ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 19 luglio 2017

Le stalle di Augia

CHIESA E MODERNISMO

Ripulire la Chiesa dal modernismo è come ripulire le stalle di Augia. E' penetrato dappertutto ma travestito da qualcosa d’altro: non viene percepito come tale anzi è diventato il nuovo modo di essere di questa Chiesa 
di Francesco Lamendola  


Ripulire la Chiesa cattolica dalle infiltrazioni moderniste che vi sono penetrate, e che l’hanno ormai permeata quasi ovunque, è un’impresa urgente e indispensabile, tuttavia ciclopica, immane, e, parlando in senso umano, letteralmente disperata: se fu cosa titanica, per Ercole, ripulire le stalle di Augia, sepolte sotto la sozzura che da anni vi si era accumulata, quest’altra impresa appare come qualcosa di ancor più difficile; praticamente impossibile. Il modernismo è penetrato dappertutto, ma quasi sempre travestito da qualcosa d’altro da sé: non viene percepito come tale, non fa scandalo, non solleva problemi; pian piano, anzi, è diventato il nuovo modo di essere di questa Chiesa visibile che, casta meretrice, cammina sulle gambe degli uomini: uomini deboli e conformisti, uomini avidi e sciocchi, uomini ambiziosi e narcisisti, uomini superbi e presuntuosi, convinti di sapere, essi più di chiunque altro, cosa sia bene e cosa sia male per la Chiesa, come si debba adorare Dio, come si debbano leggere le Scritture, come vada interpretata la sacra Tradizione (se pure l’ammettono ancora, e non la considerano, ormai, come i luterani, una indebita incrostazione di carattere puramente umano, e, come tale, meritevole d’essere eliminata dal piano della Rivelazione).

Oggi è divenuto quasi impossibile entrare in una chiesa e partecipare ad una messa, sfogliare una rivista cattolica, ascoltare la conferenza di un teologo “cattolico”, senza imbattersi in parole, frasi e concetti che, di cattolico, non hanno praticamente nulla; ma snocciolati con tale disinvoltura, con tale sicumera, e, non di rado, con piglio così battagliero, per non dire aggressivo, e così intollerante nei confronti delle possibili obiezioni, così strafottente verso chi non appare del tutto convinto - e, che pertanto, viene subito etichettato come “tradizionalista”, quasi fosse una parolaccia e quasi che, per essere dei veri cattolici, bisogni, per forza, essere dei rivoluzionari, disprezzare il passato, ignorare San Tommaso, parlare solo di svolta antropologica e teologia della liberazione – e presentati con tono così assertivo, che i cattolici, ormai, e specialmente i giovani, che non sanno com’era e cos’era la Chiesa prima del Concilio Vaticano II (anche se credono di saperlo, ma si limitano a ripetere a pappagallo ciò con cui hanno imbottito loro la testa), non dubitano affatto che esista una, ed una sola maniera di essere, appunto, cattolici: questa, quella della neochiesa progressista e neomodernista, quella di papa Bergoglio, del cardinale Coccopalmerio, dei vescovi Paglia e Galantino, dei gesuiti Sosa Abascal e Martin, e della pontificia Accademia per la vita di cui fa parte, chi sa come, anche un sedicente teologo filo-abortista: oh, ma solo fino alla diciottesima settimana, vale a dire al quinto mese: ci mancherebbe, non siamo mica così barbari e crudeli da voler eliminare un embrione dopo il sesto mese di gravidanza.
Allo stesso tempo, si assiste a una operazione di silenzioso repulisti di quei nomi, di quelle figure, di quelle cose che danno fastidio ai cattolici progressisti e filo-bergogliani, tipo Alberto Melloni e Franco Cardini, per non parlare di teologi come Andrea Grillo o Enzo Bianchi; e ciò mentre si levano fino alle stelle i nomi e le figure di don Lorenzo Milani, dentro la Chiesa, e, fuori della Chiesa, si intona il più sfrontato panegirico di Marco Panella, e si porta la sua vita ad esempio nobilissimo che tutti dovrebbero imitare: una vita interamente dedicata alla legalizzazione di quisquilie come il divorzio, l’aborto, le unioni di fatto, i matrimoni omosessuali, la libertà di drogarsi e la libertà di farsi sopprimere in ospedale, quando non si vuole più restare in vita. Intanto, proibito parlare ai giovani di san Giovanni Bosco, o del santo curato d’Ars; proibito parlare loro di san Pio da Pietrelcina: troppo antimassone, troppo anticomunista, e troppo convinto dell'esistenza del diavolo e dell’inferno (credo bene: dal momento che era anche esorcista…), tutte cose politicamente assai scorrette, dunque, meglio cercar di non parlarne affatto, se possibile. Di san Pio X, poi, peggio che peggio: l’ideale sarebbe che non fosse e mai nato; ma poiché, invece, è esistito, è stato papa, ed è stato pure santificato, non resta alta strategia che demolirlo con l’arma della critica “storica”, poco a poco, senza troppo averne l’aria, in quanto nemico mortale del modernismo. Si comincia col dire che aveva le sue buone ragioni, però che ha agito in maniera inopportuna e perfino poco cristiana: quel Sodalitium pianum, per esempio; quel cardinale Merry Del Val, così conservatore, per non dire reazionario; quei metodi così segreti, così inquisitori, diciamo pure polizieschi. Sì, insomma, sarà stato anche santo, perciò meglio non dire niente di lui; perché, a parlarne, verrebbero fuori troppe cose spiacevoli, e allora facciamo finta di niente e tiriamo dritto, tanto, i tempi di san Pio X son finiti e adesso, per fortuna, c’è un papa progressista e neomodernista, di larghe, larghissime vedute: un papa che, davanti a più di trentamila persone (il 25 giugno 2017, per l’esattezza) ha detto, alla lettera, che accostarsi direttamente Gesù, al di fuori di quanto stabilito dalla Chiesa, è cosa sconsigliabile, perché estremamente pericolosa. Sì, avete capito bene: è meglio evitare il “contatto diretto” con il nostro Signore Gesù Cristo: sarebbe pericoloso! Eh, già: e allora lasciamo che a parlarci di Gesù siano questi preti, vescovi e cardinali modernisti, che ce ne danno un ritratto alla loro maniera, facendone il capostipite di tutti i progressisti e gli eretici che sono venuti dopo, nell’arco di duemila anni, e che, ai nostri giorni, imperversano più che mai, e paiono essersi impadroniti perfino della chiavi di san Pietro.

Ripulire la Chiesa dal modernismo è come ripulire le stalle di Augia

di Francesco Lamendola

Del 19 Luglio 2017
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