ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 6 agosto 2017

E per causa loro, la verità sarà degradata


VERRANNO DEI FALSI MAESTRI

«Anche tra voi ci saranno dei falsi maestri». Oggi stiamo vivendo in una società neopagana, in cui ritornano puntualmente i vizi e i peccati descritti dalla Bibbia: i disordini sessuali, l’abbandono di Dio da parte degli uomini 
di Francesco Lamendola  



 

 Verranno dei falsi maestri; molti li seguiranno e, per causa loro, la verità sarà degradata. È un passo, abbastanza noto, del Nuovo Testamento; sono parole tradizionalmente attribuite al primo degli Apostoli di Gesù, al primo capo della Chiesa. Le abbiamo sentite, le abbiamo lette, ma ce ne sfugge il significato. Abbiamo la tendenza a pensare che quanto è scritto in quei libri non riguarda noi e il nostro presente; che le profezie non si riferiscono al nostro tempo, ma ad un tempo imprecisato, forse passato, forse futuro; comunque, non il nostro. Questo accade perché la nostra fede si è indebolita, si è razionalizzata; il veleno della modernità ci è entrato nel sangue, e siamo incapaci di calare nel nostro presente, nella nostra situazione, nella nostra vita, quel che dice la Bibbia. Pensiamo che quelle cose si debbano riferire sempre a qualcun altro; oppure che abbiano un senso generico, buono un po’ per tutti e, in fondo, per nessuno. Noi uomini moderni abbiamo smarrito la  certezza che Dio ci parla per mezzo di quegli autori: a noi, proprio a noi, a ciascuno di noi, in ogni epoca della storia, e che continuerà a farlo sino alla fine del mondo. Un poco alla volta, abbiamo preso a credere in altre parole, in altri messaggi: quelli del mondo, che giustificano ogni sorta di abusi morali e di sconcezze. Ci fidiamo di più degli economisti, degli scienziati, dei tecnici: calcoliamo le probabilità, soppesiamo i pro e i contro, pervasi da un robusto scetticismo da persone pratiche, che sanno vivere coi piedi ben piantati a terra.


Eppure la Bibbia, la Parola di Dio, è chiara: basta leggere. Nella Seconda lettera di Pietro (2, 1-22), infatti, sta scritto:

Ci furono dei falsi profeti nel popolo (di Israele): ugualmente anche tra voi ci saranno dei falsi maestri, i quali introdurranno divisioni perniciose e, rinnegando il loro padrone che li riscattò, attireranno su se stessi una rovina veloce. Molti seguiranno le loro lascivie  e per causa loro la via della verità sarà denigrata. Nella loro cupidigia cercheranno di comprarvi con discorsi artefatti: ma il loro giudizio di condanna già da tempo è in azione e la loro perdizione non ritarda.
“Dio infatti non perdonò agi angeli che avevano peccato, ma, condannandoli al tartaro, li confinò nelle fosse tenebrose perché vi fossero trattenuti fino al giudizio. Non perdonò al mondo antico, ma quando scatenò il diluvio sul mondo degli empi, custodì Noè come ottavo in quanto annunciatore di giustizia; condannò le città di Sodoma e Gomorra, incenerendole, dando un esempio agli empi di quanto accadrà nei tempi futuri; salvò il giusto Lot, tormentato dalla condotta sfrenata di gente senza legge. Infatti abitando, lui giusto, in mezzo a loro, sentiva la sua anima retta tormentata giorni per giorno da ciò che vedeva ed udiva in opere inique: il Signore seppe salvare i buoni dalla prova e conservare i cattivi fino al giorno del giudizio per punirli, specialmente coloro che seguivano la carne nella bramosia di turpitudini e disprezzavano la dignità del Signore.
Incoscienti ed egoisti, non tremano davanti alle manifestazioni della gloria, bestemmiando, mentre gli angeli, pur essendo in potenza e forza superiori, non reggono al giudizio di condanna pronunciato presso il Signore su di loro.
Questi invece, come bestie irragionevoli, nate proprio per essere catturate e per morire, bestemmiano ciò che non conoscono e periranno della morte loro, subendo a loro danno il contraccambio della malvagità; ritengono delizia il piacere di un giorno; macchiati e luridi, si immergono nel piacere, facendo a voi buon viso con seduzioni ingannevoli.
Hanno gli occhi pieni di passione per l’adulterio, non cessano di saziarsi di peccato, adescano le persone deboli, hanno il cuore assuefatto alla cupidigia, sono figli di maledizione, abbandonando la via retta si sono smarriti, hanno seguito la via di Balaam, di Bosor, che amò la ricompensa di ingiustizia ed ebbe una lezione per la sua iniquità: un giumento muto, esprimendosi in voce umana, frenò l’idiozia del profeta.
Costoro sono sorgenti senza acqua, nubi in preda al vento della tempesta, è riservato loro il buio delle tenebre. Mediante parole tronfie, e vanitose adescano, sollecitando gli istinti lascivi della carne, coloro che non si distaccano del tutto da quanti stanno vivendo nell’errore. Promettono loro la libertà, mentre sono, essi stessi, schiavi della corruzione: ciascuno infatti rimane schiavo di ciò che lo vince. Se infatti dopo aver fuggito le brutture del mondo mediante la conoscenza approfondita del Signore nostro e Salvatore, Gesù Cristo, impigliandovisi di nuovo, la loro situazione ultima diventa peggiore di quella iniziale. Sarebbe stato infatti meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia,  che, dopo averla conosciuta, tornare indietro dai comandamenti santi loro dati. A loro è accaduto quanto dice un proverbio vero: “Il cane si rivolge contro ciò che ha vomitato”, e “la scrofa, lavata, ritorna a sguazzare nel fango”.

Ma chi sono questi falsi profeti, questi cattivi maestri che travieranno molti e che li condurranno velocemente alla rovina? Chi sono costoro, i quali si sono scordati di dovere tutto a Colui che li ha riscattati con il suo sangue, sulla croce, e senza del quale sarebbero nulla? Possibile che questo brano si rivolga proprio a noi, a noi, uomini del tempo presente? Che ci stia interrogando, singolarmente, seriamente, drammaticamente, su qualcosa che sta accadendo adesso, proprio qui, in mezzo a noi, sotto i nostri occhi?
La tentazione di sdrammatizzare, di ridimensionare, di relativizzare questa profezia è forte. Il teologo Ugo Vanni, autore della traduzione e del commento alle Lettere di Pietro, Giacomo e Giuda (per la collana Nuovissima versione della Bibbia  dai testi originali, Edizioni Paoline, 1974, 1984, pp. 102-111), sceglie questa strada: sdrammatizzare, ridimensionare, relativizzare. Togliere il pungiglione dalla parola di Dio, ammansirla, lisciarle il pelo. L’opera di “normalizzazione” della fede cattolica è incominciata subito dopo il Concilio Vaticano II e, negli anni ’70, galoppava già a spron battuto. Le parole d’ordine conciliari erano: Ottimismo! Dolcezza! Dialogo! Apertura! Misericordia! Proibito inquietare, rimproverare, scuotere, intimare, proibire. Ed ecco cosa dice il buon gesuita, classe 1929, per molti anni professore di esegesi del Nuovo Testamento alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Biblico:

L’errore, nelle previsioni dell’autore, si diffonderà. Accanto ai falsi maestri ci saranno molti loro seguaci e formeranno un’ondata travolgente che minaccerà di sopraffare i cristiani quali l’autore si rivolge, Per questo egli mette in guardia in maniera così precisa. È chiaro che egli ha davanti a sé esempi concreti: i falsi maestri di cui parla sono futuri solo nella finzione letteraria dell’attribuzione della Lettera a Pietro Apostolo. Ma di quali errori si tratta? Le invettive dell’autore sono roventi, ma gli accenni alle dottrine sono generici e non permettono una localizzazione storica convincente. L’insistenza su una condotta immorale, l’allusione ai castighi biblici fanno pensare a deviazioni dottrinali e pratiche in materia sessuale, che dovevano stare alla base di questo insegnamento sbagliato. Forse si trattava di una forma di neopaganesimo, di un tentativo di compromesso tra paganesimo e cristianesimo, quasi un sottoprodotto negativo di quello sforzo che la comunità ecclesiale dovette fare per adattarsi a vivere continuamente in un mondo pagano, una volta venuta meno la febbre escatologica e l’attesa della parusia (cf 3,4).

Già; tutto chiaro, dunque? Ma proviamo ad attualizzare le parole di quel testo, che siano di Pietro o di qualcun altro poco importa: proviamo a leggerle nella precisa prospettiva dei nostri giorni, e non già, come fa padre Vanni, dando per scontato, dall’alto del suo tecnicismo di profondo esperto di esegesi biblica, che i falsi maestri di cui parla sono futuri solo nella finzione letteraria dell’attribuzione della Lettera a Pietro Apostolo. Proviamo a domandarci se oggi, proprio sotto i nostri occhi, non si sta producendo una situazione che riflette perfettamente il severo ammonimento di quella lettera apostolica: L’insistenza su una condotta immorale, l’allusione ai castighi biblici fanno pensare a deviazioni dottrinali e pratiche in materia sessuale, che dovevano stare alla base di questo insegnamento sbagliato. E che cosa sta succedendo, nella Chiesa dei nostri giorni? Non vediamo dei preti, e perfino dei vescovi, auspicare una liberalizzazione di qualsiasi comportamento sessuale, da parte della Chiesa stessa? Non li vediamo parlare con assoluta tranquillità della sodomia, negare che Dio distrusse Sodoma (Galantino), auspicare matrimoni omosessuali (Martin), presentare festosamente due lesbiche ai fedeli durante la santa Messa (tale padre Cosimo Scordato, parroco di Palermo)? E non abbiamo visto uscire dalle mani del papa una esortazione apostolica, Amoris laetitia, in cui si prospetta una riammissione dei divorziati risposati all’Eucarestia, pur persistendo costoro nella loro situazione oggettiva di peccato? E non abbiamo visto questo stesso papa rifiutarsi di fornire chiarimenti a quattro cardinali che ne avevano fatto richiesta, e perfino rifiutarsi di riceverli in udienza privata? E non abbiamo visto un altro monsignore, Vincenzo Paglia, fare affrescare il duomo della sua diocesi, Terni, da un artista dichiaratamente omosessuale, per dipingervi una gigantesca Resurrezione in cui si vedono i peccatori salire in cielo, senza pentimento né espiazione, tratti in alto da un Cristo che, a sua volta, ha ben poco di divino, e, nelle vesti succinte e trasparenti, pare uscito dallo stesso mondo equivoco e peccaminoso che ha partorito gli altri, fra i quali vi è il ritratto del medesimo Paglia? E non abbiamo udito quello stesso Paglia celebrare le virtù esimie di Marco Pannella, campione del divorzio, dell’aborto, dell’omosessualità, della droga e dell’eutanasia? E non abbiamo udito un altro sacerdote, Krzysztof Charamsa, convocare la stampa per presentare a tutti il suo “compagno” e dichiarare apertamente la sua omosessualità? E non abbiamo visto un vescovo spagnolo, Julian Barrio, ordinare sacerdoti due omosessuali notori e dichiarati? E non abbiamo visto un teologo abortista, Nigel Biggar, entrare a far parte della Pontificia Accademia per la Vita? E non abbiamo visto il segretario del cardinale Coccopalmerio, monsignor Luigi Capozzi, arrestato per aver celebrato dei festini gay all’ombra del Vaticano? E non sentiamo dire, quasi ogni giorno, di preti indegni che intrattengono rapporti sessuali con i giovanissimi loro affidati, nei collegi e nei seminari? E non sappiano bene che esiste, nel cuore del Vaticano, una potentissima lobby gay, la quale preme in ogni modo affinché la Chiesa modifichi il proprio Magistero riguardo ai peccati carnali, specialmente quello contro natura?

«Anche tra voi ci saranno dei falsi maestri»

di Francesco Lamendola

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Parlano don Gino e padre Zoffoli

Il futuro canonizzato SanKiko
porge la sua reliquia da baciare
La prima difficoltà che ci hanno presentato quando abbiamo pubblicato i nostri scritti citando i testi di Kiko, essi hanno detto: "Tutto falso!". Ma io le citazioni le faccio citando pagina e paragrafo! Allora sono passati ad una seconda scusa: "Sono estrapolazioni!". Ma ogni prete quando predica fa "estrapolazioni" del Vangelo e non lo cita certo tutto: l’importante è che la citazione, l’estrapolazione corrisponda al pensiero, al testo dell’autore.

Il 2 giugno 1992, dopo molti tentativi, con P. Enrico siamo riusciti ad avere un incontro con i Neocatecumenali (perché essi non vogliono mai avere incontri con persone con cui possano entrare in discussione).

(L’incontro) era stato annunciato, rimandato e finalmente si stabilì l’incontro alla Scala Santa in questa data. Prendiamo 3 registratori e li mettiamo sul tavolo. C’era l’ingegner Donnini e il Vice Direttore del Seminario Romano. Ci siamo presentati. Abbiamo detto: "Ora facciamo una registrazione, in modo che quello che noi diremo rimanga documentato. Un (nastro) ve lo prendete voi e uno ciascuno noi due". "No, non vogliamo registrazioni.". "Ma perché?". (Loro non vogliono mai nessuna documentazione). Stavamo per chiudere l’udienza e andarcene via. Ma io ho detto: "P. Enrico, finalmente sono venuti, accettiamoli così come sono".


Ci siamo messi a tavolino. Hanno cominciato a parlare col solito metodo e quando io ho detto: "Io pubblicherò i vostri testi." Essi non hanno negato che i testi ci fossero, ma hanno detto: "Noi non le daremo mai il permesso di pubblicare i testi!". E quando abbiamo detto: "Nei vostri testi ci sono degli errori dogmatici!", hanno fatto un sorriso di strafottenza. Abbiamo detto: "Siete disposti a riconoscere che ci sono degli errori (e li abbiamo elencati), siete disposti a firmare una dichiarazione di fede?". Loro ci hanno detto: "Sì, Padre, siamo disposti, la prepari, la firmeremo subito!". Io l’ho bloccato e gli ho detto: "Ingegnere, non mi occorre la sua firma, come neppure la sua Reverendo Claudiano, ma a me occorre la firma di Kiko e Carmen, perché voi non andate in giro a predicare le vostre idee ma quelle di Kiko e Carmen. Quando Kiko e Carmen faranno una dichiarazione di fede, faremo completamente la pace". Il discorso è caduto ed è finita così. Ora nessuno nega più che questi testi siano autentici. In genere, i Neocatecumenali rispondono con un mare di ingiurie. Io ho ricevuto solo due lettere (dopo la pubblicazione del mio libro "Neocatecumenali al bivio"), ma perché stavo dietro P. Zoffoli che ne ha ricevuto un mare. L’appunto mi veniva da preti che non si firmavano, han fatto firmare ad un giovane di 17 anni che avrebbe dovuto conoscere teologia, diritto canonico, ecc.) e trovavano da ridire solo che a pag. 5, a n° 16 non cito con ordine le pagg. dove Kiko afferma che "le Comunità sono la Chiesa stessa" come se questo bastasse a inficiare la contestazione. In questo testo sono citati i passi delle catechesi di Kiko con pagina, titolo, numero (e a volte sono 15/20 sullo stesso argomento, altro che estrapolazioni!). Alla fine di queste affermazioni riporto le tesi della Chiesa Cattolica e dico: "confrontate questi testi e vedrete come Kiko (o Carmen) portano una dottrina completamente contraria a quella che è la dottrina della Chiesa. Le conclusioni tiratele voi".

Testimonianza di don Gino Conti:

I libri che P. Enrico Zoffoli ha scritto sui Neocatecumenali li ha scritti insieme a me. Abbiamo avuto il primo scritto, poi altri 2 da un sacerdote che era stato nel Cammino: gli Orientamenti, il 1° Scrutinio e lo Shemà. Ci manca il 2° Scrutinio e il 2° libro di oltre 500 pagine dattiloscritte nelle quali si danno le norme per dirigere le Comunità e tante altre cose. Quello che abbiamo ci consente di formulare quei giudizi espressi (prima) dal Dottore, perché la sofferenza che lui ha manifestato è anche la mia.

In casa di mio fratello avevo fatto una osservazione alla figlia per una interpretazione massimalistica della Parola di Dio fatta da Kiko. Lei mi disse. "Zio, tu credi al diavolo?" "Certo che ci credo!". "Ecco ce l’hai lì, ce l’hai lì" e mi indicava la spalla. Io avrei avuto il Demonio incarnato sulla mia spalla solo perché avevo osato dire che una interpretazione della Bibbia non corrispondeva al pensiero della Chiesa. Anche il Dottore, anche Faustino e un altro ingegnere che è costretto a vivere in un paesino lontano dalla famiglia e costretto a mantenere moglie e figli... con tutti i torti che gli hanno dato dall’alto in basso, da Cordes all’ultimo Vescovo della Diocesi di Roma. Ci resta di pregare e pregare molto, perché noi crediamo nella Grazia di Dio (cui quali Kiko non crede).

L’ingegner Frugiuele ha citato una pagina, la 190, (dove c’è) la definizione della Grazia che per noi è la dottrina fondamentale del cristianesimo, perché Cristo Gesù è venuto per darci la Grazia, è morto per darci la Grazia, ha istituito la Chiesa per darci la Grazia, ha istituito i sacramenti come mezzo per la Grazia, ha istituito il sacerdozio per la Grazia. Se noi distruggiamo la Grazia spazziamo via la Chiesa. Kiko dice che la Grazia è credere nell’amore di Dio! Ma anche un Mussulmano, un pagano, crede nell’amore di Dio! E deride tutti quelli che si sforzano di vivere in Grazia di Dio e di morire piuttosto che commettere un peccato mortale (v. motto di San Domenico Savio: per Kiko è da irridere). Un giorno dissi ad un santo religioso di leggere la pagina 66 (degli Orientamenti) e di dirmi come potevo rispondere. "Don Gino, ma lei legge questi testi? Lei diventa pazzo leggendo questi testi, legga libri più belli!". Non mi ha voluto dare una risposta perché era impossibile: è una pagina di un farneticante, di un pazzo! Rafforziamo la nostra fede e aiutiamo i nostri sacerdoti ad essere quelli che il Signore vuole. Troppi non conoscono né la filosofia né la teologia.

Con queste cose non si crea il Cristianesimo: non bastano raduni oceanici in Piazza San Pietro per preparare il nuovo Giubileo, se non si entra dentro le coscienze. Dobbiamo trasformarci e diventare uomini di Chiesa, di preghiera, di confessionale, uomini che passano le loro ore davanti a Gesù sacramentato. Al tempo del Concilio ci Trento era già iniziata, con 95 tesi affisse alle porte della chiesa, l’eresia luterana preceduta dall’istanza di tutta la Chiesa che voleva una riforma "in capite et in membris". La riforma deve incominciare da noi sacerdoti. (Don Gino fa vedere due sue pubblicazione nelle quali ha cercato di togliere quella patina di infallibilità che si dà Kiko e che fa andare in "sollucchero" i Neocatecumenali).

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