ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 23 luglio 2017

“Non si sa però cosa sia peggio”?

Scalfari e il Papa


Gran interrogarsi tra monsignori intorno alle conversazioni di Francesco con il fondatore di Rep.

                                          Eugenio Scalfari. Foto LaPresse/Fabio Cimaglia

Davanti al negozio bengalese di via di Porta Angelica l’altro giorno era un gran ridere e interrogarsi tra monsignori sulla surreale conversazione tra il Santo Padre Francesco e l’augusto interlocutore prediletto, Eugenio Scalfari. “Mò siamo a che Gesù è diventato Dio solo quando è morto”, diceva un giovane in clergy con sobrio occhiale da sole Ray-Ban, commentando il dialogo tra i due. 


E l’altro, meno giovane e con trolley, ridacchiava profetizzando l’Apocalisse e forse, chissà, pure le paganissime Valchirie arrivare sul cupolone di San Pietro. Il mio cicerone, un vescovo vestito non da vescovo tanto da sembrare un turista bielorusso a Fontana di Trevi, mi diceva che il problema di questi romani (dove per romani si intende la variegata galassia dei nostalgici chierici del tempo che fu) è che non capiscono che la reale rivoluzione portata da Bergoglio è proprio questa, e cioè bere succhi di frutta non troppo freddi – il frigobar nella suite papale è ben fornita, non si sa però se ci sono ancora le Kinder Delice ivi riposte all’inizio del pontificato – con miscredenti e mangiapreti. Qualcuno dice perché l’istinto predatorio gesuita fa sì che si cerchi di convertire l’anima dell’ateo prima che sia troppo tardi, altri più modestamente sostengono che semplicemente al Papa attuale piacciono i tipi come Scalfari, senza troppi complessi da sacrestia, senza quell’aria da cattolicone che tutto dice di sapere di dottrina e morale e pastorale. Meglio ateo, insomma, che cattolico adulto. “Non si sa però cosa sia peggio”, aggiungeva serissimo il vescovo mio amico.




http://www.ilfoglio.it/roma-capoccia/2017/07/23/news/scalfari-e-il-papa-145527/


Non c'è nulla di terribile nelle epurazioni papali. Basta chiamarle per nome


Francesco desidera attorniarsi di persone con una visione in linea con la sua agenda, sintonizzate sulla frequenza “periferica”, stare in mezzo al gregge più che in dotti cenacoli intellettuali


Roma. Manovre interne, promozioni improvvise, cordate e correnti. E’ il 2017 ma siamo sempre lì, ai “corvi che volano nella boscaglia” (copyright di Tarcisio cardinal Bertone all’epoca del primo Vatileaks che azzannava il pontificato ratzingeriano), agli spifferi, al gossipame. Non saranno gli anni dei Papi Borgia, con cadaveri nel Tevere, cardinali avvelenati in cene ricche annaffiate da vino di scarsa qualità, ma insomma, il quadro che emerge non è idilliaco (eufemismo). Gerhard Ludwig Müller, nell’intervista pubblicata ieri dal Foglio ha...








L’assurdo tentativo di riabilitare Martini          
il male che Carlo Maria Martini ha fatto alla Chiesa è incalcolabile. Certo agli occhi di Dio tutto è chiaro. E nitido è stato per l’Onnipotente giudicare il cuore del gesuita. E’ all’inferno? Chi può escluderlo?


Ma a parte questo: che senso ha questa fregola -una sorta di frenesia- sicuramente eterodiretta di riabilitare una persona che la storia ha già giudicato come colui che ha guidato, per decenni, una fronda intraecclesiale (che coincide con quella massoneria di cui già Mons. Luigi Marinelli ha scritto) tesa a devastare la sana Dottrina?

https://linformatoreweb.wordpress.com/2017/07/22/lassurdo-tentativo-di-riabilitare-martini/
"Nulla mi sembra più grave, contro la Santità di Dio, della presunzione dei chierici che credono, con un orgoglio che è soltanto diabolico, di poter manipolare la verità, che pretendono di fare servire Dio ai loro sogni di grandezza e presumono di rinnovare la Chiesa è di salvare il mondo senza rinnovare se stessi.
In tutta la storia della Chiesa nulla e' paragonabile all'ultimo concilio, nel quale l'episcopato cattolico ha creduto di poter rinnovare ogni cosa obbedendo soltanto al proprio orgoglio senza alcun impegno di santita', in una opposizione cosi' aperta alla legge dell'evangelo che ci impone di credere come l'umanità del Cristo è stata strumento dell'onnipotenza dell'amore che salva nella sua morte."
23 gennaio 1975
Don Divo Barsotti
Deme59
https://gloria.tv/article/WzHKBeUrbm3C2R8xYB4wCnRA6

L'ultima moda...

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L'ultima MODA dei nostri "religiosi"
https://gloria.tv/photo/dcRtFM1JzZiY2vkrTRfuWPkpt

Padre Sosa & co: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

di Giorgio Enrico Cavallo

Passi il figlio di papà che parte e va in India per sei mesi in cerca del suo kharma. Passi la studentessa universitaria che, come regalo di laurea, parte e va in Africa a cercare le origini, il contatto con la Madre Terra, la tribalità e i tamburi davanti al fuoco. Passi anche il cattolico che era cattolico ma che non ci credeva poi molto e che pensa che tutte le religioni in fondo siano uguali e che la mattina fa il saluto al sole perché così gli ha detto il suo life coach. Passino tutti costoro. Ma che a pregare Buddha o i mille dèi indiani siano i sacerdoti cattolici, quello no, non può passare.  
L’ultimo fatto di cronaca lo conosciamo bene: padre Sosa, il “papa nero” dei gesuiti, è stato sgamato a pregare con i buddisti. A dirla tutta, dalla foto che circola in rete sembrava un po’ perplesso anche lui: insomma, attorno a sé aveva gente che credeva in qualcosa. Lui, che ha bisogno di un registratore per credere alla parola di Dio, forse si stava domandando perché tutti quei monaci pregassero con convinzione. Ma come? Loro non avevano un registratore? Boh. E non dubitano manco un po’? Boh. E se il Buddha fosse solo una figura simbolica? Come il demonio, d’altronde? Boh. Quelli lì vestiti di arancione ci credono davvero, e questa convinzione deve aver spiazzato un po’ il generale dei gesuiti. 
Che poi il baffo più famoso della Compagnia di Gesù non è nemmeno l’unico uomo di Chiesa che ha dimostrato simpatie più o meno marcate per altre religioni, filosofie e pensieri antitetici al cattolicesimo. Uno tra tutti, il cardinal Ravasi, sgamato anche lui mentre partecipa ad una danza rituale in onore della Pacha Mama, la dea terra sudamericana. Voi direte che è per avvicinare Cristo a chi non lo conosce. Pensatela come vi pare, eh, ma chi scrive dubita molto che gente incapace di trasmettere Cristo agli stessi cristiani sia capace di portarlo ai non credenti. E poi, come porterebbe la Parola di Dio ad un cambogiano? Pregando Buddha? Chi ci capisce è bravo; non è sminuendo le verità di fede che il mondo troverà la fede. Puntare al ribasso non porta alcun risultato positivo; anzi, porta il risultato opposto a quello sperato, perché il sincretismo religioso porta in dote l’ateismo. In fondo, se tutto va bene e un cattolico può pregare Maometto o la dea Khalì, perché andare a Messa in chiesa? 
Il problema è sempre lo stesso che si trascina dal Concilio Vaticano II: a furia di abbassare il livello dei ragionamenti, si finisce per non trasmettere alcun messaggio. I risultati si vedono: questa diluizione del cattolicesimo, questa omeopatia della fede, non ha riportato a casa le pecorelle smarrite; anzi, le ha fatte smarrire ancora di più, mentre quelle che erano nell’ovile sono fuggite in gran numero. Per andare dove? Per andare, magari, da quei monaci aranciovestiti che ci credono davvero. È comprensibile che i cristiani se ne vadano a cercare il kharma in India o nel Laos. È comprensibile, perché il cattolicesimo ha smesso di fornire risposte efficaci. Le altre religioni, invece, sì. E non è che siano tutte più comprensibili del cristianesimo, che con i suoi dogmi e i suoi precetti ha un po’ stancato noialtri occidentali. L’Islam, il Buddhismo o il Confucianesimo sono forse più chiari? Hanno rituali più semplici? I loro sacerdoti sono forse più alla mano dei nostri arcigni pretacci? No, semplicemente quelle religioni sono rimaste fedeli a loro stesse; cosa che non si può dire del cattolicesimo
Ma rallegriamoci, in fondo: un padre Sosa che va a pregare con i buddisti rivela perfettamente ciò in cui crede. L’antico adagio funziona perfettamente: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Ora che lo abbiamo scoperto, possiamo augurargli ogni bene, come già ha fatto il buon Blondet. Tra i buddisti si troverà bene. Noialtri, invece, preghiamo perché la gerarchia ecclesiastica la smetta di scimmiottare le altre religioni e ritorni ad essere la Chiesa Cattolica. Non la Chiesa Buddista.
http://www.campariedemaistre.com/2017/07/padre-sosa-co-dimmi-con-chi-vai-e-ti.html

1 commento:

  1. Il card. Martini era iscritto alla libera muratoria con il Grand Oriente che ha fatto l'elogio funebre alla sua morte...ed ho detto tutto.

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