ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 22 maggio 2017

Il primo baluardo

 Il dramma della situazione presente. Intervento del card. Carlo Caffarra al Rome Life Forum il 19 maggio 2017

Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” [Gv12, 32]. “Tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” [1Gv 5,19].
Accostando queste divine parole, abbiamo la perfetta conoscenza di ciò che sta realmente accadendo nel mondo, dentro la storia umana considerata nella sua profondità. La storia umana è lo scontro fra due forze: la forza di attrazione che ha la sua sorgente nel Cuore trafitto del Crocefisso-Risorto; il potere di Satana che non vuole essere spodestato dal suo regno.
Il campo sul quale avviene lo scontro è il cuore umano, è la libertà umana. E lo scontro ha due dimensioni: una dimensione interiore; una dimensione esteriore. Consideriamo brevemente sia l’una che l’altra.
1.Durante il processo davanti a Pilato, il governatore chiede a Gesù se è re; se – questo è il senso della domanda di Pilato – esercita un vero e sovrano potere politico su un determinato territorio. Gesù risponde: “tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato, e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” [Gv18,37]. Gesù vuol lasciare intendere che la sua regalità non è come quella dei re di questo mondo; essa consiste nella sottomissione dei suoi alla sua parola, alla sua verità. Se Egli regna sui suoi, non è mediante la forza o il potere, ma mediante la verità di cui è testimone, e che “tutti coloro che sono dalla verità” accolgono con fede” [I. De La Potterie]. Tommaso d’Aquino mette sulla bocca del Salvatore le seguenti parole: “in quanto manifesto me stesso verità, in tanto mi preparo un regno“. Gesù sulla croce attira tutti a Sé, perché è sulla Croce che risplende la Verità di cui è testimone.
Ma questa forza di attrazione è efficace solamente su coloro che “sono dalla verità”. Cioè: su coloro che sono profondamente disponibili alla Verità, che amano la verità, che vivono nella famigliarità con essa. Pascal scrive: “tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato“.
Colui che tiene sotto il suo potere il mondo intero, domina invece mediante la menzogna. Esiste al riguardo una parola di Gesù su Satana: “egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna” [ Gv 8,44].
Il testo è drammatico. La prima proposizione – è stato omicida fin dal principio – è spiegata dalla seconda: “e non ha perseverato nella verità”. L’omicidio che il diavolo compie, consiste nel suo non rimanere nella verità, non dimorando in essa. E’ omicida, perché cerca di spegnere, di uccidere nel cuore dell’uomo la verità, il desiderio di essa. Inducendo l’uomo all’incredulità, vuole che l’uomo si chiuda alla luce della Divina Rivelazione, che è il Verbo incarnato. Il detto quindi di Gesù su Satana – così oggi pensano la maggior parte degli esegeti – non parla della caduta degli angeli. Parla di qualcosa di più profondo, di spaventoso: Satana rifiuta costantemente la verità, e la sua azione dentro al consorzio umano consiste nell’opporsi alla verità. Satana è questo rifiuto; è questa opposizione.
Il testo prosegue: “perché non c’è verità in lui”. La parola di Gesù scende alla radice più profonda dell’opera di Satana. Egli è in se stesso menzogna. Dalla sua persona la verità è completamente assente, e quindi è per definizione colui che si oppone alla verità. Gesù quindi aggiunge subito dopo: “quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna”. Quando il Signore dice, “parla del suo”, ci introduce nell’interiorità di Satana, nel suo cuore. Un cuore che vive nel buio, nelle tenebre: una casa senza porte e senza finestre.
Questo pertanto in sintesi è ciò che accade nel cuore dell’uomo: Gesù, la Rivelazione del Padre, esercita una forte attrazione a Sé; Satana opera in contrario, per neutralizzare la forza attrattiva del Crocefisso-Risorto. Opera nel cuore dell’uomo la forza della verità che ci fa liberi; e la forza satanica della menzogna che ci fa schiavi.
Ma la persona umana non è solamente interiorità, non essendo puro spirito. La sua interiorità si esprime, prende corpo nella costruzione della società nella quale vive. L’interiorità umana si esprime, prende corpo nella cultura, la quale è una dimensione essenziale della vita umana come tale. La cultura è il modo specificatamente umano di vivere.
La condizione in cui si trova l’uomo, posto come è tra due forze contrapposte, non può non dare origine a due culture: la cultura della veritàla cultura della menzogna.
C’è un libro nella S. Scrittura, l’ultimo, l’Apocalisse, che descrive lo scontro finale tra i due regni. In questo libro l’attrazione di Cristo riveste il profilo di un trionfo sulle potenze nemiche, comandate da Satana. E’ un trionfo che arriva dopo un lungo combattimento. Le primizie della vittoria sono i martiri. “Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana, e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra…Ma essi [= i martiri] lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio” [cfr. Ap 12, 9.11].
  1. In questo secondo punto vorrei rispondere alla seguente domanda: nella nostra cultura occidentale esistono fatti che rivelano in modo particolarmente chiaro lo scontro tra l’attrazione esercitata sull’uomo dal Crocefisso-Risorto e la cultura della menzogna, edificata da Satana? La mia risposta è affermativa, ed i fatti sono soprattutto due.
2.1.Il primo fatto è la trasformazione di un crimine [nefandum crimen, lo chiama il Concilio Vaticano II], l’aborto, in un diritto. Notate bene. Non sto parlando dell’aborto come atto compiuto da una persona. Sto parlando della più grande legittimazione che un ordinamento giuridico possa compiere di un comportamento: sussumerlo nella categoria del diritto soggettivo, la quale è categoria etica. Significa chiamare bene il male, luce le tenebre.” Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna”. E’ il tentativo di produrre un’”anti-Rivelazione”.
Quale è infatti la logica che presiede alla nobilitazione dell’aborto? E’ in primo luogo la più profonda negazione della verità dell’uomo. A Noè appena uscito dalle acque del diluvio, Dio disse: “chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo” [Gen 9, 6]. La ragione per cui l’uomo non deve spargere il sangue dell’uomo è che l’uomo è immagine di Dio. Mediante l’uomo, Dio dimora dentro la sua creazione; la creazione è tempio del Signore, perché vi abita l’uomo. Infrangere questa intangibilità della persona umana è un atto sacrilego contro la Santità di Dio. E’ il tentativo satanico di dare origine ad un’”anti-creazione”. Nobilitando un’uccisione umana, Satana ha posto il fondamento della sua “creazione”: togliere dalla creazione l’immagine di Dio; oscurare in essa la Sua presenza.
Scrive S. Ambrogio: “si è conclusa la creazione del mondo con la formazione di quel capolavoro che è l’uomo, il quale…è come il culmine della creazione, la suprema bellezza di ogni essere creato” [Esam. Giorno sesto, Disc.9°, 10. 75; BA I, pag. 417]. Nel momento in cui si afferma il diritto dell’uomo di disporre della vita e della morte di un altro uomo, Dio è espulso dalla sua creazione, perché viene negata la sua presenza originaria, viene dissacrato il luogo originario della sua dimora dentro la creazione: la persona umana.
2.2. Il secondo fatto è costituito dalla nobilitazione dell’omosessualità. Essa infatti nega interamente la verità del matrimonio, il pensiero di Dio Creatore sul matrimonio.
La Divina Rivelazione ci ha detto come Dio pensa il matrimonio: l’unione legittima dell’uomo e della donna, fonte della vita. Il matrimonio ha nella mente di Dio una struttura permanente. Esso si basa sulla dualità del modo umano di essere: la femminilità; la mascolinità. Non due poli opposti, ma l’uno con e per l’altro. E solo così, l’uomo esce dalla sua solitudine originaria.
Una delle leggi fondamentali con cui Dio governa l’universo, è che Egli non agisce da solo. E’ la legge della cooperazione umana al governo divino. L’unione fra uomo e donna che diventano una sola carne, è la cooperazione umana all’atto creativo di Dio: ogni persona umana è creata da Dio e generata dai suoi genitori. Dio celebra la liturgia del suo atto creativo nel tempio santo dell’amore coniugale.
In sintesi. Due sono le colonne della creazione: la persona umana nella sua irriducibilità all’universo materiale; l’unione coniugale tra uomo e donna, luogo in cui Dio crea nuove persone umane “a sua immagine e somiglianza”. L’elevazione assiologica dell’aborto a diritto soggettivo è la demolizione della prima colonna. La nobilitazione del rapporto omosessuale quale si ha nella sua equiparazione al matrimonio, è la distruzione della seconda colonna.
Alla radice è l’opera di Satana, che vuole costruire una vera e propria anti-creazione. E’ l’ultima terribile sfida che Satana sta lanciando a Dio. “Io ti dimostro che sono capace di costruire un’alternativa alla tua creazione. E l’uomo dirà: si sta meglio nella creazione alternativa che nella tua creazione”.
E’ una spaventosa strategia della menzogna, costruita su un profondo disprezzodell’uomo. L’uomo non è capace di elevarsi allo splendore del Vero; non è capace di vivere dentro il paradosso di un desiderio infinito di felicità; non è in grado di ritrovare se stesso nel dono sincero di se stesso. E dunque –continua il discorso satanico- diciamo a lui cose banali sull’uomo. Convinciamolo che non esiste la Verità, e che quindi la sua ricerca è una passione triste ed inutile; persuadiamolo ad accorciare la misura del suo desiderio sulla misura dell’istante transeunte; mettiamo nel cuore il sospetto che l’amore è solo la maschera del piacere.
Il Grande Inquisitore di Dostojevski parla proprio in questo modo a Gesù: “tu avevi un’opinione troppo alta degli uomini, perché essi sono senza dubbio schiavi, anche se ribelli per natura…Ti giuro: l’uomo è debole e più vile di quanto tu non avessi pensato! E’ debole e meschino”.
  1. Come dobbiamo dimorare dentro a questa situazione? Nel terzo e ultimo punto della mia riflessione cercherò di rispondere a questa domanda.
La risposta è semplice: dentro lo scontro fra la creazione e l’anti-creazione: siamo chiamati a TESTIMONIARE. E’ la testimonianza il nostro modo di essere nel mondo.
  Il Nuovo Testamento ha una ricchissima dottrina al riguardo. Mi devo limitare ad indicare i tre significati fondamentali che costituiscono la testimonianza.
  1. A) Testimoniare significa dire, parlare, annunciare apertamente e pubblicamente. Chi non testimonia in questo modo, è simile al soldato che nel momento decisivo della battaglia scappa. Non siamo più testimoni, ma disertori, se non parliamo apertamente e pubblicamente. La Marcia per la Vita, quindi, è una grande testimonianza.
  2. B) Testimoniare significa dire, annunciare apertamente e pubblicamente la divina Rivelazione, la quale implica quelle evidenze originarie che anche la sola ragione rettamente usata scopre. E dire in particolare il Vangelo della Vita e del Matrimonio.
  3. C) Testimoniare significa dire, annunciare apertamente e pubblicamente il Vangelo della Vita e de Matrimonio in un contesto processuale [cfr. Gv 16, 8-11]. Mi spiego. Ho parlato spesso di scontro. Questo scontro va assumendo sempre più il profilo di un processo, di un giudizio il cui imputato è Gesù ed il suo Vangelo. Come in ogni giudizio ci sono anche i testimoni a favore: a favore di Gesù e del suo Vangelo. L’annuncio del Vangelo del Matrimonio e della Vita avviene oggi in un contesto di ostilità, di contestazione, di incredulità. Se così non fosse, i casi sono due: o si tace il Vangelo; o si dice altro. Ovviamente quanto ho detto non va intesto nel senso che i cristiani devono rendersi…antipatici a tutti.
  4. Tommaso scrive: ”è la stessa cosa, di fronte a due contrari, ricercare l’uno e rigettare l’altro; come la medicina, la quale si propone la guarigione escludendo la malattia. Quindi è proprio del sapiente meditare la verità, specialmente riguardo al Primo Principio…e confutare la menzogna contraria” [CG. Lib.I, cap.I, n°6]. Nell’ambito della testimonianza al Vangelo, l’irenismo, il concordismo vanno esclusi. Su questo Gesù è stato esplicito. Sarebbe un pessimo medico chi avesse un’attitudine irenica verso la malattia. Agostino scrive: “ama l’errante, ma perseguita l’errore”. Si noti bene. La parola latina per-sequor è un verbo al rafforzativo. Cioè: “vai a caccia dell’errore; scovalo nei nascondigli della sue menzogne; e condannalo, mettendone in luce l’inconsistenza”.
Concludo con un testo di un grande confessore della fede, russo, Pavel A. Florenskij. “Il Cristo è testimone, nel senso estremo della parola, IL TESTIMONE. Nella sua crocefissione Giudei e Romani credettero di vedere solo un evento storico, ma l’evento si rivelò essere la Verità.” [La filosofia del culto, San Paolo ed., Milano 2017, pag.512].
“ IO QUANDO SARO’ INNALZATO DA TERRA, ATTIRERO’ TUTTI A ME” [Gv.12, 32]
Intervento del card. Carlo Caffarra al Rome Life Forum il 19 maggio 2017

Rome Life Forum. Mons. Schneider. La famiglia cattolica è il primo baluardo contro l’attuale grande apostasia

Nella nostra traduzione dall’originale inglese: Testo integrale del Discorso tenuto il 19 maggio scorso da mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana in Kazakhstan, al Rome Life Forum 2017 organizzato da Voice of the Family. Un intervento poderoso e ricco di citazioni.
La famiglia è stata creata direttamente da Dio, come ci insegna il Magistero della Chiesa (Pio XI, Enciclica Divini illius magistri, 12). Il Papa Leone XIII, nella sua magistrale Enciclica (Arcanum Divinae, n.19, 10 febbraio 1880) sul matrimonio e la famiglia, dice: “il matrimonio ha Dio come autore, essendo stato fin da principio una prefigurazione della Incarnazione del Verbo di Dio, perciò in esso si trova qualcosa di sacro e religioso, non avventizio, ma congenito, non ricevuto dagli uomini, ma innestato per natura. Pertanto, Innocenzo III e Onorio III, Nostri Predecessori, non a torto né senza ragione poterono affermare che “il Sacramento del matrimonio esiste presso i fedeli e gl’infedeli”. Quanto a Innocenzo III vedi Corpus Juris Canonici, ca.9, De divort. ed. cit. Part 2, col.7, Innocenzo III richiama 1 Cor, 7:13. Quanto a Onorio III, vedi cap.II, De transact. (Op.cit., Part 2, col. 210).
La famiglia ha dunque immediatamente dal Creatore la missione e quindi il diritto di educare la prole: diritto inalienabile, perché inseparabilmente congiunto con lo stretto obbligo; diritto anteriore a qualsiasi diritto della società civile e dello Stato, e quindi inviolabile da parte di ogni potestà terrena”. (Pio XI., Enciclica Divini illius magistri, 32). I genitori sono vincolati dall’obbligo e hanno il diritto di educare la prole (CIC 1917 can. 1113 e CIC 1983, can. 793)
Papa Leone XIII ci ha donato una spiegazione vera e concisa sul dovere primordiale e originario dei genitori sull’educazione dei propri figli, e in primo luogo sull’educazione alla fede cattolica. Questo compito ha il suo fondamento nell’ordine naturale della divina creazione:
il senso comune di tutto il genere umano è così unanime che sarebbe una esplicita contraddizione osare sostenere che i figli appartengano allo stato piuttosto che alla famiglia e che lo stato abbia un diritto assoluto ad educarli. La ragione addotta, secondo la quale l’uomo nasce cittadino e quindi appartiene in primo luogo allo stato, non è sostenibile perché non prende in considerazione il fatto che prim’ancora di essere un cittadino l’uomo deve esistere, e l’esistenza non è data dallo stato ma dai genitori In un certo modo i figli appartengono ai genitori come se fossero un’estensione naturale delle loro persone e, per parlare in modo assolutamente appropriato – fanno il loro ingresso e diventano parte della società civile non direttamente e da soli, ma per mezzo della famiglia in cui sono nati”. (Enciclica Rerum novarum).
Pertanto, afferma lo stesso Papa Leone XIII, la natura del potere paterno è tale da non poter essere distrutta o assorbita dallo stato, poiché ha la medesima origine della stessa vita umana (ibidem).
In un’altra Enciclica memorabile in cui riassume i diritti e i doveri dei genitori Papa Leone XIII dichiara:
I genitori hanno per natura diritto all’educazione di loro figli, con il dovere aggiunto di far sì che l’educazione e l’istruzione dei figli sia concorde con i fini per i quali essi sono stati loro concessi per benedizione divina. Pertanto è un dovere dei genitori adoperarsi in ogni modo per prevenire ogni intromissione nei loro diritti su questa materia e assicurarsi in modo certo che l’educazione dei loro figli rimanga sotto il loro controllo in conformità col loro dovere cristiano, e soprattutto di rifiutare di mandarli quindi in scuole in cui siano esposti al pericolo di essere imbevuti dal veleno mortale dell’empietà”. (Enciclica Sapienziae cristianae) (Pio XI., Enciclica Divini illius magistri, 35).
Già più di 70 anni fa Papa Pio XII ha rivolto un appello alle famiglie cristiane di essere nuovi crociati nel diffondere e difendere la vera fede cristiana all’interno del torpore generale e pesante in cui le prove delle false ideologie – ampiamente diffuse – hanno fatto precipitare la famiglia umana del XX secolo. Questa diagnosi sulla salute spirituale dei suoi tempi fatta da Pio XII è perfettamente applicabile ai nostri tempi in cui la situazione è ancora peggiore. Pio XII ha affermato:
Pervasi da un entusiasmo di crociati, ai migliori e più eletti membri della cristianità spetta riunirsi nello spirito di verità, di giustizia e di amore al grido: Dio lo vuole! pronti a servire, a sacrificarsi, come gli antichi Crociati. Se allora si trattava della liberazione della terra santificata dalla vita del Verbo di Dio incarnato, si tratta oggi, se possiamo così esprimerci, del nuovo tragitto, superando il mare degli errori del giorno e del tempo, per liberare la terra santa spirituale, destinata a essere il sostrato e il fondamento di norme e leggi immutabili per costruzioni sociali di interna solida consistenza”.
Il fine primo e più alto del matrimonio e della famiglia consiste nel far nascere nuovi cittadini del cielo. Papa Leone XIII ha detto:
Infatti, in primo luogo alla società coniugale fu prestabilito uno scopo più nobile e più alto che mai fosse stato in precedenza, in quanto si volle che essa mirasse non solo a propagare il genere umano, ma a generare figli alla Chiesa, “concittadini dei Santi e domestici di Dio” (Ef 2,19), cioè “che fosse creato ed educato un popolo al culto e alla religione di Cristo, vero Dio e nostro Salvatore” ”. (Catechismus Romanus, cap. 8) (Enciclica Arcanum Divinae, 10).
La famiglia è quindi il luogo prioritario e originario in cui l’integrità e la bellezza della fede cattolica devono essere insegnate e così essere tramandate alle generazioni future.Come ha insegnato Papa Pio XII è proprio da questa trasmissione della fede che dipende la salute spirituale di una nazione:
La famiglia è sacra; essa è la culla non solo dei figli, ma ancora della Nazione e della sua forza e della sua gloria. Non si stranii né si devii la famiglia dall’alto scopo voluto da Dio! Che lo sposo e la sposa, in fedele compimento dei loro doveri coniugali e familiari, trasmettano nel focolare domestico la fiaccola della vita corporea e, con essa, la vita spirituale e morale, la vita cristiana, alle novelle generazioni”. (Radiomessaggio del 13 Maggio 1942).
Sin dai primi secoli della cristianità la famiglia è sempre stata concepita come una “chiesa in miniatura” e la Chiesa stessa è stata definita la “famiglia di Dio” e in modo particolare la comunità cristiana riunita per la celebrazione della sacra Liturgia viene chiamata “famiglia di Dio”, come si può leggere spesso nei testi liturgici, come ad esempio nel Canone della Messa. Ѐ stato particolarmente il Vaticano II a ricordarci questa antica verità. Nella Costituzione dogmatica Lumen gentium, 11 il Concilio insegna:
In questa che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli i primi maestri della fede e secondare la vocazione propria di ognuno, quella sacra in modo speciale”.
Papa Giovanni Paolo II, il Papa della famiglia, ha pronunciato questa famosa affermazione:
Nel futuro, l’evangelizzazione dipenderà ampiamente dalla Chiesa domestica (Discorso alla terza conferenza generale dell’episcopato latino americano 28 gennaio 1979). Lo stesso Papa ha affermato: “Il futuro dell’umanità dipende dalla famiglia” (Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, 86).
Il ministero educativo dei genitori cristiani è così grande e splendido che San Tommaso non ha esitato a paragonarlo a quello sacerdotale:
Vi è chi propaga e difende la vita spirituale attraverso un ministero spirituale : questo è il ruolo del sacramento dell’Ordine sacerdotale; altri fanno la stessa cosa tanto per la vita corporale come per la vita spirituale attraverso il sacramento del matrimonio, tramite il quale un uomo e una donna si uniscono per generare nuove vite e condurle al culto divino” (Summa contra gentiles, 4, 58).
Papa Giovanni Paolo II conferisce alla catechesi all’interno della famiglia la priorità su tutte le altre forme di catechesi quando afferma.
La catechesi familiare, pertanto, precede, accompagna ed arricchisce ogni altra forma di catechesi. Inoltre, laddove una legislazione antireligiosa pretende persino di impedire l’educazione alla fede, laddove una diffusa miscredenza o un invadente secolarismo rendono praticamente impossibile una vera crescita religiosa, «questa che si potrebbe chiamare chiesa domestica» resta l’unico ambiente, in cui fanciulli e giovani possono ricevere un’autentica catechesi. Così i genitori cristiani non ai sforzeranno mai abbastanza per prepararsi ad un tale ministero di catechisti dei loro figli e per esercitarlo con uno zelo instancabile. Ed occorre, parimenti, incoraggiare le persone o le istituzioni che, mediante contatti individuali, mediante incontri o riunioni ed ogni genere di strumenti pedagogici, aiutano questi genitori a svolgere il loro compito: essi rendono un inestimabile servizio alla catechesi”. (Esortazione Apostolica Catechesi tradendae, 68).
Una delle cause principali della crisi morale, spirituale e religiosa dei nostri tempi consiste nell’ignoranza religiosa, nell’ignorare le verità della fede e in una conoscenza erronea della fede. Papa Pio X ha notato in modo molto esatto questa connessione affermando:
Il nemico si aggira intorno a questo gregge da molto tempo, e lo va così insidiando con sottilissima astuzia, che oggi più che mai sembra verificato ciò che l’Apostolo prediceva ai maggiorenti della Chiesa di Efeso: «Io so che entreranno fra voi lupi rapaci che non perdoneranno all’ovile» (Act. XX, 29). Del quale religioso decadimento coloro, che nutrono tuttora zelo della gloria di Dio, vanno indagando le ragioni e le cause; e mentre altri altre ne assegnano, conforme all’opinar di ciascuno, diverse son le vie che seguono per tutelare e ristabilire il regno di Dio sulla terra. A Noi, Venerabili fratelli, checché sia di altre cagioni, sembra di preferenza dover convenire con coloro che la radice precipua dell’odierno rilassamento e quasi insensibilità degli animi e dei gravissimi mali che quindi si derivano, ripongono nell’ignoranza delle cose divine. Il che risponde pienamente a quello che Dio stesso affermò pel profeta Osea: «… E non è scienza di Dio sulla terra. La maledizione, la menzogna, e l’omicidio, e il furto, e l’adulterio dilagarono, e il sangue toccò il sangue. Perciò piangerà la terra e verrà meno chiunque abita in essa» (Os. IV, 1 ss.). (Enciclica Acerbo nimis, 1, 15 Aprile 1905).
E Papa Benedetto XIV ha scritto:
Dichiariamo che gran parte di quanti sono condannati al fuoco eterno patiscono l’eterno castigo a causa dell’ignoranza di quei misteri della fede che bisogna conoscere in cui bisogna credere per essere annoverati fra gli eletti”. (Instit., 27:18). Per questo lo stesso Papa Benedetto XIV ha affermato: “ Non c’è niente di più efficace di una formazione catechetica per diffondere la gloria di Dio e garantire la salvezza delle anime”. (Costituzione, Etsi minime, 13).
La bellezza della fede cattolica si manifesta in modo particolare nelle famiglie numerose. Una delle affermazioni più sorprendenti e illuminanti del magistero su questo tema ci è data dalle seguenti parole del discorso di Papa Pio XII all’Associazione delle famiglie numerose:
Le famiglie numerose sono le aiuole più splendide del giardino della Chiesa … Sulla fronte di questi padri e madri, benché gravata da pensieri, non vi è traccia di quell’ombra interiore, rivelatrice di ansie di coscienza o del timore di un irreparabile ritorno alla solitudine. La loro giovinezza non sembra mai appassire, finché perdura nella casa il profumo delle culle, finché le pareti domestiche riecheggiano delle voci argentine dei figli e dei nipoti. Le fatiche moltiplicate e i sacrifici raddoppiati, le rinunzie a costosi svaghi, sono largamente compensati, anche quaggiù, dalla copia inesauribile di affetti e di dolci speranze, che assediano i loro cuori, senza tuttavia opprimerli né stancarli. E le speranze diventano presto realtà dal momento che la più grandicella delle figliuole comincia a prestare alla madre la sua opera nell’accudire l’ultimo nato; il giorno in cui il primogenito rientra per la prima volta, raggiante, col suo primo guadagno. …I fanciulli delle famiglie numerose si educano quasi da sé alla vigilanza ed alla responsabilità dei loro atti, al mutuo rispetto ed aiuto, all’apertura di animo e alla generosità. La famiglia è per essi il piccolo mondo di prova, prima che si affronti quello esterno, più arduo ed impegnativo”. (Discorso ai direttori delle Associazioni delle famiglie numerose di Roma e d’Italia, 20 gennaio 1958)
La bellezza della fede cattolica si manifesta nel fatto che proprio la famiglia è il primo campo fecondo nel quale fioriscono le vocazioni sacerdotali. Il Concilio Vaticano II ha definito la famiglia il primo Seminario nel processo di promozione e di formazione delle vocazioni sacerdotali (cfr. Optatam totius, 2). La storia ha dimostrato che la maggior parte della vocazioni sacerdotali nasce dalle famiglie numerose. Papa Pio XII ha sottolineato questa correlazione affermando:
Più volte, e non a torto, si è voluto mettere in risalto la prerogativa delle famiglie numerose nell’essere culle di santi; si citano, tra tante, quella di S. Luigi Re di Francia composta da dieci figli, di S. Caterina da Siena da venticinque, di S. Roberto Bellarmino da dodici, di S. Pio X da dieci. Ogni vocazione è un segreto della Provvidenza; ma, per quanto concerne i genitori, da questi fatti si può concludere che il numero dei figli non impedisce la loro egregia e perfetta educazione; che il numero, in questa materia, non torna a discapito della qualità, sia in rapporto ai valori fisici che a quelli spirituali”. (Discorso ai direttori delle Associazioni delle famiglie numerose di Roma e d’Italia, 20 gennaio 1958).
Lo spirito sopranaturale dell’amore e del sacrificio di sé della madre (e molto spesso della madre di una famiglia numerosa) è il fondamento più autentico di una vocazione sacerdotale e della fecondità della vita sacerdotale del figlio. I seguenti esempi commoventi mostrano questa verità in un modo impressionante:
Nella città di Zaborze nella Slesia Superiore c’è una tomba frequentemente visitata da pellegrini. Sulla tomba c’è una grotta di Lourdes. Ai piedi della statua dell’Immacolata Concezione, in una piccola teca di vetro, si trova un ramo di mirto. Questa è la sua storia. Un sacerdote è sepolto nella tomba ai piedi della grotta. Era il più piccolo di dieci figli. Da giovane lavorò duramente per guadagnare i soldi necessari agli studi per il sacerdozio, poiché i suoi genitori erano poveri. Dopo la sua ordinazione andò in missione in India, dove operò per molti anni. Quando morì venne sepolto nella sua città natale di Zaborze e si eresse una grotta di Nostra Signora di Lourdes sulla sua tomba perché egli aveva sempre nutrito una speciale devozione per Maria Immacolata. Qualche tempo dopo la sepoltura di questo sacerdote fedele, venne ritrovata tra le sue proprietà una piccola scatola con una nota: “da aprire dopo la mia morte“. La scatola conteneva un ramoscello di mirto e la seguente nota: “Questa è la corona nuziale di mia madre, L’ho portata con me in molte contrade nei miei viaggi per terra e per mare in memoria di quel momento sacro in cui mia madre ha fatto voto non solo di fedeltà ma anche di ferma virtù di fronte all’altare di Dio. Essa ha mantenuto il suo voto. Ha avuto il coraggio di partorirmi dopo aver avuto nove figli. Ѐ a lei dopo che a Dio che devo la mia vita e la mia vocazione al sacerdozio. Se non mi avesse voluto non sarei diventato un sacerdote e un missionario; non sarei stato in grado di operare per la salvezza delle anime. Mettete questo ramo, corona nuziale di mia madre, nella mia tomba. Questo io chiedo a quanti lo troveranno”. Quando il ramo venne trovato la sua tomba era già stata chiusa, e così esso è stato posto ai piedi della statua della Madre Immacolata alla quale aveva dedicato la sua vita”. (Lovasik, L.G., Treasury of Catechism Stories, Tarentum PA 1966, nr. 386).
Come esempio ulteriore potremmo ricordare la madre di San Pio X, Margherita Sanson. Essa allevò dieci figli. Insegnò loro come prima cosa a pregare di mattina, a comunicare con Dio durante tutto il giorno, e a concludere ogni giorno con la preghiera, conducendo la famiglia, insieme,a fare l’esame di coscienza. La storia ben nota dell’anello nuziale di sua madre rimane, sempre una ispirazione: dopo l’ordinazione episcopale di suo figlio e l’insediamento a Mantova, il futuro Papa Pio X andò a trovare la sua vecchia madre per ringraziarla. Dopo avere baciato il suo anello episcopale, lei gli mostrò la sua fede e disse, “il tuo anello è molto bello, Giuseppe, ma tu non lo avresti se io non avessi portato questo mio anello”. Conosco la storia seguente: Un prete si recò dalla madre di un prete per congratularsi con lei per la nomina episcopale di suo figlio. A queste congratulazioni la madre rispose: “Questo non vuole dire molto. La cosa più importante è che mio figlio rimanga sempre fedele a Gesù”. Ed ogni volta che questo vescovo telefona a sua madre, prima di appendere il ricevitore lei gli dice: “Rimani fedele a Gesù!”. Rimanere fedele a Gesù, vuole dire rimanere fedele a tutti i Suoi comandamenti ed a tutti i Suoi divini insegnamenti, e preferire svantaggi temporali e disprezzo, anche da parte di ecclesiastici, piuttosto che fare compromessi riguardo all’insegnamento e all’osservanza dei Suoi comandamenti e insegnamenti.
Quando i genitori impartiscono ai loro figli un’autentica formazione nella fede cattolica, pongono le fondamenta della fede dei futuri preti e vescovi. Di solito l’intransigenza e la fedeltà per tutta la vita all’integrità della fede cattolica da parte di un prete e di un vescovo, è il frutto dell’educazione ricevuta nella sua famiglia da suo padre o da sua madre o da entrambi, o da sua nonna.
Possiamo aver conferma della verità che la famiglia è il luogo originario della bellezza della fede cattolica anche nella seguente edificante testimonianza nell’autobiografia di Santa Teresa del Bambin Gesù:
Giorni di festa! Queste parole evocano ricordi meravigliosi! Io volevo loro bene ed era così facile comprendere tutte le loro intenzioni. Anche quello era un preludio di Cielo. Ma ciò che amavo di più era la processione del Santo Sacramento perché mi consentiva di spargere fiori ai piedi di Dio! Ero solita gettarli in alto prima che cadessero e quando i petali che avevo lanciato toccavano l’Ostensorio la mia felicità era completa. Le grandi festività non erano molto frequenti ma ce n’era una che mi era molto cara e si ripeteva ogni settimana, la Domenica, il giorno di Nostro Signore, un giorno meraviglioso, un giorno di riposo. Andavamo tutti alla Messa alta. Ricordo che al momento del sermone dovevamo abbandonare i nostri posti perché si trovavano molto lontani dal pulpito e attraversare una navata per trovare i posti più vicini. Ciò non era facile ma tutti sembravano abbastanza disposti a fare spazio alla piccola Teresa e a suo padre. Specialmente zio sembrava molto felice quando di vedeva arrivare; mi chiamava il suo piccolo raggio di sole e diceva che la vista di quel venerabile patriarca mano nella mano con la sua figlioletta toccava sempre il suo cuore. Il fatto che ciò attirasse l’attenzione su di noi non mi ha mai dato fastidio; ero troppo interessata a quel che il sacerdote diceva. Il primo sermone che ho realmente capito fu uno sulla Passione di Nostro Signore dal quale rimasi molto colpita; all’epoca avevo 5 anni ne mezzo e a partire da allora fui in grado di comprendere e apprezzare tutto quanto veniva detto. Ogni vota che veniva menzionata Santa Teresa papà si inchinava verso di me e sussurrava: “Ascolta mia piccola regina, sta parlando della tua santa patrona”. Allora ascoltavo davvero, ma temo di aver mantenuto sempre gli occhi fissi più su mio padre che sul sacerdote perché potevo leggere tante cose sul suo nobile volto. A volte i suoi occhi si riempivano di lacrime che non riusciva a trattenere e quando ascoltava le verità eterne sembrava che si trovasse già in un altro mondo e non più in questo. Tuttavia era ancora lontano dal suo ultimo viaggio; dovevano passare lunghi e tristi anni prima che aprisse i suoi occhi alla bontà celeste e che Gesù asciugasse le lacrime del suo servo fedele”. (Storia di un’anima).
A quei tempi la Liturgia eucaristica non veniva celebrata nella lingua vernacolare ed era priva di note esplicative e di commenti. Tuttavia Santa Teresa del Bambino Gesù e suo Padre, San Luigi Martin, partecipavano in modo molto intenso e attivo alla liturgia della Santa Messa, una partecipazione attiva che era contrassegnata dal silenzio, come anche il Concilio Vaticano II raccomanda. (cfr. Sacrosanctum Concilium, 30). Sicuramente la loro partecipazione alla Liturgia era più attiva ossia più consapevole attenta e pia di quella di molti cattolici dei nostri giorni nei quali la Liturgia si celebra completamente in lingua vernacolare in cui la partecipazione attiva si manifesta nell’esercizio di un ruolo liturgico esterno contro le prescrizioni del Concilio Vaticano II (cfr. Sacrosanctum Concilium, 28; 36; 56). Recentemente il Card. Robert Sarah prefetto della Congregazione per il Culto divino ha pronunciato la seguente saggia osservazione su questo argomento:
La maggior parte dei fedeli – compresi i sacerdoti e i vescovi – non conosce quest’insegnamento del Concilio: […] come ha spesso sottolineato Benedetto XVI, il centro della Liturgia è l’adorazione e pertanto Dio. Ѐ quindi necessario riconoscere che la crisi seria e profonda che ha colpito la Liturgia e la stessa Chiesa a partire dal Concilio si deve al fatto che il suo centro non è più Dio e l’adorazione di Lui, ma piuttosto l’uomo e la sua presunta capacità di “fare qualcosa per mantenersi occupato durante la celebrazione eucaristica”. (Discorso “La Sorgente del Futuro”, in occasione del 10° anniversario della pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, 29 marzo – 1 Aprile 2017 a Herzogenrath, in Germania).
La situazione presente del mondo ed in parte della vita di molti cattolici e ministri della Chiesa potrebbe essere qualificata come una grande apostasia, un’apostasia dalla fede nella vera Divinità di Cristo, dalla fede nel modo unico della salvezza attraverso Cristo ed un’apostasia dalla fede nella validità perenne dei comandamenti Divini. Tale apostasia significa in definitiva rinunciare a Cristo ed accettare lo spirito del mondo, annacquando Cristo in modo gnostico nello spirito materialista, naturalista ed esoterico del mondo. Recentemente il card. Robert Sarah ha fatto la seguente straordinaria dichiarazione sulla vera situazione spirituale attuale all’interno della Chiesa:
Si rimprovera all’Europa politica di abbandonare o di negare le sue radici cristiane. Ma la prima ad aver abbandonato le sue radici cristiane e il passato è indiscutibilmente la Chiesa cattolica post-conciliare. …Mentre sempre più voci di alti prelati affermano ostinatamente patenti errori dottrinali, morali e liturgici già condannati centinaia di volte e si danno da fare per demolire la poca fede rimasta nel popolo di Dio, mentre la barca della Chiesa solca il mare in tempesta di questo mondo decadente e le onde si infrangono sulla nave, in modo che già si riempia d’acqua, un numero crescente di autorità della Chiesa gridano ai fedeli: “! Tout va très bien, madame la Marquise” [ “Tutto va ben, madama la Marchesa” (Discorso “La Sorgente del Futuro”, in occasione del 10° anniversario della pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, 29 marzo – 1 Aprile 2017 a Herzogenrath, in Germania).
Queste parole riflettono perfettamente l’analisi del mondo moderno già fatta da San Pio X cento anni fa:
Il grande movimento di apostasia, organizzato, in tutti i paesi, per l’instaurazione di una Chiesa universale, che non avrà né dogmi, né gerarchia, né regole per lo spirito, né freno per le passioni, e che, con il pretesto della libertà e della dignità umana, ristabilirebbe nel mondo (qualora una simile Chiesa potesse trionfare), il regno legale dell’astuzia e della forza, e l’oppressione dei deboli, di quelli che soffrono e che lavorano…. infatti i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti”. (Enciclica Notre Charge Apostolique).
La famiglia cattolica è il luogo originario dell’esperienza della bellezza delle fede cattolica. Essa rappresenta il primo baluardo contro la presente grande apostasia. le due armi più efficaci contro l’apostasia moderna all’interno e all’esterno della Chiesa sono la purezza e l’integrità della fede e la purezza di una vita casta. Il monito che San Luigi IX re di Francia diede a suo figlio rimane sempre valido:
Mio caro figlio, la mia prima istruzione è quella di amare il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze. Senza di ciò non c’è salvezza. Astieniti, figlio mio da tutto quanto sai che dispiace a Dio, vale a dire da ogni peccato mortale. Devi essere disposto a lasciarti tormentare da ogni sorta di martirio piuttosto che permettere a te stesso di commettere un peccato mortale. […] Opera per rimuovere ogni peccato dalla tua terra, in modo particolare le blasfemie e le eresie”. (Lettera a suo figlio).
Una volta un membro di un movimento anticristiano che si è successivamente convertito alla Chiesa cattolica ha detto a Padre Mateo Crawley, l’apostolo dell’intronizzazione del Sacro Cuore: “Abbiamo un solo obbiettivo in mente: scristianizzare la famiglia. Lasciamo volentieri ai cattolici le chiese, le cappelle, le cattedrali. Per noi è sufficiente avere le famiglie per poter corrompere la società. Se avremo il controllo sulla famiglia la nostra vittoria sulla Chiesa sarà garantita” (Freundeskreis Maria Goretti e.V. (a cura di) Familie und Glaube, München 2001, p. 146).
Famiglie cattoliche autentiche – e preferibilmente famiglie numerose – rafforzeranno la Chiesa dei nostri giorni con la bellezza della fede cattolica. Da questa fede sorgeranno nuovi padri e madri cattolici e da loro sorgerà una nuova generazione di preti zelanti e di vescovi intrepidi che saranno pronti a dare la vita per Cristo e per la salvezza delle anime. Il cristianesimo è nato in una famiglia, la Sacra Famiglia, sicché la famiglia può nascere di nuovo dal cristianesimo. Il primo frutto della redenzione è la Santa famiglia e la prima benedizione del Creatore è stata data alla famiglia. Ciò che il mondo contemporaneo e la Chiesa hanno più bisogno sono proprio famiglie cattoliche autentiche, i luoghi originari della bellezza della fede cattolica.

Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Santa Maria in Astana
Chiesa e post-concilio


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