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venerdì 21 luglio 2017

Caporale dietro la collina

Generale Sosa, problemi col I comandamento? La preghiera buddista e il vizietto del sincretismo
Sbuca dalla Cambogia la foto del padre generale dei Gesuiti in preghiera con un gruppo di buddisti. L'episodio si aggiunge ad una lunga serie di prelati impegnati in culti non cristiani con la scusa del dialogo. E' uno dei risvolti del relativismo religioso che rischia di sfociare nell'idolatria e nella messa in discussione del I comandamento. Infatti già l'allora cardinal Ratzinger metteva in guardia dal pericolo di "orientare all'indietro nella storia delle vie a Dio".
Sbuca dalla Cambogia la foto del padre generale della Compagnia di Gesù impegnato nella preghiera interreligiosa con un gruppo di buddisti. Insieme a un confratello, Padre Arturo Sosa Abascal, eletto lo scorso ottobre nuovo “papa nero”, viene ritratto quando nei primi giorni di luglio ha partecipato a un incontro per la pace e la riconciliazione che ha previsto anche questo momento nel tempio.

L'episodio si va ad aggiungere ad altri dal sapore sincretistico che hanno visto coinvolti vari prelati, come ad esempio quello  abbastanza folkloristico che qualche che tempo fa ha coinvolto il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura,  impegnato in una danza del culto alla “Pacha mama”, la Madre Terra, in Argentina. Un altro episodio abbastanza recente risale al 2015, e ha coinvolto i vescovi del Cile impegnati in una ordinazione episcopale; per propiziare la nuova consacrazione di monsignor Moises Contreras Athisa si è pensato bene di coinvolgere un “sacerdote” delle divinità inca, che ha svolto la sua invocazione con tanto di rito al dio sole. Il tutto prima della messa e con la piena compartecipazione dei vescovi, tra cui il cardinale Ricardo Ezzati, e il neo consacrato.

Quella di padre Sosa non è dunque una novità, per lui quella del dialogo tra gesuiti e buddisti è una cosa positiva, ed è certamente auspicabile che la missionarietà venga praticata con tutti, e con chiunque si può impostare un dialogo sui valori culturali propriamente umani. Resta più difficile comprendere la sua gratitudine per la «preghiera insieme».

Che avvenimenti di questo tipo, eventi di preghiera in comune, debbano restare delle assolute “eccezioni” lo aveva già spiegato in più occasioni il cardinale Ratzinger, indicando anche quegli elementi essenziali per evitare che si creasse confusione. Perché il relativismo religioso è un dato di fatto, molti ritengono che ogni via a Dio valga l'altra, senza alcuna possibilità di critica razionale al fenomeno religioso in merito alla sua veridicità e bontà per l'uomo in quanto uomo. Inoltre, si può consumare una vera e propria idolatria, visto che il primo comandamento rimane come orizzonte molto chiaro.

Tra l'altro il cardinale Ratzinger nel celebre saggio Fede Verità e Tolleranza si preoccupava anche della contro-testimonianza che un cristiano dà quando partecipa ad eventi di questo tipo che non sono ben impostati. «Se chi non è cristiano», scriveva, «potesse o dovesse trarre, dalla partecipazione di un cristiano, una relativizzazione della fede in Gesù Cristo, l'unico Redentore di tutti, allora tale partecipazione non dovrebbe avere luogo. Infatti essa, in questo caso, indicherebbe la direzione errata, orienterebbe all'indietro invece che in avanti nella storia delle vie a Dio». Insomma, se la fede si espande per attrattività, qui si corre il rischio di allontanare più che di avvicinare.