ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 2 maggio 2017

Non licet

ILLECITO PARAGONE

Taluni spiriti ‘webeti’, fànfani pataccari in vena di corbellerie, hanno definito il recente viaggio in Egitto di Papa Bergoglio (28-29 aprile 2017), la moderna edizione di quello che San Francesco di Assisi, in compagnìa dei suoi frati, tra cui Pietro di Cattanio, effettuò nel giugno/luglio 1219 in piena quinta Crociata.
Crediamo necessario smentire una smaccata falsità, sgomberare la nebbia della confusione e la mielosa prosa dell’adulazione col proporre ai lettori una sola ed ovvia somiglianza formale e, di poi, la netta differenza intercorrente tra i due ‘viaggî’ affinché non si confonda lo spirito missionario del Santo con quello politico-massmediatico-mondano di Bergoglio, e torni a brillare la verità storica e teologica che, quale luminosa lampada, non abbia da esser “messa sotto il moggio” (Mt. 5, 15) ma posta in alto.
Abbiam detto di una sola ed ovvia somiglianza formale, esteriore, l’unica ed ultima, cioè essere l’Egitto islamico la meta dell’antico e del moderno viaggio. E su questa ovvietà non c’è da distillare chissà quali commenti, mentre c’è da spendere qualche riflessione sulle differenze sostanziali.


San Francesco d’Assisi, racconta San Bonaventura, nota essendo la tristissima condizione dei cristiani in Terra Santa occupata dalle armate islamiche del sultano Malik al-Kamil, risolse di partire colà “tra gli infedeli, a portare con l’effusione del suo sangue, la fede nella Trinità”, anelando, cioè, o alla conversione degli infedeli o alla conquista della “palma del martirio”.
Che questo fosse il desiderio del santo è testimoniato dalla credenza popolare di cui si fece portavoce Dante che, nella Commedia, così ne scrive: “Per la sete del martiro / nella presenza del Soldan superba / predicò Cristo e l’altri che ‘l seguiro” (Par. XI, 100-102).
Un viaggio, quindi, di netta e indiscutibile marca missionaria.
 
Sbarcato nel porto di Damietta, effettuato senza alcuna scorta armata se non la fede nel Dio degli Eserciti, arrivò, con i suoi undici frati, al Cairo, sede del sultano, segnato da un’accoglienza rude e violenta dei soldati. San Bonaventura così ne scrive: “Ma ecco che alcune guardie saracene, immediatamente si avventano su di loro come dei lupi e li arrestano, li malmenano con ferocia e disprezzo, li coprono d’insulti, li battono con sferze, li legano con catene. Dopo mille tormenti, sfiniti, per disposizione di Dio, vengono tratti alla presenza del soldano, così come Francesco desiderava”.
   
Con lo spirito di un crociato, il santo, senza  l’uso di litoti, così esordì davanti a Malik al-Kamil: “Non da uomo, ma da Dio siamo stati mandati, per mostrare a te e al tuo popolo la via della salute ed annunziarvi il Vangelo” e, accettando l’invito del sultano a rimanere suo ospite, Francesco rispose: “Volentieri rimarrò con te se tu, il tuo popolo, vi convertirete a Cristo”.
Racconta Tommaso da Celano (1190-1265) che, nel corso dell’incontro, il santo proporrà al sultano la prova del fuoco. Se lui, semplice frate, ne fosse uscito indenne, il popolo tutto si sarebbe convertito alla fede cristiana. Il sultano, davanti a simile fede, rifiuta avanzando una sua sfida col rifarsi al Vangelo: “Il vostro Dio ha insegnato nel suo Vangelo che non si deve rendere male per male, quanto più i cristiani non devono invadere la nostra terra”. Il santo replica: “I cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete. Se però voleste conoscere il Creatore e Redentore, confessarlo e adorarlo, vi amerebbe come loro stessi”.
 
La storia ci dice che, trovati il sultano e la sua gente refrattaria alla parola di Cristo, onde non perdere altro tempo, Francesco se ne tornò in Italia. Dante riassunse così questa decisione: “E, per trovare a conversione acerba / troppo la gente, per non stare indarno / redissi al frutto dell’italica erba”. (Par. XI, 103-105). Perfetto adempimento del monito che Gesù rivolse agli Apostoli: “Se qualcuno non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi” (Mt. 10, 14).
  
Nel rapporto di Francesco con Malik al-Kamil non c’è traccia di pomposo e sterile dialogo conciliare, di ecumenismo, di abbraccî fraterni, di reciproci e retorici attestati di stima, di inchini e di compromessi dottrinali ma solo di un forte e ardito proposito di convertire l’infedele, imprimendo alla sua azione il sigillo del proselitismo cristiano che non era ancora considerato “unasciocchezza” ma perfetta e debita obbedienza al comando di Cristo (Mt. 28, 19/20 - Mc. 16, 16). San Francesco, insomma, non fu per niente quell’ecumenista che la frolla, gelatinosa cultura postconciliare ce lo vuol abusivamente rappresentare nelle ideologizzate marce della pace che convengono ad Assisi e nella ridicola accoppiata a un ecologismo di impronta e ispirazione massonico-onusiana.
 
A rischio della vita egli affronta il sultano con l’ardente sentimento missionario tutto svolgendo in un parlare che si fonda sul Sì Sì, No No, (Mt. 5, 37), lungi da astute e vacue perifrasi, da accomodamenti dialettici, da sottile “captatio benevolentiae” o da tattici cedimenti dottrinali.

Questo accadeva in Egitto, al Cairo, nel 1219.



In ben altra prospettiva si inquadra la visita di Bergoglio nell’Egitto del 2017 - identico e medesimo a quello antico per violenta vita politica e per continua persecuzione contro i cristiani - ché la cronaca del cerimoniale ci informa del suo disinteresse missionario, dell’attenzione a una pace di marca politica di cui l’espressione più chiara è quella della “convivenza pacifica” -  nobile e meritorio proposito che non trova, tuttavìa, il naturale alloggiamento nella prospettiva cristiana.
  
Aver, egli, condannato il terrore che si fa scudo del nome di Dio – quale ? -  senza peraltro un minimo accenno a quello “islamico” con i corpi ancora caldi dei martiri copti, è come aver posto sulla stessa posizione assiologica tanto il Cristianesimo che l’Islamismo e  aver cioè, implicitamente, collegato alla violenza armata jihadista anche le già rinnegate ma gloriose Crociate che, appunto, furon condotte al grido di “Dio lo vuole”.
 
Che l’Islam sia, nella mente della Gerarchìa e della cattolicità, stimata religione “rivelata” lo si è capito già da quando il pastorale conciliabolo Vat. 2 inserì nei documenti, sparsi qua e là, elogi e riverenze a quell’islam che “adora l’unico Dio”; da quando GP II, in visita nel Sudan, impartì la benedizione invocando “Baraka Allah as-Sudan = Allah benedica il Sudan” (O. R. 15, febbraio 1993); da quando lo stesso Papa Bergoglio, di ritorno dal viaggio in Georgia-Azerbaigian (ottobre 2016), chiesto dal patiarca Luois Raphael I Sako di una possibile e futura visita in Iraq, rispose candidamente “Inshallah” = Se Allah vuole” con tanti saluti alla SS. Trinità. E poi, quell’umile, ipocrita e blasfema supplica, rivolta al presidente egiziano Al- Sisi “Preghi per me”! Il Papa, capo dell’unica e vera Religione rivelata, che chiede il sostegno della preghiera di un pagano, dice quanto abissale sia diventata la voragine dell’apostasìa cattolica-romana la quale, persa nei bassifondi luccicanti della mondanità liberal-agnostica, non si vergogna di attovagliarsi a quelle confessioni i cui idoli, afferma il Salmo 95, 5, “sono demòni”.
 
Per non tacere, poi, di quel suo sentirsi mediatore di ogni vertenza politica e umana che gli fa relegare in secondo, terzo ordine, o addirittura dimenticare, la crisi vocazionale in che si dibatte la Chiesa; una crisi fatta di abbandoni, di ritirate, di ribellioni e di impudicizia che vie più assottigliano le file della milizia cattolica consacrata; lo spopolamento delle chiese; l’inquinamento immedicabile delle scuole cattoliche in cui docenti atei spargono nelle coscienze il veleno del dubbio e dello scetticismo; la dissacrazione della liturgìa fatta campo di estemporanei esperimenti modernisti.
No. Indifferente a ciò, anche perché consapevole di esserne il responsabile regista, si colloca al tavolo dei potenti quale arbitro di partite internazionali come se fosse la primaria sua missione, quando lo stesso Gesù se ne sta alla larga da beghe più o meno politiche. “Un tale, di mezzo alla folla, gli disse. ‘Maestro, ordina a mio fratello di dividere con me l’eredità’. Ma Gesù gli rispose. ‘O uomo, chi mi ha costituito giudice o spartitore fra di voi?” (Lc. 12, 13).
 
In quanto all’essersi, il Papa, servito di un’automobile “scoperta” con cui avviarsi “senza paura” a celebrar Messa – sotto occhiuta vigilanza e tutela di migliaia di poliziotti – stride con quell’accoglienza che Francesco il Santo si ebbe, come abbiam visto, a suon di percosse e di sevizie.
E non scese, il Poverello, in Egitto per discutere il dare e l’avere, per quote da spartire, per politiche comunitarie da sottoscrivere ed attuare, per elemosinare amicizia e per vituperare i populismi, ma per portare, in quelle terre pagane, “lo nome di Colui che ‘n terra addusse / la Verità che tanto ci soblima” (Par. XXII, 41/42).
   
Ciò che, in tutta questa oscenografìa massmediatica, indigna e sconforta non è tanto l’informazione falsa che, come in questo caso, la stampa asservita spaccia per verità, quanto l’inerzia con cui una mollusca e beota opinione popolare la trangugia.
Paragonare, pertanto, il viaggio missionario “crociato” di San Francesco d’Assisi a quello politico di Papa Bergoglio costituisce un illecito storico e teologico.
Pro veritate.

di L. P.
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1970_L-P_Illecito_paragone.html


LA PROFEZIA BIBLICA

    La profezia biblica rivela una futura alleanza tra Egitto e Siria contro Israele. E' giunto il tempo di essere fondati sull'eterna roccia della parola di Dio e della fede in Gesù Cristo solo così potremo uscirne vincitori 
di Cinzia Palmacci  






Chi conosce la Bibbia e crede in lei come parola di Dio, sa da dove viene, sa dove va e perché. La rivelazione profetica di Dio è bivalente, da una lato si rivolge alle nazioni, e questo è un aspetto "pubblico", dall'altro si rivolge ad ogni essere umano, personalmente ed individualmente, Paolo Apostolo lo spiega benissimo: "Egli ha tratto da un solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione, affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, benché Egli non sia lungi da ciascun di noi (Atti 17:27-28). La Sua rivelazione in entrambi i casi è puntuale e precisa. Lo studio delle profezie Bibliche copre tutto l'arco storico dell'umanità dalla creazione fino alla fine di questo tempo, il tempo del regno in cui Israele sarà protagonista.

Tutte le profezie fatte che abbiano un riscontro umano e storico, sono in relazione ad Israele. L'analisi attenta di questi due aspetti, permette di estrarre dalla Bibbia l'esatta sequenza degli eventi che riguardano Israele dal 700 a.C. fino al Giudizio Universale ed il regno Eterno. Le Profezie sono sempre poste in relazione ad Israele, anche perché l'asse portante delle profezie per la storia umana sono contenute nel libro di Daniele, un Ebreo, che viveva da Ebreo, che era preoccupato del destino del suo popolo e della sua nazione. Secondo la profezia biblica, la guerra fra Siria ed Israele sarà l'evento più significante fra gli eventi del Medio Oriente: Così parla l'Eterno: "Per tre misfatti di Damasco, anzi per quattro, io non revocherò la sua punizione, perché hanno tritato Galaad con trebbie di ferro. Perciò manderò fuoco nella casa di Hazael, che divorerà i palazzi di Benhadad. Spezzerò anche le sbarre di Damasco…" (Amos 1:3-5). L'interpretazione più plausibile potrebbe essere la seguente: la Siria ha già attaccato o provocato guerre con lo stato di Israele tre volte (1948, 1967, 1973) ma la quarta volta seguirà il giudizio di Dio sulla sua capitale, Damasco. Questo sarà un segno profetico di un evento ancor più importante che dovrà seguire: l'invasione diretta di Israele da parte della Russia, con il sostegno dell'Iran (l'ex Persia) e degli altri alleati russi descritti nel libro del profeta Ezechiele, capitoli 38 e 39. Inoltre nel seguente versetto è scritto: "Ecco, Damasco cesserà di essere una città e diventerà un cumulo di rovine" (Isaia 17:1). Risalente a 5000 anni fa, Damasco si distingue per essere una delle città ancora esistenti più antiche del mondo, ma secondo Isaia "cesserà di essere una città e diventerà un cumulo di rovine". Questo non è ancora successo storicamente. Nel dicembre del 1996 e nel luglio del 1997, in seguito ad una controversa guerra chimica con il gas VX che la Siria aveva montato sui suoi missili Scud-C a lunga gittata, il ministro della difesa israeliano, Y. Mordecai avvertì che se la Siria avesse usato queste armi di fabbricazione russa contro Israele, allora Israele avrebbe avuto "il potere di colpire coloro che ci attaccano e questo metterebbe a rischio ovviamente il regime siriano". Era una considerazione ovvia per la stampa israeliana e per gli ufficiali governativi che Mordecai stava riferendosi alla distruzione di Damasco, forse per mezzo delle capacità nucleari israeliane. Inoltre la situazione è decisamente peggiorata a partire dal settembre 2000, ossia da quando l'Intifada palestinese ha ripreso a colpire con violenza all'interno di Israele. L'aeroporto di Damasco è da sempre il principale sbocco utilizzato dagli iraniani per il rifornimento delle armi agli Hezbollah e gli ufficiali israeliani hanno più volte ammonito la Siria a proseguire questo traffico. Nel 1973, verso la fine della "Guerra dello Yom Kippur", i carri armati israeliani arrivarono a 20 chilometri da Damasco, ma si fermarono grazie all'intervento degli Stati Uniti perché l'Unione Sovietica (Russia) era pronta a muoversi in difesa della Siria. La Siria era lo stato cliente più importante in cui i sovietici avevano investito militarmente e politicamente. Le truppe russe erano pronte e l'esercito statunitense era in allerta mondiale (DefCon 3) per quella che sarebbe potuta diventare la Terza Guerra Mondiale. Come in tutti i conflitti arabo-israeliani degli ultimi tempi, la Russia aveva addestrato ed equipaggiate persone per aiutare le nazioni arabe a realizzare il loro desiderio islamico di "buttare Israele in mare". Ma il Signore non permetterà mai di realizzare,né alla stessa Russia, né all'Iran e agli altri, questi tentativi neanche dopo l'imminente conflitto siriano. Un'altra conferma della prossima sfida siriana ci viene dal profeta Michea in un verso messianico che predice un'invasione "assira" di Israele negli ultimi tempi della storia, dopo che la fama di Gesù Cristo si sarà estesa fino "all'estremità della terra": "Essi devasteranno il paese d'Assiria con la spada e la terra di Nimrod alle sue porte; così egli ci libererà dall'Assiro se verrà nel nostro paese e metterà piede nei nostri confini" (Michea 5:6). Poiché l'Iraq moderno in passato era accerchiato dall'antico impero assiro e alla luce delle recenti alleanze tra Iraq e Siria è presumibile che anche l'Iraq verrà coinvolto in questa guerra e subirà lo stesso destino. Michea 5:6 ci mostra che la risposta di Israele sarà durissima: "Essi devasteranno il paese d'Assiria con la spada". Ovviamente, fino ad ora da quando vi è stata la rinascita dello stato d'Israele non sono state registrate distruzioni contro "il paese d'Assiria" e tantomeno Damasco. L'unica volta che la Siria è stata toccata fu quando perse le alture del Golan nella Guerra dei Sei Giorni avvenuta nel 1967. Tuttavia, secondo le parole profetiche della Bibbia vi sarà la devastazione della Siria e in particolar modo di Damasco: "Come ho deciso, così accadrà. Frantumerò l'Assiro nel mio paese e lo calpesterò sui miei monti; allora il suo giogo sarà rimosso da essi, e il suo carico sarà rimosso dalle loro spalle" (Isaia 14: 24-25).

Il coinvolgimento dell'Egitto

Per il suo desiderio di rimanere leader del mondo arabo, l'Egitto romperà le sue trattative di pace con Israele e si unirà nuovamente alla Siria ma soffrirà anch'esso grandi calamità: "Ecco l'Eterno che cavalca su una nuvola leggera ed entra in Egitto. Gli idoli d'Egitto barcollano davanti a lui, e il cuore degli Egiziani viene meno dentro di loro" (Isaia 19:1). Una "nuvola leggera" che scioglierà il cuore dell'Egitto sembra descrivere un missile nucleare. Qualunque sia il significato, sembra che i giudizi divini sulla Siria e sull'Egitto siano collegati profeticamente fra di loro, e che le due nazioni verranno restaurate in "quel giorno" (Isaia 19:23-25), cioè durante la rigenerazione del millennio, dopo che il Messia Gesù Cristo è ritornato per governare il mondo. Nel 1996 l'Egitto ha condotto le manovre militari più imponenti nella sua storia per "contrastare la minaccia nucleare israeliana", ha spiegato. Quando era ancora in carica, il Presidente Mubarak ha dichiarato che l'Egitto non "sarebbe rimasto con le mani in mano" se fosse scoppiata una guerra fra la Siria ed Israele, all'indomani di questa dichiarazione Mubarak venne deposto. Un articolo pubblicato nel "Jerusalem Post" del 14/12/1996 dal titolo "La Sfinge Arrabbiata" annunciava la tensione crescente fra Egitto ed Israele. Come rivela la relazione del Congresso Statunitense, cresce la pressione in tutti i governi arabi, compresa la filo-occidentale Arabia Saudita, affinché il movimento popolare islamico affronti Israele (Ezechiele rivela che l'Arabia Saudita  "Sheba e Dedan" sarà alleata con l'Occidente quando avverrà l'invasione guidata dalla Russia ulteriore suggerimento che questi conflitti non sono molto lontani). Sebbene Israele sopravviverà alla guerra con la Siria e con l'Egitto, molti ebrei perderanno la vita e l'attuale forza militare israeliana verrà distrutta, e probabilmente i suoi altri nemici, principalmente la Russia e l'Iran (Persia) sfrutteranno la situazione. Una simile condizione potrebbero addirittura essere "gli uncini nelle mascelle" (Ezechiele 38:4) che li trascineranno alla distruzione prevista da Ezechiele.

La profezia di Ezechiele

La prossima battaglia siro/egiziana contro Israele, che comprenderà la distruzione di Damasco, sarà il principale gradino che porterà ad un conflitto ancora più esplosivo con "Gog e Magog, principale sovrano di Mesec e Tubal" (Russia). I capitoli 38 e 39 del profeta Ezechiele descrivono a grandi linee l'invasione da parte della Russia nella quale saranno coinvolti anche l'Iran (Persia), la Libia, la Turchia (Togarmah), l'Etiopia ed altri. Un'alleanza delle nazioni occidentali definita simbolicamente come "i mercanti di Tarsis con i suoi giovani leoni" si opporrà verbalmente al tentativo russo di dominare il Medio Oriente con la conquista di Israele, ma non è ancora chiaro se i nemici occidentali della Russia faranno in tempo ad intervenire, visto che Ezechiele scrive che l'intervento di Dio in difesa di Israele sarà improvviso e repentino. Ezechiele 38 e 39 sembra descrivere eventi di proporzione mondiale, con la possibilità di avere addirittura una guerra nucleare limitata. E' da rimarcare comunque che Dio stesso entrerà in battaglia per soccorrere Israele, la quale senza l'aiuto del Signore verrebbe certamente distrutta dalle forze nemiche. Ad ogni modo questa guerra segnerà l'arrivo dell'infausto "tempo di tribolazione", un periodo di sofferenze senza precedenti che Cristo stesso ha predetto: "Perché allora vi sarà una tribolazione così grande, quale non vi fu mai dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà" (Matteo 24:21). Dove sono la Siria e l'Egitto? E' importante notare che nell'invasione russa di Israele predetta da Ezechiele non compaiono né la Siria né l'Egitto fra gli alleati della Russia. Perché? Perché queste due nazioni saranno neutralizzate prima che tutto ciò accada. Dato che la Siria e l'Egitto sono sempre state importanti nella storia d'Israele e sono state soggetto di profezie bibliche, è inconcepibile che la loro assenza da Ezechiele non sia intenzionale, particolarmente perché tutti gli altri opponenti islamici sono menzionati precisamente per nome. Lo scenario in cui verrà coinvolto il Medio Oriente è destinato a coinvolgere tutta la terra forse prima e più profondamente di quanto i cristiani che si soffermano sulle profezie o gli ebrei possano immaginare.

La profezia di Isaia

"Oracolo contro Damasco. Ecco, Damasco è tolto dal numero delle città e non sarà più che un ammasso di rovine”, scrisse il grande profeta nel Vecchio Testamento al capitolo 17, "vi rimarranno alcuni grappoli da racimolare, come quando si bacchiano le olive. Due o tre olive in cima ai rami piú alti, quattro o cinque sui rami piú carichi, dice l'Eterno, il Dio d'Israele". "In quel giorno", aggiunse Isaia nel suo libro del 700 a.C., "l'uomo volgerà lo sguardo al suo Creatore e i suoi occhi guarderanno al Santo d'Israele (...). In quel giorno le sue città fortificate saranno come un luogo abbandonato nella foresta. O come un ramo abbandonato davanti ai figli d'Israele. E sarà una desolazione". Come non associare le esclamazioni visionarie del profeta alle liti della "coalizione dei volenterosi" che tuona di lanciare bombe e missili contro il regime di Assad? "Le nazioni rumoreggiano come il fragore di molte acque potenti, ma Dio le minaccia (...)", proseguono gli scritti sulla fine di Damasco: "Alla sera, ecco il terrore, e prima del mattino non c'è più nulla".  Consideriamo per un momento anche Isaia 19, e in particolare Isaia 19:23-25, “In quel giorno ci sarà una strada dall’Egitto in Assiria; gli Assiri andranno in Egitto e gli Egiziani in Assiria; gli Egiziani serviranno il Signore con gli Assiri. In quel giorno Israele sarà terzo con l’Egitto e con l’Assiria, e tutti e tre saranno una benedizione in mezzo alla terra. Il Signore degli eserciti li benedirà, dicendo: «Benedetti siano l’Egitto, mio popolo, l’Assiria, opera delle mie mani, e Israele, mia eredità!”. Questo passaggio ci dice che non solo Damasco e Israele stanno andando incontro ad un giudizio divino, ma anche l’Egitto. Nonostante ciò, dopo il giudizio verrà la benedizione divina per il popolo d’Egitto, il popolo d’Assiria, e il popolo di Israele. Rimandi del genere hanno il potere di suggestionare anche atei e miscredenti. Il giorno del giudizio incombe anche per il pastore Carl Gallups, autore del libro Il rabbino che trovò il Messia"Siamo la prima generazione nella storia ad assistere a questi drammatici e sorprendenti allineamenti", ha affermato infervorato alla radio cristiana Wnd"le antiche profezie si stanno compiendo davanti ai nostri occhi".

Conclusioni

In tutto questo, dal punto di vista satanico, la distruzione d'Israele diventa strategica. L'ottenimento di tale risultato ha ancora una volta una valenza doppia: la prima è di smentire la Bibbia, la cancellazione della nazione d'Israele rende nullo tutto il Piano di Dio descritto nella Bibbia, perché viene a mancare l'elemento umano che fa da riscontro alle profezie. Il secondo aspetto è militare, nell'ambito del conflitto umano-spirituale in essere sulla terra. L'eliminazione fisica del popolo e della nazione d'Israele in anticipo rispetto ad Harmaghedon rende vittorioso Satana già in questo momento. Il primo giudizio dell'operato di Satana avviene in corrispondenza dell'ultima battaglia della nostra storia che si svolgerà in Israele a Meghiddo dopo che questi si sarà convertito a Cristo, un monte con di fronte una piana immensa, detto Harmaghedon. Questa battaglia è descritta in Apocalisse 16: "Poi il sesto angelo versò la sua coppa sul gran fiume Eufrate, e l’acqua ne fu asciugata affinché fosse preparata la via ai re che vengono dal levante. E vidi uscir dalla bocca del dragone e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi simili a rane; perché sono spiriti di demoni che fanno dei segni e si recano dai re di tutto il mondo per radunarli per la battaglia del gran giorno dell’Iddio Onnipotente. Ed essi li radunarono nel luogo che si chiama in ebraico Harmaghedon". Perciò se Satana riuscisse a distruggere completamente Israele, smentirebbe la Bibbia e non assedierebbe Israele a Meghiddo dove sarà sconfitto: "E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per muover guerra a colui che cavalcava il cavallo e all’esercito suo. E la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto i miracoli davanti a lei, coi quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Ambedue furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. E il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo; e tutti gli uccelli si satollarono delle loro carni." (Apoc 19:19-21). Attraverso Israele, nell'Antico Testamento, Dio afferma il suo Piano e la Sua strategia per salvare l'uomo dal peccato di ribellione che si trascina dall'origine, il peccato va pagato e quindi Dio si incarna in Gesù Cristo e viene a morire per pagare la pena al posto nostro, Dio ripara al danno causato dalle nostre scelte. Israele diventa il punto di riferimento sulla terra per le profezie, la Bibbia descrive tutte le fasi successive dalle deportazioni da parte degli Assiri nel 722 a.C. con la dispersione della popolazione del regno del Nord di Israele, poi la deportazione per 70 anni del regno del Sud di Israele, chiamato Giuda, da parte di Nabucodonosor in Babilonia nel 605 a.C. Quindi la Bibbia comincia a rivelare che durante l'esistenza di Israele ci sarebbero stati cinque grandi regni mondialia rappresentare l'ordine mondiale, il primo Babilonese, soppiantato dai Medi e dai Persiani, i quali a loro volta sarebbero stati sconfitti da un re Greco: Alessandro Magno, il quale non avrebbe conservato il regno, ma questo sarebbe stato diviso in quattro parti, per poi essere dominati da un regno violento e forte come il ferro il quale infierirà con violenza mai vista contro il popolo e la Nazione d'Israele: I Romani. Questo quarto regno distruggerà Israele come nazione, rendendo impossibile la prosecuzione delle profezie riguardo alle nazioni. Ma alla fine dei tempi sorgerà il quinto regno (Nuovo Ordine Mondiale?), il quale si servirà di Israele per imporsi, il che sottintende che Israele alla fine dei tempi debba essere ricostituito. Così con la ricostituzione di Israele come dal mezzo di un banco di nebbia comincia a delinearsi nuovamente il futuro profetico della Bibbia. Dato che Israele viene distrutto interamente dal quarto governo, l'Impero Romano, nel 70 d.C. il quinto governo doveva aspettare che Israele tornasse ad esistere per sorgere. Noi credenti, che aspettiamo il ritorno di Gesù per la Chiesa come dice Paolo Apostolo "Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insieme con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore" (I Tess. 4:15-17) probabilmente non riconosceremo questo quinto governo, non riconosceremo neanche l'Anticristo, ma possiamo intuire le fondamenta della struttura che lo sosterrà, poiché abbiamo la possibilità di comprendere le situazioni che precedono la realizzazione di un tale Impero. I nemici del moderno Stato di Israele si stanno muovendo rapidamente in modo conforme a quanto predetto nelle profezie bibliche. E' giunto il tempo di essere fondati sull'eterna roccia della parola di Dio e della fede in Gesù Cristo nostro Signore. Solo così potremo uscire vincitori dai tempi che avremo di fronte.  


LA PROFEZIA BIBLICA RIVELA UNA FUTURA ALLEANZA TRA EGITTO E SIRIA CONTRO ISRAELE

di Cinzia Palmacci

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