ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 21 giugno 2017

Il fattore K..


DALL’UCRAINA A BERLINO, AVANZA LO STATO TOTALITARIO DEL KULANDRO


Il lettore ha creduto di fare una battuta sarcastica. Invece posso assicurare che non è uno scherzo. Riservatamente, fra le condizioni poste al regime di Kiev per “entrare in Europa”, è stato chiesto di far approvare al locale  parlamento  la legge sul matrimonio  dei  pervertiti, detto “unioni civili”.  Di fronte al primo agghiacciato rifiuto della sbalordita  giunta di Kiev –  impossibile strappare in parlamento una maggioranza per questo – la risposta è stata:  allora l’entrata nell’UE ve  la sognate, perché questi sono i nostri valori


La prima sfilata a Kiev. Glielo ha chiesto l’Europa.

Questa prima storica sfilata delle kulandre in Ucraina deve essere dunque parte del pacchetto concordato: da cui dipende tutto il resto,  i viaggi senza visti, la protezione NATO, il fatto che Bruxelles  sul Donbass  continui a dar  ragione a Kiev e torto a Putin… A vedere le quadrate legioni dei finocchi in fazzoletto rosa e le squadre dei sadico-anali in similcuoio e museruola ,  così palestrati, tutti uguali, provocatori  e sicuri di sé  (è vero che han dovuto esser protetti da cinquemila poliziotti,  gli ucraini non sono ancora tanto maturi), viene persino da pensare che   siano attori  a noleggio, che esista una compagnia di giro che si produce in gay pride in giro per l’Europa a pagamento – un po’ come le Femen.
La protezione di 5 mila poliziotti  mostra naturalmente il carattere totalitario delle operazioni europee: bisogna obbligare con la forza pubblica i popoli alla “libertà sessuale”.


Kiev. Sfilano i sadico-anali…


...Protetti da 5 mila poliziotti.


La nuova faccia dell’oppressore totale.

L’Euro-sodomismo in espansione

Ma la liberazione totalitaria all’Est passa da un successo all’altro. Da qualche giorno la Serbia ha una lesbica militante capo del governo. Una notizia che Repubblica ha salutato così: “Svolta storica in Serbia: per la prima volta, nel Paese balcanico dove le tendenze omofobe sono storicamente forti e a volte violente, una donna dichiaratamente lgbt assume la guida del governo. Il giovane presidente eletto (ed ex premier) europeista e riformatore Aleksandar Vucic ha annunciato di aver scelto Ana Brnabic, dall’estate scorsa ministro della Funzione pubblica, quale suo erede alla guida dell’esecutivo”. 
E’ chiaro dunque che anche questa nomina è stata pretesa da  Bruxelles Berlino, come “segnale” dell’ “europeismo riformista”  dei presidente  Vučić: “ uomo molto potente: continua a mantenere un forte controllo sui media, sia attraverso l’apparato statale sia attraverso il controllo delle proprietà in mano ai suoi alleati oligarchi”, così viene descritto. Insomma un oligarca del passato sovietoide, ma ora legittimato “riformista europeo”  grazie alla nomina della lesbica. Del resto, siamo giusti, che cosa lo distingue veramente dalla  “democrazia” di Angela Merkel e di Macron? O di Gentiloni? Non mantengono anch’essi  “un forte controllo sui media, sia attraverso l’apparato statale sia attraverso il controllo delle proprietà in mano ai suoi alleati oligarchi” confindustriali o finanziario speculativi?
La fondata speranza è che con la lesbica alla guida, la  Serbia – alquanto recalcitrante –   chieda  (grazie al ricatto di rapporti economici con la UE) di entrare nella NATO e  faccia piazzare i  missili atlantici a ridosso della un tempo amica Russia, insomma partecipi all’accerchiamento.  Da cui si vede che la “Liberazione delle Kulandre”  fa tutt’uno col bellicismo  atlantico;   le nozze gay e le sfilate dei sadico-anali sono parte del pacchetto  obbligatorio definito una volta per tutte. Seguirà l’obbligo di inviare truppe in Irak e Afghanistan,in Siria e dovunque li vuole Sion. Seguiranno, per la gioia degli ucraini e dei serbi, la teoria del gender nelle scuole  per ordine delle autorità di Stato , i corsi di masturbazione  forzata  negli asili ai bambini di quattro  anni, le 12 vaccinazioni obbligatorie ai neonati, il rialzo dei casi di autismo che noi già sperimentiamo; e non si dimentichi la forzata “accoglienza dei profughi e immigrati”  a spese dei contribuenti locali, 4 miliardi l’anno da sottrarre ai poveri locali per darli a chi “assiste” i negri. Verrà anche lo “jus soli”, e tutto il resto.  La dittaura dei kulattoni porta conseguenze anche impreviste, tutto un pacchetto.

El Papa onora in don Milani il  pederasta

In Italia la neo-Chiesa s’ingerisce , attraverso il più  ignorante dei suoi arroganti rappresentanti oligarchi, nella questione dello jus-soli: bollando di egoismo i parlamentari che hanno delle riserve. Come si permette? La concessione o negazione della cittadinanza è l’atto giuridico per eccellenza che spetta ai rappresentanti del popolo. Ma i media applaudono, ovviamente.  Ce lo chiedono gli atei, i miscredenti, i progressisti ricchi, i laicisti che solo ieri gridavano alla “ingerenza della Chiesa”   nelle faccende interne: bisogna “obbedire a papa Francesco”.
Il quale papa Francesco coglie proprio questo momento per glorificare don Milani, il “prete di Barbiana” tanto amato dai cattolici adulti e dalle sinistre progressiste, ma da anni alquanto dimenticato.
Grazie ad Elisabetta Frezza, capiamo meglio perché proprio ora: “Silvia Ronchey su Repubblica (clicca qui) ci ha informati che «Milani è il rampollo di un’alta borghesia ebraica di antico lignaggio, radicate posizioni liberali, sofisticate tradizioni culturali…che si fa traditore sia del proprio ceto, sia degli schieramenti autoritari della propria chiesa, un ebreo non praticante calamitato dalla letteratura, dalla poesia, dalla pittura fin da adolescente, artista bohémien dalla non celata omosessualità nella Firenze di fine anni Trenta”.  Ed ecco qualche passo da “l’epistolario di don Milani, che ora dovrebbero figurare nel Meridiano di prossima uscita: “E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)” – e poco più avanti, in una lettera a un giornalista poi suo biografo: “E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno .
Di questo prete ebreo che lo vuol mettere in culo ai suoi ragazzi, Bergoglio  ha voluto rinfrescare la glorificazione che era andata spegnendosi, con queste parole: «Mi piacerebbe che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani» (clicca qui). La fama di Don Milani era andata un po’ a pallino anche a causa dello scandalo pedofilo del Forteto, dove seguaci dei metodi educativi del prete ebreo omosessuale effettivamente lo “mettevano in culo” ai bambinelli, e non per metafora.
El Papa ha scelto proprio questo momento – l’avanzata del totalitarismo sodomitico – per riglorificarlo.
Pensate che sia un caso? Una  coincidenza? Che Bergoglio sia mal consigliato? Ma niente affatto. Subito la Fedeli, quella ministra ignorante messa a guidare la “scuola” al solo scopo di imporre la teoria gender, “raccoglie con soddisfazione «l’invito di Papa Bergoglio: ricorderemo don Milani e lo renderemo protagonista di una memoria attiva», prendendolo a modello del «vero educatore appassionato di una scuola aperta ed inclusiva» (clicca qui).
Insomma bisogna dar ragione alla Frezza. Con Bergoglio “ si è finalmente realizzata la collaborazione piena e manifesta tra super-stato e neo-chiesa nel promuovere anche questo punto estremo dell’agenda sovranazionale partorita dalle élite mondialiste. Dopo l’adesione ad ambientalismo, immigrazionismo, salutismo sessuale e riproduttivo, femminismo e omosessualismo, l’ambíto traguardo dell’abolizione della cristianità richiede che sia derubricato l’abominio pedofilia anche presso i sacri palazzi e a beneficio dei residenti”.
“Il katechon si è tramutato in volano di ogni perversione dell’ordine naturale”.  El Papa allinea la chiesa gerarchica nel nuovo ordine del vizio e dell’arbitrio totale, ancora una volta : obbligatorio. Non siete, non siamo liberi di opporci. E nemmeno di sapere la verità.

Ordine della Merkel: mentire sui migranti

Spero abbiate letto lo scoop (ne parla Marcello Foa) del Corriere del Ticino, che ha rivelato un documento riservato del Bundeskriminalamt (BKA) la Polizia criminale tedesca. Si intitola «Come agire in presenza di attacchi terroristici” e contiene le linee guida sulle informazioni da trasmettere alla stampa”  nell’anno elettorale, dove la Merkel deve vincere le elezioni:
Ecco l’esordio del documento della polizia  tedesca:
“Nell’anno elettorale 2017 non ci sarà alcun attentato, almeno se si sarà in grado di evitarlo. Ciò significa che, non importa quanto siano sicuri dei fatti i funzionari in campo, davanti alla stampa e all’opinione pubblica, per cominciare, si deve negare sempre tuttoLo staff di consulenza del Governo ha bisogno di tempo per illustrare l’accaduto e per mettere insieme un racconto credibile agli occhi dell’opinione pubblica».
«Le lettere di rivendicazione devono essere citate solo se necessario, ma senza fornire particolari. In caso di dubbio, escludere l’attacco terroristico. Divulgare la teoria dell’autore singolo, come pure quella della persona psichicamente disturbataIn aggiunta: evitare sempre, per cominciare, di parlare di IS (Stato islamico, n.d.r.) o di Islam».
La Cancelleria ha ordinato alla polizia di fornire cifre false sull’immigrazione clandestina:
La percentuale degli ingressi illegali è cresciuta del 70%. I colleghi italiani prevedono l’arrivo di circa 350 mila, fino a 400 mila migranti dall’Africa nell’anno 2017. Verso l’esterno, alla stampa e ad altri media, indichiamo una cifra di 250 mila unità».
La verità è ben diversa, riconosce la polizia:
Dieci milioni di visitatori stranieri all’anno entrano in Germania con passaporti falsi o rubati. In tal senso è possibile correlare la quantità di passaporti rubati con Al Qaeda (IS) e le attività terroristiche islamiste».
I reati di diritto comune  commessi da immigrati sono aumentati spaventosamente, riconosce il documento: “ Nel 2015 erano 309 mila, nel 2016 sono saliti a 465 mila”.
Soprattutto: «Mai parlare di migranti economici. La sollecitazione giunge direttamente dal ministro della Cancelleria e dal portavoce del Governo. Queste indicazioni sono tassative, per chi non le rispetta sono previste sanzioni severe, procedure disciplinari e il licenziamento dalla polizia».
Capito?  Ogni libertà per le kulandre corrisponde alla  perdita di libertà per i poliziotti, e alla falsificazione delle notizie da passare ai media. Tout se tient, è tipico del totalitarismo.
Secondo i sondaggi, la CDU della Merkel avrà la maggioranza assoluta. Anche questo è tipico:  ogni totalitarismo si regge sulla complicità delle masse,  persino sul loro entusiastico appoggio.
Anche in America, Justin Raimondo (celebre blogger di Antiwar.com)  scopre  la strana  realzione fra LGBT e totalitarismo. Torna sul caso del militante democratico fanatico James T. Hodgkinson, che ha sparato ai parlamentari repubblicani, ferendone gravemente uno (Scalise) per essere poi abbattuto.  Dal suo profilo Facebook, si rileva che l’assassino era un fervido ammiratore di Rachel Maddow,   la presentatrice di gran successo della  MSNBC, network  della tv mainstream. Ebbene: questa MAddow è una lesbica militante e sfegatata, che propaganda il LGBTQ, e nello stesso tempo organizza trasmissioni di un anti-putinismo  delirante.  Proclama  che Trump è un agente russo, proclama la necessaria  guerra contro Mosca. Justin Raimondo constata: il LGBTQ  ha superato addirittura i neocon, che sulla questione di Putin sono alquanto divisi. La kulandra   collettiva odia Putin in modo folle, il che è logico: sente in lui  l’esponente internazionale di una tradizione e di una etica inconciliabile con il totalitarismo  del vizio e del male.




Propaganda gay Il bavaglio alla Russia
La Cedu condanna la Russia per la vicenda degli attivisti che fecero propaganda gay davanti a una scuola. La tesi? Minata la libertà di espressione. Ma dietro la sentenza ci sono le solite motivazioni ideologiche. Ancora una volta la sovranità nazionale va a farsi benedire e la Cedu entra a gamba tesa in ambiti nazionali. Non è questa violazione della libertà di un popolo di autodeterminarsi?

In Russia tre attivisti gay tra il 2009 e il 2012 avevano inscenato alcune proteste contro una serie di atti legislativi che vietano la propaganda dei “rapporti sessuali non tradizionali tra i minori […] creando un'immagine distorta in merito all’equivalenza sociale tra relazioni sessuali tradizionali e non tradizionali”. Una disciplina normativa che non solo non vieta l’omosessualità, ma nemmeno la promozione dell’omosessualità, bensì che si limita soltanto a tutelare i minori dalla propaganda gay.
I tre avevano protestato all’uscita di una scuola secondaria, davanti ad una biblioteca per bambini ed ad un edificio che ospitava uffici amministrativi. Gli attivisti furono processati e condannati con una sanzione pecuniaria. Contro tale condanna fecero ricorso interno e poi, avendo perso in tutti i gradi di giudizio, si appellarono alla Corte europea dei diritti umani che da un po’ di anni assomiglia sempre più alla Corte europea dei diritti disumani viste le sue sentenze a favore di aborto, fecondazione artificiale e “nozze” gay. La Corte ieri ha dato ragione ai tre ed ha condannato la Russia a risarcire il gruppetto per aver violato l’art. 10 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo che tutela la libertà di espressione e l’art. 14 che vieta atti di discriminazione (sentenza Bayev e a. V. Russia n. 67667/09, 44092/12 e 56717/12). Il Ministero di Giustizia farà ricorso in appello.
Chiamata alla sbarra è dunque una serie di normative a tutela dei minori. In particolare una legge del 2013 in cui – come appuntavamo qualche anno fa da queste stesse colonne -  si vietano “azioni pubbliche mirate a promuovere la sodomia, il lesbismo, la bisessualità e il transgender tra i minori”. Il divieto non riguarda i singoli, ma gli enti, come le scuole, le associazioni, le fondazioni, etc. Messe al bando dunque le lezioni scolastiche alternative pro-gay, il volantinaggio da parte di associazioni omosessuali davanti alle scuole, le pubblicità in cui due uomini si baciano trasmesse in televisione durante la fascia protetta, ed altro ancora, sempre che il loro contenuto possa essere visto, ascoltato o letto da dei bambini.
La Corte, si legge nel comunicato stampa rilasciato dalla CEDU, “ha rilevato in particolare che, sebbene le leggi in questione riguardassero principalmente la tutela dei minori, i limiti di tali leggi non sono stati chiaramente definiti e la loro applicazione è stata arbitraria. Inoltre, lo scopo stesso delle leggi e le modalità in cui le stesse sono state formulate e applicate nel caso dei ricorrenti è stato discriminatorio e, più in generale, non hanno alcun legittimo interesse pubblico. Infatti, adottando tali leggi le autorità hanno rafforzato lo stigma e i pregiudizi, ed hanno incoraggiato l'omofobia, atteggiamento incompatibile con i valori di una società democratica”.
Più in particolare la Corte in merito al vulnus recato alla libertà di espressione ha affermato che “il governo [russo] non ha dimostrato come la libertà di espressione sulle questioni LGBT avrebbe svalutato o influirebbe negativamente sulle ‘famiglie tradizionali’ o avrebbe compromesso il loro futuro”. In merito al fatto che il governo ha evidenziato una netta contrarietà della popolazione russa nei confronti dell’omosessualità, i giudici hanno risposto che “la Corte ha costantemente rifiutato di appoggiare politiche e decisioni che incarnano una presa di posizione di una maggioranza eterosessuale a danno di una minoranza omosessuale”.
In breve si chiama in causa la democrazia solo quando fa comodo, altrimenti ci si appella al concetto di “minoranza sociale” da tutelare. Ed infatti ecco che dopo due righe il comunicato in modo contraddittorio ricorda che “esiste un chiaro consenso europeo sul riconoscimento del diritto dei cittadini di identificarsi apertamente come gay, lesbica o qualsiasi altra minoranza sessuale e per promuovere i propri diritti e le proprie libertà”. Dunque il consenso unanime del popolo russo è carta straccia, mentre quello europeo – più dei giudici e dei legislatori a dire il vero – è sacro. Ma la legislazione oggetto di critiche da parte della Cedu riguarda i russi, non gli olandesi o gli spagnoli.
La difesa del governo russo si era incardinata principalmente sulla tutela della salute psichica dei bambini. Risposta da Strasburgo: “Per quanto riguarda i rischi per la salute pubblica, la diffusione delle conoscenze sulle questioni sessuali e attinenti all’identità di genere e la sensibilizzazione sui rischi associati nonché sui metodi di protezione, sarebbe una parte indispensabile di una campagna di prevenzione delle malattie e di una politica sanitaria pubblica”. Il ragionamento dei giudici è il seguente: il sesso omosessuale è rischioso per la salute e dunque occorre far formazione in tal senso. Ma affermare ciò significa aver già prima accettato l’idea che è bene che i bambini conoscano e apprezzino cosa sia l’omosessualità.
I giudici poi hanno aggiunto che in merito alla propaganda gay e “per quanto riguarda il rischio che i minori vengano ‘convertiti’ all'omosessualità, la Corte ha constatato che il governo non è stato in grado di fornire alcuna spiegazione sul meccanismo attraverso cui un minore potrebbe essere attratto verso uno ‘uno stile di vita omosessuale’, per non parlare delle prove scientifiche che l'orientamento sessuale o l'identità sessuale siano suscettibili di cambiare sotto gli influssi esterni”. Quindi per la Cedu bisogna provare che parlare a favore dell’omosessualità non possa influenzare un uditorio composto da menti semplici e immacolate. Ma se così fosse perché gli attivisti gay vogliono fare propaganda anche nei confronti dei bambini? E perché poi tutelare la loro libertà di espressione? Inoltre la Cedu sposa in modo acritico l’ipotesi che l’omosessualità e la transessualità siano dati genetici-innati.
In merito ai tre attivisti poi i giudici si spingono a dire che le loro attività di protesta davanti a luoghi frequentati dai bambini ha fatto loro solo bene: “I minori che hanno assistito alla campagna dei candidati sono stati esposti a idee di diversità, uguaglianza e tolleranza: l'accettazione di tali opinioni potrebbe solo favorire la coesione sociale”. Siamo alle solite: se il governo sposa un certo orientamento morale a favore dei rapporti secondo natura, tale scelta è discriminatoria, se invece si pubblicizza la sodomia si sparge sulla società un profumo di uguaglianza e tolleranza.
Relativamente al divieto di atti di discriminazione “le differenze basate esclusivamente su considerazioni di orientamento sessuale sono inaccettabili dalla Convenzione europea” hanno sentenziato i giudici.
Interessante il commento sulla sentenza della garante per i Diritti Umani in Russia, Tatiana Moskalkova: “C'è differenza fra esprimere un'opinione e fare propaganda. Sono due categorie diverse che usano diversi strumenti". Quindi non esiste in Russia un divieto di esprimere un’opinione a favore dell’omosessualità, ma è vietato organizzarsi per convertire al credo omosessualista i bambini. Il capo della commissione Affari Esteri della Duma, Leonid Slutzky ha infatti dichiarato che la Russia è "contraria all'imposizione di valori familiari alieni e non permetterà che le menti dei giovani vengano corrotte". L’affermazione è importante perché ogni governo è chiamato a prendere una posizione sull’omosessualità, cioè se concorre al bene comune o lo danneggia. In quest’ultimo caso può essere tollerata, ma mai può essere promossa, incoraggiata. La Russia ha fatto la sua scelta: che gli adulti facciano quello che vogliono, ma, dato che lo Stato giudica negativamente le condotte omosessuali, almeno i bambini siano risparmiati da questa propaganda.
Ed infine per chiudere una considerazione di diritto internazionale: ancora una volta la sovranità nazionale va a farsi benedire e la Cedu entra a gamba tesa in ambiti che dovrebbe essere lasciati alla piena discrezionalità di ogni singola nazione. Non è questa violazione della libertà di un popolo di autodeterminarsi?
di Tommaso Scandroglio21-06-2017

Radio Maria, Don Livio Fanzaga sospeso da Ordine giornalisti. Disse alla Cirinnà: “Ricordati che devi morire”


Radio Maria, Don Livio Fanzaga sospeso da Ordine giornalisti. Disse alla Cirinnà: “Ricordati che devi morire”

ROMA – “Ricordati che devi morire”. Così Don Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, si rese protagonista di un acceso dibattito contro Monica Cirinnà, prima firmataria del ddl sulle Unioni Civili. Ora per il sacerdote è arrivato il tempo delle sanzioni disciplinari. L’Ordine dei giornalisti lo ha infatti sospeso per sei mesi: voce storica dell’emittente radiofonica del Vaticano Fanzaga non potrà esercitare la professione fino a fine anno.
All’indomani della storica approvazione in Parlamento della legge che riconosce uguali diritti alle coppie g*y, Don Fanzaga si scagliò contro la senatrice in questi termini: “Arriverà anche per lei il giorno del funerale“. Salvo poi spiegare nei giorni a venire: “La senatrice Monica Cirinnà è cattolica e sa che cosa le volevo dire. Le ho ricordato il Giudizio ultimo che riguarderà ogni uomo e donna”.

Ma la citazione biblica non è certo bastata a sollevarlo dalle sue responsabilità. Il Consiglio di disciplina gli ha contestato l’accusa di “discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, s***o, condizioni personali, fisiche o mentali” nell’esercizio del diritto di cronaca.
Di qui la sospensione, che dopo la radiazione dall’albo è la seconda sanzione più grave cui è sottoposto un giornalista. Si applica nei casi in cui l’iscritto non solo abbia adottato comportamenti contrari alla deontologia, ma con la sua condotta abbia compromesso anche la dignità professionale.