ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 30 maggio 2017

Il tempo della prova suprema è dunque arrivato?

È lui?



Sei tu colui che deve venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?, chiedono un giorno, a Gesù Cristo, alcuni discepoli di Giovanni il Battista, mandati da lui espressamente per incarico del loro maestro (Matteo, 11, 3).
Invece san Paolo (nella Seconda lettera ai Tessalonicesi, 2, 3-4), in un brano enigmatico e inquietante, che sembra quasi fare da riscontro a quella domanda, così ammonisce i primi cristiani: Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti [cioè prima del ritorno di Cristo] dovrà avvenire l’apostasia e dovrà essere rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio.
Il passo di San Paolo, a sua volta, viene ripreso in un altro brano del Nuovo Testamento che la tradizione attribuisce a San Giovanni (Seconda Lettera di Giovanni, 7-11): Poiché molti  sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo! Fate attenzione a voi stessi, perché non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non possiede Dio. Chi invece rimane nella dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse.

Queste parole ci risuonano nella testa dopo aver ascoltato l’omelia di papa Francesco del 19 maggio scorso, nella quale egli si scaglia contro quanti sostengono la dottrina della Chiesa, trasformandola, a suo dire, in “ideologia”, o piuttosto perché, a nostro credere, vogliono difenderla, e giustamente, contro ogni tentativo di adattarla, modificarla, stravolgerla: Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non possiede Dio. Pertanto – ma non da ieri, purtroppo – non possiamo fare a meno di chiederci: potrebbe essere lui, papa Francesco, l’anticristo annunciato dalle Scritture? Un uomo, giusto in apparenza, ma in realtà iniquo, che vuol allontanare i fedeli dalla dottrina di Cristo, avendo però l’abilità e la satanica astuzia di presentarsi come il suo veritiero interprete?
Se il buongiorno si vede dal mattino, una delle prime cose che ha fatto il papa Francesco è stata quella di commissariare i più devoti seguaci del Poverello di Assisi, i Francescani dell’Immacolata, i quali, alla devozione per il grande santo, hanno unito quella per la Vergine Maria, così come si era presentata a Bernadette Soubirous: Io sono l’Immacolata Concezione. Fedelissimi di San Francesco e devotissimi di Maria, dunque: tale è  la vocazione specifica dei Francescani dell’Immacolata, trascinati poi nel fango da una serie di scandali, tutti da dimostrare, che avrebbero coinvolto il loro anziano fondatore, padre Manelli; a cui si deve aggiungere la devozione per san Massimiliano Kolbe, il “Cavaliere dell’Immacolata”, che tutti ricordano per l’eroismo mostrato ad Auschwitz, quando chiese e ottenne di morire al posto di un padre di famiglia, ma di cui tutti cercano di far dimenticare la battaglia contro la massoneria e contro il giudaismo (sì, proprio lui, che durante la Seconda guerra mondiale offrì protezione a tanti ebrei, al punto da attirarsi l’odio dei nazisti e da finire a sua volta in un campo di concentramento). Devozione illimitata a Maria: è questo il voto particolare che fanno, anzi facevano, i Francescani dell’Immacolata, perché ora, che sono stati commissariati, quel voto è stato loro proibito (così come è stato loro proibito di portare la Medaglia Miracolosa); devozione a San Francesco e a San Massimiliano Kolbe; consapevolezza della battaglia che la Chiesa deve affrontare, nel nostro tempo, contro forze potenti e tenebrose, che hanno giurato di distruggerla, e che hanno acquistato sempre più forza e sfrontatezza, mano a mano che hanno creduto di avvicinarsi alla meta di tutti i loro sforzi.
Strano, vero?, che la prima azione interna di rilevo di questo papa, che si spaccia per “francescano”, sia stata quella di ingabbiare i Francescani dell’Immacolata. Ingabbiare è la parola giusta: infatti, a loro – ai membri dell’unica congregazione fiorente di vocazioni, in quest’epoca di fuga dal sacro e di crisi delle vocazioni religiose – è stato proibito sia di uscire dai loro conventi, per entrare nel clero diocesano, sia di restare, secondo la regola che si erano data e che avevano giurato di osservare: l’unica alternativa che viene loro concessa, in pratica, è quella di farsi ridurre allo stato laicale. Come dire che dai Francescani dell’Immacolata si può uscire solo per sparire dalla Chiesa: come se la loro testimonianza di vita consacrata fosse qualcosa d’intollerabile, che andava assolutamente rimosso. Ne avevamo già parlato a suo tempo (cfr. l’articolo Qual è la posta in gioco nella vicenda dei Francescani dell’Immacolata?, pubblicato su Il Corriere delle Regioni il 13 marzo 2016); ma già l’ottimo Maurizio Blondet aveva messo in evidenza una serie di stranezze, se così vogliamo chiamarle (per un eccesso di prudenza) nell’azione di papa Bergoglio conto i francescani “azzurri”, facendo anche notare che, se esistevano delle ombre su padre Manelli, peraltro mai verificate, si dovrebbe stendere un velo pietoso su troppe scelte e decisioni infelici del papa stesso, ad esempio riguardo certi pastori indegni, come monsignor Ricca, da lui messo a capo dello I.O.R., che viveva apertamente col suo amante, o come il cardinale Braz de Avila, amico di massoni, protestanti e spiritisti e fautore di una Nuova Religione Mondiale unificata.  In particolare, Blondet metteva bene a fuoco una sconcertante udienza concessa dal papa ai Francescani dell’Immacolata, due anni fa, la mattina del 15 giugno 2015, ai quali, assumendosi la piena responsabilità della loro persecuzione, e rivendicando a se stesso l’abuso (contro il Summorum Pontificum del suo predecessore) di vietar loro la Messa in latino, rivolse queste incredibili parole (vedi l’articolo su Blondet & Friends del 6 novembre 2015, intitolato Involontaria ammissione di El Papa a quelli che perseguita):
Il vostro carisma è un carisma singolare: c’è lo spirito di san Massimiliano Kolbe, un martire, e c’è lo spirito di san Francesco, l’amore alla povertà, a Gesù spogliato… Ma c’è un’altra cosa che a me fa capire perché il demonio è tanto arrabbiato contro tutti voi: la Madonna. C’è qualcosa che il demonio non tollera… non tollera la Madonna, non tollera e non tollera di più quella parola del vostro nome: “Immacolata”, perché è stata l’unica persona solamente umana nella quale lui ha sempre trovato la porta chiusa, dal primo momento; lui non (la) tollera. Ma pensate anche il momento che voi vivete adesso come una persecuzione diabolica, pensatela così…
Detta in questi termini, si tratta di un’ammissione scioccante: il papa non dice: Siate forti e state saldi nella vostra fede, perché, essendovi votati all’Immacolata Concezione, siete odiati da colui che più di chiunque altro odia la Vergine concepita senza peccato. No, ma dice: Se adesso siete perseguitati, se state soffrendo, è opera del diavolo, che odia voi perché odia Lei; e io mi assumo in pieno la responsabilità di tutto quello che state soffrendo. Il papa che, nelle sue quotidiane omelie, non parla mai del peccato, tanto meno dell’inferno; il papa che non s’inginocchia mai davanti a Corpo del Nostro Signore, anche se s’inginocchia volentieri per lavare i piedi a qualche musulmano povero; il papa che, a Fatima, non ha speso neanche una parola sul messaggio essenziale di Maria, la necessità del pentimento dei peccati e della penitenza, ma ha preferito divagare in voli poetici sul manto protettivo della nostra Mamma celeste: ebbene, proprio questo medesimo papa dice ai Francescani dell’Immacolata: Se siete perseguitati, è perché avete una devozione e una fede assoluta nell’aiuto dell’Immacolata Concezione; e sappiate intanto che a perseguitarvi sono io, che vi sto parlando. Come si deve interpretare un simile discorso? Come possono averlo interpretato i Francescani e le Francescane dell’Immacolata, che sono vittime di una campagna del fango che continua a bersagliarli, descrivendoli in termini calunniosi, senza che praticamente nessuno, nella Chiesa cattolica che conta un miliardo e trecento milioni di fedeli, trovi una parola da dire in loro difesa, ad eccezione dei loro familiari e di pochissimi altri? Dire che le parole del papa hanno un suono inquietante, e che lo assumono ancor più ora, a distanza di due anni, durante i quali abbiamo visto e udito il papa dire e fare delle cose che non avremmo mai voluto vedere, né udire, è dire ancora poco: la verità è che esse fanno letteralmente rabbrividire.
Uno scrittore cattolico originario dello stesso Paese del papa, l’Argentina, e che probabilmente conosce assai bene l’ex arcivescovo di Buenos Aires, ha scritto un libro in due volumi, a firma “Miles Christi”, già tradotto in quattro lingue – italiano, spagnolo, inglese e francese – intitolato L’impostura bergogliana, nel quale, ad un certo punto, afferma che il papa è posseduto da uno spirito maligno. L’occasione in cui la possessione sarebbe iniziata potrebbe essere quella ricordata anche da Blondet nell’articolo sopra citato: una cerimonia “carismatica”, svoltasi nel 2006, nello Stadio di Buenos Aires, durante la quale egli si è fatto imporre le mani, stando in ginocchio, da certi protestanti fondamentalisti (a proposito di fanatici…), che in quel continente vanno ormai per la maggiore e strappano sempre nuove conversioni alla Chiesa cattolica (la quale non è affatto giovane e fiorente, come alcuni credono, ma sta perdendo le anime a milioni per volta), i quali gli avrebbero trasferito uno “spirito”,. Ora, questo spirito potrebbe essere proprio “lui”, il principe dei travestimenti, degli inganni e di tutte le menzogne; lui, il grande odiatore della Madonna, che detesta e che teme con pari veemenza, perché sa bene che ella è la più potente avversaria del mysterium iniquitatis. Altri, meno drammaticamente, alludono al tumore al cervello, di cui sarebbe stato operato dal chirurgo giapponese Fukushima, nel più grande segreto; intervento che tutti, però, a cominciare dallo stesso Fukushima, negano essere mai avvenuto; e altri ancora pensano a una grave sindrome depressiva, di cui Bergoglio avrebbe sofferto molti anni fa, e che, forse, ha lasciato in lui delle tracce indelebili.   Ad ogni modo, l’ipotesi che il papa sia posseduto da uno spirito maligno è estremamente grave e non disponiamo della competenza, né delle informazioni necessarie per suffragarla (o per smentirla). Possiamo solo osservare, con sgomento e con immensa tristezza, che mai si era visto un papa agire come sta facendo costui, e mai lo si era udito parlare, vantandosene, e scandendo bene le parole, affinché quei concetti s’imprimano a fondo nella mente e nel cuore di chi lo ascolta, così come parla costui.
Il tempo della prova suprema è dunque arrivato? È lui l’uomo dell’iniquità, cui alludono alcune profezie mariane, e di cui parla anche il Libro dell’Apocalisse😕 È lui l’uomo che sedurrà molti, non già contrapponendosi al Vangelo, ma dandone una versione totalmente rimaneggiata e deformata, in modo da svuotarlo e da stravolgerlo, rendendo così – consapevolmente o meno, ciò è secondario, giunte le cose a questo punto –  il migliore servizio che si possa immaginare all’antico nemico, a colui che, fin dal principio, tenta di sedurre gli uomini, ingannandoli e promettendo loro di renderli simili a Dio? È lui, oppure dobbiamo aspettarne un altro, ancora peggiore di lui, che verrà a completare la sua opera nefasta? Perché, dopo di lui, non sarà facile vedere sulla cattedra di San Pietro un papa vero, un autentico pastore, devoto al suo gregge fino al punto di essere pronto a dare la vita per difendere le pecorelle. Egli ha già spinto le cose troppo avanti; e, del resto, l’ha sempre dichiarato a chiare note: Io voglio cambiare la Chiesa, in maniera tale che non si possa più tornare indietro. Affermazione di per sé blasfema, che Francesco non si è peritato di fare sin dai primi tempi del suo pontificato, e che ha voluto affidare alle colonne del giornale La Repubblica, sotto la forma di una conversazione/intervista con Eugenio Scalfari.
Una cosa, intanto, possiamo dire. Il nuovo segretario della C.E.I., Gualtiero Bassetti, all’indomani dell’ennesima strage di cristiani in un Paese a maggioranza islamica, con il sangue ancora fresco dei trentacinque copti ammazzati in Egitto dai terroristi islamici, non ha saputo far di meglio che commentare il tremendo episodio con queste parole: Non sono le religioni che provocano violenze e terrorismo. Le religioni, al plurale: alludeva – per caso, anzi, per la par condicio – anche a quella cristiana, sebbene non ci risulti che i cristiani, in quanto cristiani, se ne vadano in giro ad ammazzare gli islamici? E questo signore, che, davanti al sangue dei martiri appena versato, nega che esista il terrorismo islamico, così come lo nega, del resto, e con molta forza, il papa stesso, è stato voluto lì, a quel posto di grande responsabilità, sempre da lui: dal misericordioso papa Francesco. E a nulla vale l’evidenza: cioè il fatto, come osservato molto opportunamente da Antonio Socci, che proprio il giornale della C.E.I., L’Avvenire, avesse chiaramente riferito che a quei trentacinque era stato offerto di aver salva la vita, se avessero accettato di abbandonare Cristo e di convertirsi all’islam. Intanto, un poco alla volta, ma irresistibilmente, il papa Francesco continua a sostituire gli uomini che ritiene poco malleabili, con dei suoi fedelissimi, che ormai si trovano in tutti i principali posti-chiave. Dice di essere contrario a una concezione verticistica della Chiesa, ma procede con un autoritarismo quale nessun papa dei tempi moderni ha mai mostrato. E condanna quanti parlano di dottrina. È lui, dunque?  Ci fa tremare le vene e i polsi, ma è una possibilità reale…

di Francesco Lamendola del 29-05-2017