ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 1 luglio 2017

Avverso alla ragione e alla dottrina

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Preti profetici?


Se qualcuno non l’avesse ancora capito, opporci con la ragione e con la dottrina all’avversario che abbiamo di fronte è perfettamente inutile, visto com’è dichiaratamente avverso alla ragione e alla dottrina. L’individuo che i poteri occulti hanno collocato al vertice della Chiesa Cattolica, quando sragiona di un Cristo che si sarebbe fatto letteralmente peccato e persino diavolo, non fa altro che ripetere pedissequamente le tesi aberranti e blasfeme di tale Martin Lutero, frate nevrotico del XVI secolo che spinse il suo disturbo fino alla follia, facendosi – lui, sì – demonio che spaccò la Chiesa visibile e fece scorrere fiumi di sangue. L’occupante del soglio pontificio lo cita alla lettera, in barba ai diritti d’autore, tradendo così la propria vera fonte di ispirazione, se ci volessero ulteriori prove al riguardo. Il suo maestro è un pazzo che riuscì a introdurre la contraddizione addirittura in Dio, aprendo la strada ai vaneggiamenti di un certo Hegel, dai quali è poi derivato il marxismo, la più distruttiva e mortifera delle ideologie mai apparse nella storia umana. Il “pensiero” del jefesudamericano non è altro che un miscuglio di tutto questo, condito – come se non bastasse – di “benedizioni” pentecostali… Un bel minestrone davvero! C’è ancora chi si illude di ottenere risposte da cotal personaggio?


Niente di strano che sia andato ad omaggiare un altro folle che, grazie a Dio, la Provvidenza ha tolto dalla circolazione cinquant’anni fa, anche se poi le zucche vuote della sinistra e del cattocomunismo ne hanno fatto un mito e un’icona della loro demenza. Perfetta sintonia, si è scritto: e che c’è di sorprendente? La demolizione sistematica della tradizione cattolica appaia agli atti sovversivi la costante riabilitazione di eresiarchi e comunistoidi che hanno usato la loro posizione ecclesiastica per minare il tempio di Dio dall’interno. Sarà un caso che don Milani fosse figlio di un’ebrea liberale? Se è vero che dai frutti si riconosce l’albero, quelli prodotti dalla sua “conversione” non sono certo quelli portati dai fratelli Ratisbonne, che si fecero apostoli del loro popolo e fondarono un istituto per la sua evangelizzazione. Ma dopo la Nostra aetate tutto ciò è severamente proibito. A parte questo, al punto di sovversione a cui siamo giunti si mette sugli altari un prete ribelle e scandaloso, mentre i santi vescovi che tentarono pazientemente di ridurlo alla ragione sono con ciò stesso implicitamente scherniti e riprovati. Persino papa Giovanni XXIII (il che è tutto dire) lo qualificò un pazzo scappato dal manicomio.

Prima di gustare qualche perla del “priore di Barbiana”, ci permettiamo garbatamente di esprimere la speranza che anche noi, un giorno, si sia riabilitati postumi. Ci garberebbe però moltissimo che anche oggi, come facevano quelli di un tempo, i Pastori ci interpellassero sul merito di quanto andiamo dicendo: se avessero la carità di dimostrarci il torto, potremmo correggerci ed evitare il ben più temibile giudizio di Dio; ma siccome, a quanto pare, non hanno né la carità né gli attributi, sembra proprio che debbano temerlo loro ben più di noi. Ovvìa – direbbero a Firenze – basterebbe un cenno, giusto così, per educazione. E invece… nulla. La morte civile, come se uno non esistesse. Eppure s’è scritto anche con tanto di nome e cognome… Probabilmente il nostro torto peggiore è quello di non provenire dall’alta borghesia progressista e di non aver trascorso una giovinezza irrequieta, ma di esser stati delle mosche bianche tutte casa, scuola e parrocchia. Il Papa dei poveri, a quanto pare, ha un debole per i ricchiradical chic (quelli che usano i poveri come pretesto per sovvertire la società).

Mi occuperei ben più volentieri di soggetti più edificanti, piuttosto che tediarvi con certe volgarità, ma bisogna pur farsi un’idea della vera identità di colui che il “vescovo di Roma” ha additato come modello a sacerdoti e seminaristi, nonché a se stesso (casomai avesse ancora bisogno di esempi da seguire). Occorre premettere che la vocazione stessa di don Milani avrebbe meritato una verifica più accurata. Rampollo di una famiglia della classe alta fieramente agnostica e anticlericale che battezzò i figli solo per timore delle leggi razziali, il giovane Lorenzo, dotato di talento artistico, aveva dapprima frequentato l’ambiente bohémien della natia Firenze, noto per i suoi orientamenti omofili, ed era poi andato a studiare all’Accademia di Brera. La crisi spirituale milanese sfocia nella decisione di entrare in seminario, che lo porterà ad essere ordinato sacerdote quattro anni più tardi, nel 1947: tra la Cresima ricevuta a vent’anni e l’assunzione del ministero sacerdotale sono pochini, visti pure i burrascosi rapporti coi superiori del seminarista che già contestava le regole e un giorno definirà il suo arcivescovo un deficiente indemoniato, per non parlare della pericolosa propensione a tesi moderniste che più tardi emergerà dai suoi scritti… Eppure allora la sorveglianza nei seminari funzionava e si sapeva bene che la grazia suppone la natura. Sembra un altro di quei casi – come già quello del frate tedesco – in cui la Provvidenza lascia fare per qualche Suo misterioso disegno.

Comunque sia, i grattacapi per la curia non tardarono ad arrivare, finché il pretino che, con gli scritti e con l’azione, voleva cambiare la società e la Chiesa fu spedito in una sperduta parrocchietta del Mugello. Fu qui, in realtà, che cominciarono i guai seri: l’esiliato ebbe modo, infatti, di instaurare una sorta di “repubblichina” in cui tutto girava attorno a lui, a cominciare dalla “scuola popolare”, che si esauriva in lui e assorbiva completamente, per tutto l’anno, la vita dei ragazzi. Di fatto lo stile educativo era improntato a un autoritarismo che non ammetteva dissensi, tipico di tutti coloro che rifiutano l’obbedienza legittima, ma la pretendono nei propri confronti. L’astio del “priore” non risparmiava niente e nessuno, fino ad incitare i poveri a imbracciare le armi per prendere il potere, pur propugnando al contempo, contraddittoriamente, l’obiezione di coscienza al servizio militare, che all’epoca era un reato. A muoverlo era l’idea – tipicamente marxista – che l’intero sistema politico-religioso fosse frutto di un complotto dei ricchi contro i poveri. Non per nulla, l’anno successivo alla sua morte, i sessantottini lo prenderanno a modello della rivoluzione e si ispireranno ai suoi scritti per demolire la scuola italiana in base al principio del “livellamento al basso”: siccome la cultura è un’arma di oppressione, bisogna combatterla con ogni mezzo lasciando tutti ignoranti (e perciò manipolabili, ci permettiamo di aggiungere).

Il precursore dell’attuale disastro socio-culturale commise fra l’altro l’imprudenza di concedersi per iscritto delle licenze verbali che fanno sospettare a ragione tendenze poco ortodosse – a parte il fatto che non è certo un linguaggio che si addica a un sacerdote. A quanto pare, il “priore di Barbiana” aveva posto i suoi legami personali al di sopra di tutto: «Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)». Tale confessione induce inevitabilmente a pensare che l’amore che l’animava fosse un attaccamento non solo puramente naturale, ma addirittura morboso; altro che carità soprannaturale! È lui stesso a fornirci la conferma del rapporto distorto che aveva con chi era oggetto delle sue “cure pastorali”: «E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in […] se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?». A una persona psichicamente a posto un’eventualità del genere non passerebbe neanche per l’anticamera del cervello. Se poi l’unico freno è la paura dell’Inferno…

Sarà un caso che chi propone a modello un tal personaggio non stia facendo nulla, a differenza del suo predecessore, per ripulire la Chiesa e il clero dalla sporcizia che li hanno invasi, ma che anzi protegga e promuova sodomiti e pedofili? Bisogna concludere che la deriva dottrinale di matrice luteran-pentecostal-marxista è funzionale alla degenerazione morale di preti e fedeli. Ringraziamo senza sosta Dio per la grazia inestimabile di averci preservati da entrambe e perseveriamo con coraggio sulla via intrapresa nella certezza assoluta che il Signore, a tempo debito, interverrà per fare pulizia per mezzo degli strumenti da Lui scelti (qui le considerazioni spirituali si congiungono necessariamente all’analisi politica, come nel profetismo biblico). Non lo pensiamo per una malsana inclinazione al catastrofismo, ma semplicemente perché non c’è altra soluzione che una radicale purificazione. Sarà dolorosa, ma salutare. Speriamo che non richieda pure un cataclisma naturale – o almeno preghiamo perché i suoi effetti siano limitati e ci risparmino.