ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 29 giugno 2017

L' offensiva antimariana

E ora nel mirino della neochiesa c’è Maria Vergine



Abbiamo visto che ogni giorno porta un nuovo tassello al mosaico del vasto disegno perseguito dalla neochiesa per sostituirsi, se possibile inavvertitamente, alla vera Chiesa cattolica, fondata da Gesù Cristo e affidata a san Pietro e ai suoi successori. Al centro della manovra c’è una strategia per assimilare gran parte della dei contenuti della cosiddetta Riforma protestante: in nome di un non meglio specificato ecumenismo, di fatto si sta dando ragione a Lutero, su tutta la linea, a 500 anni di distanza dallo scisma da lui provocato. Dopo averne pienamente riabilitato la figura e l’opera, e dopo averlo definito un sincero cristiano che ardeva di carità per la Sposa di Cristo (tanto è vero che la voleva distruggere), e dopo lo scandaloso viaggio del papa a Lund, in Svezia, per celebrare la festosa ricorrenza del mezzo millennio da che il monaco agostiniano si ribellò al papa Leone X, dapprima pubblicando le 95 tesi contro le indulgenze, nel 1517, poi, nel 1520, bruciando in pubblico la bolla papale Exurge Domine, resta il lavoro pratico di demolizione della teologia e della dottrina cattolica, e della loro sostituzione con la teologia e la dottrina protestanti. Per quanto riguarda la dottrina, non c’è problema: da quando, il 19 maggio 2017, nella sua quotidiana omelia da Santa Marta, il papa ha dichiarato che la dottrina è una cosa cattiva se crea “divisioni”, con evidente riferimento ai luterani, e ha accusato di “fanatismo” quanti la difendono, è ormai evidente che la trincea è stata abbandonata senza che alcuno abbia neanche tentato di difenderla. Resta la teologia; anche qui, peraltro, l’opera di demolizione e di sostituzione si presenta oltremodo facile, perché è stata preparata, abilmente e silenziosamente, da decenni di incontri interconfessionali, da traduzioni della Bibbia interconfessionali, da iniziative d’ogni genere interconfessionali, sicché i cattolici, senza quasi essersene resi conto, sono già rimasti con una teologia che, di fatto, è ancora cattolica solo di nome, e che, come un colosso dai piedi argilla, è pronta per essere abbattuta senza sforzo, al primo serio colpo che le verrà sferrato. E questo colpo, prossimamente, pare proprio che andrà a colpire al cuore la teologia cattolica, attraverso la figura e l’opera corredentrice della Vergine Maria. Il culto di Maria, come è noto, costituisce una delle cose che maggiormente differenziano i cattolici dai protestanti: per questi ultimi si tratta di un culto idolatrico, che non trova fondamento nelle Scritture (lette alla maniera di Lutero e di Calvino, beninteso), ma “solo” (e hanno detto poco…) nella Tradizione: ragion per cui, senza tante cerimonie, hanno abolito l’intera Tradizione, e così, distruggendo la foresta, si sono assicurati d’aver abbattuto anche l’albero più importante di tutti.


E, ancora una volta, l’attacco parte dalla Chiesa cattolica tedesca; o, come sarebbe più giusto dire, dalla neochiesa, o contro-chiesa progressista tedesca, la prima ad essere infettata, per evidenti ragioni storiche, culturali e geografiche, dall’eresia luterana e, più tardi, dall’eresia modernista: la quale, della prima, aveva ereditato non pochi aspetti, sia metodologici che contenutistici. La neochiesa tedesca, quella dei Rahner, dei Kasper, dei Marx, sostenuta dalle sue propaggine svizzere e olandesi (si pensi a teologi come Hans Küng o come Edward Schillebeeckx, imbevuti d’idee protestanti, oppure al famigerato Nuovo catechismo olandese, che, nel 1966, ereditava in pieno lo “spirito” del Concilio e illustrava fin troppo chiaramente la deriva neomodernista e semiprotestante della nascente neochiesa), è sempre stata in prima fila nell’introduzione delle peggiori novità che si son succedute nella Chiesa cattolica durante gli ultimi cinquant’anni. Sempre all’attacco dei dogmi, della liturgia, della sacra Tradizione, sempre smaniosa di rivedere, rileggere e reinterpretare le Scritture, sempre più assetta di “purezza evangelica”, cioè, in altre parole, sempre più insofferente del culto degli Angeli, dei Santi e di Maria Vergine, questa neochiesa di area tedesca e olandese sta guidando, ancora una volta, l’attacco contro quel poco che resta di cattolico nella Chiesa, e si sta preparando a sferrare l’assalto finale alla sua più munita cittadella: quella mariana, tanto cara specialmente alla devozione popolare, dopo che i teologi, gli intellettuali e le persone di cultura medio-alta hanno cominciato a prendere le distanze da essa, sconfessando secoli e secoli di tradizione culturale “alta”, per la quale il culto di Maria si trovava nel centro stesso della dottrina e della teologia cattoliche (dov’è un poeta della statura di Paul Claudel, che scriva versi per celebrare la Madonna, oggi? Abbiamo solo degli Enzo Bianchi che fanno di tutto per metter la sordina: Maria non può essere il riferimento per la promozione della donna nella Chiesa).

A segnalare i prodromi dell’offensiva antimariana è stato, ancora una volta, il bravo Marco Tosatti, che riferisce delle grandi manovre in atto nella neochiesa tedesca. La notizia, fresca d’inchiostro, è che la Conferenza Episcopale tedesca ha presentato una nuova “traduzione unificata” della Bibbia, valida, cioè, sia per i cattolici che per i protestanti: a quale scopo, non è dato sapere, visto che i protestanti, oltre a essersi praticamente liquefatti nella società tedesca, nel 2005 hanno rotto con questi patetici tentativi di giungere a una traduzione condivisa coi cattolici, e son tornati, puramente e semplicemente, alla vecchia e buona (si fa per dire…) traduzione effettuata da Martin Lutero in persona, fra il 1522 e il 1534. Colui che ha diretto la nuova versione interconfessionale, comunque, è il vescovo emerito Joachim Wanke, il quale, nel presentare il frutto della sua fatica e dei suoi collaboratori, si è preso la libertà di dire che la traduzione cui essi sono pervenuti è “più coraggiosa” (rispetto alla precedente, par di capire) perché presenta il linguaggio biblico in maniera più adatta al lettore moderno. Gira e rigira, siamo sempre lì: con la motivazione che si deve rendere il linguaggio biblico più comprensibile agli uomini d’oggi, di fatto si reintroduce dalla finestra, ma alla grande, quella esiziale eresia modernista, che faceva perno proprio sulla rilettura e sulla reinterpretazione delle Scritture, e che san Pio X, nel 1907, pensava o sperava, con la Pascendi, d’avere cacciato dalla porta, e, se non estirpato, almeno fermato e validamente contrastato. Orbene, fra le novità della nuova versione ce n’è una che attira subito l’attenzione: quella relativa alla traduzione della famosa profezia del Messia, contenuta nel Libro di Isaia (7, 14), la cosiddetta profezia dell’Emmanuele, da sempre motivo di aspre polemiche non tanto fra cattolici e protestanti, quanto fra cristiani e giudei, visto che il Libro di Isaia fa parte del canone dell’Antico Testamento, il quale riveste carattere sacro per entrambe le religioni. Nella precedente versione si poteva leggere: La vergine concepirà e partorirà un figlio, che si chiamerà Emmanuele: e si noti sia il fatto che sarà una vergine a partorire, sia il verbo declinato al futuro, a sottolineare il carattere profetico del passo. Per la Chiesa cattolica, naturalmente, si tratta di una profezia sulla nascita di Gesù Cristo dalla Vergine Maria; cosa che ai giudei non è mai andata giù, e che ha sempre lasciato alquanto freddi i luterani. Ma ecco la nuova traduzione, secondo gli approfonditi studi del gruppo guidato dal “coraggioso” Wanke:  La vergine ha concepito e partorisce un figlio. Detta in questo modo, si direbbe proprio che la vergine non è più tale, al momento di partorire; inoltre, al tempo futuro si sostituiscono un passato prossimo e un presente, cosa che smorza di parecchio l’empito profetico del brano, e sembra ricondurre l’episodio dal piano messianico a quello meramente storico, dove si prende atto di una cosa che accade, o che è accaduta.
Potrebbero sembrare cambiamenti di poco conto, invece rivestono un significato enorme; senza contare che, per capirne tutta la portata, bisogna tener presente che quasi ad ogni versetto della Bibbia i valorosi filologi e biblisti germanici hanno ritenuto giusto e opportuno apportare qualche cambiamento, più o meno significativo. Il risultato complessivo  è impressionante. Cambiando una parolina qua e una là, e dando l’impressione che si tratti solo di “normali” revisioni e adattamenti linguistici, sempre al solo scopo di facilitare la lettura e la comprensione dei testi, di fatto si opera una radicale riscrittura della Bibbia. Una riscrittura che avrebbe incontrato, crediamo, la benevola attenzione, se non proprio la piena approvazione, del “buon” Lutero, ma che avrebbe fatto accapponare la pelle e arricciare tutti i peli di san Pio X, di Pio XI e di Pio XII, per non parlare dei papi del Concilio di Trento e dei secoli successivi. Dunque, gli ultimi cattolici sono avvisati: si sta preparando la battaglia finale per decidere se la Chiesa deve essere definitivamente soffocata, ingoiata e metabolizzata dalla neochiesa, senza che ne resti neppure il ricordo, oppure no. La posta in gioco è decisiva. Dietro la “battaglia” sul parto verginale di Maria, sta tutto l’insieme del culto mariano: se i seguaci della neochiesa riusciranno a far passare le loro ”riforme”, poco alla volta, dopo la mano si prenderanno tutto il braccio, come hanno sempre fatto. Sanno, peraltro, di muoversi su un terreno estremamente delicato; sanno di non poter andare all’assalto frontale di un punto così importante della teologia cattolica, e così caro al cuore dei credenti: per cui si muoveranno con particolare cautela, come ladri nella notte, e faranno di tutto per dissimulare le loro vere intenzioni. Eppure, osservatori spassionati si sono già accorti della portata sconvolgente della nuova traduzione della Bibbia, voluta dalla Conferenza Episcopale tedesca (ma da dove veniva tutta quella urgenza, poi?), e ne hanno parlato in termini di forte perplessità, sottolineando come non si tratta di un aggiornamento meramente linguistico, perché dietro i cambiamenti linguistici si aprono fondamentali questioni teologiche.
di Francesco Lamendola del 29-06-2017
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