ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 12 maggio 2017

Dopo la Croce la Speranza.


Fatima: scandalo o Mistero d’amore? 
La località scelta, dal nome di una musulmana convertita al cristianesimo, le apparizioni a suor Lucia, che proseguono per lunghi anni, il messaggio "scorretto" su peccato e Inferno, il terzo segreto non interamente svelato e la scelta di veggenti che si sono fatti carico di sofferenze per la salvezza degli uomini: la Madonna a Fatima è venuta a ricordarci che la nostra origine e il nostro destino è il Cielo. Guida rapida per comprendere il significato di questo centenario decisivo.

Sono passati cento anni e la comprensione delle apparizioni di Fatima rimane celata come nell’immagine opacizzata di uno specchio di paolina memoria. Tutti i fattori legati all’evento offrono una narrazione densissima di particolari che inducono a scavare in profondità rispetto al piano letterale. Di conseguenza anche il successivo discernimento comporta un’osservazione da più punti di vista, che richiedono raziocinio, conoscenza storica, ma anche, in un’ottica di fede, tanta introspezione e preghiera.
Elenco, per esigenza di sintesi, alcuni dei più complessi elementi di analisi:
1. Il luogo e il suo stesso nome stesso che rimandano al mondo islamico. Fatima fu, infatti, una principessa musulmana autoctona che si convertì al cristianesimo (con tutto ciò che un tale gesto comporta), ma chiamata come la figlia di Maometto, la quale, per la tradizione islamica sciita, è l’archetipo del femminile e in qualche misura – come la Ianua Caeli dei cristiani – è colei che permette la rivelazione di Dio.
2. Le apparizioni. Questa mariofania non si esaurisce nei mesi di maggio-ottobre 1917: essa viene introdotta nell’anno precedente dalle apparizioni degli Angeli custodi, del Portogallo e della Pace. E la Vergine, come si è venuti a conoscenza, con sempre nuovi particolari in tempi a noi più recenti, ha continuato far visita a Lucia dos Santos per tutta la lunga vita della veggente.
3. Il messaggio. Nei testi scarni comunicati ai veggenti nel 1917 e nei messaggi di commento, talvolta più corposi comunicati in seguito a suor Lucia la Madonna affronta, per esempio, il tema scomodo del peccato e dell’esistenza dell’Inferno; il tema politicamente scorretto per cui il comunismo è il grande male del secolo XX («scorretto», intendiamoci, per chi non considera che il nazismo è nato dalla stessa costola atea e materialista del socialcomunismo e che in ogni caso fu condannato universalmente in tempi molto più stretti); il tema incomprensibile per tanti teologi della necessità della Consacrazione al suo Cuore Immacolato; il tema controverso del Terzo Segreto a lungo mantenuto celato e secondo alcuni ancora oggi non interamente svelato…
4. La scelta dei veggenti. Volutamente prendo un respiro prima di analizzare questo ultimo punto, perché il fatto che la Madonna si sia rivolta proprio a Giacinta e Francesco Marto, due fratelli di 7 e 8 anni, oltre che alla loro cuginetta Lucia, di anni 10, e abbia detto loro ciò che gli ha detto, cioè quel messaggio tanto aspro a cui si faceva sopra riferimento, risulta per molti inconcepibile.
Durante la prima apparizione la Bianca Signora nella Cova da Iria chiede ai pastorelli: «Volete offrirvi a Dio pronti a sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in riparazione dei peccati con cui Egli è offeso, e per ottenere la conversione dei peccatori?». «Sì, vogliamo!», è la risposta unanime. «Allora dovrete soffrire molto», prosegue la Vergine, «ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto».
Di fatto la Vergine fin dal 13 maggio mette in evidenza la centralità del messaggio per cui il peccato del mondo contro Dio è davvero grande – tanto che, siamo al Terzo Segreto, presto porterà altre guerre devastanti e alla disperazione di ogni forma di ateismo di cui il comunismo è lo stampo – e che la Misericordia che il Padre dei Cieli desidera elargire comporta, tuttavia, in ciascuno atteggiamenti responsabili di pentimento, rettitudine, buone intenzioni, ma anche tante preghiere, sacrifici e penitenze di riparazione.
Concetto quest’ultimo, già noto ai veggenti di Aljustrel, dal momento che l’Angelo del Portogallo gli aveva precedentemente rivolto questo invito: «Di tutto ciò che potete, offrite un sacrificio al Signore come atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori. Attirerete così la pace sulla vostra patria». Nel notare qui che le mortificazioni e le preghiere sono efficaci – del resto Gesù nel Vangelo non promette ai suoi che tutto ciò che essi legheranno sulla Terra sarà legato anche nei Cieli? – ricordiamo anche l’orazione che l’Angelo insegna loro in seguito: «Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo corpo, sangue, anima, divinità di Gesù Cristo presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui Egli stesso è offeso, e per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria vi chiedo la conversione dei poveri peccatori».
Ciò che avvenne poi appartiene alla cronaca di Fatima, che per alcuni è Mistero ma, per altri, scandalo: la Madonna accettò l’offerta dei tre bambini al punto che i due fratellini morirono nello spazio di un anno, a seguito di gravi e dolorose malattie, Francesco il 4 aprile 1919, Giacinta il 20 febbraio 1920, addirittura lontana da casa, dalla mamma, dal papà e dall’amata Lucia, che sarebbe loro sopravvissuta. Esattamente come la Vergine aveva loro svelato in anticipo, nella seconda apparizione del 13 giugno 1917: «Giacinta e Francesco li porto [in Cielo] fra poco, ma tu resterai qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere ed amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio, e come fiori saranno collocate da Me dinanzi al Suo trono». Così Lucia, dopo aver condiviso con i suoi due cuginetti un’esperienza così intensa da renderli inseparabili, abbracciò i voti religiosi e fu «condannata» quaggiù fino al 13 febbraio 2005, per assolvere evidentemente il compito affidatole.
Durante un incontro pubblico su Fatima una signora è sbottata inorridita: «La Madonna ha plagiato dei minorenni». Secondo lo spirito del mondo questa indignazione è comprensibile, poiché il termine di misura è uno spazio-tempo finito che, proprio perché circoscritto, non può vedere oltre, così che, per fare un solo esempio, purtroppo neppure intuisce nel sussulto di Giovanni, concepito nel grembo di Elisabetta, il quale esprime la gioia per la presenza di Maria, che a sua volta porta dentro di sé il Signore, la dignità e i sentimenti di una persona vera… Ma secondo lo Spirito Santo possiamo, invece, intuire e forse anche riconoscere sia in ogni passo del Vangelo sia in ogni altra iniziativa di Dio un segno della sua Presenza, e che la sua presenza è sempre legata, ora e sempre, a un bene per noi.
Solamente in questa ottica possiamo cogliere sfumature che altrimenti ci sfuggirebbero parendoci incolori. Restando al nostro caso ci accorgiamo così che fin dalla prima apparizione e poi ancora nella seconda sono i bambini per primi a chiedere alla Vergine di portarli con sé in Paradiso, non appena vengono a conoscenza che è da lì che Ella viene: «Vengo dal Cielo», le parole testuali.
Chissà quale meraviglia hanno contemplato i tre pastorelli, quale esperienza d’amore hanno vissuto: al cospetto della Regina dell’Universo, avvinti nel suo abbraccio materno, non hanno avuto timore della morte, totalmente presi dal desiderio di dare da subito compimento alla propria esistenza… nel Paradiso con Dio!  E Lei, che per prima cosa li ha rassicurati: «Non abbiate paura, non voglio farvi alcun male», accettando il grande successivo sacrificio di tre sicuri innocenti ci mostra, con estrema concretezza, che se Dio non può togliere all’uomo, persino a suo Figlio, l’esperienza del dolore e della Croce, perché la Terra è soggetta al Male e alla morte di cui detiene le chiavi il Principe di questo mondo, il Cielo ci aspetta e che il nostro passaggio da qui a lì, la nostra morte, non sarà un castigo, ma la nostra gioia più vera, perché per sempre vivremo nella Casa del Padre.
Se è così: che cosa sono i 10 anni di vita terrena di Giacinta e Francesco o i quasi 100 di Lucia rispetto alla gioia dell’eternità con Dio? La Madonna a Fatima è venuta a ricordarci che la nostra origine e il nostro destino è il Cielo: che siamo creature, ci chiama «Figli!». In assenza di adulti disposti ad ascoltarla, si è rivolta a tre bambini che l’hanno presa sul serio, mostrando in ogni loro scelta da quel preciso momento in poi, che misericordia e libero arbitrio, volontà e carità vanno a braccetto.
E che il sacrificio vale, che «non c’è gioia più grande di dare la vita per i propri amici»: Giacinta, prima di partire per Lisbona, sapendo che sarebbe morta lontano dai suoi, confidò a Lucia che questa rinuncia, liberamente accettata, avrebbe giovato alla salvezza di tante anime di poveri peccatori. E Francesco, a chi gli diceva di aver implorato la sua guarigione, rispondeva di pregare per altri, perché nel piano di Dio non era questa l’intenzione adatta a lui…  Ma «il conforto della grazia di Dio» non è mai mancato, come la Bianca Signora aveva assicurato il 13 maggio. E Lei stessa li vegliò fino alla fine, come fece con Gesù nella sua Passione: nella sua stanza d’ospedale, Giacinta chiedeva le si lasciasse sempre libera la sedia accanto al letto: «Perché è lì, che siede la Madonna quando viene a trovarmi»! E con le sue ultime parole Francesco descrisse al padre la luce che invadeva la porta della cameretta: la Madre celeste veniva, finalmente, a prenderlo con sé.
Dopo la Croce la Speranza. Con questa certezza i tre piccoli mistici di Fatima hanno vissuto e amato. Davanti a loro su di noi riecheggia l’ammonimento di Gesù: «Se non ritornerete come bambini non entrerete mai». Dacci, o Signore, occhi di bambino per vedere in questo mondo la tua Luce.
di Riccardo Caniato12-05-2017

Indagine sul mistero profetico delle apparizioni mariane a Fatima

Venerdì il Papa in Portogallo per il centenario. Un libro inchiesta


"Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Ma il piano del Signore sussiste per sempre”, dice il salmo 32. Basterebbero queste parole per riassumere il significato profondo delle apparizioni di Fatima, di cui il prossimo 13 maggio cadrà il centesimo anniversario. Due dei tre pastorelli che assistettero, insieme a Lucia, alle apparizioni della Madonna alla Cova da Iria saranno elevati agli onori degli altari da Papa Francesco. E già questo è un fatto importante, che spiega meglio di tante chiacchiere, soprattutto di certa teologia, la “logica” di Dio e quanto questa sia distante anni luce dal nostro modo di vedere le cose e la vita. Ma, soprattutto, è il messaggio di Fatima a essere straordinariamente attuale. Anzi, per certi aspetti lo è oggi più di ieri. Non a caso l’allora prefetto della congregazione della Dottrina della fede, Joseph Ratzinger, ebbe a dire in occasione della rivelazione del Terzo segreto nel 2000, che “si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.




La devozione di Francesco non guarda tanto a Medjugorje perché è difficile pensare che la Madre di Cristo appaia a comando. Lo affascina di più la Maria del Rosario
Una frase che se da un lato ha contribuito ad alimentare la tesi di chi sostiene che vi sarebbero parti non rivelate del segreto dai contenuti catastrofici, dall’altro – e senza che l’una cosa escluda l’altra – coglie perfettamente nel segno nel momento in cui pone l’accento sulla “missione profetica” di Fatima. Missione che Vittorio Messori ha ben riassunto nella Prefazione all’ottimo volume Inchiesta su Fatima (Mondadori) di Vincenzo Sansonetti, nel momento in cui scrive che “la ragione principale dell’apparizione portoghese è richiamare gli uomini alla tremenda serietà di una vita terrena che altro non è se non una breve preparazione alla vita vera, a un’eternità che può essere di gioia ma anche di tragedia. E’ un richiamo alla misericordia e, al contempo, alla giustizia di Dio”.

Ecco il punto: lungi dall’essere un messaggio lugubre, volto a incutere più il terrore che il timore di Dio (Sansonetti ricorda come le prime parole che la Madonna rivolse ai pastorelli furono “Non abbiate paura”) – come pure certa pubblicistica ha inteso rappresentare – quello di Fatima è un messaggio squisitamente e semplicemente cattolico, e perciò politicamente scorretto e urticante per certa sensibilità contemporanea, anche ecclesiale: perché racchiude in tre parole – conversione, preghiera, penitenza – l’essenziale della fede cattolica. “In sintesi – scrive Sansonetti il triplo segreto di Fatima si rivolge, andando controcorrente, a un mondo sedotto e affascinato dall’idea che l’uomo possa cavarsela da solo, in virtù di una pretesa autonomia e autosufficienza; un mondo che crede di non avere più bisogno di Dio e quindi riduce e disprezza la fede; un mondo ripiegato sui soli valori umani, sganciati da ogni riferimento soprannaturale. Il richiamo della Madonna è un triplice invito a cambiare strada”.

Il senso dell’affermazione di Ratzinger del 2000, citata poc’anzi, acquista una luce nuova. Perché è di tutta evidenza come in questo primo scorcio del XXI secolo si sia imposta un’ideologia se possibile più feroce e pericolosa di quelle politiche, in primis il comunismo, che hanno insanguinato il Novecento; un’ideologia dal volto suadente che al posto della razza e della classe ha costruito sull’individuo una nuova dittatura, la “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”, per usare l’ormai celebre espressione di Benedetto XVI. Da qui l’attualità di Fatima e l’urgenza di riprendere e fare propria, soprattutto in ambito ecclesiale, la sua missione profetica. In questo contesto, e senza per questo voler indulgere in alcun modo in certi discorsi “apocalittici” che di cattolico hanno poco o niente, non sarebbe assolutamente fuori luogo né tantomeno sorprendente il verificarsi di eventi drammatici per l’umanità e per la chiesa, in qualche modo riconducibili a Fatima (e non solo) e da leggersi come preludio di qualcosa di “definitivo” in arrivo.

I segni che vanno in questa direzione non mancano: rischio di una guerra nucleare, per certi aspetti più probabile oggi che durante la Guerra fredda, sconvolgimenti naturali sempre più frequenti e, soprattutto, l’apostasia ormai dilagante nella chiesa che com’è noto san Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi indica come preludio dell’Anticristo (“Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio”, 2 Ts 2, 3-4). La missione profetica di Fatima è tutta qua: quella di una mamma premurosa che “non punta a spaventare né vuole alimentare timori e preoccupazioni ma mette in guardia, cosiglia, sostiene… Senza mai nascondere o minimizzare i pericoli”.

E il pericolo numero uno, senza il quale la chiesa neanche avrebbe motivo di esistere, è che l’uomo possa perdersi, per sempre. Per questo, chiude Sansonetti, il centenario di Fatima è sì la fine di un’epoca ma allo stesso tempo l’inizio di un’altra, in cui è “nata l’esigenza di una nuova evangelizzazione, di una testimonianza che riparta da capo con determinazione e coraggio sulle ceneri di un mondo che ha dimenticato Cristo. Fatima è attuale perché accade oggi”.
http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/05/11/news/fatima-papa-visita-indagine-sul-mistero-delle-apparizioni-134131/