ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 12 giugno 2017

Romana Curia Vulnerati


STILUM CURIAE SI FA ACCOGLIENTE. DA’ POSTO A UN OSPITE CHE PROPONE UN SORRISO DOLCE-AMARO.


Stilum Curiae si fa accogliente. Ospita – di tanto in tanto – qualche commento, o esternazione di altri che non siano il solito padrone di casa. Comincia con un sorriso dolce-amaro, originato da un vecchio esperto di Palazzie curiali romani, che, per l’appunto si firmerà Romana Curia Vulneratus (RVC, per gli amici; ferito dalla Curia Romana, per i non latinisti). Eccolo.
Oggi , 11 giugno, è la festa della Santissima Trinità . Un sant’uomo, confuso e sconsolato per l’indifferenza dimostrata alle implorazioni di una risposta ai Dubia, all’uscita da messa mi racconta la seguente brevissima storiella : “La Santissima Trinità è riunita per decidere dove passare qualche giorno di vacanza sulla terra , anche per verificare quanto fosse vero il problema “ambientale”. La notizia della   devastazione della terra, da parte dell’uomo,  è infatti arrivata anche in Cielo. Dio Padre propone di tornare in Palestina, magari proprio sul Monte Sinai, luogo che Lui conosce molto bene. Anche Dio Figlio acconsente a tornare in Palestina, ma propone di rivedere il lago di Tiberiade, dove aveva pescato pesci ed apostoli (e così constatare l’eventuale inquinamento). Dio Spirito Santo invece per verificare lo stato di degrado ambientale , che Lui ben sa esser frutto del degrado morale, propone un’altra soluzione: tornare a Roma, da dove manca ormai – dice – dalla rinuncia di Benedetto XVI …”.
RVC.
http://www.marcotosatti.com/2017/06/12/stilum-curiae-si-fa-accogliente-da-posto-a-un-ospite-che-propone-un-sorriso-dolce-amaro/
O obbedienti o sospesi "a divinis". L'aut aut del papa ai preti ribelli

Ahiara

Quella di Ahiara, in Nigeria, non è l'unica diocesi africana il cui vescovo, nominato da Roma, è stato respinto dalla locale comunità perché appartenente a una etnia estranea. Meno di un mese fa Settimo Cielo ha documentato un caso analogo nella diocesi di Makeni, in Sierra Leone:
Ma per la diocesi di Ahiara papa Francesco non ha delegato ad altri la soluzione del conflitto, che si trascina da cinque anni. Ha preso lui in pugno la questione. Ha chiamato a rapporto a Roma i protagonisti della vicenda, il vescovo osteggiato, Peter Okpaleke, una rappresentanza del clero e dei fedeli locali, i maggiorenti dell'episcopato nigeriano, alla presenza del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e del prefetto della congregazione "de propaganda fide" Fernando Filoni. E ha deciso lui il da farsi, subito dopo averli ascoltati.

L'incontro (vedi foto) si è svolto in Vaticano giovedì 8 giugno. Al termine è stato diramato un comunicato con l'annuncio che il papa "si è riservato di prendere gli opportuni provvedimenti".
In realtà Francesco li aveva presi eccome, i provvedimenti. Da subito. Due giorni dopo, il 10 giugno, è stata diramata la trascrizione ufficiale delle parole da lui dette al termine dell'incontro.
Parole severissime, sferzanti. Ai sacerdoti ribelli Francesco ha ordinato di sottomettersi per iscritto, in una lettera a lui indirizzata personalmente. Pena la sospensione "a divinis".
Ecco qui di seguito, parola per parola, ciò che il papa ha ordinato e minacciato al clero e ai fedeli della diocesi di Ahiara. Un esempio istruttivo dello stile di comando del gesuita Jorge Mario Bergoglio, il quale evidentemente non concorda – almeno in questo – con quei progressisti che vogliono che i vescovi siano eletti dalle comunità locali.
*

"UNA CHIESA IN STATO DI VEDOVANZA"
Saluto cordialmente la Delegazione e ringrazio per essere venuti dalla Nigeria con spirito di pellegrinaggio. Per me, è una consolazione questo incontro, perché sono molto triste per la vicenda della Chiesa in Ahiara.
La Chiesa, infatti (e mi scuso per la parola), è come in stato di vedovanza per aver impedito al Vescovo di andarvi. Tante volte mi è venuta in mente la parabola dei vignaioli assassini, di cui parla il Vangelo (cfr. Mt 21, 33-44), che vogliono appropriarsi dell'eredità. In questa situazione la Diocesi di Ahiara è come senza sposo, ed ha perso la sua fecondità e non può dare frutto.
Chi si è opposto alla presa di possesso del Vescovo Mons. Okpaleke vuole distruggere la Chiesa; ciò non è permesso; forse non se ne accorge, ma la Chiesa sta soffrendo e il Popolo di Dio in essa. Il Papa non può essere indifferente.
Conosco molto bene le vicende che da anni si trascinano nella Diocesi e ringrazio per l'atteggiamento di grande pazienza del Vescovo; dico di santa pazienza da lui dimostrata. Ho ascoltato e riflettuto molto, anche sull'idea di sopprimere la Diocesi; ma poi ho pensato che la Chiesa è madre e non può lasciare tanti figli come voi. Ho un grande dolore verso questi sacerdoti che sono manipolati, forse anche dall'estero e da fuori Diocesi.
Ritengo che qui non si tratti di un caso di tribalismo, ma di appropriazione della vigna del Signore. La Chiesa è madre e chi la offende compie un peccato mortale, è grave. Perciò ho deciso di non sopprimere la Diocesi. Tuttavia, desidero dare alcune indicazioni da comunicare a tutti: anzitutto va detto che il Papa è profondamente addolorato, pertanto, chiedo che ogni sacerdote o ecclesiastico incardinato nella Diocesi di Ahiara, sia residente, sia che lavori altrove, anche all'estero, scriva una lettera a me indirizzata in cui domanda perdono; tutti, devono scrivere singolarmente e personalmente; tutti dobbiamo avere questo comune dolore.
Nella lettera
1. si deve chiaramente manifestare totale obbedienza al Papa, e
2. chi scrive deve essere disposto ad accettare il Vescovo che il Papa invia e il Vescovo nominato.
3. La lettera deve essere spedita entro 30 giorni a partire da oggi fino al 9 luglio p.v. Chi non lo farà "ipso facto" viene sospeso "a divinis" e decade dal suo ufficio.
Questo sembra molto duro, ma perché il Papa fa questo? Perché il Popolo di Dio è scandalizzato. Gesù ricorda che chi scandalizza deve portarne le conseguenze. Forse qualcuno è stato manovrato senza una piena cognizione della ferita inferta alla comunione ecclesiale.
A voi, fratelli e sorelle, manifesto vivo ringraziamento per la vostra presenza; così pure al Cardinale Onaiyekan per la sua pazienza e al Vescovo Okpaleke, di cui ho ammirato oltre la pazienza anche l'umiltà. Grazie a tutti.
*
"L'Osservatore Romano" dell'11 giugno ha inoltre informato che "il cardinale prefetto della congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, Fernando Filoni, ha chiesto a Francesco – il quale ha accettato – che a conclusione di questa vicenda la diocesi di Ahiara, con il suo vescovo, compiano un pellegrinaggio a Roma e incontrino il Papa".

Settimo Cielo di Sandro Magister12 giuhttp://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/06/12/o-obbedienti-o-sospesi-a-divinis-laut-aut-del-papa-ai-preti-ribelli/

1 commento:

  1. Domanda (ironica):
    allora non è più vero che la potestà suprema nella Chiesa appartiene al popolo?

    Dico invece il mio sollievo nel sentir dire da papa Bergoglio che "(...) il Popolo di Dio è scandalizzato. Gesù ricorda che chi scandalizza deve portarne le conseguenze" (...).

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