ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 6 maggio 2017

Tutti al mare, tutti al mare, a mostrar..?

sabato 6 maggio 2017

la letizia dell'amore tra immigrati ... una pagina romana di Vangelo secondo Bergoglio!


la sintesi perfetta del pontificato bergogliano: sesso (pardon AMORE LIETO) libero tra immigrati in Urbe; in un semplice amplesso l'immigrazionismo spacciato per carità e la letizia della fornicazione spacciata per amore sono sublimemente portati a visibile sintesi!

https://www.youtube.com/watch?v=mhLnxiSxp24

Luca, il blogger che ha tracciato le barche. “I giornali cattolici e di sinistra mi attaccano”

                                                          luca-donadel
di Chiara Giannini.
In un articolo da Avvenire, il video del giovane è stato definito «immorale». l’Unità ha parlato di «video bufala che anche la destra cavalca», mentre il Manifesto ha titolato «La bufala rilanciata da Striscia prepara nuove stragi in mare». Insomma, ora un 23enne diventa, almeno per alcuni giornali, complice delle morti nel Mediterraneo per aver anche solo provato a denunciare che le Ong entrano nelle acque territoriali libiche per recuperare i migranti.

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«I giornali di sinistra e quelli cattolici ce l’hanno con me, puntano a sminuire il mio lavoro»: Luca Donadel è il 23enne che un paio di mesi fa ha realizzato un video, poi diventato virale sui social, con cui, attraverso un sistema gps di rilevamento dei tracciati delle navi, è riuscito a ricostruire i movimenti dei natanti delle Ong attraverso il Mediterraneo verso le coste libiche.
«Sono partito dal video di Gefira – spiega Luca -, che aveva fatto l’esperimento prima di me. Ma ho visto che era stato visto da poco più di 10mila persone, ho deciso che bisognava fare di più. Allora ho ricostruito le rotte e poi ho postato il risultato sulla mia pagina Facebook. In poco tempo è stato visualizzato da un numero impressionante di contatti». Luca ha raccontato ciò che già al Giornale avevamo sostenuto parlando delle navi delle Ong che entrano nelle acque territoriali libiche. «Solo che – prosegue – finché lo scrivono alcuni quotidiani nessuno dice niente perché, a volte, sulla versione cartacea passa inosservato. I video, invece, sui social prendono forza e questo per qualcuno costituisce un problema. L’unico modo che hanno per denigrare il mio lavoro è quello di attaccare a livello personale. Perché non fanno loro un video in cui provano a controbattere a ciò che ho detto? D’altronde – tiene a dire ancora – i tracciati di un gps non si possono smentire, sono inequivocabili visto che sono dati e numeri».
Il giovane, studente di scienze della comunicazione all’università di Torino, è stato preso di mira da più giornali, la maggior parte dei quali schierati dalla parte di chi pratica l’accoglienza e punta a far sì che in Italia arrivi sempre un maggior numero di migranti. In un articolo da Avvenire, il video del giovane è stato definito «immorale». l’Unità ha parlato di «video bufala che anche la destra cavalca», mentre il Manifesto ha titolato «La bufala rilanciata da Striscia prepara nuove stragi in mare». Insomma, ora un 23enne diventa, almeno per alcuni giornali, complice delle morti nel Mediterraneo per aver anche solo provato a denunciare che le Ong entrano nelle acque territoriali libiche per recuperare i migranti. Un controsenso non di poco conto, visto che da quando le organizzazioni non governative operano tra il canale di Sicilia e la Libia il numero dei migranti che arrivano sulle coste italiane è sensibilmente lievitato. I dati parlano di un’aspettativa di 250mila immigrati per il 2017 contro i 181mila del 2016.
«Mi dà fastidio – specifica Luca – che molti dicano che il mio video è una bufala solo perché è apparsa su internet. Ricordo che ci sono le indagini aperte dalle varie procure siciliane a confermare ciò che ho detto. Peraltro, ho citato anche altri dati oltre ai rilevamenti gps, quali il numero dei morti in mare nel corso dei mesi passati, indicando un aumento, come confermato di recente anche dal procuratore di Catania Zuccaro». E poi chiarisce: «Ben vengano le critiche costruttive, se aiutano a migliorare un prodotto, ma che siano argomentate e non basate su attacchi personali. Cercano di sminuirmi dicendo che, in fondo, ho 23 anni e sono un blogger. Perché, invece, non provano a tirare fuori argomenti concreti?». Donadel assicura che continuerà a fare i suoi reportage. «Per adesso mi aiutano i miei follower – conclude -, qualcuno mi ha anche regalato un nuovo microfono. Un giorno vedremo. Fare il giornalista? Chissà».
Fonte: il Giornale  La verità sulle ONG

Link al documento: ONG E SOCCORSO NEL MEDITERRANEO – Come operano, chi le finanzia e i punti oscuri di Luca Donadel

Lorenza Perfori5 maggio 2017

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/05/luca-il-blogger-che-ha-tracciato-le-barche-i-giornali-cattolici-e-di-sinistra-mi-attaccano/


Al Moas salvare vite conviene: un affare da 2 milioni di utili

Parte delle cifre versate dai donatori girate alla società dei Catrambone. L'aereo acquistato grazie a Ryanair


Quasi 2 milioni di euro girati alla multinazionale dei fondatori dell'Ong, che salva i migranti, per noleggio delle navi, oltre un milione di affitto per due droni, 400mila euro per marketing e pubbliche relazioni. E dal 3 aprile addirittura un aereo di pattugliamento, che sarebbe stato pagato dalla fondazione del figlio del patron di Ryanair.
Dai bilanci 2014 e 2015 della discussa organizzazione non governativa Moas (Migrant offshore aid station) con sede a Malta si scoprono costi e giri di soldi sorprendenti. «A mio avviso è un'operazione imprenditoriale più che umanitaria. Uno straordinario business» spiega a il Giornale, Paolo Romani, presidente del gruppo di Forza Italia in Senato.
Il bilancio del primo anno di attività è introdotto da Martin Xuereb, ex direttore della Ong ed ex capo di stato maggiore di Malta. Proprio lui presentò Moas al ministero della Difesa a Roma.
Nel 2014 le donazioni sono di appena 56.659 euro, veramente esigue. I fondatori, l'italo-americana Regina Catrambone e suo marito Christopher, hanno sempre detto di aver tirato fuori di tasca loro 8 milioni di dollari. Tutti pensano che sia una donazione a fondo perduto per salvare i migranti in mare e portarli in Italia. A tal punto che il presidente della Repubblica concede a Regina, lo scorso 14 ottobre, l'onorificenza di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana: «Per il contributo che attraverso l'Ong Moas offre nella localizzazione e assistenza dei migranti in difficoltà nel Mediterraneo».
In realtà i bilanci raccontano un'altra storia. Nel 2014 la società privata dei coniugi Catrambone, Tangiers International Ltd, sborsa 1.554.875 euro «per le spese operative». Un'altra compagnia del gruppo paga altri 174.022 euro per costi amministrativi. E compare il primo drone, simile ad un mini elicottero, che costa 633.043 euro. L'anno dopo saranno due per un prezzo considerato troppo alto dagli esperti.
Nel 2015 piovono 5.700.000 euro di donazioni. Nell'introduzione al bilancio si scopre che l'Ong lancia i droni per cercare i barconi partiti dalla Libia e «quando il vascello in difficoltà viene localizzato, l'equipaggio della Phoenix invia le coordinate la Centro di soccorso marittimo di Roma». Non il contrario, come i rappresentanti della Moas hanno sostenuto nell'audizione in Commissione Difesa del Senato. «È chiaro che con aerei e droni fanno una ricerca attiva dei barconi. E poi avvertono Roma» spiega Romani, che fa parte del Copasir, il comitato parlamentare per il controllo dei servizi segreti.
A bilancio vengono iscritti 1.200.000 euro in uscita per i due costosi droni. Dal 3 aprile, come ha rivelato il settimanale Panorama in edicola, l'Ong ha annunciato sul suo sito l'utilizzo «per la prima volta di un aereo di pattugliamento» alla ricerca dei barconi. I soldi arriverebbero dalla One foundation, un'organizzazione no profit irlandese voluta da Declan Ryan, il figlio del fondatore della compagnia aerea low cost Ryanair. Peccato che dal 2013-2014 la fondazione irlandese avrebbe praticamente chiuso i battenti dopo l'esaurimento dei fondi.
Nel 2015 salta agli occhi anche la spesa di 412.698 euro per «marketing e pubbliche relazioni». A pagina 10, punto 9, si trova la sorpresa. «Dato che Moas è gestita da ReSyH Limited, che fa parte del Gruppo Tangiers International LLC (gruppo Tangiers)» l'Ong ha pagato 1.865.556 euro di «charter fee», si suppone noleggio nave alla multinazionale dei fondatori. E sparisce il costo dell'equipaggio. Non solo: «Oltre a quanto sopra, 855.428 euro sono stati ricaricati a Moas dalle parti collegate per spese». Le «parti collegate» sono sempre il gruppo Tangiers. «Alle nostre domande in Commissione difesa hanno negato l'evidenza della distribuzione di quasi metà dell'utile del 2015 al gruppo Tangiers - spiega Romani - E stiamo parlando di una multinazionale dell'intelligence e di assicurazioni in zone di guerra».
In pratica quasi due milioni di euro dei donatori vanno a finire nella casse delle società private dei fondatori, come se il salvataggio in mare dei migranti fosse un normale business di investimenti e rimborsi. Peccato che sul sito dell'Ong spicchi il faccione di un bambino e l'appello: «Il tuo aiuto dà loro speranza. Da quest'anno puoi donare il tuo 5 per mille a Moas. Aiutaci a salvare altre vite in mare».
 http://www.ilgiornale.it/news/politica/moas-salvare-vite-conviene-affare-2-milioni-utili-1393560.html

Catania, cadavere di un giovane a bordo della nave Moas

È giunta alle sette a Catania la nave Phoenix di Moas con a bordo 394 migranti salvati nel mare Mediterraneo. Sulla nave anche il corpo di un giovane che sarebbe stato ucciso a colpi di pistola, secondo quanto riferito da testimoni all'Ong, da un trafficante che voleva il suo cappellino da baseball che lui si era rifiutato di dargli


È giunta alle sette a Catania la nave Phoenix di Moas con a bordo 394 migranti salvati nel mare Mediterraneo.
Sulla nave anche un cadavere. Le prime notizie che arrivavano dall'imbarcazione davano conto della presenza a bordo del cadavere di un bambino di 10 anni. Si tratta invece del corpo di un ragazzo di 21 anni della Sierra Leone che sarebbe stato ucciso a colpi di pistola, secondo quanto riferito da testimoni all'Ong, da un trafficante che voleva il suo cappellino da baseball che lui si era rifiutato di dargli. La sparatoria sarebbe avvenuta mentre la vittima era su un gommone. Secondo i primi rilievi, il giovane ha i segni di una ferita da arma da fuoco. Gli investigatori dovranno sentire i migranti e raccogliere le loro testimonianze sull'episodio perché le dichiarazioni rese a personale delle Ong non hanno valore probatorio. A bordo della nave c'è Regina Catrambone, fondatrice del Moas insieme al marito Christopher, che ieri ha reso noto l'episodio. A bordo sono saliti i necrofori per prelevare il corpo del bambino.
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/catania-cadavere-bimbo-bordo-nave-moas-1393652.html

Così Soros sponsorizza l’immigrazione

Lorenza Perfori6 maggio 2017
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di Roberto Vivaldelli.
L’agenda globalista di Soros si basa (anche) sull’immigrazione di massa e si pone in netto contrasto con gli interessi nazionali. E ciò è innegabile. Un’ideologia ben supportata da un fiume di denaro e da una fittissima rete di associazioni e organizzazioni.
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«Le notizie circolate sulla stampa relative ai presunti finanziamenti di George Soros tesi a favorire l’afflusso di migranti in Europa sono false. La Open Society Foundations di Soros sostiene organizzazioni che operano per alleviare l’impatto della migrazione sia sulle popolazioni ospitanti che sui migranti». E’ quanto afferma in una nota dell’ufficio di Soros. «L’operato delle Ong che salvano i migranti alla deriva nel Mediterraneo – prosegue la nota – è una tragica necessità derivante dall’assenza perdurante di una politica migratoria comune a livello dell’UE che affronti tutte le dimensioni del fenomeno. George Soros è attualmente in Italia per una serie di incontri su una vasta gamma di temi, tra i quali figurano la società civile, l’Unione europea e l’attuale situazione economica».
Il tentativo di George Soros è quello di smentire un coinvolgimento delle ong finanziate dalla «Open Society Foundations» da lui presieduta nell’afflusso di migranti che arrivano in Europa, e in particolare in Italia, attraverso la rotta libica Ma è davvero così? Non esattamente.

Il progetto Open Migration finanziato da Soros

L’Open Society Foundations è uno dei maggiori finanziatori, insieme alla Oak Foundation, del portale «Open Migration», creato dalla Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD), una «rete di organizzazioni che lavorano per l’avanzamento dei diritti umani e delle libertà civili in Italia». Sul sito di tale organizzazione, oltre alla roboante retorica pro-immigrazione, si leggono in queste ore feroci attacchi contro il procuratore Carmelo Zuccaro: «Nella triste vicenda di questi giorni che ha visto protagonisti un giudice, un politico e i media c’è materia per un capitolo aggiornato di cosa sia il populismo penale e di quali danni sociali e umani produca. «In questa storia – si legge – vi sono tutti gli ingredienti di una storia penal-populistica paradigmatica, simile a quella sui rumeni che delinquono».
Peccato che proprio ieri il Csm abbia garantito «ogni sostegno possibile» a Zuccaro, «affinché le indagini condotte dalla Procura di Catania, così come quelle svolte da altri uffici inquirenti sulle medesime ipotesi investigative, possano svolgersi con la massima efficacia e celerità». D’altro canto è sufficiente dare uno sguardo al sito di Open Migration per incappare in un mare di propaganda ideologica e pro-immigrazionista che non tiene conto della realtà dei fatti e della drammaticità di un’accoglienza diventata insostenibile.

La galassia delle ONG

Direttamente o indirettamente, George Soros e la Open Society Foundations promuovono l’immigrazione verso l’Italia. Prendiamo il caso di Moas, esaminato lo scorso 22 aprile da Giuseppe de Lorenzo su Il Giornale: La Migrant Offshore Aid Station (Moas), è un’associazione con sede a Malta e che vanta nel suo arsenale due imbarcazioni (Phoenix e Topaz responder) diversi gommoni Rhib e alcuni droni. L’Ong ha ricevuto 500mila euro da Avaaz.org, comunità riconducibile a Moveon.org, organizzazione finanziata dalla fitta rete del magnate.
Ma è tutta la galassia delle ONG, che operano nel Mediterraneo, come osservava qualche settimana fa Gian Micalessin (oltre allo stesso Moas, anche Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Médecins sans frontières, Save the children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye, Life boat) ad annoverare tra i propri sponsor l’Open Society Foundations o altre associazioni vicine allo speculatore.

Il piano Merkel fu redatto da un suo collaboratore

Soros ha esercitato la sua influenza sulle scelte europee in materia d’immigrazione. Il piano Merkel sui rifugiati del 2015, infatti, fu redatto dall’ European Stability Initiative, organizzazione che fa capo a Gerald Knaus e supportata finanziariamente dall’Open Society. Knaus è inoltre membro dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), ente anch’esso sponsorizzato da George Soros. Tale piano sull’immigrazione, poi ritirato dalla stessa Merkel, prevedeva l’accoglimento di 500 mila siriani l’anno per un periodo determinato di tempo. Nel settembre 2015, su Project Syndicate, Soros scriveva il suo sconcertante manifesto pro-immigrazione: «L’UE dovrebbe dare 15 mila euro a ogni richiedente asilo ogni anno per i primi due anni, contribuendo alle spese di alloggio, sanità e istruzione al fine di rendere più “appetibili” i rifugiati agli occhi degli stati membri» – affermava il magnate.

Le attività «filantropiche» negli Usa

L’Open Society Foundations ha finanziato due importanti enti statunitensi che promuovono e sostengono l’immigrazione di massa: il Migration Policy Institute e il Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants. Quest’ultima è la «piattaforma per la cooperazione internazionale per i migranti privi di documenti, una rete di individui e organizzazioni che lavorano per garantire la giustizia sociale e i diritti umani per i migranti privi di documenti». In pratica un ente che supporta gli immigrati irregolari e spinge i governi ad accoglierli
Inoltre, nel 2014 il New York Times rivelò che la decisione di Obama di modificare la legge sull’immigrazione per facilitare il riconoscimento degli immigrati irregolari fu favorita dall’azione di lobbying e dagli oltre 300 milioni di dollari investiti dalle fondazioni progressiste tra le quali, per l’appunto, la Open Society. L’agenda globalista di Soros si basa (anche) sull’immigrazione di massa e si pone in netto contrasto con gli interessi nazionali. E ciò è innegabile. Un’ideologia ben supportata da un fiume di denaro e da una fittissima rete di associazioni e organizzazioni.
Fonte

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/05/cosi-soros-sponsorizza-limmigrazione/

Save the children? Un club di ricchi

Antonio Righi4 maggio 2017
  
Ecco i dirigenti della Ong Save the Children: De Benedetti Jr, dirigenti di Bulgari, Ania, Eataly, Enel…

Le mani di Soros sul mercato italiano

Lorenza Perfori6 maggio 2017
soros
di Roberto Vivaldelli.
Dall’immigrazione di massa al mercato finanziario, l’interesse di George Soros per il nostro Paese è totale.
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George Soros mette le mani sul mercato italiano. Il magnate e speculatore finanziario ungherese naturalizzato americano, che con un patrimonio personale di 24,9 miliardi di dollari risulta essere tra le trenta persone più ricche del pianeta, è pronto a investire nel nostro Paese. Lo riporta Milano Finanza in un’analisi dettagliata a cura di Andrea Montanari.  Non è affatto casuale, dunque, la visita di stamane del presidente della «Open Society Foundations» a Palazzo Chigi, dove ha incontrato il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni.

Il magnate valuta varie opzioni di investimento

Secondo quando riporta Milano Finanza, Soros «avrebbe chiesto allo staff del suo gruppo d’investimento, e in particolare a Shanin Vallée, uno studio approfondito sull’Italia, non solo dal punto di vista finanziario, economico e industriale ma anche politico. Lo scopo? Valutare eventuali investimenti, diretti o indiretti, a medio-lungo termine, sul mercato locale. Soros del resto non solo opera a titolo personale o con la propria struttura, ma è fondatore di Quantum Group of funds e, soprattutto, advisor di Blackrock, uno dei colossi dell’investimento made in Usa, particolarmente esposto sull’Italia, avendo partecipazioni per quasi 2 miliardi nel sistema bancario». Soros valuta dunque tutte le possibilità d’investimento che un Paese, che fa fatica a uscire dall’impasse di una crisi economica cominciata nel 2008, può dargli.

Il nuovo interesse per il nostro Paese

Perché il gruppo di Soros è interessato a investire in Italia? L’instabilità politica e le attuali condizioni economiche e finanziare del nostro Paese sono favorevoli ai grandi gruppi d’investimento. La svendita delle aziende italiane, in grande difficoltà per via della crisi, rappresentano un’occasione troppo ghiotta: «La vulnerabilità del sistema industriale nazionale ha permesso a tanti gruppi di portata globale di fare acquisizioni a prezzi a volte vantaggiosi – rileva Montanari -. Non va poi trascurato il tema dei crediti deteriorati (350 miliardi lordi), il cui ammontare è tra i più alti del Vecchio Continente, che sta attirando l’attenzione dei fondi speculativi e non solo di quelli di grandi dimensioni.
Il consulente in Italia di Soros avrebbe completato il report sul nostro mercato e sul sistema bancario, dopo aver avuto contatti diretti il governo Gentiloni. Da qui si spiega facilmente l’incontro di ieri con il premier a Palazzo Chigi. I suoi rapporti con le forze «progressiste», anche nel nostro Paese, sono ottimali.

La speculazione ai danni della lira: correva l’anno 1992

La speculazione finanziaria, dopotutto, lo ha reso uno degli uomini più ricchi al mondo. Soros divenne famoso in Italia durante il cosiddetto «mercoledì nero» del 16 settembre 1992, quando la lira italiana e la sterlina inglese furono costrette ad uscire dal Sistema Monetario Europeo (SME) a seguito di una speculazione finanziaria da lui condotta attraverso il fondo Quantum: operazione che lo stesso Soros non ha mai rinnegato e della quale non si è mai pentito. Quel giorno lo «squalo» della finanza vendette lire allo scoperto comprando dollari, e ciò costrinse la Banca d’Italia a vendere 48 miliardi di dollari di riserve per sostenere il cambio, portando a una svalutazione della nostra moneta del 30%.
Dopo questa sua «impresa» ricevette persino la laurea ad honoris causa dell’Università di Bologna nel 1995 su spinta dell’ex premier e amico di vecchia data Romano Prodi.

L’uomo che finanzia l’invasione dell’Italia e le ONG

Dopo l’attività speculativa, Soros si è riciclato in veste di «filantropo» globalista e promotore della «società aperta». E’ lui a finanziare alcune delle ONG che operano nel Mediterraneo: «Ho deciso di destinare 500 milioni per investimenti che rispondano alle esigenze di migranti, rifugiati e comunità ospitanti – annunciava il milionario ottantaseienne dalle pagine del Wall Street Journal lo scorso 20 settembre – «voglio investire in start-up, aziende già create, iniziative sociali e attività fondate dagli stessi migranti e rifugiati. Verranno presi in considerazione buoni progetti di investimenti che potranno favorire migranti in tutto il mondo». Dall’immigrazione di massa al mercato finanziario, l’interesse di George Soros per il nostro Paese è totale.

IL PIANO DELLE ELITE

    Giochi di potere e immigrazione forzata: "Il piano delle elite". Pochi giorni fa Gentiloni ha incontrato George Soros a Palazzo Chigi. Il sogno di un mondo governato da pochi "plutocrati" passa per la dissoluzione dell’Occidente 
di Cinzia Palmacci  


Pochi giorni fa Gentiloni ha incontrato George Soros a Palazzo Chigi. Dopo tutto quello che è venuto fuori sulle ONG e il traffico di migranti, difficile credere che sia stata una visita tra vecchi amici in vena di rimpatriata. Preoccupato delle indagini in corso, Soros ha creduto bene di fare il punto sulla situazione dettando l'agenda al governo Gentiloni. In realtà, ricorderete che questa storia torbida tra le ONG e le "tortuose rotte" seguite dalle navi di salvataggio dei migranti, iniziò a destare qualche sospetto quando un blogger, Luca Donadel, notò qualche anomalia nel percorso delle navi. Tutto è partito dal nome delle barche delle organizzazioni non governative, ONG, coinvolte nell’operazione di salvataggio dei migranti. Ognuna di queste barche ha bordo un sistema di tracciamento chiamato AIS, funziona in modo simile a quello degli aerei e ci permette di identificare le imbarcazioni, la loro posizione e la loro rotta. Grazie a un sito che raccoglie dati e permette di consultarli in tempo reale, Donadel ha potuto ottenere un tracciamento satellitare delle barche in tempo reale. Il Corriere del 23 febbraio 2017 dà la notizia di 337 migranti salvati nel Canale di Sicilia, ma stranamente la barca Peluso non è mai passata nel canale di Sicilia. E lo stesso succede molte altre volte. Quindi, trattasi di bufale. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le persone salvate in acque internazionali vanno portate nel porto sicuro più vicino, che in quel caso era quello di Zarzis in Tunisia. Questo porto dista 90 miglia nautiche dalla zona in cui avviene la quasi totalità dei salvataggi. La Sicilia ne dista 250. E a che pro, direte voi? Perché andarli a prendere a 10 miglia dalla costa per portarli fino in Italia? Per salvare più vite? Risposta sbagliata, secondo Donadel. Da quando l’operazione Mare Nostrum ha avuto inizio, le morti sono aumentate. Dal 2012 sono decuplicate, passando da 500 a 5098 all’anno. L’Ue, prosegue Donadel, nel 2016 ci ha versato poco più di 100 milioni a fronte di una spesa per i contribuenti italiani di oltre tre miliardi. Vi chiederete: in tutto questo Soros che parte ha? Più che parte, una cospicua porzione di profitti. Il multimiliardario americano George Soros ha promesso, nel settembre 2016, in aggiunta ai suoi precedenti finanziamenti, 500 milioni di dollari per «favorire l'arrivo dei migranti». Egli infatti finanzia navi soccorso che (la denuncia ufficiale è del capo del FrontexFabrice Leggeri) si spingono fino alle coste libiche per soccorrere immigrati che stanno su carrette incapaci di tenere il mare, prelevano i trasportati e non li portano negli Stati Uniti, che è un paese che ai suoi confini ci tiene, ma li consegnano alle autorità italiane affinché provvedano alle loro necessità. Quindi il piano diabolico prevede che se ne debba fare carico solo l'Italia e i contribuenti italiani già in affanno. Secondo le indiscrezioni giunte alla stampa, in realtà, Gentiloni avrebbe incontrato Soros nel tentativo di “cercare investitori”. Ma certo: come rilanciare l’economia se non rivolgendosi al protagonista delle speculazioni che nel 1992 causarono una svalutazione della lira del 30% e la dissipazione di 40mila miliardi di lire di riserve valutarie della Banca d’Italia? In realtà pensare proprio al 29° uomo più ricco al mondo per Forbes, con un patrimonio di 25,2 miliardi di dollari, è stato naturale, visto il ruolo che ricopre: non solo fondatore di Quantum Group of funds, collegato anche ai Rothschild, ma, soprattutto, advisor di Blackrock, la più grande società di investimento al mondo. BlackRock, fra l’altro, è azionista rilevante della Deutsche Bank e lo era anche nel 2011, quando, annunciando la vendita dei titoli di Stato italiani, l’istituto tedesco fece esplodere lo spread tra Btp e Bund causando la “resa” di Berlusconi e l’avvento di Monti. Non dimentichiamo, poi, che Blackrock è nel capitale di due delle maggiori agenzie di rating, Standard & Poors (5,44%) e Moodys (6,6%), con la possibilità di influire sulla determinazione di titoli sovrani, azioni, e obbligazioni private e di poter incidere su prezzo e valore delle attività che essa stessa acquista o vende. Oggi Blackrock ha partecipazioni per quasi 2 miliardi nel sistema bancario italiano, ma anche nelle società quotate sul listino principale, a partire da Eni, Enel, Generali, Telecom Italia, Mediaset e così via. Ecco per conto di chi viene a parlare Soros. E a proposito di Blackrock, forse non tutti ricordano che nel 2014 Matteo Renzi incontrò il Ceo di Blackrock, Larry Fink, il più grande fondo di investimento al mondo (un colosso da 4.300 miliardi di dollari che, se fosse uno Stato, sarebbe la quarta potenza al mondo dopo Usa, Cina e Giappone). Evento salutato da tutti. La Repubblica si entusiasma: “Il più grande fondo del mondo da Renzi. Blackrock crede nella ripresa italiana” . L’Italia era diventata improvvisamente, brava, buona, promettente. Da premiare con la fiducia. Ma c'è dell’altro, e sembra strettamente connesso all’inaspettata e rapidissima ascesa a Palazzo Chigi di Matteo Renzi. Improvvisamente sembra tutto chiaro o, perlomeno, un sospetto fondatissimo si insinua in noi. I grandi gestori internazionali non hanno mai dimenticato, con riconoscenza, Romano Prodi, il leader della sinistra moderata, che permise lo smantellamento dell’IRI e portò a buon fine le ambitissime privatizzazioni. Si sa, in Italia certe cose può farle solo la sinistra. Renzi è di sinistra, come Prodi. Come lui è graditissimo a Wall Street, ai grandi fondi come Blackrock, nella City.  Vuoi vedere che la vera missione di Matteo Renzi è quella di portare a termine le privatizzazioni svendendo a buon mercato quel che resta di buono in Italia?


Come affondare l'Italia tra privatizzazioni e "immigrazione indotta": la ricetta di Soros.

Oltre alle privatizzazioni, che si rivelano sempre un eccellente affare per chi compra ma una fregatura per chi vende, ed alla sostituzione di monopoli pubblici con monopoli privati, l'"immigrazione forzata indotta" è un altro modo per dare adempimento al piano di affossamento dell'Italia. Piano che Soros aveva già cominciato nel 1992 causando la svalutazione della lira del 30% e la dissipazione di 40mila miliardi di lire di riserve valutarie della Banca d’Italia. Ora, Soros, che di mestiere fa lo speculatore finanziario, è uno che con i soldi non produce ricchezza ma povertà. Il suo lavoro è, di fatto, scommettere sulla perdita degli altri; lui vince se il mondo perde. Soros appartiene a quella aristocrazia del denaro per la quale, crisi economiche e guerre, sono linfa vitale per il proprio portafoglio (e per il proprio potere). E infatti i suoi miliardi li ha fatti (e continua a farli) mettendo in ginocchio le economie di mezzo mondo; ne sappiamo qualcosa anche noi italiani che nel 1992, subimmo l’attacco speculativo orchestrato dal suo fondo “Quantum” che bruciò il corrispettivo di 48 miliardi di dollari delle nostre riserve valutarie, costringendo la Lira ad uscire dallo Sme (insieme alla sterlina inglese). E se “destabilizzare le economie” è il suo lavoro, destabilizzare i governi è il suo hobby. Soros, che di mestiere fa lo speculatore finanziario, è uno che con i soldi non produce ricchezza ma povertà. Il suo lavoro è, di fatto, scommettere sulla perdita degli altri; lui vince se il mondo perde. Soros appartiene a quella aristocrazia del denaro per la quale, crisi economiche e guerre, sono linfa vitale per il proprio portafoglio (e per il proprio potere). Si tratta di un preciso disegno dell’élite tecno-finanziaria per costruire il proprio sistema di potere globale. La ricetta di Soros è questa: l’élite prima produce i poveri, poi trasforma alcuni di loro in profughi attraverso una bella guerra umanitaria o una colorata rivoluzione (in realtà i profughi sono meno della metà degli immigrati) e poi li spinge ad entrare illegalmente in Europa e in Usa grazie alle sue associazioni umanitarie, ricattando i governi occidentali e i leader che essa stessa finanzia affinché approvino legislazioni che di fatto eliminano il reato di immigrazione clandestina. Il tutto, ovviamente, per amore dell’Umanità. In questo schema un ruolo centrale ce l’ha il sistema dei media e della cultura nel manipolare l’immaginario simbolico e costruire il “pericolo xenofobo e populista” contro chiunque provi ad opporsi a questo processo. L’immigrazione in atto non è un processo naturale ma indotto per consolidare un modello incentrato non sulla ricchezza reale (produzione di beni e consumo) a vantaggio di tutti, ma su quella “irreale” del debito e dell’usura, a vantaggio di pochi. La globalizzazione non è altro che il processo di concentrazione della ricchezza mondiale nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone. Per l’Occidente il vero sconvolgimento è la dissoluzione della classe media, l’erosione ormai costante di quella che è stata il motore trainante dello sviluppo economico e civile dell’ultimo secolo e mezzo. Non è un caso che “l’abbattimento della borghesia” (sogno di ogni ideologia totalitaria di destra e di sinistra) va di pari passo con i tentativi di smantellamento delle democrazie in atto in Occidente attraverso l’ascesa di governi tecnocratici e revisioni costituzionali scritte direttamente dai banchieri. Per Soros e per l’élite tecno-finanziaria, “la democrazia è un lusso antiquato”; e i meccanismi di sovranità popolare e rappresentanza parlamentare sono un intralcio alla gestione diretta del potere. Il processo d’immigrazione indotta serve proprio a questo: disarticolare l’ordine sociale e culturale, generare conflitti endemici (guerra tra poveri), imporre legislazioni più autoritarie, alterare l’equilibrio demografico e generare un’appiattimento della stratificazione sociale per ridurre il peso di quella classe media, elemento da sempre in conflitto con le élite. Per Soros e i suoi amici è molto più funzionaleuna società a due livelli: una élite con in mano grande potere economico (e decisionale) in grado di gestire anche i flussi informativi (e formativi) e una massa sempre più povera, dipendente da questa élite e dall’immaginario che essa costruisce; e nel progetto globalista, le identità nazionali e religiose (proprio perché pericolose costruttrici di senso) devono essere annullate all’interno di una massa indistinta e perfettamente funzionale al sistema di dominio. Il sogno di un mondo governato da pochi plutocrati passa per la dissoluzione dell’Occidente come lo conosciamo e l’immigrazione di massa costruita a tavolino serve a trasformare il loro sogno nel nostro incubo. L'élite non lascia nulla al caso. Soprattutto l'ascesa al potere di capi di Stato e di governo scelti con cura tra le loro fila, assicureranno l'imperturbata prosecuzione dei giochi di potere in barba al popolo che, come sempre, si illuderà che votare possa ancora cambiare le cose. In Francia la vittoria di Macron, uomo Rothschild, è già cosa fatta. 



GIOCHI DI POTERE E IMMIGRAZIONE FORZATA: IL PIANO DELL'ELITE

di Cinzia Palmacci

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