ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 30 giugno 2017

Caccia al Ranger


Cardinale Pell: "un caso montato come processo di caccia di streghe"

Il prestigioso critico letterario australiano Peter Craven ha scritto in The Sydney Morning Herald una revisione schiacciante di "Cardinal: The Rise and Fall of George Pell” [Cardinale: La salita e la caduta di George Pell] di Louise Milligan, che cerca di coinvolgere il cardinale George Pell negli abusi sessuali. Lo chiama "un tentativo di 384 pagine per una profezia autosoddisfatta".

Secondo lui, “Millingan non dà la impressione di essere versata né in questioni di teologia né di legge” e il suo libro “ha molte inesattezze”. La chiama “una scrittora con ferventi convizioni e prosa sensazionalista che supporta le sue intuizioni di fronte a qualsiasi nozione di prova o scrupolo”.

Milligan si concentra soprattutto sulle accuse relative a due ragazzi con una borsa di studio della Chiesa che in cambio sono stati tenuti a cantare nel coro cattedrale di St Patrick, Melbourne. Sostiene che Pell presumibilmente "li ha abusati" in una stanza della cattedrale. Uno dei ragazzi è morto per un sovradosaggio e non può testimoniare. Nessuno degli altri coristi corrobora il reclamo.

La conclusione di Cravens è che "si può solo sperare a Dio che nel clima attuale le persone saranno in grado di rendersi conto che questo è un caso che viene montato per un processo di stregoneria".

#newsLgqyjympds

 Cardinale Pell. La verità è ben altra


Ieri, come ci si aspettava da qualche giorno e come era previsto da un paio d'anni di ininterrotta macchina del fango, il cardinale Pell, fra gli squilli di trombe sincronizzati dei giornali di tutto il mondo, è stato incriminato per atti di pedofilia.
Subito si è scatenato il solito sciacallaggio. Anzi questa volta il fatto che un cardinale di alto livello sia accusato in modo così grave ha generato una soddisfazione incontenibile. "Ce l'abbiamo fatta" sembrano dire, "abbiamo preso un pesce grosso".


Va detto però che i punti oscuri e poco chiari nelle accuse a carico di Pell sono molti e fino a prova contraria non c'è alcuna vera conferma della colpevolezza del cardinale. Tutto si basa sulle testimonianze di persone che dopo decenni dichiarano di essere state abusate. Come si può provare che una persona avrebbe compiuto degli abusi su un'altra nel 1970? Probabilmente non si può, ma ai nemici basta rovinare la reputazione del cardinale e della Chiesa intera per essere soddisfatti.

Il cardinale intanto non si è mai sottratto a nessun confronto e a nessun tipo di interrogatorio ed è già volato in Australia per difendersi, dichiarandosi innocente.

"Queste materie sono oggetto di indagine da due anni, ci sono state fughe di notizie ai media, c’è stata una character assassination senza tregua". Quindi ha definito i reati che gli vengono contestati "crimini orribili": "Guardo al giorno in cui mi potrò difendere davanti alla corte. Ho informato regolarmente il Santo Padre in questi lunghi mesi e in numerose occasioni e abbiamo parlato della possibilità che io prenda un periodo di congedo per difendermi. Per questo sono molto grato al Santo Padre di avermi dato il congedo per tornare in Australia. Respingo totalmente le accuse. Queste notizie rafforzano la mia risolutezza e mi offrono la possibilità di difendere il mio nome".

Il porporato si dichiara totalmente innocente.

Su tutta la questione Pell e le accuse che ciclicamente gli vengono rivolte, dobbiamo puntualizzare alcune cose:

- Al momento le accuse principali che gli sono attribuite parlano di fatti che sarebbero risalenti a decenni fa e che non possono essere provati in alcun modo.

- Sulla problematica nella pedofilia nel clero australiano, Pell ha già parlato degli errori che sono stati fatti dai vescovi, ammettendo che ci sono state delle zone d'ombra. Dei casi ci sono stati davvero e dovevano essere repressi con molta più forza.

- Sul cardinale però si è concentrato l'odio di molti avvocati e altri personaggi interessati, perché ha di fatto limitato i risarcimenti alle presunte vittime, portando molti casi in tribunale. Le diocesi australiane erano infatti diventate una mucca da mungere, come quelle statunitensi, da cui si poteva attingere con una semplice accusa. E' probabile che sia in corso una punizione nei confronti di chi si è ribellato.

- En passant, nel 2002 un tizio accusò Pell di averlo abusato nel 1961. Accusa poi caduta totalmente. Il cardinale venne assolto.

- L'uscita coordinata e a caratteri cubitali della stampa di tutto il mondo fa pensare ad una regia ben definita. Perché lo stesso risalto non è stato dato all'enorme scandalo pedofilia (quello provato e certificato )che colpì il parlamento britannico?

Fatto sta che il cardinale Pell non si sta nascondendo, non sta fuggendo e dopo aver indetto lui stesso una conferenza stampa è corso a difendersi.
di Francesco Filipazzi
http://www.campariedemaistre.com/2017/06/cardinale-pell-la-verita-e-ben-altra.html

Quel "ranger" dalle spese pazze: in Vaticano si brinda alla caduta

Gestiva il ministero delle Finanze con il pugno di ferro. Ma era contestato per i suoi sperperi

Roma - Quando tre giorni fa Francesco lo aveva ricevuto in udienza privata, il cardinale George Pell, accusato da più persone di abusi su minori compiuti negli anni Settanta a Ballarat, in Australia, si era presentato dal Papa con la lettera di dimissioni dall'incarico di prefetto della Segreteria per l'Economia.
Ma Bergoglio gli aveva prontamente risposto: «Non accetto le tue dimissioni. Fino a quando i giudici non si pronunceranno, tu per me sei innocente». Dimissioni respinte dal Papa quindi e incarico congelato per permettere al cardinale di poter tornare in Australia e sottoporsi al processo che lo vede imputato. Dopotutto Bergoglio con la sua politica di «tolleranza zero», aveva chiarito il concetto anche ai suoi più stretti collaboratori: con gli abusi sui minori si va a processo, il tempo dei panni sporchi lavati in casa è finito.
E così il gigante australiano, una delle nomine più importanti del pontificato di Francesco, ha gettato la spugna dopo oltre 4 anni di lavoro in Curia, tra veleni e polemiche, lasciando per il momento l'incarico di prefetto della Segreteria per l'Economia, consapevole che forse non rientrerà mai più in Curia. Lo decideranno i giudici. Il Papa, infatti, aspetterà il verdetto della giustizia australiana per procedere con una nuova nomina, considerando anche che il mandato di Pell (che ha già superato l'età della pensione) scadrà comunque nel 2018. Stesso discorso per il C9, il consiglio di cardinali che aiuta il Papa per la riforma della Curia Romana: Pell fa parte del consiglio come rappresentante dell'Oceania e come capo delle finanze vaticane. Il suo posto rimane per il momento congelato, anche perché non sono previste nuove riunioni del C9 fino a settembre.
Nonostante la fiducia del Papa, però, i nemici di Pell in questi anni sono cresciuti a vista d'occhio, addirittura qualcuno ha brindato nei dintorni del Vaticano dopo la notizia dell'incriminazione del cardinale 76enne. Il ranger (questo il soprannome dato dal Papa a Pell) si stava muovendo in Curia «come un elefante» per applicare la riforma finanziaria voluta da Francesco, senza guardare in faccia a nessuno. E, infatti, adesso che il porporato lascerà Roma, il timore che cresce nei Sacri Palazzi è che la riforma economica possa arenarsi.
Quella di Pell è stata una nomina sbagliata, mormorano in tanti adesso che l'incriminazione per abusi sessuali su minori è stata ufficializzata, ricordando che il porporato australiano era finito al centro delle cronache anche per le sue spese pazze, svelate nel volume Avarizia di Emiliano Fittipaldi: voli in business class da oltre 1.000 euro per la tratta Roma-Londra (un lusso, secondo Pell, motivato dalla stazza e dai problemi fisici che non gli permettono di viaggiare in economy), mobili e armadi per un valore di 47mila euro, un sottolavello da 4.600 euro, preziosissimi abiti liturgici (Pell è indicato come uno dei cardinali più tradizionalisti), riuscendo a spendere circa mezzo milione di euro nei primi sei mesi di permanenza a Roma, tutto a carico della Segreteria per l'Economia.
Oltre a questo, Pell negli ultimi quattro anni, aveva animato lo scontro all'interno della Curia Romana per la gestione delle finanze e soprattutto con l'Apsa, la cosiddetta «Banca Centrale» del Vaticano, per la gestione degli immobili della Santa Sede, con riunioni spesso infuocate, dove addirittura una volta il cardinale australiano, battendo i pugni sulla scrivania, si era rivolto a un confratello cardinale dicendo: «Lei deve fare quello che dico io». Lasciando questa volta l'amaro in bocca anche a Francesco.
Il Foglio
(Giuliano Ferrara) Il card. Pell incriminato per abusi sessuali di decenni fa. Per me, sulla sua non colpevolezza vale il vaglio di tre Papi. Ma l' incapacità della chiesa di difendersi dalle accuse di pedofilia viene da più lontano: da Lutero e dal Vaticano II.
Il passaggio o la recita sempre lo stesso. Quaranta, cinquanta anni dopo spuntano le vittime, il racconto orrido di abusi e coperture degli abusi si fa largo a mac chia d' olio, il tempo trascorso rende il tutto molto opaco ma la memoria organizzata è infallibile e si nutre di particolari da incubo che sfidano il mezzo secolo dai fatti, i comitati legali e ideologici si impadroniscono della situazione, vittime e portavoci delle vittime e delle associazioni antipedofilia non si distinguono più tra loro, commissioni d' indagine politiche si mescolano con tutto l' equivoco del caso a pubblici ministeri e polizia giudiziaria nella rincorsa al rinvio a giudizio, la chiamata in causa di prelati collocati sempre più in alto nella gerarchia vaticana rende più saporito il minestrone cucinato con l' operosa assistenza dei media, e il dilagare di pubblicazioni ad hominem, esempi di character assassination senza scrupoli, appronta il letto su cui si distende un' opinione pubblica indignata, terrorizzata dai particolari, fino all' inevi tabile accusa di stupro, abuso supremo. Ora hanno beccato in pieno il cardinale George Pell, australiano, prete nei primi anni Settanta, poi arcivescovo, poi primate d' Australia e cardinale della chiesa romana, infine numero tre operativo del potere vaticano con delega alla finanza e alla sua riforma. Dall' Australia, tra commissioni politiche e magistratura, tra comitati e movimento delle vittime, sono riusciti a incriminarlo, con una ovvia presunzione di innocenza e una altrettanto ovvia gogna universale, e lo mandano sotto processo. E' archiviata l' archiviazione delle precedenti denunce o testimonianze, risalenti al 2002, e si procede sicuri e inflessibili nonostante tutto. Il vaglio di tre pontefici sulla figura di Pell è un boccone ghiotto: san Giovanni Paolo II lo fa vescovo e cardinale, Benedetto XVI lo stima e lo considera per quel che è, uomo della tradizione cattolica e della guerra al relativismo religioso, filosofico e morale, mentre Francesco addirittura, sapendo che era personalità "controversa" agli occhi del movimento antipedofilo australiano, lo chiama a Roma ad altissime responsabilità. Un passaggio delicato per il pontificato, sentenzia uno dei portavoce della zizzania curiale, il giornalista Fittipaldi. Un esempio di tolleranza zero per un Papa che gli impone di tornare in Australia a difendersi in giudizio, è il verdetto del difensore di Francesco, Alberto Melloni. Io nel video via web vedo un uomo che va verso gli ottanta, un colosso dalla faccia larga, sincera e intelligente, che parla un inglese con l' accento rude della "riva fatale", e un' espressione amara, malinconica, impaurita nonostante l' orgogliosa proclamazione della sua innocenza e la disponibilità impeccabile a battersi in giustizia per dimostrarla. Pell ha tutta l' aria di sapere quanto è forte l' aura di sospetto e di fetida malevolenza che circonda qualunque prelato vaticano in posizione eminente che sia raggiunto da accuse di abusi e copertura di abusi, conosce il meccanismo della vittimizzazione in cui si mescolano ricordi lontani, testimonianze per loro natura giuridicamente dubbie, rimpasti orchestrati della memoria come strumento ideologico di lotta contro il clero cattolico. Sa che il delegato del Papa nella commissione vaticana contro la pedofilia, parlando nella celebre "60 minutes" della Cbs americana, Peter Saunders, tra i fedeli abusati in gioventù, gli ha rovesciato contro l' imputazione mortale di essere uno che "disprezza i bambini vittime di abusi sessuali". Pell è un uomo realista e pragmatico, un costruttore e un capo, uno che diffida delle burocrazie curiali, dove si annidano tanti suoi nemici che sono nemici di ogni riforma e soffiano sul fuoco sacro del repulisti morale perché nulla davvero cambi, e probabilmente ha un' opinione dubbia di molti aspetti plateali e chiassosi della campagna contro gli abusi del clero in tutti questi anni. Dunque "disprezza i bambini vittime di abusi sessuali", è una delle tante equazioni morali penetrate nella scorza una volta dura della chiesa, oggi un corpo fragilissimo e un' anima in. 
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La resa su Pell. La secolarizzazione forzata, fino alla Renuntiatio, è stata orchestrata sulla pedofilia del clero celibe
(Giuliano Ferrara - Il Foglio) Sulla non colpevolezza di George Pell aggiungo il mio modesto e inessenziale al vaglio di tre Papi. Sono da sempre convinto, e non c' è "Spotlight" che mi faccia cambiare parere, che uno dei cardini della secolarizzazione e scristianizzazione forzata di tutti questi anni, fino alla messa in stato di espiazione di un pontificato teologico altissimo, e alla Renuntiatio del suo titolare Benedetto XVI, è la campagna orchestrata contro la pedofilia del clero. Il disordine sessuale è sempre stato tipico di tutte le società in generale, e in particolare non sfuggono al quadro i luoghi deputati dell' inibizione della libido, tra questi il clero monosessuale, celibe e votato alla castità. Non sono un negazionista quando si parli di abusi sui minori. Bisogna però che se ne parli in modo civile, rispettando le proporzioni, sapendo misurare con giustizia e senso comune l' esatta dimensione del fenomeno e la sua diffusione, evitando di fare cacce alle streghe monacate o tonacate, troppo semplice rovesciamento storico e mitologico della logica di Torquemada e dei peggiori istruttori dell' In quisizione spagnola. E sono stordito dall' incapacità della chiesa di rispondere per le rime alla caccia alle streghe, dalla rinuncia a spiegare, a descrivere, a tematizzare il fenomeno degli abusi, consegnando mani e piedi il clero alla logica del sospetto come anticamera della verità. S' io fossi Papa arderei lo monno, per parafrasare a contrario Cecco Angiolieri (s' i' fosse papa, sarei allor giocondo / ché tutti i cristiani embrigarei). Risponderei alla Royal Commission australiana che si facessero gli affari loro, e alla giustizia dello stato di Victoria che il cardinale Pell è indisponibile a processi che potrebbero trasformarsi facilmente in giustizia sommaria, è statutariamente difeso dalla sua condizione vaticana, e non figurerà come capro espiatorio nel quadro di una grave campagna di delegittimazione dell' autori tà e dei carismi della chiesa cattolica cioè universale. Ma questo non può ahimè accadere. Con il Concilio Vaticano II la chiesa romana è diventata luterana. Genio religioso, grande predicatore, feroce moralista, il monaco fatale dell' Europa e del mondo moderno affidava, con Paolo e Agostino, alla sola fede la salvezza delle anime, e alla sola Scrittura. Ne uscì distrutto l' im pianto di fede e ragione costruito da Tommaso d' Aquino con l' ausilio di Aristotele. Ne uscì consumata in cinque secoli la chiesa come istituzione pellegrina visibile, sostituita dal popolo di Dio che amministra per sé solo, nell' intimità e nella quotidianità del suo vivere, l' istinto del peccato e l' impulso morale. Roma diede scandalo, tra lascivia denaro politica e bellezza, e la cristianità occidentale piano piano è mutata fin dalle sue radici sotto la sferza della Riforma. Il disordine sessuale antico come il mondo, sotto l' azione congiunta del puritanesimo e del libertarismo relativista, è diventato fenomeno specifico, è dilagato come problema proprio di una chiesa celibe e casta, dunque repressiva, ed è fatto oggetto di una campagna secolarista di colpevolizzazione. L' unica risposta rimasta è quella, per la verità miserabile, della tolleranza zero e dell' abbandono dei preti al vorace pregiudizio dei giusti, dei portavoce delle vittime.
La Repubblica
(Alberto Melloni) Il tornado Pell s' è abbattuto sul collegio cardinalizio riunito in Concistoro. Con danni che qualcuno cercherà di usare contro papa Francesco. Vocine maliziose dentro e fuori i sacri palazzi hanno subito preso a dire che il Papa aveva scelto Pell per il C9 (Il Consiglio dei 9 cardinali che coadiuvano Francesco per la riforma della Curia). Hanno ricordato la "fiducia" del Papa per quel cardinale a cui affidò pochi mesi dopo l' elezione le questioni finanziarie vaticane. Che Francesco aveva costruito l' ufficio che Pell aveva poi usato in modo talmente personalistico da costringere il Papa stesso a far nascere nuove (troppe) commissioni per bilanciare quello che era diventato un (troppo) autocratico centro di potere. E hanno detto che questa "crisi" farà bene al Papa: che è un modo per dire che il Papa non sta facendo bene... Proviamo allora a fare chiarezza su quattro punti. Primo: la questione dei pedofili preti (dei pedofili non preti mi pare ci si occupi poco) non si è risolta, né si poteva risolvere, né si risolverà con roboanti dichiarazione sulla "tolleranza zero" o sulla "vergogna". L' una e l' altra sono infatti il minimo richiesto a tutti davanti a crimini così orribili. Il problema della Chiesa è chiedersi chi, come e perché abbia scelto come vescovi figuri che, come disse proprio Pell con sconcertante candore davanti alla Royal Commission australiana che indagava sui preti stupratori, avevano la "predisposizione a non credere ai bambini". Non è cristianesimo, ma ideologia clericaloide quella che mette sul piatto della bilancia il dolore delle vittime e l' onore della Chiesa: ed è solo con una conversione spirituale che la Chiesa può misurarsi con un crimine che affonda le sue radici nella mancanza di fede. Secondo: il tentativo di usare il tornado Pell per appannare l' immagine del Papa fa parte di un disegno, che ha di mira molte nomine vicine e, in un orizzonte imprecisato, il conclave futuro. Il conclave passato, quello che scelse Bergoglio, era convinto che i guai della Chiesa fossero tutti italiani, tutti curiali e tutti venali. E Bergoglio, che voleva mostrarsi compiacente versi gli antagonisti (eccezion fatta per Scola) vide in Pell, conservatore spiccio in teologia e nei modi, qualcuno con cui mostrarsi aperto. Francesco infatti governa (come padre Arrupe) a norme invariate e coi nemici vicini. E Pell, dopo essersi prestato a polemizzare con Francesco, adesso viene usato per far credere che la sua rovinosa incriminazione sia un "colpo" al Papa. Così da impressionare i cardinali del Concistoro, provenienti da mondi così distanti fra loro da aver rafforzato le piccole cordate che hanno interesse e capacità di catalizzarne gli orientamenti. Terzo: la decisione di sollevare Pell dagli incarichi da parte del Papa è un esercizio solenne dell' autorità apostolica. Liberandolo dagli uffici Francesco di fatto permette/ obbliga Pell a presentarsi davanti ai giudici civili (nel 2016 si fece interrogare in video da Roma per ragioni di salute). Ai tempi di Wojtyla l' allora arcivescovo di Boston venne portato a Roma come arciprete di Santa Maria Maggiore: così il cardinale Law godette di quella certa immunità che lo rese irraggiungibile alla giustizia americana. Mandare Pell davanti ai giudici perché lì si difenda non è un atto dovuto: riconosce che la fallibile giustizia umana è un passaggio senza il quale la Chiesa non potrà riflettere sul "suo" problema: cioè chi abbia fatto vescovi uomini senza discernimento, che ordinano rottami umani e poi ne coprono i delitti. Quarto: l' autodifesa di Pell. Nel dichiararsi innocente dall' accusa di essere stato anche lui uno stupratore di bambini in gioventù, il cardinale sembra fare una distinzione fra la perpetrazione di quel delitto (che nega di aver commesso, come fanno tutti gli innocenti e quasi tutti i colpevoli) e la copertura del crimine (cosa che aveva ammesso che la sua Chiesa aveva fatto). Ma più che una difesa, è una auto-accusa. Non saper cogliere il dolore delle proprie vittime è il marchio di tutti gli stupratori, che proiettano nella vittima una chiamata alla violenza che esiste solo nella loro crudeltà o nella loro perversione autoassolutoria. Comunque vada il processo in Australia, anche se le accuse si dimostrassero false, questo equivoco è abbastanza per mettere il collegio cardinalizio in imbarazzo. Nella prefazione ad una biografia dedicata a Pell - "Il difensore della fede", nel 2004 - George Weigel, filosofo guida del cattolicesimo conservatore che vedeva in lui un Martini di destra, lo aveva lodato come un uomo di forti principi, il cui peso sarebbe stato decisivo nel collegio cardinalizio. In un certo senso Weigel aveva ragione: Pell dimostra al collegio cardinalizio che i gusti conservatori e autoritari non devono bastare nella scelta dei vescovi. Anche chi in quel collegio non vede l' ora che la primavera evangelica di papa Francesco finisca, se lo ricordi.

Dal cardinale Pell alla Chaouqui, le nomine sbagliate di Papa Francesco

Non solo il porporato australiano. Il caso dei corvi di Vatileaks 2


Roma, 30 giugno 2017  - Eppure il Papa era stato avvertito sul conto delcardinale Pell. Le accuse di abusi sui minori circolavano da anni, i modi spicci dell’arcivescovo erano risaputi. Niente da fare, Francesco non ha sentito ragioni e nel 2013 l’ha nominato membro del Consiglio dei cardinali per la riforma della Curia, poi l’anno seguente gli ha affidato la regia della nuova potentissima Segreteria per l’Economia, nata con il compito di controllare la gestione economica dei dicasteri vaticani. Trasferendolo da Sydney in Santa Sede, il Papa ha forse voluto tenerlo sotto controllo, perdonandogli anche i 500mila euro spesi in sei mesi appena arrivato a Roma, ma sta di fatto che quella di Pell è una delle nomine più controversedella stagione bergogliana.
Clamorosa fu quella, risalente a quattro anni fa, della pr italo-marocchina Francesca Immacolata Chaouqui all’interno della Cosea, la Commissione di monitoraggio sui tagli di spesa in Vaticano. Quando venne designata, l’avvenente lobbista con un passato in Ernst & Young era conosciuta da pochi all’interno delle mura leonine. E non solo per la sua vicinanza a monsignor Lucio Vallejo Balda, il segretario della Prefettura degli affari economici legato all’Opus Dei. Nei mesi precedenti alla nomina dal suo profilo Twitter erano partiti alcuni cinguettii al vetriolo che prendevano di mira l’ex ministro Giulio Tremonti, accusato di essere omosessuale, e l’allora segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, tacciato come «corrotto». Pur se la diretta interessata ha sempre negato di essere l’autrice di quei tweet, anche solo per un discorso di prudenza ce ne era abbastanza per lasciarla fuori dalla Santa Sede.

E, invece, Balda avrebbe nascosto a Bergoglio ‘l’esuberanza’ della pr. Risultato, lui diventò segretario della Cosea e lei l’unico componente donna dell’organismo. Il resto della storia suscita ancora imbarazzi all’interno della Chiesa. Entrambi il 31 ottobre 2015 vennero arrestati dalla Gendarmeria vaticana nell’ambito dell’inchiesta Vatileaks 2 . Ritenuti colpevoli di aver divulgato documenti segreti, Chaouqui e Balda saranno condannati rispettivamente a dieci e a diciotto mesi di carcere. La lobbista se l’è cavata con la sospensione della pena, il presule con la condizionale.
Non solo Chaouqui. Appena una decina di giorni fa la Santa Sede è stata scossa dalle dimissioni a sorpresa del revisore generale, Libero Milone, il ‘controllore dei controllori’. Il manager era stato nominato in quel ruolo nel maggio 2015 da Bergoglio. Braccio destro di Pell, Milone ha fatto le valigie lasciandosi dietro un alone di mistero, alimentato dall’ipotesi, né confermata, né smentita dal segretario di Stato, Pietro Parolin, di un’indagine interna sul suo conto. Il revisore, un’esperienza internazionale alle spalle in Deloitte & Touche, Wind, Telecom, Poltrona Frau, Falck, Fiat e Onu, qualche giorno prima delle dimissioni sarebbe stato interrogato dai gendarmi vaticani. Il suo nome era finito sui giornali già pochi mesi dopo la designazione in Vaticano. Nell’ottobre di due anni fa denunciò la violazione del suo computer. È da quell’esposto che prese le mosse l’inchiesta Vatileaks 2 .

di GIOVANNI PANETTIERE