ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 10 giugno 2017

“Quis ut Deus?”

Processione di riparazione a Reggio Emilia

Ut inimicos Sanctae Ecclesiae humiliare digneris






Senza precedenti, nella “rossa” Reggio Emilia, l’iniziativa del Comitato “Beata Giovanna Scopelli” di sabato 3 giugno. Le piazze e le strade italiane sono ormai abituate a veder sfilare l’omaggio alla perversione e alla sovversione dell’ordine creato con i gay pride che sono l’appuntamento scontato della retorica relativista cara alla democrazia; ma le stesse piazze e strade non sono invece più abituate a vedere quel che hanno visto sabato: una processione di riparazione dei peccati, specialmente quelli pubblici garantiti dalla libertà d’espressione.



Alcune centinaia di fedeli cattolici (350? 450? C’è chi parla di 600), partiti da Porta Santo Stefano e guidati da alcuni sacerdoti della Fraternità San Pio X, hanno percorso diverse centinaia di metri in quella che, da alcune critiche faziose definita una “manifestazione d’intolleranza”, è stata invece in senso stretto un atto liturgico, un atto cioè della Chiesa, così come previsto dal Rituale Romano.


Sul modello della processione prevista per le Litanie maggiori e minori nel tempo che precede l’Ascensione, una processione penitenziale si svolge con la presenza di un celebrante in paramenti viola preceduto dalla croce, dalle lanterne e dall’incenso, e seguito dai fedeli; il canto delle litanie dei santi è previsto appunto per invocare la protezione celeste scongiurando i castighi giustamente meritati dall’umanità per le proprie colpe soprattutto pubbliche, che questa preghiera vuole giustamente riparare. Durante la processione si sono aggiunte la recita dei misteri dolorosi del rosario, le litanie del Sacro Cuore di Gesù e l’atto di riparazione al Sacro Cuore di S.S. Pio XI: il tutto sotto l’attento sguardo dei giornalisti e in compagnia di innumerevoli scatti fotografici…


La “riparazione” si spiega con la dottrina cattolica della virtù di giustizia, la quale, lesa dal peccato, esige una contropartita che può essere il castigo del colpevole (eterno o temporale) o appunto un atto che ripari l’ordine violato dal peccato. Il peccato pubblico, nella fattispecie, era la manifestazione omosessuale svoltasi poi il pomeriggio per le stesse strade, i cui organizzatori (presenti ai bordi della processione) hanno con disappunto dovuto notare il gran concorso di popolo che certamente non potevano aspettarsi.




Ringraziamenti e vivissimi complimenti vanno dunque al comitato “Beata Giovanna Scopelli” per l’impeccabile organizzazione, l’ottimo sistema di comunicazione in occasione della pressione mediatica dei giorni precedenti all’evento, e il coraggio per aver suscitato questa grande risposta dei fedeli venuti da tante parti d’Italia.

Non può non aver colpito, invece, l’assordante silenzio della gerarchia ecclesiastica locale, che già nei giorni precedenti si era distinta per aver rifiutato non solo ogni partecipazione ufficiale alla processione, ma anche per aver rifiutato di “accoglierla” in cattedrale e, addirittura, sul sagrato di essa! Ma la regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, lo sappiamo, non è un concetto caro alla chiesa conciliare; inutile, dunque, pretendere dai vescovi diocesani di oggi ciò che i vescovi diocesani degli anni ‘60, durante il concilio, già hanno rifiutato a Cristo e alla sua Chiesa…


In definitiva, quindi, l’atto di sabato nient’altro è stato che la manifestazione di questa regalità sociale; la Chiesa cattolica che prega con i suoi ministri e i suoi fedeli rende a Dio un omaggio pubblico tanto più gradito, quanto più grande è l’offesa alla sua legge, e, al giorno d’oggi, quanto più difficile risulta porsi in contrapposizione (ancora una volta: pubblica) al pensare comune, al politicamente corretto che non rifiuta nessun comportamento per degradante che sia, nessuna espressione ideologica per falsa che sia.

Ciò che la Chiesa vuole riparare in circostanze come questa, precisiamo, non sono soltanto i singoli atti di sodomia, che Dio può perdonare a chiunque ne sia sinceramente contrito; non soltanto la manifestazione pubblica della presunta bontà di tali atti; ma, in realtà, la precisa idea gnostica che regge tutto quest’edificio: la pretesa satanica, cioè, che l’ordine voluto da Dio possa essere sovvertito dall’uomo.
Che una creatura, insomma, possa essere uguale a Dio. Il gay pride, lo si vede bene, non è solo una ridicola parata da circo che esalta un peccato qualunque; dietro iniziative del genere c’è l’antico serpente che suggerì ad Eva di voler esser come Dio.

Anzi, per risalire più indietro ancora, c’è Lucifero che disse “Non serviam”.

La bella processione di Reggio Emilia sabato 3 giugno, invece, era lì che,
con le preghiere della Chiesa, gridava a gran voce:
Quis ut Deus?.



di 
Don Gabriele D’Avino

Pubblicato sul sito della Fraternità San Pio X in Italia

Immagini e impaginazione sono nostre


http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2025_Don_D-Avino_Processione_RE_3.6.17.html
Riparare al gay pride, è boom di comitati spontanei
di Andrea Zambrano10-06-2017
La processione di riparazione di Reggio Emilia
Tu chiamale se vuoi “Dioincidenze”. Nei giorni scorsi il Comitato Beata Scopelli che ha promosso la preghiera pubblica di riparazione per il gay pride di Reggio Emilia non ha potuto non cantare vittoria dopo quello che a tutti gli effetti può chiamare straordinario successo un’iniziativa letteralmente nata dal basso. Appena 5 persone il 14 maggio, data della costituzione del comitato di fedeli, ma che in pochissimi giorni ha ottenuto oltre 3000 amicizie social e soprattutto tra i 300 e i 450 partecipanti alla processione con Rosario in latino e atto di riparazione al Sacro cuore di Gesù. 
Abbiamo già scritto delle polemiche e della modalità con le quali il comitato ha operato, in un contesto ostile dal punto di vista mediatico e di visibili incomprensioni, quando non provocazioni, nei confronti del vescovo di Reggio. 
Però, se è vero che il Signore sa scrivere sulle righe storte, bè, forse questo è uno dei casi in cui le Dioincidenze si servono delle situazioni più difficili e sgangherate per dare un raggio di luce. 
Succede questo: che nei giorni scorsi il comitato Beata Scopelli, trovandosi in mano la carta del jolly da spendere dopo il successo della processione di riparazione, si è chiesto: che fare? Come proseguire l’esperienza? In fondo il comitato era nato per uno scopo ben preciso, quello di riparare alla manifestazione di pubblico scandalo ed evidente blasfemia del #ReEmilia pride. Ma ora che la kermesse di lustrini e paillettes ha lasciato la Città del Tricolore, il comitato non avrebbe più ragione d’essere.
Però resta una domanda di un popolo assetato che si è presentato numeroso, nonostante l’ostile campagna mediatica e tutto il resto. Che ha pregato e non ha avuto paura di trovarsi col il rosario in mano davanti agli agenti della Digos e le telecamere di tv locali e nazionali. Certe prove di amore vanno premiate e soprattutto sono il segno concreto che quando la chiami pregare, la gente ci va, perché dopo aver sperimentato le magnifiche sorti e progressive del cattolicesimo che ha ceduto al secolarismo, non le è rimasto altro. 
Chiediamolo alla rete. Una sorta di consultazione grillina, una prova di fedeli a 5 stelle. “Cari amici, che fare? Proseguire o dissolversi?” A rispondere agli “scopelliani” è stato un numero impressionante di fedeli. Decisione all’unanimità, ma democratica: proseguire. Col punto esclamativo. Si vedrà in quali modi e con quali tempi.
Intanto però una modalità l’ha offerta proprio nelle ore della consultazione, la rete. Nelle stesse ore sono arrivate sulla bacheca del comitato alcune richieste remote. «Abbiamo anche noi il gay pride nella nostra città, aiutateci». Un messaggio lanciato nella bottiglia, un S.O.S da fedeli naufraghi o superstiti che non si rassegnano ad accettare il passaggio dell’omosessualismo davanti ai bambini del Paese. Ma anche una richiesta di aiuto e di visibilità per continuare una testimonianza pubblica di impegno e di fede. Decisamente fuori dalle regole, perché gli apparati curiali ancora non sono pronti per questi “Vaffa” eccelsamente scorretti, ma cristianamente ineccepibili. 
Il primo a scendere in campo è stato Varese, che si è fatto vivo tramite uno dei siti che ha sostenuto la processione di Reggio. Il 17 giugno si va in scena con il pride Varese e un gruppo di cattolici ha organizzato una processione di riparazione per le 14.30 presso la basilica di San Vittore. Qualche imbarazzo della la curia, che ovviamente si è affrettata a non appoggiare l'iniziativa, ma chi organizza queste cose deve metterlo in conto, almeno per i primi tempi. Poi, come dimostra l’esperienza delle Sentinelle in Piedi, con cui ha in comune molte cose, a cominciare dalla testimonianza pubblica e la partenza dal basso, arriverà anche l’appoggio dei pastori.  
Scendendo per li rami si arriva a Palermo, dove il vescovo non sembra certo il più indicato per appoggiare questo tipo di eventi, però qualche fedele coraggioso, ci sta provando. 
«Anche a Palermo ci sarà il gay pride. Le date calde sono il 28.6 e 1.7. Come si fa ad organizzare una manifestazione analoga a quella di Reggio? Accetto consigli, meglio ancora in privato. Grazie», è il messaggio S.O.S nella bottiglia di Pino Lipari. E tornando su, arriviamo a Pavia dove mercoledì si è costituito ufficialmente il comitato “Beata Veronica da Binasco” in vista del pride di quest'oggi. «Il nostro giudizio non va quindi contro le persone - si legge nel comunicato -, ma nel modo più forte vuole stigmatizzare il peccato in tutta la sua gravità. Nella mattinata di sabato prossimo (oggi ndr), quindi, saranno proposti dei gesti religiosi di riparazione pubblica anche con l’intento di spingere questi nostri fratelli alla conversione e al ravvedimento personale, fondamentale per tutte le anime».
Ma non è finito. E' di queste ore la costituzione di un comitato a Trieste per la recita di una preghiera di riparazione in vista del gay pride di Udine che si svolgerà oggi pomeriggio. Per gli interessati l'appuntamento è dalle 10.30 alle 12 con l'Adorazione eucaristica e il Rosario nella chiesa di San Sergio martire  a Trieste. 
Cinque comitati in meno di un mese che a buon diritto possono fregiarsi del titolo di Comitati di riparazione. Per i gay pride, ma domani potrebbero essere utili per riparare a tanti gravi peccati commessi dall’umanità: dalle guerre alle leggi anti vita e anti uomo approvate dai governi. E’ una formula nuova, ma antica, di testimoniare la propria fede con consapevolezza e abbandono oltre che quanto mai gradita al Cielo, se è vero com’è vero che il primo atto di riparazione santo, perfetto e oggettivo è la Santa Messa che tutti i giorni viene celebrata.
Questa è soltanto la sua manifestazione popolare, di base e pubblica, in faccia a chi pretende che la Chiesa sia relegata nel recinto del tempio. Dall’esperienza di Reggio stanno nascendo come funghi comitati di riparazione.
Piccolo inciso: quello della preghiera di riparazione per i gravi peccati dell’umanità è una delle principali richieste della Madonna a Fatima ai tre pastorelli. E nonostante alcune irrisioni di sacerdoti, resta ancora oggi uno strumento privilegiato e gradito a Dio per esercitare la sua signoria sull’universo. A Reggio Emilia il vescovo Massimo Camisasca ha consacrato, tra i pochi in Italia, la sua Diocesi al Cuore immacolato di Maria, proprio come richiesto dalla Vergine alla Cova da Iria. E proprio a Reggio Emilia, coincidente il gay pride, è nato il comitato Beata Scopelli. Era il 14 maggio 2017, appena il giorno dopo quell’atto solenne di consacrazione. Tu chiamale, se vuoi, “Dioincidenze”.

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