ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 4 aprile 2017

Il contrario della rivoluzione”


Don Minutella: il "tradizionalista" rivoluzionario


“La controrivoluzione non è una rivoluzione al contrario, ma il contrario della rivoluzione” così sigla J. de Maistre e non per nulla la Redazione ha scelto questa frase per la quarta di copertina del nostro primo libro, “Pensieri controrivoluzionari”. Non c’è dunque futuro per chi ritenga di combattere il declino rivoluzionario, ricorrendo agli stessi mezzi dei rivoltosi.
Quali sarebbero tali strumenti? Tra tutti, se vogliamo attingere alla summa della controrivoluzione (Rivoluzione e contro-rivoluzione, P. Correa de Oliveira), dobbiamo individuare il nodo rivoluzionario in due fattori: orgoglio e sensualità. Non è detto debbano darsi immediatamente entrambi, lo stesso Plinio sottolinea il caso di “alcune sètte protestanti” in cui si constata “un’austerità che tocca i limiti dell’esagerazione”, la loro situazione mostra che sebbene in certi casi la rivoluzione “abbia mietuto ogni successo in materia di orgoglio, non ha ottenuto in materia di sensualità successi simili” (Rivoluzione e contro-rivoluzione, §1,VI,6.5.c.). Ciò che più importa è che qualsiasi apertura di fatto alla logica rivoluzionaria, per quanto intenzionalmente non voluta o anzi dichiaratamente sconfessata, è un concorso all’avanzare del degrado culturale. Questo permette inoltre di individuare, in precise condizioni, ciò che lo stesso Plinio definisce “falso tradizionalismo”, tipico di quel “tradizionalismo falso e gretto che conserva certi, riti, stili o costumi soltanto per amore alle forme antiche e senza alcun apprezzamento per la dottrina che li ha generati” (cit., §2,III,1.c.). Non vale nemmeno appellarsi a rivelazioni private o simili, in quanto, fintanto che non siano riconosciute valide dall’autorità competente, esse sono prive di valore reale, e la resistenza all’autorità in nome di visioni personali nuovamente esprime un’indole piuttosto rivoluzionaria che cattolica, operando la sostituzione del principio soggettivo a quello oggettivo, secondo un uso tipicamente protestante: “il principio cattolico della fede è l’obbedienza” (Amerio, Stat veritas, chiosa XVI).
Tutto questo l’ho ricordato in riferimento al caso di don Minutella, le cui intuizioni possono anche essere parzialmente condivisibili, ma il cui tono deborda oltre il buon senso e il dovuto rispetto alle autorità. I modi ultra-diretti, i gesti accesi, le liste di proscrizione anti-moderniste, tutto concorre a svilire le ragioni dei suoi comizi, col rischio che l’esempio esagitato di questo sacerdote getti fango e crei disagi a tanti altri ottimi presbiteri e fedeli, autentici apostoli e quindi autentici contro-rivoluzionari, che con la pazienza, la cortesia, la carità cristiana e il giusto dialogo stanno custodendo in questi anni significativi spazi di tutela della Tradizione e di risposta alla Rivoluzione. Faccia attenzione, don Minutella, il Diavolo sa molto bene come trarre dalla sua anche i più insospettabili tra i ‘conservatori’, specialmente quando si perdano di vista non gli slogan, ma i contenuti essenziali del loro apostolato, che noi abbiamo  cercato di ricordare or ora facendo leva - e non a caso - sui cardini culturali e di scuola della questione. Qualora non bastassero, don Minutella si rilegga con pazienza e umiltà la vita di tanti grandi santi, cominciando dai mistici reclusi, padre Pio e suor Lucia, e risalendo fino a san Giovanni, che non osò precedere san Pietro nel sepolcro.
di Amicizia san Benedetto Brixia 
http://www.campariedemaistre.com/2017/04/don-minutella-il-rivoluzionario.html