Messa, non risulta che sia stato ammonito, tanto meno allontanato dai suoi fedeli. Il buon vescovo Lorefice non ha ritenuto di doverlo rimproverare per aver dichiarato, testualmente, che è stata una vera ingiustizia il fatto che sia morto Marco Pannella invece del cardinale Bagnasco; e che a uno come Pannella, lui, la Chiesa l'avrebbe affidata come in mani sicure. Non sembra che il vescovo abbia battuto ciglio neanche quando l'aitante don Fabrizio ha postato nel suo profilo Facebook una serie di fotografie in cui appare sulla spiaggia, in costume da bagno, abbracciato a una signora in bikini, sorridendo e ammiccando come un divo de L'isola dei famosi. Don Fiorentino, assai noto anche per le sue aperture nei confronti dei gay, aveva pure annunciato la sua partecipazione ad un festival organizzato, a Noto, dalle associazioni LGBT, e solo all'ultimo istante ha fatto retromarcia e comunicato che non vi andrà, "per sopraggiunti impegni". Insomma: libertà per un prete di augurare pubblicamente la morte a un cardinale, di magnificare il capo dei radicali, di esibirsi in foto a dir poco disinvolte, cariche di narcisismo e di sapore mondano; ma intolleranza e pronta rimozione per un prete che, nella stessa diocesi, nella stessa città, invita i suoi fedeli a pregare devotamente la Madonna, a recitare il Rosario, a cercar di essere irreprensibili e ad attenersi alla dottrina morale cattolica, non pensando, ad esempio, che il divorzio e la contrazione di un nuovo matrimonio siano peccati da poco, per i quali è scontata e sempre a disposizione una pronta assoluzione. Alle spalle di don Fiorentino c'è la contro-chiesa di monsignor Vincenzo Paglia, quello che, oltre ad aver lasciato un buco miliardario nella sua ex diocesi di Terni, ha fatto dipingere un enorme affresco blasfemo in cattedrale, con l'oscena apoteosi dei peccatori per mano di Cristo stesso; quello che non ha avuto vergogna di andare nella sede del Partito Radicale per pronunciare un iperbolico elogio postumo di Marco Pannella, affermando che tutti dovrebbero prendere a modello la sua vita, la vita dell'araldo del divorzio, dell'aborto, dell'eutanasia, delle unioni di fatto, dei matrimoni omosessuali, della fecondazione eterologa e della libertà di drogarsi senza limiti. E poi ci sono tutti quei teologi, quei cardinali, quei vescovi e quei sacerdoti che sono favorevoli ai matrimoni omosessuali, all'aborto, all'eutanasia, che invitano gli imam in chiesa a pregare Allah durante la santa Messa, che non vogliono neanche sentir parlare di terrorismo islamico; che davanti a qualsiasi rabbino assumono l'aria contrita e colpevole di chi deve farsi perdonare secoli di antisemitismo e anche la tragedia della Shohà, e che vanno a braccetto con massoni, radicali, atei e anticristiani di ogni colore ed ogni sfumatura.  Alle spalle di don Minutella non c'è nessuno; o, al massimo, ma solo indirettamente, ci sono i francescani e le francescane dell'Immacolata, commissariati, umiliati, denigrati dopo l'elezione del misericordioso papa Francesco, mentre il loro padre fondatore, Stefano Manelli, è stato messo praticamente agli arresti domiciliari per delle strane accuse retroattive, riferentisi a oscuri episodi di violenza sessuale che sarebbero avvenuti parecchi decenni or sono. E ci sono, ma ancor più sullo sfondo,  i quattro cardinali che, nel settembre scorso, chiesero delucidazioni sul capitolo ottavo della Amoris laetitia alla Congregazione per la Dottrina della Fede, e non solo non li hanno mai avuti, ma sono stati anche dileggiati, insultati, presentati come nemici del rinnovamento ecclesiale e minacciati da monsignor Pio Vito Pinto, decano della Rota Romana, di esser privati del cappello cardinalizio. 
Sì, ci sono veramente due chiese, oggi; anche se la cosa è tristissima, anche se è di una gravità inaudita, questa è la realtà dei fatti, e a crearla non sono stati i cattolici, ma i modernisti. I cattolici, pertanto, sono chiamati a scegliere in quale delle due chiese si riconoscono: se in quella di don Fiorentino o in quella di don Minutellase in quella di monsignor Paglia o in quella di monsignor Caffarra; se in quella di papa Francesco o in quella di Gesù Cristo, di san Pietro, di ieri e di sempre, una, santa, cattolica e apostolica. Ci rendiamo perfettamente conto della gravità di questa decisione. Non avremmo mai voluto arrivarci; non avremmo mai voluto trovarci in una situazione del genere, né abbiamo fatto nulla perché si creasse. I cattolici non hanno nulla da rimproverarsi: non sono loro che hanno voltato le spalle alla chiesa; non a quella vera. I modernisti, invece, e non da ieri, ma da almeno un secolo, brigano e operano obliquamente per mettere tutti quanti davanti al fatto compiuto, e si servono delle posizioni di forza che silenziosamente hanno conquistato, anche attraverso il pieno controllo della stampa cattolica, per accreditarsi come i "veri" discepoli di Cristo e come i membri legittimi della Chiesa cattolica. Noi siamo chiesa, dicono, come avessero l'esclusiva del Vangelo, loro soltanto; come se lo avessero compreso loro soli; e come se tutti gli altri non avessero neanche il diritto di respirare e di far sentire che esistono. 
Da questo vi riconosceranno, se avrete amore gli uni per gli altri, ha raccomandato Gesù ai suoi discepoli durante l'Ultima Cena. Ora, dov'è questo amore vicendevole, nella neochiesa modernista, ove chi fa una domanda in materia di dottrina e di fede non è neppur degno di ricevere una risposta, dopo sette mesi di paziente attesa? E dove il papa Francesco è più che disposto a inginocchiarsi e baciare i piedi agli altri, ai musulmani, alle musulmane, ma riserva il massimo disprezzo ai cattolici che non capiscono certi suoi comportamenti, certe sue frasi, certe sue prese di posizione e anche certi assordanti silenzi? Che non capiscono, ad esempio, perché non s’inginocchi mai davanti al Corpo di Cristo, e perché non si tolga la papalina dalla testa, lui che è così umile e così devoto quando si tratta di dire messa insieme ai luterani, o di predicare l’accoglienza indiscriminata di milioni d’immigrati islamici, presentandola come un preciso dovere cristiano? Come è possibile avere così tanto amore per gli altri, specialmente se si è sotto l’occhio delle telecamere, e così poca compassione, così poco misericordia per le pecorelle del gregge che si è stati chiamati a custodire? Gesù non aveva forse detto a san Pietro: Pasci le mie pecorelle? Non gli aveva detto: Pasci le pecorelle che non appartengono al mio gregge, pasci le pecorelle che non ne vogliono sapere del Vangelo, bensì: Pasci le mie pecorelle. Glielo aveva ripetuto tre volte. Quanto alle pecorelle che non appartengono al gregge di Cristo, il divino Maestro è stato molto chiaro: Chi crederà nel Vangelo e verrà battezzato, sarà salvo; ma chi non crederà, sarà condannato. Papa Francesco si è forse dimenticato di queste parole? Quando mai lo abbiamo visto predicare il Vangelo a tutti gli uomini? Al contrario, lo abbiamo visto dare assicurazioni, in occasione dei suoi viaggi, che non avrebbe tentato di fare del proselitismo: come se “proselitismo”, per un cattolico, fosse una parolaccia. Ma che razza di papa è un papa che parla a questo modo, e che razza di chiesa è una chiesa dove tutti sono amici da ascoltare, abbracciare e baciare, tranne i propri confratelli in Cristo? È forse una chiesa alla rovescia, una contro-chiesa, avente lo scopo di erodere e distruggere la vera?

Ormai ci sono due chiese, perciò si deve scegliere

di Francesco Lamendola

2 commenti:

  1. Meraviglioso articolo, complimenti al dottor Lamendola, un discorso ineccepibile, chiarissimo e sufficiente a chiarirsi le idee su questa deriva della Chiesa, iniziata nel 1958 (ai posti di comando) e acceleratasi pazzescamente dal 13/3/2013 con l'usurpazione del soglio pontificio da parte del massone italoargentino, collocato lì dai suoi mèntori massoni per distruggere più velocemente ogni traccia di Cattolicesimo che avesse resistito così tanto tempo, nonostante l'azione di Roncalli, Montini, del loro diabolico CV II e dei papi postconciliari.

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