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martedì 16 maggio 2017

"Islam e cristianesimo, il modello è l'Indonesia"?

Asia Bibi in Pakistan, Ahok in Indonesia. L'islam intollerante fa contagio

Ahok
L'Indonesia è il primo paese al mondo per numero di musulmani, 230 milioni su 260 dell'intera popolazione. Ma anche i cristiani lì sono parecchi, il 9 per cento del totale, di cui un terzo, 8 milioni, cattolici.
E corre fama che tra le due comunità i rapporti siano insolitamente pacifici. Un teologo islamico indonesiano tra i più rinomati, Nurcholish Madjid (1939-2005), ha teorizzato che il paradiso è per chiunque si abbandoni all'Assoluto, e quindi non solo per i musulmani, ma anche per cristiani, ebrei, induisti, buddisti. E un altro grande leader islamico, Abdurrahman Wahid, presidente del paese tra il 1999 e il 2001, era convinto assertore della filosofia di Stato denominata "Pancasila", secondo cui l'Indonesia appartiene agli indonesiani indipendentemente dalla loro affiliazione religiosa.
Ha buoni motivi, quindi, il gesuita di nascita tedesca Franz Graf von Magnis, naturalizzato indonesiano con il nome di Franz Magnis-Suseno, per titolare "Islam e cristianesimo, il modello è l'Indonesia" una sua "lectio magistralis" tenuta recentemente all'Università Cattolica di Milano e pubblicata sull'ultimo numero di "Vita e Pensiero".
Si moltiplicano però da qualche tempo i segnali che anche in Indonesia guadagna terreno un islam fanatico e aggressivo, sotto la pressione delle correnti wahhabite, dei Fratelli Musulmani, dell'Isis.
Nel nord dell'isola di Sumatra, nella provincia dell'Aceh, dal 2002 è già pienamente in vigore la sharia, la legge coranica, vi è un corpo di polizia religiosa e sono applicate le punizioni corporali.
Ma anche in aree con fama di moderazione come le isole di Giava e di Bali l'intolleranza musulmana è in forte crescita. Una fonte indipendente come il Wahid Institute, intitolato all'ex presidente, ha accertato che nel 2016 le violazioni della libertà religiosa sono aumentate del 7 per cento rispetto all'anno precedente, con picchi non solo nell'Aceh ma anche a Giava e nella capitale Giacarta.
È una diagnosi sulla quale concordano anche gli autori dell'annuale rassegna sulla libertà religiosa nel mondo promossa dall'organizzazione cattolica internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre. A loro giudizio l'Indonesia sarà la prossima "new entry" nella rosa delle nazioni musulmane più intolleranti.
La conferma più clamorosa di questa inversione di rotta è recentissima. È la condanna a due anni di carcere inflitta il 9 maggio al cristiano di origine cinese Basuki Tjahaja Purnama detto "Ahok", governatore uscente di Giacarta e fino a poco tempo fa candidato con forti chance e alti indici di popolarità alla presidenza del paese.
L'accusa è di aver offeso la religione musulmana in un comizio dello scorso settembre per la rielezione a governatore, durante il quale Ahok contestò come non coranica la tesi di un suo rivale, secondo cui l'islam non consentirebbe a un non musulmano di governare su dei musulmani.
Ne sono seguiti la denuncia e il processo, ma soprattutto la mobilitazione delle ali più intolleranti dell'islam indonesiano, che hanno influito pesantemente sia sull'esito delle elezioni – con la sconfitta di Ahok e la vittoria di un musulmano radicale, Anies Baswedan, come nuovo governatore di Giacarta –, sia sulla sentenza del processo, ancor più dura di quella richiesta dall'accusa. Per non dire della caduta di ogni chance di Ahok di succedere come presidente dell'Indonesia a Joko Widoda, di cui è stato pupillo e vicegovernatore a Giacarta.
Con questa vicenda paradigmatica l'Indonesia si avvicina pericolosamente ai livelli di intolleranza del Pakistan, secondo paese al mondo per numero di musulmani, 180 milioni.
Anche nel Pakistan c'è un analogo caso emblematico, quello della cristiana Asia Bibi, umile madre di famiglia, condannata a morte nel 2010 per blasfemia, da allora in cella d'isolamento e ora in attesa di un estremo ricorso presso la corte suprema, che però rinvia continuamente la sentenza sotto le pressioni delle organizzazioni islamiche più radicali, che minacciano di morte chi osi difendere o assolvere la donna, come è già accaduto per due suoi coraggiosi difensori e martiri, il cristiano Shahbaz Bhatti, ministro per le minoranze, e il musulmano Salmaan Taseer, governatore del Punjab.
Per tutti i particolari sul caso di Asia Bibi e sull'incredibile silenzio di papa Francesco su di lei:

Settimo Cielo di Sandro Magister 15 mag