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giovedì 4 maggio 2017

Ma questa è un’altra storia?


Quando i Cavalieri di Malta cacciarono i Gesuiti. Due volte


Tengono banco le vicende legate al Sovrano militare ordine di Malta, dopo le dimissioni di fra’ Matthew Festing e la successione al vertice, dal 29 aprile scorso, di fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto. Fatti che non hanno mancato di coinvolgere anche la Santa Sede e papa Francesco, confermando un rapporto non sempre facile. Anche con i Gesuiti.


È la notte del 22 aprile 1768 quando, poco dopo la mezzanotte, i Cavalieri di Malta circondano il Collegio dei Gesuiti sull’isola. L’intenzione è quella di dar corso all’ordine di espulsione giunto da Bernardo Tanucci, ministro del sovrano di Napoli e di Sicilia, sotto la cui giurisdizione ricade a quel tempo Malta. Il provvedimento si unisce a quelli già eseguiti in altri Stati europei, dall’Impero portoghese alla Francia. A sostegno della decisione si schiera anche il Gran maestro di Malta, Manuel Pinto de Fonseca, sedotto forse dalla prospettiva di guadagnarsi la benevolenza del sovrano e le proprietà confiscate alla Compagnia.
L’arresto dei venti Gesuiti presenti sull’isola e il loro successivo imbarco su una nave francese ironicamente denominata Le Soleil e instradata verso Civitavecchia, non è che l’ultimo episodio del declino degli eredi di Ignazio di Loyola, che avrebbe toccato l’apice con la soppressione della Compagnia ufficializzata da papa Clemente XIV nel 1773. A ben guardare, però, la storia dei Gesuiti sull’isola – insieme a quella dei rapporti con i Cavalieri di Malta – non è mai stata idilliaca. Da Malta, infatti, i religiosi erano già stati espulsi una prima volta, e per motivi piuttosto curiosi.
All’inizio del Seicento, in meno di cinquant’anni dal loro arrivo sull’isola allo scopo di riformarne la vita religiosa, i Gesuiti dispongono già di ingenti facoltà materiali, hanno impiantato un seminario e un Collegio di prim’ordine e risultano ben inseriti nelle manovre politiche dell’isola e dell’Ordine di Malta, all’interno del quale sono in grado di appoggiare l’ascesa di cavalieri di fiducia. Nel 1639 la loro popolarità sembra inattaccabile, ma il carnevale muta gli equilibri in campo. O, meglio, a mutare le sorti dei Gesuiti è la decisione del Gran maestro di Malta Giovanni Paolo Lascaris di Ventimiglia e Castellar, di proibire alcune manifestazioni popolari, facendo divieto alle donne di indossare maschere e di partecipare ai balli organizzati dai cavalieri.
L’ordinanza, che suscita la viva opposizione di molti giovani membri dell’Ordine, viene ritenuta ispirata dai Gesuiti, allora vicini al Gran maestro. L’esito si rivela piuttosto animato: alcuni giovani cavalieri si mascherano da religiosi, prorompendo in ogni sorta di sberleffi nei confronti degli eredi di sant’Ignazio. Le loro bravate li conducono in carcere per ordine dello stesso Lascaris, ma il provvedimento non fa che acuire il loro risentimento: fatti evadere dai propri compagni, assaltano il Collegio dei Gesuiti, gettandone gran parte degli arredi dalle finestre.
La successiva richiesta di espulsione della Compagnia dall’isola spacca ulteriormente i Cavalieri di Malta e coinvolge in un gioco della parti – e degli intrighi – il Gran maestro Lascaris, Fabio Chigi, futuro papa Alessandro VII e in quel momento delegato apostolico e inquisitore a Malta, e la Santa Sede. Si giunge infine all’espulsione, più formale che di fatto: pochi mesi dopo i Gesuiti sono nuovamente sull’isola e per la fine dell’anno le attività scolastiche e delle missioni sono riprese. Se dell’episodio rimane scarsa memoria storica, è invece ben presente alla tradizione popolare maltese. Ancora oggi, durante il carnevale, gli abitanti dell’isola usano l’espressione “Wiċċ Laskri”, “faccia da Lascaris”, per riferirsi al portamento di una persona triste. Una «faccia storta» che, se fosse vero, non sarebbe piaciuta a Francesco. Ma questa è un’altra storia.


http://www.caffestoria.it/cavalieri-malta-cacciarono-gesuiti-due-volte/

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