ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 22 luglio 2017

Non fasciamoci la testa prima di averla rotta


Il programma di Bergoglio



La caratteristica dei manipolatori di tutte le sponde è la tendenza a sostituirsi alla coscienza delle persone e a limitare la loro autonomia di pensiero. Il risultato finale è che i manipolati non sono più in grado di prendere in considerazione neppure varianti appena divergenti dalla versione unica che è stata loro inculcata e che sanno soltanto ripetere meccanicamente secondo formule fisse mandate a memoria. I malcapitati non colgono più le evidenti distorsioni della sana dottrina, che pur sono convinti di difendere. Essi sono vittime di un procedimento settario, ben più fine – certo – di quello rozzamente praticato, per esempio, dai Testimoni di Geova, ma del tutto analogo nella sostanza. Se a mia volta fossi un manipolatore, per non scontentare gli adepti mi guarderei bene dal denunciare palesemente questi abusi, ma mi manterrei in una fumosa indeterminatezza che non desse fastidio a nessuno. Se invece lo faccio, anche a costo di perdere molti lettori, è perché non ho alcun interesse personale da difendere, ma ho a cuore esclusivamente il bene delle anime.


È la stessa ragione che mi ha spinto a prendere posizione riguardo alle presunte rivelazioni private, che pur so molto seguite, ma con grave pericolo per la vita spirituale di chi si lascia catturare da predizioni catastrofiche fino a farsi completamente assorbire da un malsano bisogno di prevedere il futuro, che è invece nelle mani di Dio. Oltretutto, se l’origine delle rivelazioni non approvate è diabolica, il rischio per l’anima è altissimo; qualora, poi, siano di matrice puramente umana, con quale diritto le si spaccia per messaggi del Cielo? Chi c’è veramente dietro questo fenomeno? e quale fine persegue? Anche riguardo alle recenti illazioni circa imminenti modifiche nella liturgia dobbiamo chiederci da dove provengano: e se fossero state messe in circolazione apposta per metterci preventivamente in subbuglio, così da tranquillizzarci poi con innovazioni apparentemente meno devastanti? In ogni caso, anche nel caso in cui le indiscrezioni fossero vere, non si possono valutare realtà presenti o passate a partire da ipotesi sul futuro.

Nonostante tutti gli innegabili difetti, la Messa di Paolo VI – che non è certo mia intenzione difendere – fu non soltanto approvata dal Papa, ma anche quasi universalmente accettata ed è abitualmente celebrata da Pastori sulla cui ortodossia non c’è nulla da eccepire. Circa eventuali decisioni liturgiche di Bergoglio (la cui ortodossia è invece fortemente incerta), aspettiamo di vederle prima di trarre conclusioni. Questa volta – se effettivamente andassero troppo lontano, fino a rendere dubbia la consacrazione – non è detto che tutti le accettino. C’è da aspettarsi uno scisma? Forse. Ma non fasciamoci la testa prima di averla rotta: a una circostanza del tutto inedita si può reagire solo dopo che si è verificata e si è quindi potuto valutarla. Nel frattempo, vi scongiuro di non rifugiarvi in aggregazioni che, in nome della fedeltà alla dottrina di sempre, la contraddicono nei fatti con un’indipendenza giurisdizionale che tradisce un ripudio dell’autorità legittima e, di conseguenza, un’effettiva rottura della comunione ecclesiastica.

Ci si può pure lambiccare con sofismi contorti ed evidenti forzature dogmatico-canoniche, ma, quando il risultato finale – come ho già ricordato – ripugna al buon senso, bisogna diffidarne. Se poi il sofisma mira a giustificare, sul piano pratico, un esito tipicamente settario, l’inquietudine si trasforma in certezza: bisogna girarne alla larga. Se qualcuno sostiene che persino la Messa di san Pio V celebrata secondo ilSummorum Pontificum potrebbe essere infetta, qualora il celebrante accetti il Concilio Vaticano II, l’unica conclusione possibile è che si può partecipare soltanto alla Messa celebrata da lui e dai suoi sodali; questo è ciò chiamo «esito tipicamente settario». Vogliamo parlare del fatto che i soggetti in questione continuano a considerare in vigore il codice del 1917, che non lo è più dal 1983? Andando fino in fondo a partire da premesse del genere, è più coerente diventare sedevacantisti: se vige ancora il vecchio codice di diritto canonico, infatti, quello attuale non ha vigenza; perché ciò sia possibile, bisogna che chi lo ha promulgato non fosse papa (o, come soluzione di riserva per gli arrampicatori su vetro, che abbia commesso un errore procedurale – di cui ovviamente nessuno si sarebbe accorto, se non loro).

Tornando alle paventate, ulteriori e sostanziali innovazioni del novus ordo, sembra proprio – ma potrei sbagliarmi, perché non sono un indovino – che si tratti di un diversivo per distrarre i cattolici fedeli da nuovi picconamenti in ambiti diversi, sebbene correlati. Questo fa pensare l’indiscrezione, di recente diffusa da un sito americano, circa l’ultimo colloquio del cardinal Müller con Bergoglio. Naturalmente non ci sono prove, mentre immediate sono state le prevedibili smentite. Tuttavia, qualcuno che fin dal 1973 conosce il secondo di persona ha dichiarato che il racconto è molto verisimile: si tratta del nipote del cardinal Quarracino, suo predecessore sulla cattedra di Buenos Aires. L’esito stesso del colloquio è rivelatore: il mandato del sessantanovenne cardinale non è stato rinnovato, cosa mai verificatasi negli ultimi decenni. Come se non bastasse, risulta che il povero cardinal Meisner sia morto poche ore dopo una telefonata in cui Müller gli avrebbe raccontato il colloquio: crepacuore, si diceva una volta.

In breve, il prefetto della Suprema sarebbe stato convocato dal Pontefice il 30 giugno e posto di fronte a cinque domande sulla sua posizione rispetto ad altrettanti soggetti: il diaconato femminile; l’abolizione del celibato sacerdotale; il sacerdozio alle donne; il capitolo VIII dell’Amoris laetitia; l’immotivato licenziamento di tre dei suoi più stretti collaboratori. Sull’ultimo punto, è del tutto legittimo che il Cardinale abbia espresso il proprio disagio per essersi visto privato dell’aiuto di tre integerrimi e solerti funzionari, così come è naturale che non abbia nascosto le proprie persistenti perplessità sul penultimo. Sui primi tre punti, invece, egli avrebbe manifestato in modo franco e diretto – com’è giusto che sia – ferma opposizione, specie sul terzo. Circa l’impossibilità di ammettere donne all’Ordine sacro, esiste peraltro una dichiarazione di Giovanni Paolo II che, pur non essendo formalmente una definizione dogmatica, le si avvicina molto nella sostanza: «Al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, cheattiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa» (Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, 22 maggio 1994; corsivi miei).

Bergoglio stesso, interrogato sul tema, si è riferito a questo testo; ma che valore può avere, un richiamo del genere, da parte di chi pensa di aver la missione di mettere in moto dei processi? In un processo, inteso in senso hegeliano, tutto può essere superato in una fase successiva, perché il principio di non-contraddizione non vale più: ciò che è vero oggi potrebbe non esserlo più domani. Ora, per abolire il Sacrificio non è indispensabile mutarne ancora il rito: lo stesso risultato si può ottenere rendendone invalido il ministro, come è successo presso gli anglicani. Un intervento sul rito di ordinazione è molto meno appariscente di una modifica della Messa; una mossa del genere potrebbe essere successiva all’abolizione del celibato e propedeutica all’estensione del sacerdozio alle donne (la cui ordinazione sarebbe comunque nulla).

Tenete conto di due elementi: 1) il nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il gesuita Luís Ladaria, era già presidente della commissione incaricata di esaminare la possibilità del diaconato femminile, la quale – sia detto per inciso – è già stata studiata con esito negativo; 2) il (sempre) gesuita Hans Zollner, personalità di primo piano nello studio della protezione dei minori nella Chiesa Cattolica, nel 2015 ha dichiarato che la crisi degli abusi da parte di membri del clero «è un’occasione per ripensare la teologia del sacerdozio». Dato che quest’ultimo – evidentemente per incarico, ma pur sempre in modo del tutto illogico – è uno degli ecclesiastici che più hanno suonato la grancassa su questo triste fenomeno, è difficile arginare il sospetto che si stia sfruttando tutto (comprese le indicibili sofferenze provocate dai pederasti inclergyman) in vista di un obiettivo ben preciso: modificare il sacerdozio cattolico. Non a caso un altro megafono della pedofilia clericale è monsignor Charles Scicluna, da due anni arcivescovo di Malta, una delle prime Chiese locali a promuovere un “ripensamento” del matrimonio a partire dall’Amoris laetitia.


Ciò che è certo, è che mai l’immoralità è dilagata, entro le mura leonine e nelle fila del clero, in modo così massiccio, sfacciato e indisturbato. Chi stava facendo seriamente pulizia è stato spinto a dimettersi, mentre il suo successore – nonostante la propaganda sulla “tolleranza zero” – ha protetto e promosso chierici indegni. Questi sono fatti, non polemiche. Con tutto ciò, la parola d’ordine rimane invariata: rimanete dentro l’unica Chiesa, senza lasciarvi trascinare fuori da quelli che vi istigano a disertare la Messa domenicale, perché non sarebbe cattolica, per portarvi alla loro, che, almeno di fatto, è scismatica. Chi vuol catturarvi in una cerchia ristretta non può aver a cuore il vostro vero bene, ma difende un principio impazzito e un’opera che, nonostante gli indubbi meriti, è degenerata. Aggrappatevi invece ai sacerdoti fedeli in situazione regolare e rimanete sereni. Non sono le strategie umane che risolveranno la terribile crisi che la Chiesa Cattolica sta attraversando, ma soltanto l’intervento divino. Noi possiamo e dobbiamo attenderlo operosamente, disponendoci ad esso e preparandolo con il nostro impegno di santificazione ed evangelizzazione.


9 commenti:

  1. i neotradizionalisti alla riscossa:
    noi siamo i migliori:
    fidatevi solo di noi

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  2. Si si adesso arriva lui e ci indica la strada giusta. Ma negli ultimi 40 anni Dov era don Elia?

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  3. Da quello che ho capito don Elia dice ne coi lefrebiani o tradizionalisti, ne coi modernisti.
    ...Quasi quasi faccio come padre sosa e divento buddista così ho risolto la questione una volta per tutte.
    Mi sa che don Elia sta cercando la terza via, quella che della quadratura del cerchio.

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    1. Mi sembrano osservazioni ingenerose.
      A me non sembra che stia cercando una terza via, ma che semplicemente voglia confortare noi piccoli peones che amiamo la Tradizione, a discernere la zizzania dal grano.
      Questi spesso sono mischiati in un campo e nell'altro.
      Mi pare che sia opportuno non fare di ogni erba un fascio, né di buttare il piccolo bambino, assieme al pannolino sporco.
      E' importante che si viva la Fede in Nostro Signore anche in tempi molto bui e inquinati, e che si vada alla Messa che si può, con fede in Lui più che in tanti che hanno la puzza al naso..!

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  4. Don Elia è comunque un faro nella notte di questi tempi terribili...illumina il cammino.

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  5. Ai neotradizionalissti, che si ritengono "i migliori": attenzione, potreste vedervi "soffiar la poltrona" dal più piccolo, un semplice bambino, proprio sotto il naso ( come il piccolo che nel video si insedia sulla poltrona, senza che il pontefice, nemmeno se ne avveda!): che sia proprio quella terza via, che proprio mal sopportate? Gli astanti, paiono proprio divertiti, dalla scena inusuale e inaspettata: Dio si serve solitamente dei più piccoli e potrebbe riservarci grandi sorprese, nessuno escluso.

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  6. E' vero che comunque il pericolo della fede "fai da te"è sempre dietro l'angolo,una forma di libera interpretazione delle sacre scritture che nasce dalla "presunzione"di poter essere "illuminati" dallo Spirito e di restare nella Verità,senza avere bisogno della "guida"del sacerdote che svolga la sua funzione di pastore,inteso come colui che indica la strada al gregge,nel seno della Santa Chiesa Cattolica,fondata da Cristo su Pietro e i suoi successori!Tuttavia mi sembra giusto in questo caso richiamare l'attenzione di don Elia ad un passo del vangelo dove Gesù stesso ci richiama a prestare attenzione ai"segni dei tempi"(quando vedete le nuvole a settentrione dite pioverà....).Se sul soglio pontificio ci fosse ancora Benedetto XVI,(non dimentichiamoci gli ultimi attacchi a Lui e a suo fratello con la farsa del coro di Ratisbonne)potremo dormire sonni tranquilli,ma sappiamo( chi vuole vedere le cose per quelle che sono e non per quelle che vorrebbero che fossero) che la situazione della Chiesa di oggi,a causa di ormai chiare prese di posizione del vescovo di Roma,è al quanto disastrosa!!!!
    Il processo in corso a Santa Marta è quello di riunire la chiesa protestante
    di Lutero con quella cattolica,in quanto dichiarato palesemente dallo stesso Bergoglio.Non è necessario essere un presunto veggente catastrofista per rendersi conto che l'ostacolo maggiore a tale "riunificazione"sono rappresentati dal Sacrificio Eucaristico(con la consacrazione/ transustanzazione)e la devozione a Maria Santissima!!Mai nella storia della Chiesa le due figure simbolo del sogno di DON BOSCO(le due colonne)hanno subito un attacco così violento e oltraggioso proprio da colui che dovrebbe
    confermare i suoi fratelli nella fede(penso che nemmeno ai tempi dei Borgia si era assistito a tante blasfemie).Fare poi un'affermazione che i sacerdoti non accetterebbero una modifica delle parole della consacrazione,mi sembra veramente vera e propria fantascienza,per due motivi:
    1° i sacerdoti hanno accettato tutte le novità introdotte nella liturgia e non sto parlando di quell introdotte da PaoloVI(cara grazia se si potesse partecipare ad una Santa Messa con quel rito)ma di quella attuale dove anche i salmi sono stati modificati(pardon aggiornati);alcuni all'avanguardia hanno provveduto loro stessi a migliorare tale liturgia,cosa che
    se qualcuno si prendesse la briga di partecipare alla domenica a tre funzioni religiose in tre chiesa diverse,assisterebbe a tre messe diversa nella forma e nella sostanza!
    2°se i sacerodoti che si dovrebbero "opporsi"alle modifiche sono gli stessi parroci che sospendono le messe nel mese di luglio e di agosto perchè devono andare in ferie(tanto c'è poca gente,come se il valore del Sacrifio E ucaristico dipendesse dal numero di persone presenti in chiesa)beh,mi scusi padre e mi perdoni ma questo è il mio caMpo,la testa non solo è già rotta,ma è inutile fasciarla, perchè il soggetto è ormai in coma irreversibile,con una emorraggia cerebrale profonda e diffusa inoperabile,elettroencefalogramma piatto,respirazione solo artificiale in funzione 24 ore su 24,e solo un vero miracolo potrebbe salvare il paziente!!!
    Ora da credente che sa che anche la Chiesa,quella vera,la Sposa di Cristo deve vivere il suo calvario,crede in quel miracolo che avverrà SOLO per intervento divino con la collaborazione del piccolo gregge.Sforziamoci tutti di rientreare in quel gregge.SIA LODATO GESU' CRISTO

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  7. Ah poveri ratzingeriani! Non si accorgono che la forma esteriore deve essere riempita da vera dottrina e vera morale cattolica preconciliabolare, e che a partire da princìpi modernisti non si possono mai formare veri cattolici. Se la sostanza è il conciliabolo, la loro ermeneutica della continuità servirà solo (forse) a rallentare un poco il processo di decattolicizzazione dei moderati conciliabolari.

    La legittimità cattolica che dà origine all'ubbidienza, caro Donelia, non è quella massonica, che prescinde da ogni valutazione dottrinale e morale: il cattolico non può ubbidire a superiori che insegnano ad agire ed agiscono, abitualmente o meno, contro la fede e la morale; ed il fatto di celebrare il rito della Messa cattolica (una cum Bergoglio) non rende affatto un pastore conciliabolare un vero Sacerdote cattolico: ho sentito omelie "motupropriali" alla don Gallo, e comunque sempre vi si sostiene (moderatamente, s'intende) il conciliabolo modernista: e come potrebbe essere altrimenti?

    Alla fine della favola è chiaro che Donelia sostiene Bergoglio, pur facendo vista di criticarlo severamente, mantenendo i fedeli moderati sottomessi ed ubbidienti a lui ed ai suoi sgherri modernisti all'interno della chiesupola eretica vaticansecondista.

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  8. Cito dall'articolo:

    "Nonostante tutti gli innegabili difetti, la Messa di Paolo VI ... è abitualmente celebrata da Pastori sulla cui ortodossia non c’è nulla da eccepire."

    Solo se è "ortodossia" nei confronti del concilio vaticansecondo. Ma l'ortodossia cattolica (o cattolicesimo integrale) è ben altra cosa.

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