ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 16 maggio 2017

I matti* del mattatoio

Psalmus 11 
Salvum me fac, Dómine, quóniam defécit sanctus: * quóniam diminútæ sunt veritátes a fíliis hóminum.

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Assad, i fake media e la riduzione "ad Hitlerum"
di ogni governo che resiste        

Siamo giunti al punto culminante della riduzione "ad Hitlerum" di ogni governo che in qualche modo resiste ai piani di normalizzazione dell'imperialismo a stelle e strisce: Assad usa i forni crematori per far scomparire le tracce dei suoi genocidi!
Mai si era giunti ad un simile livello nella barbarie del "bombardamento dell'indignazione", neppure con i soldati di Saddam che se la prendevano con le incubatrici negli ospedali di Kuwait City.
In sostanza potremmo riassumere così: più resisti e più la sparano grossa.
Diego Bertozzi
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-assad_i_fake_media_e_la_riduzione_ad_hitlerum_di_ogni_governo_che_resiste/82_20133/

Ora spunta il forno crematorio di Assad, attendo con ansia l’arsenale nella lavanderia dei Jefferson

Non so voi ma io sto ancora attendendo, con ansia pari alla rescissione del contratto di Lapadula, le prove della responsabilità diretta di Bashar al-Assad nel presunto attacco chimico di Idlib che USA, Israele, Regno Unito e Francia hanno millantato di avere. Di più, definendole incontrovertibili. Io capisco che per fare un bel lavoro e non un girato che sembri “Vacanze di Natale” ci voglia tempo, però qui siamo al ridicolo. Soprattutto quando si insiste sulle stessa linea. Ieri, mentre ancora il mondo temeva uno showdown tra USA e Nord Corea, da Washington sono arrivate notizie inquietanti.
Il Dipartimento di Stato ha mosso nuove accuse verso il regime siriano, definite dagli americani stessi di “disumana crudeltà”: stando a quanto dichiarato in conferenza stampa da Stuart Jones, assistente del segretario di Stato per il Medio e Vicino Oriente, Assad starebbe procedendo a esecuzioni di massa di migliaia prigionieri nel carcere militare di Saydnaya, a 30 chilometri da Damasco. Le impiccagioni, accusa il diplomatico statunitense, avvengono a un ritmo di una cinquantina al giorno. E, rullo di tamburi, per cancellare le prove dello sterminio, all’interno dell’istituto di pena, un edificio è stato modificato per essere adibito a crematorio, come mostrerebbero foto satellitari declassificate diffuse dal Dipartimento di Stato. Ok, hanno rivisto di recente “Schindler’s list” o “La vita è bella” e hanno avuto l’intuizione geniale.
Già, perché le foto sono state scattate da satelliti commerciali e coprono un periodo che va dal 2013 ad oggi, passando dall’agosto di quattro anni fa al gennaio del 2015, quindi all’aprile del 2016 e 2017. E sentite da che presupposti partono, in epoca di blog accusati di fake news: “Non provano in modo assoluto – ha precisato Jones – che l’edificio inquadrato sia un crematorio ma evidenziano una costruzione coerente con quel genere di utilizzo”. L’immagine del gennaio 2015, in particolare, mostra il tetto del presunto crematorio ripulito dalla neve, scioltasi presumibilmente per il calore sviluppato da una combustione. Ora, io non voglio scomodare la tardiva ma liberatoria reazione di Fantozzi alla visione reiterata della “Corazzata Potemkin” ma come cazzo gli vengono? A che livello di disperazione sono arrivati a Washington?

Di più, pressato sull’argomento dalla stampa durante la sessione settimanale, il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha dato vita alla 1.432ma capriola dell’amministrazione Trump sul tema, dicendo che “non potrà esserci stabilità in Siria, fino a quando Assad sarà al potere”. Cosa vi avevo detto che l’accordo tra Putin ed Erdogan sulla Siria, raggiunto ad Astana anche con l’Iran e sancito in un bilaterale a Sochi, avrebbe scatenato reazioni? Et voilà, curdi siriani equipaggiati con armamento pesante e una nuova barzelletta, fresca fresca, contro Assad. Ma si sa, gli USA quando sparano cazzate, lo fanno con stile. Ecco quindi le parole di Stuart Jones, il corrispettivo fonetico delle fialette iene di Gaviscon di Colin Powell: “Dato che le numerose atrocità perpetrate dal regime siriano sono state abbondantemente documentate, riteniamo che la costruzione di un crematorio sia il tentativo di nascondere le esecuzioni di massa nella prigione di Saydnaya. E fonti credibili hanno riferito che molti dei corpi sono stati sotterrati in fosse comuni. Questo fa sprofondare Assad in un nuovo livello di depravazione. Col sostegno di Russia e Iran”.

Il problema è che se anche confezioni le cazzate per bene, sfoggiando l’occhione triste da labrador, se stai vendendo balle, la gente – non complice – lo capisce al primo inciampo. Ed è arrivato subito. Jones, infatti, si è detto pessimista sui risultati dell’accordo che ha istituito “zone di de-escalation” in Siria nel tentativo di ridurre la violenza e salvare vite umane: “Alla luce dei fallimenti dei precedenti accordi per il cessate il fuoco, abbiamo ragione di dirci scettici. Il regime di Assad deve fermare tutti gli attacchi ai civili e alle opposizioni e la Russia deve assumersi la responsabilità di garantire il rispetto dei diritti umani da parte del regime”. Disse l’esponente di un Paese dove essere di colore aumenta esponenzialmente il rischio di ritrovarti con un democraticissimo ago nella vena in un penitenziario federale.
E sapete quale è stato il carico da novanta che tutti i media hanno giocato per corroborare questa ennesima puttanata travestita da casus belli? Lo scorso febbraio Amnesty International aveva elaborato la stessa accusa di “sterminio” contro il regime di Damasco, calcolando in 13mila le persone impiccate tra il 2011 e il 2015 in Siria proprio nella prigione degli orrori di Saydnaya. La cifra è contenuta in un rapporto di Amnesty sulla Siria, redatto sulla base delle interviste a 84 testimoni oculari, tra cui guardie carcerarie, ex detenuti, magistrati e avvocati, oltre che a esperti nazionali e internazionali. Già tre mesi fa il rapporto Amnesty affermava come “ogni settimana, spesso due volte a settimana, fino a 50 persone sono state tirate fuori dalle celle e impiccate. In cinque anni, almeno 13mila persone, tra cui civili che si opponevano al governo”. Ma non basta. Oltre alle vittime di Saydnaya, Amnesty quantificava anche 17mila i detenuti morti nelle carceri siriane nel corso del conflitto. Ma a Saydnaya, aggiungeva l’organizzazione nel suo documento, “sono inflitte ai detenuti condizioni inumane, torture, sistematiche privazioni di acqua, cibo, cure mediche e medicine” mentre sono costretti a ubbidire a “regole sadiche”. Cazzo, sembrano Guantanamo o Abu Ghraib, tu guarda a volte le combinazioni! Ecco perché al Dipartimento di Stato si sono presi così a cuore questo ennesimo dossier siriano, quantomeno sono preparati sull’argomento.



Ora, cosa dobbiamo aspettarci da qui a un mesetto, quando anche la narrativa del forno crematorio sarà smentita dai fatti? Parliamo di anni e anni di registrazioni, oltretutto fatte da voli commerciali e soltanto ora saltano fuori come prove? Prima cosa ci facevano, le usavano come simulazioni per il Risiko? E Stuart Jones, con che faccia parla di violazioni dei diritti umani e crimini di guerra del regime di Assad comprovate nel tempo, quando le tesi del Dipartimento di Stato sono state sputtanate niente meno che dal MIT, non esattamente un istituto nelle mani della propaganda russa e siriana? E poi, vogliamo parlare della credibilità scientifico-demoscopica della denuncia di Amnesty? Ben 84 testimoni oculari: e chi lo prova? Non si sa, visto che tra essi vengono citati avvocati, magistrati ed esperti internazionali, purtroppo chiamati in causa nello stesso documento in cui la Amnesty chiede che ai colloqui di Ginevra si tenga conto di queste atrocità e si permettano visite nelle carceri da parte di osservatori indipendenti. Scusate ma se le visite sono vietate, a parte guardie carcerarie ed ex detenuti, come cazzo hanno fatto ad essere testimoni oculari gli altri? D’altronde, da un’associazione che di fronte a una barbarie simile non trova di meglio che girare un cartone animato,

Carcere di Saydnaya in Siria: un mattatoio di esseri umani


cosa cazzo volete aspettarvi? L’Oscar a quei Carlo Rambaldi del terrorismo sunnita degli “Elmetti bianchi” ha scatenato un senso di emulazione feroce.
Un’ultima cosa, poi. Prima la bufala di Bana Al Abed, la “Anna Frank di Aleppo” che a 7 anni twittava in inglese come una madrelingua e, casualmente, aveva il padre affiliato ad Al-Nusra, adesso il forno crematorio: non starete un po’ esagerando con l’utilizzo infame e strumentale di riferimenti storici ad alto impatto? Ok, quel coglione a pedali di Sean Spicer poi ha rovinato tutto dicendo che nemmeno Adolf Hitler aveva usato i gas contro i civili, però un filo di decenza sarebbe carino utilizzarla. Ma, come vi dicevo l’altro giorno, ora c’è l’ufficialità: l’Austria andrà al voto anticipato in ottobre. Domani le opposizioni – formate da FPÖ, Verdi, NEOS e Team Stronach – presenteranno una richiesta congiunta per indire elezioni anticipate e, salvo mosse strategiche dell’ultim’ora, la Övp appoggerà la proposta che verrà quindi approvata.

Una bella rinfrescata di pericolo neonazista, a livello globale e con tanto di simboli sbandierati e rilanciati sulla stampa come cibo per i cani di Pavlov, può sempre fare comodo. Azzardo, se da qui al voto in Gran Bretagna la Russia non avrà ceduto su Assad, temo che salteranno fuori di stoccaggi di armi chimiche nella lavanderia dei Jefferson. Ma c’è poco da ridere, il nome dell’Iran è stato fatto molto chiaramente da Stuart Jones e fra tre giorni nella Repubblica islamica si vota per le presidenziali. In perfetta contemporanea con la partenza di Donald Trump per la sua prima missione estera. E sapete dove sono le prime due tappe, antipasto dell’arrivo in Italia per il G7? Arabia Saudita e Israele. Non c’è un cazzo da fare, è mio destino continuare a inciampare contro delle coincidenze.
Di Mauro Bottarelli , il 2 Comment
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L’Amministrazione USA inventa una nuova “storia di Hollywood” per mettere sotto accusa il Governo di Damasco

di  Luciano Lago
Non contenti di aver inventato la grande “bufala” dell’attacco chimico (per la seconda volta) con tanto di sceneggiata recitata dal gruppo dei “caschi bianchi” ( un gruppo collegato ai terroristi di Al Nusra e finanziato dalla CIA e dal M16), come pretesto per scatenare un attacco missilistico contro la Siria, adesso l’Amministrazione USA lancia una nuova campagna di false accuse contro la Siria di Bashar al-Assad, accusata di nascondere “forni crematori” nel carcere di Sednaya dove vengono bruciati i corpi dei prigionieri.
La campagna propagandistica viene ripresa massicciamente da tutti i media occidentali, dalla CNN alla BBC , ABC, CBS, Sky News, ecc.., con quelli italiani naturalmente in prima linea come notizia di apertura di tutti i telegiornali in modo da presentare l’immagine di Al-Assad come il “nuovo Hitler” del Medio Oriente, per suscitare una ondata di indignazione e giustificare quindi una aggressione militare diretta contro la Siria.
Si tratta di un copione ormai sperimentato dagli strateghi e “spin doctors” di Washington: criminalizzare l’avversario che non si piega agli interessi degli USA, presentarlo in una veste del “perfido tiranno” e giustificare una azione militare, naturalmente diretta a “riportare la democrazia”.
Un copione già visto dalla ex Yugoslavia contro Milosevic, all’Iraq contro Saddam Hussein (con le fantomatiche “armi di distruzione di massa), contro Mohamad Gheddafi (“bombarda il suo popolo” dicevano) ed infine contro Bashar al-Assad e contro la Siria che da oltre sei anni combatte e non si arrende agli USA ed all’Arabia Saudita che vogliono smembrare il paese e creare il “califfato islamico a Damasco, con la complicità dei paesi europei, vassalli di Washington.
Non fa testo il fatto che le bufale abbiano poi le gambe corte, come dimostra la vicenda dell’attacco chimico smentito da vari esperti, fra cui lo stesso prestigioso Mit di Boston che ha accertato di dover escludere che un attacco con il gas sarin o altre sostanze velenose sia mai avvenuto nella zona di Idlib. Le accuse vengono pubblicizzate al massimo livello e le smentite non vengono mai pubblicate dai media al servizio di Washington, Londra e di Rijad. Vedi: Tempi.it    Vedi: Non è stato Assad
Bisogna dire che la macchina della propaganda occidentale necessitava della storia di un nuovo “olocausto”, una nuova sceneggiatura  prefabbricata ad Hollywood da lanciare come arma possente di propaganda per ottenere i propri fini di criminalizzare un piccolo paese arabo, che ha il torto di non essersi piegato all’arroganza dell’Impero USA.
Non viene perdonato ad Assad ed alla Siria di non essersi arresi di fronte allla continua aggressione di quell’esercito di mercenari provenienti da oltre 90 paesi che si è infiltrato in Siria con la complicità di Turchia, USA ed Arabia Saudita e che è stato addestrato ed armato in buona parte dagli statunitensi e britannici per compiere tutta una serie di attacchi e di atrocità contro la popolazione civile siriana che sono stati accuratamente nascosti all’opinione pubblica e denunciati da poche voci isolate al di fuori dei media ufficiali.
I “pupari” sauditi controla Siria

La chiamavano inizialmente una “primavera araba” salvo poi denominarla come “guerra civile” quella che in realtà era ed è una guerra per procura che vede coinvolte tutte le maggori potenze mondiali dagli USA alla gran Bretagna, all’Arabia Saudita, alla Turchia, ed i vari stati della Regione.
Per la Rai, per la 7 e per la Fininvest quella siriana deve denominarsi come una “guerra civile” come se non ci fossero miliziani provenienti da ogni angolo del globo, arruolati per combattere sotto le insegne dell’ISIS o di Al Nusra. Una “strana” guerra civile.
Quelli che diffondono le menzogne e denunciano i “crimini” di Assad sono gli stessi media che nascondono i veri genocidi in corso nella regione, come quello che sta avvenendo nello Yemen dove migliaia di civili, donne e bambini, vengono massacrati dai bombardamenti indiscriminati fatti dall’aviazione della coalizione saudita e statunitense, con milioni di persone allo stremo per fame e malattie (infuria anche il colera) per causa del blocco aeronavale imposto da USA e Arabia Saudita sul paese. Vedi: Petroldollari sauditi per il silenzio del mondo sulla guerra in Yemen
I crimini dei dominanti devono essere oscurati e nascosti all’opinione pubblica per non incrinare l’immagine dei “liberatori” , come hanno ben capito i vescovi di Aleppo e della Siria che hanno denunciato invano i massacri a cui la popolazione siriana è stata sottoposta per anni dai terroristi armati dall’Occidente. Quegli appelli sono sempre rimasti lettera morta ed accuratamente nascosti dai media europei.





Propaganda contro la Siria

Il Governo siriano ha risposto indignato alle accuse di Washington negando e smentendo l’esistenza di questa pretesa “fabbrica della morte” e dei forni crematori inventati dalla propaganda occidentale ed ha affermato che “il Governo USA sta operando come aveva fatto in precedenza, fabbricando menzogne e pretesti per giustificare le sue politiche aggressive e di interventi contro stati sovrani”.
Non sorprende che questa nuova campagna di menzogne arrivi all’indomani degli accordi di pace conclusi ad Astana, fra Russia, Turchia ed Iran, da cui gli USA erano stati esclusi, e risulta ovvio ritenere che si è scelto questo momento per sabotare e far fallire questi accordi.
La macchina della propaganda “made in USA” è instancabile nel costruire e diffondere menzogne ad uso e consumo degli interessi dei dominatori e può contare sulla abituale complicità dei vassalli europei e del grande apparato mediatico. Hollywood, da molti decenni, riesce a costruire la sua realtà immaginaria, divide i “cattivi” dai “buoni” e cattura le menti deboli degli spettatori.
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 La Stampa
(Giordano Stabile) Il «mattatoio» di Bashar al-Assad ora è anche «forno crematorio». Un dettaglio che avvicina ancora di più gli orrori della guerra civile siriana a quelli dell' Europa nazista. Il luogo è sempre quello, la prigione di Sednaya. Trenta chilometri a Nord-Est di Damasco. Il nome della località viene da Saydna, Nostra Signora, perché il punto più alto delle alture che culminano a 1500 metri è dominato da uno dei più belli e importanti santuari dedicati alla Madonna in Siria. Luogo millenario di pellegrinaggi. Più in basso, alla periferia della cittadina, si trova però la più famigerata delle carceri del regime. Dal paradiso all' inferno. Il mattatoio è cominciato nel 2012. Il complesso si distingue per due edifici.
La «divisione rossa», per i civili, e la «divisione bianca», per i militari. Sednaya è soprattutto una prigione dell' esercito, ma con lo scoppio della guerra civile deve far fronte a un flusso di prigionieri sempre più massiccio. La maggior parte sono soldati e ufficiali disertori. Le condizioni peggiorano rapidamente. I primi a farne le spese sono gli ammalati. Vengono portati all' ospedale di Tishreen, a Damasco, solo per essere lasciati morire senza cure, come hanno raccontato alcuni sopravvissuti alle organizzazioni umanitarie.
Una delle prime testimonianze è quella di un ex ufficiale delle forze speciali, raccolta dal Syrian Observer, vicino all' opposizione. L' uomo ha assistito alla morte di quattro compagni, tanto che «più nessuno voleva essere portato all' ospedale, preferivano morire in cella». Spesso i compagni, e qualche volta anche lui, «speravano che morissero in fretta, in modo di poter prendere il loro cibo e i loro vestiti». Con l' intensificarsi della guerra e della repressione la «Divisione rossa» si riempie all' inverosimile. È un edificio a forma di stella a tre punte, a cinque piani, due sotterranei. Ogni piano ha 60 camerate, ciascuna può ospitare fino a 50 prigionieri. In tutto possono starci circa 15 mila persone. Manca il cibo, i detenuti si indeboliscono e si ammalano. Molti vengono semplicemente «lasciati andare», ma per altri ci sono i processi sommari e le esecuzioni.
Il rapporto di Amnesty È quello che ha ricostruito un' indagine di Amnesty International, pubblicata lo scorso febbraio. Migliaia di corpi, secondo l' inchiesta, sono stati sepolti «in fosse comuni» nei dintorni di Damasco. Per cinque anni esecuzioni e sepolture si sono svolte di notte. Ogni giorno verrebbero impiccate 50 persone. Amnesty ha raccolto 84 testimonianze, ricostruito il percorso di morte di 31 uomini, sia della «Divisione rossa» che della «Divisione bianca». Il rapporto testimonia che molti altri, ammalati, sono morti all' ospedale militare di Tishreen e sepolti in terreni dell' esercito a Nahja, a Sud di Damasco, e nella cittadina di Qatana. Il rapporto, redatto da Nicolette Waldman, non fa però cenno ai «forni crematori». La necessità di bruciare corpi si è manifestata probabilmente nell' ultimo periodo. Un modo per nascondere le esecuzioni, evitare sospetti. Per Waldman, «non ci sono ragioni di credere che le impiccagioni si sono fermate». Le ha definite «una politica di sterminio». I processi durano «pochi minuti». Le condanne sono sottoscritte dal ministro della Difesa.
Ora le rivelazioni sui «forni crematori» aggiungono orrore all' orrore. La denuncia arriva in un momento positivo per il regime. I ribelli di due quartieri periferici di Damasco, Qabun e Barzé, si sono appena arresti, e l' evacuazione dei combattenti è cominciato ieri. Fra poco toccherà a Yarmouk e a quel punto i ribelli controlleranno solo la zona del Ghouta. La fine dell' insurrezione a Damasco, dopo Aleppo. L' opposizione ridotta a qualche frangia di territorio al confine con la Turchia e la Giordania. Per Jones, assistente del Segretario di Stato, la terribile scoperta getta cattiva luce anche sull' intesa raggiunta ai colloqui di pace di Astana per l' istituzione di «zone sicure» e la «de-escalation» del conflitto. Gli Stati Uniti restano «scettici».

Siria, la fake news dei "forni crematori". La foto del 2006 che i media non vi hanno mostrato

Continua ad impazzare la saga del carcere di Saydnaya oggi - a detta del Dipartimento di Stato e, ovviamente da Repubblica - dotato anche di un hitleriano forno crematorio “per cancellare le prove dello sterminio ordinato da Assad”. Peccato che una foto satellitare scattata il 18 novembre 2006 (si veda la data in basso a destra ingrandita a riportata in alto nel riquadro rosso) e protetta da copyright di Google-Digital Globe nel 2008, inserita (a colori e ad alta risoluzione in questo articolo), mostri l’identico edificio, tra l’altro, privo di camini per disperdere i fumi.








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Ovviamente, nessun “giornalista” main-stream si è degnato di effettuare un minimo di controllo prima di divulgare la bufala del “forno crematorio” fatto costruire da Assad che dilaga su tutti i media, forse per legittimare i sempre più frequenti bombardamenti israeliani sulla Siria.



Sulle bufale che ammantano il carcere di Saydnaya (tra gli altri, smentite da Nizar Nayouf: un indomito e onesto oppositore del governo di Assad che lo aveva imprigionato proprio a Saydnaya e che da tempo vive in Europa) ci siamo dettagliatamente soffermati in questo altro articolo.

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Francesco Santoianni 


Quando i bugiardi saranno coperti di torte saremo più liberi





Un  filosofo molto virtuale colpito da una molto reale torta e da un accenno di sberla. Dal pubblico belgradese voci ripetute di “vattene dalla Jugoslavia”. Si tratta ora di scegliere tra due fatti incresciosi:  se sia cioè più incresciosa la torta in faccia a un provocatore che va a Belgrado per offendere i bombardati dalle bombe della Nato, oppure se sia più incresciosa la provocazione ai belgradesi organizzata a sangue freddo dal citato provocatore.
https://www.pandoratv.it/?p=16360

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Tu, Dómine, servábis nos: et custódies nos * a generatióne hac in ætérnum.
In circúitu ímpii ámbulant: * secúndum altitúdinem tuam multiplicásti fílios hóminum. Psalmus 11