ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 12 giugno 2017

La parolina magica dell'omofobia

Lo stato contro natura: Sodomia democratica e progressiva

Due persone dello stesso sesso costituiscono un'unione civile mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile”
Monica Cirinnà

Esaltato e incensato dal pensiero esclusivo, in circolazione tenace nel raffinato,profumato e sontuoso salotto radical chic, il vizio contro natura (e antifascista, ovviamente) irrompe nella società gongolando e squillando in forza della legge che ha il nome, venerato dagli urologi e incensato dagli uromani, di Monica Cirinnà.
La legale promozione dei vizi del basso ventre ha recente, virtuosa e gloriosa origine dalla resistenza all'etica tradizionale e dal rifiuto della normalità, giudicata quale bieca espressione di un oscuro passato medievale, ultimamente compromesso con la sotterranea, vergognosa criminalità clerico - fascista.
Debilitato (dalla defezione degli impauriti benpensanti) nella minoranza impavida, ostinatamente refrattaria all'estrema pratica democratica e progressiva, il silenziato e ghettizzata popolo della resistenza alla sodomia, non può far altro che indossare mutande di robusta, deprecata e quasi reazionaria latta. E tentare di sottrarre i bambini a una scuola inquinata dal viscido delirio dei sodomiti docenti.
Uscito dal ghetto il capovolto piacere, è incensato e onorato dagli esponenti di una democrazia vaselinosa, delirante e truffaldina.
La legislazione viziosa ha lontano e classico principio nella rassegnazione greca, dichiarata da un personaggio del teatro aristofaneo, il quale, atterrito e sconvolto dall'estensione incontenibile e minacciosa della folla pederastica, gridò: “tenete il mio mantello, gente di culo aperto, che io fra voi diserto”.
Il disperato delirio di un personaggio narrato dal grande commediografo greco,diventa la parola d'ordine del partito regressista, in corsa festosa tra le righe crepuscolari di una democrazia vaselinosa, che il compianto, preveggente professore Gianni Collu definivaaperta in tutte le direzioni del vizio.
L'Europa neopagana è percossa da crisi e tormentata da sciagure variamente colorate. Naturalmente nessuno osa parlare di castighi di Dio. La modernità ha censurato e capovolto la religione. Ultimamente la democrazia è una macchina che giustifica le minoranze festantinel salotto dei pervertiti.
D'altra parte la lingua del santo clero è impastata dal perdonismo e dal buonismo. In altre parole: la teologia è sotto lo schiaffo dei viziosi. Le accorate lettere di Santa Caterina al papa sono aggiornate dagli applauditi e quasi venerati appelli indirizzata dall'abortista Emma Bonino all'ecumenico papa argentino.
La memoria degli insulti piovuti sull'intrepido cardinale Giuseppe Siri, che aveva osato affermarne l'esistenza dei castighi di Dio, d'altra parte, suggerisce al (non) santo clero un cauto e pavido silenzio. Di conseguenza la funzione di scongiurare i castighi di Dio è sottratta alla preghiera dei fedeli e affidata alle esercitazioni della protezione civile.


Se non che si diffonde l'ostinato, invincibile sospetto che la sciagure che affliggono la gongolante allegria nazionale (ed europea) siano conseguenze del disordine promosso da poteri scesi in guerra contro il pudore del pensiero e contro l'onestà della vita.

Piero Vassallo

Spagna, parla di natura e gay: docente punito Gli effetti dell'omofobia che vedremo in Italia

In Italia anche il presidente del Senato Grasso vuole la legge sull'omofobia tra le priorità da qui a fine legislatura. Ma che cosa comporterà nel concreto? Gli esempi ci arrivano dalla Spagna dove una legge simile alla Scalfarotto c'è già e sta mietendo le sue vittime della libertà di espressione. Un docente di filosofia ha detto che l'omosessualità è anti naturale. Ora rischia un procedimento disciplinare e l'accusa di aver violato la legge che regolamenta l'omofobia. Perderà la sua libertà. Così sarà in Italia quando avremo la legge approvata.

Si fa presto a parlare di omofobia. Più difficile è entrare nelle questioni e vedere a che cosa si possa applicare. Mentre in Italia non si fa altro che inserire la parolina magica dell'omofobia a ogni piè sospinto, fino ad invocare la ripresa dell'iter parlamentare del Ddl Scalfarotto, che dovrebbe introdurre anche da noi il reato omonimo, in Spagna si sta passando da tempo dalle parole ai fatti. Con risultati a dir poco sconcertanti circa la libertà delle opinioni e della persona. 

L'ultimo caso, che può servire per capire che cosa accadrà in Italia quando la legge sull'omofobia sarà approvata, arriva dalla città di Lleida dove un professore di filosofia adesso rischia di passare guai seri per aver espresso un'ovvietà, peraltro all'interno del suo insegnamento didattico. 

Siamo all'Istituto  'Samuel Gili i Gaya' e il docente, davanti agli studenti si è lanciato nella temeraria avventura di parlare della natura. "L'omosessualità non è naturale". E' bastata questa brevissima espressione per scatenare la furia di un centinaio di studenti che si sono radunati per protestare pubblicamente contro il docente. "Il docente ha detto che una relazione con una persona dello stesso sesso è antinaturale". Insomma, quello che la filosofia e la biologia hanno sempre detto, qua non si sta affrontando la cosa dal punto di vista morale, ma ontologico, se vogliamo, dato che la natura se ne impipa altamente della morale. Che poi anche l'etica deriva molto della sua essenza dalla morale naturale, ma questo è un ragionamento troppo complicato per certe menti. 

Infatti non si può dire. Così gli studenti hanno affilato le armi e hanno denunciato il professore alla direttrice dell'istituto. La quale, Carme Panadés, da brava funzionaria, non ha fatto altro che appellarsi alla legge e aprire un procedimento disciplinare contro il docente, che ha 64 anni ed è stato costretto così a scrivere una lettera di suo pugno per dire che non era sua intenzione offendere nessuno. E la natura? Vabbè, per salvare la pelle si fa questo e altro. 

Ma la cosa non finirà qui. In Spagna è presente, come una perfetta gaystapo, l'osservatorio contro l'omofobia (OCH) che si è lanciato subito a denunciare il provero filosofo per aver violato la legge 2014/11 che punisce severamente chi sostiene queste corbellerie...di natura. 

Perché in Spagna la legge contro l'omofobia è già bella che approvata e sotto la sua scure sono passati in questi mesi molte persone. Celebre il caso di Alicia Rubio, un'altra docente finita sotto la censura per aver scritto un libro proprio contro l'omofobia. Per arrivare da ultimo al vescovo che dopo aver scritto che cosa pensava sull'omosessualità è dovuto fuggire dalla chiesa scortato dalla Polizia. 

Insomma, in Spagna non si scherza e si fa sul serio, ovviamente nel silenzio dei grandi media che ormai hanno dato per accertato il reato di omofobia anche se è del tutto arbitrario nei contenuti e nella ratio. 

La storia spagnola è molto utile per capire che cosa sarà l'Italia quando la legge Scalfarotto, o comunque si chiamerà, sarà approvata ed entrerà in vigore: che chiunque anche solo per esprimere un'opinione o un evidenza di fatto, d'altra parte dire che l'omosessualità è antinaturale non significa dire che gli omosessuali sono dei criminali, significa soltanto ribadire un principio appunto di natura, perché questa ha delle sue leggi e non devono passare dal vaglio del Parlamento. 

Ma si farà finta di niente. Anche perché ormai il concetto di omofobia è così entrato senza costrutto nella mentalità comune che quando arriverà la legge non sembrerà neppure questo grande sconvolgimento. Appena alcuni giorni fa, il presidente del Senato Pietro Grasso, parlando con Repubblica e condividendo con il giornale la agenda dei provvedimenti urgenti da qui a fine della legislatura, si è sentito in dovere di aggiungere, unica tra le migliaia di emergenze italiche, proprio la legge sull'omofobia, che giace appunto in parlamento in attesa di tempi migliori. 

Sulla base poi di quale presupposto la seconda carica dello Stato ritenga che quella sull'omofobia sua una legge indispensabile da approvare, è ancora un mistero. Però è pur sempre un ottimo titolo sui giornali con il quale fare un po' di scena e soprattutto creare il clima favorevole allo strappo. E pazienza se una volta approvata la legge dovremo ricordare a questi signori che le ingiustizie che menano vanto di voler combattere, sono diventate le armi per silenziare chi ancora vuole pensare secondo ragione. E magari natura. 

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