ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 24 maggio 2017

I credenti hanno una loro percezione della fede?


L’intervista a don Giordano Goccini, della curia di Reggio Emilia, a proposito della processione del 3 giugno in riparazione al gay pride. È tutto nella norma, tutto nell’ordinaria amministrazione della neochiesa della misericordia, dove anche il minimo elemento cattolico suscita semplicemente odio.

Mercoledì 24 maggio 2017
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E’ pervenuta in redazione:
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Caro Gnocchi,
anch’io ho visto l’intervista a don Giordano Goccini, della curia di Reggio Emilia, a proposito della processione del 3 giugno in riparazione al gay pride. Io sono un cattolico di quella diocesi, da tanti anni insieme con mia moglie cerco di dare tutto il mio impegno in parrocchia, tra catechismo, coro, campi estivi, riunioni a cui non manchiamo mai. Ma sono sempre più stanco e soprattutto sono scandalizzato. Quando un prete come don Goccini arriva a dire certe cose, come che un gay pride è semplicemente molto distante dall’idea cristiana, ha già detto tutto. Non si parla più di fede, ma di idea, così, come una opinione tra tante altre. Sono scandalizzato e mi trovo sempre di più da solo, perché sembra che sia diventato impossibile ragionare ancora da cristiani. Il parroco mi dice solo che non capisco i cambiamenti. Anche mia moglie non ne può più. Mi chiedo cosa possiamo fare, ma non saprei davvero cosa. Mi scusi, lei avrà già sentito mille di questi sfoghi, ma io credo che lei capisce la mia tristezza e soprattutto il fatto che non so davvero a chi chiedere aiuto.
La saluto tanto, anche a nome di mia moglie
Leandro C.
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Caro Leandro,
a proposito del gay pride di Reggio Emilia, il Comitato Beata Giovanna Scopelli, che mi risulta essere composto da giovani laici, ha pensato, promosso e guiderà un evento davvero eversivo, fuori dal tempo, fomite di divisione e origine di ogni incomprensione: nientemeno che una processione di riparazione. Evento che, a rigor di logica e a lume di fede, avrebbe dovuto pensare, promuovere e guidare il vescovo, il quale, invece, si è ben guardato anche solo dal sussurrare qualcosa di cattolico sulla questione. D’altra parte, se il mandato del pastore è quello di puzzare dello stesso odore delle pecore, si mette con il gregge più numeroso e più odoroso di un olezzo gradito al Pastore dei pastori. Chi è lui per giudicare? Tanto peggio per i giovani del Comitato Beata Giovanna Scopelli che, invece, giudicano e quindi dividono. E poi, con quel profumo di incenso che spanderanno per le strade di Reggio Emilia nella loro processione, proprio sono fuori moda.
In una simile situazione, cosa avrebbe dovuto fare il povero don Goccini, responsabile della pastorale giovanile di una diocesi che prende le distanze dai cattolici e abbraccia entusiasticamente omosessuali e omosessualisti, e quindi giudica anche se dice di non voler giudicare? Va sul giornale cittadino e disconosce quei provocatori di cattolici che non perdono occasione per turbare la pace e il vivere civile.
Mi stupisco del suo stupore, caro Leandro. È tutto nella norma, tutto nell’ordinaria amministrazione della neochiesa della misericordia, dove anche il minimo elemento cattolico suscita semplicemente odio. Glielo ripeto a chiare lettere perché se lo metta in testa una volta per tutte: o-d-i-o.
Lei mi dirà che il vescovo di Reggio Emilia, monsignor Massimo Camisasca, è uno dei migliori vescovi attualmente in servizio. L’ho sentito dire, ma certo chi lo diceva era proprio uno di bocca buona. La situazione nella quale si trova l’attuale episcopato mi ricorda una delle scene più esilaranti di “Miseria e nobiltà”. Quella in cui Totò e i suoi scalcinati coinquilini devono offrire la sedia al giovane marchesino in visita. “La sedia migliore al marchesino. La sedia migliore al marchesino…” dice uno di loro, al quale il cinico e realista Totò risponde: “La migliore non c’è”.
Caro Leandro, la condizione in cui versano i vescovi è precisamente questa: il migliore non c’è. Salvo rarissime eccezioni, lo preciso perché io sono notoriamente uno che evita in ogni modo di farsi dei nemici, è poltiglia modernista malleabile a piacimento dal confratello romano.
Detto questo, arriviamo alla sua domanda, che è la solita domanda di tanti bravi cattolici che non si trovano più a casa loro in questa chiesa. Quando dico “bravi cattolici”, caro Leandro, intendo dire bravi, ma soprattutto ingenui e anche un po’ tremebondi. Lei mi scrive testualmente: “da tanti anni insieme con mia moglie cerco di dare tutto il mio impegno in parrocchia, tra catechismo, coro, campi estivi, riunioni a cui non manchiamo mai”. Ma allora se lo merita di sentirsi rimproverare dal parroco perché non capisce i cambiamenti. La smetta una volta per tutte di frequentare ambienti malsani spiritualmente e spesso anche umanamente, visto che i due aspetti vanno insieme. La smetta con il catechismo, il coro, i campi estivi e le riunioni. Basta caro Leandro: o sta lì, e allora bisogna che si faccia andare bene anche il gay pride e vada magari ad applaudire di sua spontanea volontà perché vedrà che prima o poi comunque ce la porterà di peso il parroco, oppure saluta la compagnia e se ne va altrove.
Facciamo due conti: tra catechismo, coro, campi estivi e riunioni, quante ore butta nella spazzatura mediamente ogni settimana? Stimando per difetto, diciamo cinque. Bene, da ora in avanti usi quelle cinque ore settimanali per cercare una buona Messa in Vetus Ordo e per parlare con un bravo sacerdote. E poi, magari, ci metta anche qualche lettura spirituale. Ma lo faccia subito. E il 3 giugno vada alla processione di riparazione.
Alessandro Gnocchi
Sia lodato Gesù Cristo

“FUORI MODA” – la posta di Alessandro Gnocchi

Redazione24/5/2017



La stantia teologia anni '70 di certi preti "giovani"
A Reggio Emilia la diocesi si consacra al Cuore Immacolato, poi prende le distanze dalla processione riparatoria al gay pride. Un passo troppo estremo tanto da farselo perdonare per non passare per tradizionalisti? Nel frattempo l'unico a parlare è stato un prete "giovanilista". Che su peccato e dottrina mostra un relativismo religioso vintage. Roba da avanguardia anni '70. 

La faccenda della processione del 3 giugno a Reggio Emilia, indetta dal Comitato Beata Giovanna Scopelli appositamente costituitosi, rischia di finire nel grottesco. Si tratta, come ormai sanno anche quelli che non lo vogliono sapere, di un «atto di riparazione» per il grande corteo del Gay Pride che si svolgerà nella stessa città. Sulla «Gazzetta di Reggio» il giornalista Luciano Salsi ha intervistato don Giordano Goccini, responsabile della pastorale giovanile della diocesi.
Di regola, i responsabili della pastorale giovanile sono essi stessi preti giovani, e anche don Goccini lo è, almeno stando alla foto a corredo. Barbetta, diversi braccialetti colorati. Ed ecco il primo colpo a palle incatenate: «Questa manifestazione non nasce dalla Diocesi, che prende le distanze da essa. Il comitato che la promuove è qualcosa di misterioso. Ha qualche riferimento sui social network, ma i suoi membri non sono identificabili».
Uno potrebbe obiettare che, quando non ci si vuol fare identificare, non si va certo per strada appresso a una processione, la quale si svolge, per definizione, coram populo. Ma tant’è: la diocesi che ha preso le distanze da una processione riparatoria è la stessa che, unica in Italia, si è solennemente consacrata alla Madonna di Fatima il 13 maggio, per il centenario. Un colpo al cerchio e uno alla botte? O un passo giudicato così estremo che subito bisogna farselo perdonare per non passare per «tradizionalisti»? Osato troppo, di questi tempi? Ma via…
Andiamo avanti con l’intervista (di cui trascuriamo le domande, troppo ovvie): «Il Gay Pride ha un intento provocatorio, anche se oggi, dopo tanti anni, riesce meno ad ottenere il suo scopo. Tuttavia, non è nello stile della Chiesa rispondere a una provocazione con una provocazione. Quelli che si oppongono anziché andare in piazza potrebbero pregare in una chiesa, benché il pregare in riparazione dei peccati altrui sia un atto di presunzione». Ora, una sacra processione è una «provocazione»? Boh. Sì, quelli che si oppongono potrebbero andare a pregare in chiesa anziché per le strade.
Ma siamo sicuri che i preti di cotale diocesi la concederebbero, una chiesa, all’uopo? No, siamo sicuri che non offrirebbero neanche una panca ai «provocatori» a cui non piace il Gay Pride. Riguardo alla «presunzione» di voler pregare per riparare i peccati altrui, rimandiamo all’esaustivo articolo che don Claudio Crescimanno ha scritto sulla Nbq il 19 u.s. Chi darebbe una chiesa a quelli del Comitato reggino, così definiti: «Non sono nella comunione della Chiesa universale. Non definiamoli cattolici»? (copyright don Goccini). Andiamo avanti.
L’intervistatore chiede se, per la Chiesa, l’atto omosessuale rimane «peccato». L’intervistato non si spinge fino a rispondere «non più», ma, prudentemente, ricorda che «dal punto di vista dottrinale il nuovo catechismo redatto nel 1992 non ha cambiato alcunché. Sono cambiati la mentalità e l’atteggiamento della Chiesa, sintetizzati dalla battuta di papa Francesco: "chi sono io per giudicare?"». Ora, questa frase del papa sì, che è «avulsa dal contesto» (Goccini: «Il comitato motiva la processione con una citazione di San Tommaso avulsa dal contesto»). Infatti il papa intendeva tutt’altro («Se un omosessuale cerca Dio con tutto il cuore, chi  sono io per giudicare?»).
Ma ecco che cosa hanno capito i preti di tutte le battute a braccio fatte da Francesco sui vari aerei: «Il patrimonio della fede non è qualcosa di statico e immutabile. È in mano al popolo di Dio. I credenti hanno una loro percezione della fede secondo il tempo in cui vivono e la Chiesa cammina coi tempi». Bella circonlocuzione, non c’è che dire. Qualche cattivo potrebbe capirla così: la fede muta a seconda dei tempi. Cioè, relativismo religioso. La sensazione, però, non è di novità, bensì di stantio: roba da teologia d’avanguardia negli anni Settanta. Infatti, ecco qua: a domanda sulle veglie di preghiera contro l’omofobia e la transfobia (una anche a Reggio) risponde «Secondo la predicazione di Gesù i peccati di cui Dio ci chiederà conto anzitutto sono altri, vale a dire quelli compiuti per brama di ricchezza». Come volevasi dimostrare, «ben altri» sono i peccati elencati nel Vangelo. Quelli ispirati dall’«opzione per i poveri». In effetti, nel Vangelo non si parla di gay e trans…

di Rino Cammilleri24-05-2017 

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-stantia-teologia-anni-70-di-certi-preti-giovani-19939.htm

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