ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 5 agosto 2017

Le tre cose più grandi che la storia della Chiesa abbia tramandato!


IL PAPA DELL’ASSUNZIONE DI FATIMA (1)       


[Card. Tedeschini, da: Attualità di Fatima, Città della pieve, 1954 –impr.-]
Gran cosa parlare del Papa! Più grande, parlare del Papa nostro, Pio XII; ancor più grande, parlare del Papa e dell’Assunta! E più grande ancora, parlare del Papa, dell’Assunta e di Fatima: le tre cose più grandi che, non separate né lontane, ma unite insieme, i secoli abbiano visto, e che la storia della Chiesa abbia tramandato! Il vivere le cose, al di fuori della diretta impressione, le rende piccole; il guardarle nella storia, le ingigantisce nella luce dei secoli, ma in una statura anch’essa piccola, perché lontana. Solo il tornare a viverle da vicino, il meditarle e il tornare a meditarle, le pone nella vera grandezza. – Così è di questi tre temi: da una parte il Papa! Pilastro principale e pietra angolare dei disegni di Dio, sulla Chiesa; fonte inesauribile di vita e di sviluppo per la Chiesa. E dall’altra, i due aspetti, che ai nostri giorni ci hanno rappresentato Maria: Maria nell’Assunzione e Maria in Fatima. Ma fra i tre, Papa, Assunzione e Fatima, questa sta nel centro: Fatima, il nome più piccolo della geografia, tanto da essere stato sempre, fino a noi, trascurabile ed anche sconosciuto; ma ora scelto ed innalzato a fastigi mondiali da Colei che sempre « respexit humilitatem » .
LA VERGINE E LA INFALLIBILITÀ’ PAPALE
Ma dirò di più: da questa altra parte, cioè dalla parte di Maria, tre cose si vedono unite e divine: l’Immacolata, l’Assunzione e Fatima. – L’Immacolata? Perché anche l’Immacolata? Perché Assunta e Fatima suppongono, nella mente di Dio e nello svolgimento dello spettacolo divino ed eterno della nostra fede, una preparazione; suppongono, perché non dislegati, ma essenzialmente collegati, altri aspetti, altre verità, altri dommi; e prima fra tutti, l’Immacolata. Chi non vede come l’Assunzione presuppone l’Immacolata? E chi non vede come Assunzione ed Immacolata, presuppongono, dinanzi a noi, il poderosissimo ed essenziale domma della Infallibilità Pontificia? Quante meraviglie che non ci giungono isolate, ma come in un volume di verità; distinte e separate solo da brevi spazi di tempo, e discese dal cielo al momento voluto da Dio; e fortunatamente al momento nostro, come di fedeli e di credenti privilegiati. Erano trascorsi tanti secoli, diciannove secoli, e non mai la Chiesa si era trovata dinanzi ad una effusione prodiga e torrenziale di misteri e di doni di Dio, quale è quella riservata solo per noi, e per quelli che ci seguiranno: i misteri e di doni del secolo di Maria; ed anzi dell’ora di Maria; e più ancora, del trionfo e dei trionfi di Maria! – Come mai, trionfi di Maria al tempo nostro, e come dono alla Chiesa di oggi ed a noi, se Maria ha trionfato in ogni secolo, tanto da essere, essa stessa, sinonimo di trionfo, di vittoria, di impero senza confini? Eppure, è così. E sebbene sia vero che sempre Maria trionfò e sempre trionferà, è più che vero che questo secolo è, sopra ogni altro, il secolo di Maria, ed è il secolo della presenza, dell’assistenza, della tenerezza effusa e commovente di Maria, quali non videro, non intravidero, non immaginarono mai, e, meno ancora, godettero mai, i secoli andati! Pio IX aprì questa èra: quel grande Papa cui Dio elesse per il torbido periodo di faticose transizioni, che durano, e in molti aspetti crescono anche oggi. Il Papa, cui Maria confortò nell’angoscioso lungo e molteplice Calvario, confermando le parole di suo Figlio: Io sono con voi; e completandole, da buona Madre, coll’aggiungere a quelle divine parole, queste, tutte sue: Io vengo a voi! Io vengo! Come? Con tre visite. Tutte e tre solo per i nostri tempi; solo con intenzione, ed intenzione di madre; cioè come prova espressa e voluta di speciale e materno amore. Dapprima il domma dell’Immacolata. Le tante splendidissime verità concernenti la Madre di Dio, sono sempre vive nella Chiesa e brillano in ogni sua parte ed in ogni sua età. Ma giunge l’ora, anche per Maria, in cui una Madre vuole sentirsi dire dai figli, sopra ogni abituale affetto: Ti amo! E se una è santa: oh, madre santa! E se una fosse immacolata, come lo fu Maria sola: Tu sei immacolata, cioè senza macchia! E se una è bella, ed ogni madre agli occhi dei figli è bella: oh! come sei bella! E se una è bella perché anche Immacolata, e specialmente perché Immacolata e perché creata in proposito da Dio, e perché Ei etiam Dominus contulit splendorem, oh! come sei bella, tutta bella! Ecco perché esplose quell’inno che si canta con tanta allegrezza: « Tota pulcra es, Maria ». Onde, ciò che la Chiesa aveva sempre creduto e creduto anche a prova di sangue, giunse il giorno in cui lo volle definito. Definito, perché fosse vero? più vero? Lungi da noi. Definito, perché fosse proclamata una gloria di più; e perché una gemma di più fosse incastonata, a voce di popolo, sul suo diadema. Questo vollero, a questo aspirarono, questo giurarono le Nazioni più aderenti alle glorie mariane: l’Italia, con quel cuore che nessuno supererà, e che è cuore di Dio: Roma! La Spagna, che vanto, e così giusto vanto ne mena, e che si gloria, ed è vero, che a preparare, ad affrettare, a diffondere, a giurare il domma, fu essa! La Francia, coi suoi Santuari e col suo entusiasmo per ogni bellezza mariana. E così il Portogallo, così il Belgio e così l’America Ispana; così ogni popolo ed ogni città ed ogni villaggio, specialmente del vecchio e sempre giovane mondo latino. Onde Pio IX non poteva più differire: Egli, e con Lui l’Episcopato, e con l’Episcopato, l’universo. Dopo il domma, nel 1854, ecco subito la visita di soddisfazione, di gratitudine, di premio: Maria stessa si presenta e parla a Lourdes nel 1858. Quando mai, per il passato, erano accaduti due fatti così vicini e così incisivi nella storia della Chiesa e così lapidari, da restare eterni nel significato e nell’impressione del mondo? Pochi altri anni passano; ed il Concilio Vaticano, mentre, volgendosi al passato, emette una conferma, guardando al futuro, ci dà un’altra chiave per aprire il tesoro di Cristo;  chiave che esisteva, ma che diviene ora ufficiale; chiave di sicurezza, perché chiave di oro; chiave la più opportuna, e per il bisogno della Chiesa e per lo splendore della sua regalità, perché per l’uno e per l’altro sembra fatta questa estrazione dai tesori di Dio; chiave che non solo schiude i tesori, ma è essa stessa un tesoro ed un altro preziosissimo monile: l’Infallibilità! – L’Infallibilità, per controllare la via, la misura e la garanzia della unità inscindibile della santa fede della Chiesa; e l’Infallibilità, per spianar e ancor più quella via, quella misura, quelle garanzie, e per rendere più spedito, per ogni caso, l’uso d ella divina e papale ed abituale prerogativa. E’ dunque infallibile il Concilio, ossia la Chiesa docente; uniti però al Papa! Ma il vero infallibile è il Papa; solo, o, se così accade, con il Concilio, cioè con la Chiesa Docente. Solo, perché se la Chiesa, e la Chiesa docente sono infallibili, per il Papa lo sono; Egli il primo docente: Egli il primo ed unico ed a sé bastante maestro: Egli l’unico, a cui, come a suo alter ego, Cristo abbia garantito che la sua fede ed il suo insegnamento « non deficient »! Pio IX, come tutti i suoi augusti Predecessori, l’aveva inteso e l’aveva compiuto per l’Immacolata questo divinissimo monopolio. Ma Pio IX non si reputò pago. Egli riassume nella sua pienezza l’autorità di tutti i docenti; e, a nome di tutti, e ratificando il pensiero del Concilio, convertì l’implicito e l’abituale in esplicito e solenne, e munì la Chiesa e tutti i Pontefici futuri, di un domma divenuto essenziale anche a credersi; credere cioè, pena il vedersi avulsi ed estranei alla Chiesa, che, in materia di fede e di costumi le labbra dei Pontefici sono quelle stesse di Cristo: infallibili! Avanzano intanto le dimostrazioni di quello incoercibile materno trasporto in pro della sua umana stirpe, che Maria volle riservato ai giorni nostri; dimostrazioni per lo innanzi non viste, ma che ora si vedono crescere a misura della crescente umana freddezza e del bisogno, e perciò, ma per la ragione dei contrari, dell’affetto di Maria. L’uomo si allontana da Dio e si attacca alla materia, con tanto maggiore oblio del celeste suo destino, quanto più ha visto e gustato i progressi del basso mondo. E Maria lo cerca, lo raggiunge, e da Madre gli dice: mi vedi? Ecce Mater tua! – Arriva così l’anno 1917. E’ scoppiata la guerra! La prima guerra mondiale, che scuote per sempre quel po’ di equilibrio che era rimasto sulla terra, ed infrange le vetuste e secolari tradizioni di costumi, di contentabilità umana, e di ordine. Giunge così l’anno in cui la lotta è al massimo del suo bollore, e gli uomini al massimo della effusione di fraterno sangue. Ed allora, ecco che Maria ripete la visita. Mirabile visita quella del 1858 a Lourdes! Più mirabile la nuova, del 1917. Dove? Colà dove meno si penserebbe. Nel deserto lontano più sconosciuto, del cattolico Portogallo; e, come sempre, a bambini; a tre bambini; a tre pastorelli; a tre innocenti! Eccoci dunque a Fatima! La Donna del Cielo incede e parla. A Lourdes si era annunziata quale è nella sua qualità primordiale: Io sono l’Immacolata Concezione! A Fatima, si descrive con le qualità che assunse con San Domenico: Chi sei dunque? « Io sono la Vergine del Rosario! ». E poi, si descrive ancora, e prende il tono consentaneo agli scopi della sua venuta; il dolore! Io sono la Madre dei dolori: la Addolorata! Ma spiegaci, Chi sei?, o Vergine del Rosario! Che cosa ci annunzi? Penitenza! Bando al peccato, dal quale troppo è offeso il divino mio Figlio! Conversione, conversione, conversione! Sempre uguale la parola di Cristo e quella di sua Madre: la parola di ieri e quella di oggi! Penitenza! Non peccare! Convertirsi! E con quali ammonimenti? Con quelli della giustizia divina! con l’inferno stesso, minaccia sempre incombente. – E quali mezzi ci porgi? Due mezzi; uno che è un segreto e non mai avrebbe dovuto esserlo: Il Cuore mio Immacolato; ed un altro che è antico e familiare: il Rosario! E chi è che questi mezzi prescrive? Il Rosario, io. Recitatelo ogni giorno. Il Cuore mio Immacolato, il Figlio mio divino, che a questo Cuore vuole la consacrazione del mondo. E, da ultimo, il suggello. Io farò un grande miracolo! Maria non aveva mai parlato così, da Cana in poi. Persino un miracolo promette; anzi il primo miracolo, che sia stato solennemente promesso; il più grande quindi, il più atteso, il più sbalorditivo e stupendo; il miracolo più ineffabile, il miracolo più terrificante!
* * *
E poi: venite, o bambini, e venite per sei volte: il 13 di ogni mese, a cominciare da oggi! I bambini rimangono attoniti; hanno udito la voce di altra madre; più madre di quella terrestre; madre di essi e Madre di Dio: ed obbediscono. L’apparizione, dapprima segreta, comincia a propagarsi; viene risaputa, perché nessun segreto ha imposto Maria; ed anzi, chi non stimerebbe un dovere, rivelare le glorie della Madre? I tre bambini vanno, ed attraggono. Poco a poco, nel corso di quei mesi, il villaggio, ed anzi la regione, ed anzi la Nazione, a mano a mano che le mensili apparizioni si succedono, tutti porgono orecchio ai racconti, alle rivelazioni, a quel suono di voce celeste, che è la voce della Madre di Dio, e che, come sussurro di aria lieve, non schianta, ma accarezza, si spande, e riempie, come per l’eco d’incanti, il fortunato paese. La regione è piena della buona nuova; un Vangelo; il Vangelo, il buon annunzio di Maria si diffonde; dalla terra e dal cielo! – Ma anche alla venuta ed anche alla voce, ed anche all’invito di Maria, il mondo si ribella. Che sciocchi, siete, o bambini! Quale superstizione! Che credulità! Sono fole di bambini anche queste! Ridicole cose, nel secolo della scienza! E le autorità, sprezzanti e premurose, risolute ad imporre fine alle dicerie, alle favole, ai commenti, alle aspettazioni di un misero popolino, mandano guardie e gendarmi: le buone guardie ed i buoni custodi dell’ordine, che hanno, purtroppo, anche il dovere di obbedire! – I bambini sono presi; sono cacciati in prigione; sono minacciati. Ma la verità sgorga sempre limpida, dai cuori limpidi, incapaci di inganno! L’abbiamo vista! L’abbiamo udita! Farà un miracolo: E la verità, ripetuta tante volte, quante volte quel compressore autoritario passa su di loro, è sempre la stessa! Non poteva non essere la stessa. – Grandi date: il 13 maggio ed il 13 ottobre del 1917. Quella, la prima, era passata, e nessuno, in quel giorno, ne parlò. Quest’altra giunse anch’essa; ma tutto il popolo, il popolo delle attonite contrade, lo aspetta, e all’alba del giorno, tutto il popolo, fino a settanta mila. tutto si riversa su Fatima. Misteri di Fatima! Erano cominciati il 13 maggio; ed oggi, 13 ottobre, si compiono! Le moltitudini, impazienti, sono là; ad attendere. Pioveva! Quale sarà il miracolo? Cessa la pioggia, ed appare il sole! Oh, davvero i misteri si compiono! La luce soave, della Dama, si espande. La Dama, solo i bambini la vedono. La luce, tutto il mondo. Tenebre alla morte di Cristo. Luce all’arrivo di Maria. – Si oscura il sole, alla morte di Cristo. Giubila e danza il sole, mostrandosi Maria. Sì, giubila e danza; è l’agnellino saltante, in obbedienza alla gioia ed in ossequio a Colei che è la Regina del Sole! Il sole, dunque, il pacifico sole, che solo Giosuè, per vincere, fermò, e la cui ombra solo il Profeta, per attestare la parola di Dio, fece indietreggiare, prende a muoversi; a girare; a girare e rotare, come ruota di fuoco; adare sbalzi, a segnare una curva, ad imprendere una discesa, a lanciarsi ad una caduta, a staccarsi dal firmamento, a precipitare ed a piombare sulla moltitudine! I colori dell’Iride, emananti all’improvviso, isolati, o frammisti, dalla sfera solare fatta simile a disco di argento, avvolgono la regione e si succedono in visione apocalittica, riflettendosi sui volti, e cangianti, essi e di volti, ad ogni istante. Grida, lagrime, invocazioni, sospiri, riempiono l’aria: miracolo! Vergine santa! Misericordia! Perdono! Il sole che presta omaggio alla sua Regina, il sole che i colori suscita nelle meraviglie, ma non nello spavento; il so1e che, se tramonta, tace, ma se risorge non semina che vita, aveva cessato per un istante il perpetuo suo ministero; ed aveva dato un segno: signum Dei! Terribile segno! Quando mai si era visto somigliante terrore, e quando mai a lato ed a corteggio di quella Dama che è il sorriso di Dio? Signum magnum apparuit in cœlo! La donna vestita di sole, aveva scosso sull’universo un nuovo paludamento, quello del sole, non più sole, ma astro di ammonimento. Il sole aveva danzato; si era inchinato alla sua sovrana: aveva rivolto un saluto alla terra; ma qual saluto! Terribile saluto, e saluto non di meno, di Maria, la Patrona dei penitenti e dei convertendi, e che, dopo sei visite, e sei colloqui e sei materni sguardi, improntati a così grande e così materna tristezza, prendeva congedo dai bambini e dal popolo. Cessa il miracolo. E tutto il popolo, l’immenso popolo, riavuto dallo stupore, rimane cogli occhi al cielo, come per cercare Colei che il prodigio, l’atteso prodigio, il più grande prodigio dei secoli, aveva, per amor del popolo, operato; e con singhiozzi e con tremiti, va ripetendo: Miracolo! Miracolo! Vergine santa, misericordia! Vergine Maria, pregate per noi! Perdono! Perdono!
COINCIDENZA PRESAGA
Fatima trovasi cronologicamente prima della Assunta; intendo dire, prima della definizione del domma di Maria Assunta in cielo. Ma Fatima sta, ideologicamente e cronologicamente, come vedremo, intrecciata e connessa col domma dell’Assunta. E Fatima, infine, segue il domma, e corona, come col diadema più grandioso, di grazie, di gloria, di gratitudine, Maria, il Cielo, il prodigio dell’apparizione, e quella devozione universale e gigantesca che circonda l’umile e grandissimo Santuario, e che, sotto ogni aspetto, è offerta da Maria, ed è voluta da Maria! Non fu così per il domina dell’Immacolata. Venne questo dopo la maturità dei tempi, dopo il clamore incessante dei devoti, dopo le postulazioni di ogni Nazione, di ogni ceto, di ogni secolo. E neppure fu così per il domma dell’Assunta, preceduto da eguale credenza, da identica professione mondiale, da invocazioni in nulla dissimili, affinché l’Autorità suprema non più oltre indugiasse a redimere la fronte della Regina di questo venti volte secolare diadema. L’Assunta seguiva, sì, l’aspirazione dei secoli; ma essa ha con Fatima, la improvvisa Fatima, questo identico contrassegno: essa arriva in quello che tutti abbiamo chiamato e proclamato il secolo, il momento, il trionfo di Maria. E Maria, per amor nostro e per accompagnare i nostri voti, ha voluto, quasi per incoraggiare alla celeste proclamazione, visitarci. Essa stessa! In immagine, o nel corpo? La Chiesa lo sa. Noi amiamo credere quello che la Chiesa crede. Ma i fanciulli sei volte la videro e con essa conversarono! Era Essa dunque, Maria, la gran Madre di Dio! Onde, come Cristo, risorto, ci visitò col suo Sacro Corpo, oltre che ci è sempre presente con la Sacrosanta e reale Eucarestia, così non è alieno dal vero il pensare ed il credere che Maria Assunta al Cielo, e alla vigilia del Domma nuovo, abbia voluto visitarci con le sue carni benedette per dirci: Ecco Colei che fu Assunta! A quella guisa che la pia tradizione della Cattolica Spagna, ricorda nel Santo Pilar, colonna come di Roma, ed immortale trofeo di Saragozza, la Deipara in carne! Precedette, dunque, con un avvenimento il più clamoroso ed il più benevolo dei nostri tempi, la definizione del domma; e la definizione del domma, con tanta preparazione di Mariane grazie, indubitatamente e da vicino preparò; e la medesima, con certissime voci del Cielo, da vicino seguì: voci mirabili, voci intenzionate, voci le più significanti, come qui appresso descriverò. – Intanto, è mio dovere di accennare che Fatima, in tutto il corso dei 35 anni che si successero alle apparizioni del 1917, fu da Dio e dalla divina Madre costantemente associata, legata e predestinata al Pontefice Pio XII, e conseguentemente, al domma dell’Assunzione e ai più rilevanti atti del governo religioso del nostro Papa. – Legata ed associata al Papa? Legata all’Assunta? Legata ai più salienti atti del Pontificato di Pio XII? E’ storia questa della Divina Provvidenza sul mondo, e più ancora della vigilante cordialità con cui Maria Santissima, qual Madre amorosa, che non abbandona, ma tanto più avvicina i figli quanto più perigliosa è l’ora, si fa a noi dappresso, guida i nostri passi, impetra i divini soccorsi, ed ispira il pensiero e la sollecitudine e si fa quasi maestra e mediatrice del Capo della Chiesa per il bene della Chiesa. – Certo, l’opera e l’intervento di Maria nel mondo sono abitualmente e ad ogni istante così veri ed attivi, che l’uomo, distratto, esiterebbe a crederli, a comprenderli, a riconoscerli nella loro costante e palpabile realtà. Il fedele lo sa; ma non ne misura l’ampiezza. Il fedele lo implora; ma reputa, quando lo consegue, non altro che una eccezione per lui, ciò che è per la universalità una incessante effusione. D’altronde, non è forse vero che Iddio, omnia nos habere voluit per MariamE se tutte le cose volle che noi ricevessimo dalle mani di Maria, non è Maria associata a tutte le grazie, che a noi sono dispensate, siano esse grazie con il nostro affanno impetrate, siano grazie, favori e doni, che la munifica liberalità divina ad ogni istante spontaneamente ci prodiga, cominciando dal dono della esistenza, della fede e dell’amore verso la Gran Madre? – Ma per Pio XII Maria, e Maria di Fatima, ha voluto essere Madre e Madre tanto presente, come non lo fu per nessun altro, come non lo fu per nessun Pontefice; come non lo fu, se non per Giovanni l’Evangelista! Tredici Maggio del 1917! Lo ricordo come di oggi. Eugenio Pacelli riceveva nella Sistina la Consacrazione Episcopale dalle mani del Pontefice Benedetto XV, che lo aveva eletto Arcivescovo di Sardi e Nunzio Apostolico in Baviera. Io, antico suo compagno e collega nella Segreteria di Stato; io, che non potevo scrutare il futuro, e solo intravvedevo nel Pacelli il fondamento, il principio e l’indubitabile protagonista, io era tra gli assistenti, e tra gli assistenti palpitanti tutti di allegrezza e di commozione per la elevazione del diletto amico, ma anche palpitanti di rammarico, perché l’augusto rito non consacrava solo l’elevazione del più degno Prelato di Roma, ma anche la lontananza; lontananza da Roma, dalla sua Roma, dai compagni, dagli amici, dal Papa! – Io era colà; e seguiva il rito, e cantava, con la voce dei suoi Parenti, Padre, fratello, nipoti, ma non della Madre, votata già al Cielo, il Te Deumche ricordo persino nelle sue note! Mancava la Madre, quella cui, dopo Dio, spettava il merito di tanto figlio, e l’esultanza di così chiara intronizzazione! ,, – Ma perché non mi concesse Iddio di vedere, o, per lo meno, di figurarmi, presente allora nella Sistina, l’altra Madre sua, Maria, proprio allora, proprio in quegli istanti, discendente Augusta Visitatrice, sul mondo, ed annunziante un periodo nuovo, un Pontificato nuovo, che doveva essere associato al nome di Fatima, e verificarsi non più di 22 anni appresso, ed iniziante una nuova straordinaria arcana Provvidenza, e sul novello Presule, e sulla Chiesa, e sul mondo? Imperocché, proprio allora, oh! mirabile divino incontro e celestiale convegno di Cielo e Terra! proprio allora Maria, la celeste Madre del futuro Papa, stampava le auguste orme sulla deserta boscaglia di Fatima! Proprio in quel giorno, mentre sul giovanissimo Arcivescovo scendeva la pienezza del sacerdozio, e di grazie predestinate lo inondava lo Spirito Santo, Fatima si delinea va sull’orizzonte, per non esserne più cancellata, e per di venire anzi la guida più alta, la protezione più significata, che doveva essere il motore di un Pontificato, di un’era, di un mondo! Il mondo non lo sa ancora; ma è d’uopo che non ignori, con quanta benevolenza Maria Santissima di Fatima, la Messaggera della più consolante novità voluta dal Figlio, nella conversione della umanità, nella pietà delle genti, nelle grazie, nelle ispirazioni, nei portenti, abbia a Se avocato i destini ed i progressi del futuro Pontificato, allora adombrato, e del futuro Pontefice, allora dotato della pienezza del Sacerdozio, cui solo mancava la pienezza del Primato! Legami? Certamente, e molti, e singolarissimi, e tali che possono, essi soli, spiegare il cammino di Pio XII.
Primo legame e prima coincidenzaGiungono insieme, simultaneamente, come ad un appuntamento del Cielo e della terra, la Vergine di Fatima e quell’Episcopato, che andava a preparare il Pontificato del Papa Pio XII; del Pontificato di Eugenio Pacelli, ma più specialmente il Pontificato che Maria doveva far Suo. Imperocché, ogni Pontificato ed ogni Pontefice sono sotto l’egida di Maria, e sono amati da Maria. Ma per Pio XII la Vergine di Fatima riservava un affetto che solo per Pietro, il primo Papa, si rese eminentemente manifesto. Pietro rinnegò: fece al suo Maestro e Benefattore la più sprezzante delle offese: non lo conosco! Ma Maria, come Cristo nel Pretorio, ebbe per Lui uno sguardo particolarmente, generosamente, vittoriosamente materno; uno sguardo come ad un figlio caduto, ma che ha cuore per rialzarsi. Va da Gesù! digli che lo ami! Ti perdonerà! E Pietro non finì, come Giuda, vinto dalla disperazione. Fu uno sguardo quello, per degnazione quasi vicino allo sguardo che Cristo volse a Giovanni dalla Croce, nominandolo ad una dignità, infinitamente più grande di quella riservata a Pietro: la dignità di Figlio di Maria! Non di Vicario, ma di vero Alter ego suo, al cospetto, nel Cuore, e nella vita e nella casa di Maria, sebbene casa di Giovanni! Ma per Pio XII lo sguardo che nei secoli gli teneva riservato Maria, fu indicibilmente più materno. Fu uno sguardo, dillo tu, o Dante, che la vedesti:
a più di mille angeli festanti,
ridere una bellezza che letizia
 era negli occhi a tutti gli altri Santi! (Paradiso, XXXI, 125)
Uno sguardo non di misericordia, come emanante da illos tuos misericordes oculos; non di perdono, quale ne ha e ne avrà sempre per ognuno di noi; non di risurrezione, quale per Pietro et prò nobis peccatoribus; ma sguardo, tutto amore della Madre del bell’amore, e, solo, il più simile a quello che, da Cristo e da Maria, l’unico Giovanni conobbe. Egli è che Iddio amava Eugenio Pacelli, e amò il Pontificato di lui; e per darne una prova, anche a noi intelligibile, pose e rese manifesto quell’amore nel Cuore di Maria, sotto il manto di Maria, all’insegna della Madonna, la Visitatrice, per lui e per noi più recente, più toccante, più universale: la Madonna di Fatima!
IL PAPA DI FATIMA
Coincidenza dell’Apparizione Mariana e dell’Episcopato del nuovo Pio; e coincidenza e legame della nascita alla vita e della nascita al Pontificato; ed è la seconda. Nacque dunque due volte Pio XII? Nessuno nasce due volte. Solo si quis renatus fuerit ex Spiritu Sanctorinasce! ed è vera nascita e migliore nascita. Oppure, si quis renatus fuerit, dalla nostra più vera madre, la Madre che ci è Madre e Regina! Non solo dunque alla Madre Provvidenza o alla Madre Chiesa, Madre in senso più lato delle due vere Madri; ma anche all’altra più vera Madre noi lo dobbiamo questo Pontefice, mariano per intero; la quale, mentre il mondo vede che il Pacelli nacque il 2 marzo dalla madre terrena, volle che lo vedesse nascere, il 2 marzo, anche da altra Madre, che allora il mondo non poté comprendere, ma che i 15 anni, già registrati in questo predestinato Pontefice, dovevano rivelare, Madre di Dio, Madre di Fatima, e, attraverso Fatima, Madre specialissima sua.
* * *
Fu un caso? Il caso per un cristiano? Per un Papa? E fra i Papi, per il Papa Pio XII? Fu provvidenza: ma fu Provvidenza della Madre della Provvidenza, che, come ventidue anni prima, per l’Episcopato, così lo volle in identica data e di un ulteriore genetliaco dell’anno 1939 sotto la stella di quell’invocazione, che doveva dal nuovo Papa glorificarsi: Fatima! Solo così e giova ripeterlo, si nasce due volte: dallo Spirito e dalla Madre, comune a noi, ma particolare a Lui. Solo così ha un significato, e non è illusione di caso, il 2 marzo per Eugenio nascente in Roma e il 2 marzo per il Pacelli nascente alla più alta dignità Vaticana e del mondo. – E solo così, tale è la nascita quale è la vita, e, per converso, quale è la vita, tale è la nascita. – Dice bene S. Gregorio Magno: non passi mai per la mente dei fedeli il pensiero che esista il fato. – Non il fato, ma la stella esiste. E se si vuole questa stella, la più bella delle stelle, la Regina delle stelle, essa fu il bel fato di chi nacque a Romana Cattedra in quella stessa data, il 2 marzo: la Stella di Fatima che non cessò e non cesserà di splendere per tutto il Pontificato di Pio XII. Fu la sua stella e non cessò di splendere: ogni più eminente grazia di Maria verso il suo Papa lo conferma; ogni più brillante iniziativa di Pio XII, quasi eco alla guida Mariana, lo comprova. Non caso dunque ma stella voluta e inseparabile: la Madre di Fatima, divenuta Stella di Fatima.
LA CORONAZIONE CANONICA DELLA VERGINE DI FATIMA
Una terza coincidenza ed un terzo legame: la coronazione canonica.  La Vergine di Fatima non aveva tardato a sperimentare la riconoscenza, la devozione, l’amore e il santo e legittimo orgoglio del Popolo Portoghese, ricevendo il nazionale ossequio di una corona dell’oro Imperiale Lusitano. Ma quella glorificazione non proveniva dall’Autorità Apostolica. Cosicché non passò molto, e popolo e Autorità tutte, e primo l’Episcopato, convennero nel supplicare il Pontefice di degnarsi di onorare Maria della Corona Papale. Ed un Cardinale partì da Roma; il Cardinale che più di ogni altro Porporato aveva legami col Portogallo, per avervi vissuto, in silenziosa rappresentanza della Roma che non abbandona, i tempi della tribolazione: il Cardinale Aloisi-Masella. Ed  egli ebbe la ventura, nel maggio del 1946, di fare in terra quello che l’Eterno Padre nel Cielo: porre sulla fronte augusta della Regina di Fatima la Corona più insigne che alle Immagini di Maria possa la Chiesa decretare: la Corona che venga per diretta autorità, deliberazione e Missione del Vicario di Cristo. Quale Vicario? Pio XII. Ora, questo altissimo riconoscimento si conferisce ai Santuari ed alle Immagini, i quali abbiamo vetustà massima di culto, di storia, di omaggio dei popoli. Ma Fatima è, tra tutti, il santuario più recente. Perché dunque, a Fatima, e per le mani di un Porporato che si parte di proposito da Roma? Perché Fatima sta a cuore al Vicario di Cristo, come cosa sua: e la Corona ha il valore di tributo del Portogallo e del mondo: ma più personalmente, del Papa! Ed anche perché Fatima ha vinto i tempi e le tappe, e si è posta all’avanguardia della storia.
FATIMA E L’ANNO SANTO
Ma una coincidenza havvi tra il Papa e la Vergine di Fatima, che giunge a grado veramente intimo, e agli occhi umani quasi occulto; grado per conseguenza il più commovente, il più arcano, il più pontificio e Mariano e il più universale: l’Anno Santo. E più che nella prima che nella seconda coincidenza, qui cominciano i misteri. Certo, tutto è mistero nella vita dei Papi. Papa e Chiesa sono mistero; e l’opera di Dio nel governo della Chiesa, è essa, più che mai, a chi voglia scrutarla, un mistero: un mistero continuo, ed universale: che non si comprende, ma subito si intende; che anzi, spesso, quasi a contrastare col mistero, si vede. Ma più assai lo è stato e lo è nella vita di Pio XII, ed in particolare per Fatima! Quale è stato, fra i recenti, il più grande mistero, nella universalità, nella diretta mira alle anime, nella dispensazione del Sangue preziosissimo? L’Anno Santo! Mistero perché lo ha indetto il Papa? No: ma perché apre le più arcane vie alla salvazione delle anime: perché le chiama, le invita e quasi le costringe; perché rinnova l’invio di Giona a questa popolosa, ricca e dissipata città, che è il mondo; e fa levare, nella voce del Papa, la voce del Profeta, che clama: “Ecco il tempo accettevole! ecco i giorni della salvezza!” – Questo aspetto, peraltro, è proprio di ognuno degli anni Santi. Ma il nostro, che cosa ebbe di proprio? Ebbe l’ispirazione, ebbe lo spirito, ebbe gli intenti, ebbe le parole stesse di Maria di Fatima: cosicché, se esso ha caratteristiche, queste sono di Fatima. – Annunzio di Fatima: pregare; riparare; mortificarsi; pentirsi dei peccati; soffrire per i peccatori; cessare dalle offese al Divin Figlio, che ne è troppo contristato; convertirsi! Programma di Pio XII: guadagnare le Indulgenze, dischiuse nell’Anno Santo con insolita larghezza, sì; ma ad un solo scopo! Facilitare il pentirsi! il convertirsi! il trasformarsi! l’Anno Santo, dopo le sventure e le aberrazioni della più esiziale delle guerre, dovrà essere una meta ove il pio pellegrino giunga per dire, abbracciato al Collo del Padre: Peccavi! E a chi si ravvede (e tutti sono chiamati a ravvedersi), è offerto, a gran voce, con l’esempio del Papa che precede le folle, portatore del Crocifisso, con le esortazioni di ogni discorso, con le istruzioni per ogni pellegrinaggio, con i riti di Roma, con le provvidenze apprestate in ogni Basilica, il perdono, ed anzi il gran perdono; grande, perché a tutti si estende; e grande, perché a tutti è diretto, e col perdono, l’invito al ritorno. Ed anche questo, il gran ritorno, si vuole sia ritorno di tutti, sia rigenerazione cristiana di tutto un mondo folleggiante e corrotto, sia l’allegria nel cielo e nella terra, negli Angeli e nei giusti  sia il gaudio super uno peccatore pœnitentiam ægente, e, ad uno ad uno, il gaudio sopra tutti i peccatori, chiamati a dire: basta! Non è questo l’avvertimento, non è questa la aspettazione della nostra Madre di Fatima, quando lanciò, da Madre misericordiosa, una voce che precedesse questo Anno Santo penitenziale e che tutti i figli convocasse? Non è questa l’ansia del padre della parabola evangelica, non è questo l’anelo rinnovato in Pio XII, che sta in sospirante attesa del figlio peccatore, e sta spiando da lungi, da lungi, come dall’anno ’17 al ’50, ed aguzza la vista, e scorge al fine il figlio e, arrivato, lo abbraccia, e lo colma di paterno perdono e di paterna consolazione, ed accogliendo, ed abbracciando, i figli, ad uno ad uno, a tutti si prodiga, a tutti parla, a tutti si fa tutto, profondendo con quanto vi è di cuore in un’anima angelica, la gioia che fa piangere, la commozione che fa sussultare, l’impulso che fa convertire? Chi conosceva un anno santo così penitente, santificante, convertente? Chi ravvisava nell’Anno Santo del 1925, in quello della Redenzione del 1933 il messaggio penitenziale di Fatima? Eppure Fatima esisteva; ma l’eco non si era propagata. Giunse l’ora del Papa, che raccolse e irradiò la voce di Fatima e considerò suo compito dar opera agli Augusti Materni ammonimenti. Onde subito appare la coincidenza; messaggio di Fatima e messaggio dell’Anno Santo, Fatima ha voluto, Pio XII ha promulgato. Sia benedetta Fatima! Sia benedetto il Pontefice di Fatima! – Ecco dunque Fatima in Roma, ed ecco, come sempre e come in ogni atto di Pio XII, Roma che guarda Fatima, e segue Fatima e, direi, obbedisce a Fatima.
ROMA E FATIMA
Vi è, e vi può essere, una quinta coincidenzaNon la quinta sola, ma molte altre, e tutte tanto coincidenti, da creare una cosa sola: Fatima in Roma, e Roma in Fatima. Roma in Fatima! Chi lo avrebbe potuto dire e pensare, soffermandosi alle sole parole Roma Fatima, o riflettendo solo ad altri Pontefici, ma lontani da Fatima, o non strettamente convergenti con il programma di Fatima? Ecco, invece, che in verità, Roma va a Fatima; Roma sceglie Fatima; Roma convoca il mondo a Fatima; Roma crea per un giorno, centro del mondo cattolico, un’altra Roma; la Roma che fu creata ed eletta da Maria, nell’umile ma celeste Trono di Fatima. L’Anno Santo, il Romano, è già celebrato ed è già conchiuso: in Roma, come era di ragione. Ma è celebrato ed è da chiudere anche l’Anno Santo Universale. – E dove celebrare la mondiale chiusura, fra i tanti Mariani Santuari che sarebbe sempre caro additare, come fu bello, per il Papa Pio XI, scegliere ed additare Lourdes? – Un consiglio giunge ispirato; ed ispirato da Maria, la patrona dei due Anni Santi nell’unico Anno Santo: Chiudere l’Anno Santo universale e penitenziale a Fatima! Porgere alla Madonna di Fatima, in testimonio di riconoscenza, l’omaggio del mondo intero; ritornare a Fatima, compiuta, la voce della penitenza da Fatima partita; trasferire, per memorande ore, il Papa a Fatima, nella persona del suo Messo, e dire alla celeste Vìsitatrice ed ispiratrice: ecco ai Tuoi piedi l’Anno Santo, che hai voluto! Eccolo: poni ad esso il sigillo della tua materna soddisfazione e del tuo premiante sorriso. – Che cosa è Fatima? Una deserta e monotona boscaglia, ove nulla ha di grande la terra; ma dove tutto ciò che nel cielo e sulla terra è di più grande, risiede, irraggia ed impera con la semplicità che non domanda contorni; la presenza della Gran Madre di Dio, nella più recente visita al mondo! Io vi arrivai la sera del 12 ottobre; avevo attraversato duecento chilometri della bellissima terra Lusitana, fra le acclamazioni d’ogni villaggio e fra il tripudio filiale delle borgate più umili e più entusiaste, tutte filialmente osannanti al Papa. Era già notte, e piovigginava. – La spianata, ove il Santuario sorge, è smisurata. Le genti pellegrine si perdevano a vista d’occhio. – Sorge il Santuario? Certo; ma io non lo trovai. Trovai solo una impercettibile e quasi invisibile Cappellina, eretta sul luogo ubi steterunt pedes eius! Tanto piccola, che io non fui invitato ad entrarvi. Io genuflessi dunque al di fuori, dinanzi alla piccola porta; e lì, con gli occhi della mente e del cuore all’Apparizione, depositai quanto di affetto potevo e se come umile pellegrino, e quanto di omaggio potevo apportare come Legato Pontificio. Con preci e con canti, e con pioggia e con freddo, fu salutata la Madonna da tutto il corteo e dall’innumerevole concorso. E poi ci ritirammo in piccola casa, inizio delle costruzioni che la celebrità del luogo domanda, e che l’affluenza! non già Romei, ma visitanti internazionali mariani, di anno in anno sempre più richiede, anno in anno sempre più abbisogna. – Io ho appreso che cosa è Fatima. L’ho appreso più nella vigilia che nella festa; e direi meglio, più nella notte che nel gran giorno. – La notte era caduta, ma non sulla quiete, sul silenzio, sul sonno; bensì su di un mare vivente, vibrante e palpitante di innumerevoli fremiti. – Mare, non di onde, ma di gente. È nella solitudine di quei campi, simili ad un deserto, in quell’altipiano silenzioso e solenne, spoglio di opere umane, di Basiliche, di alberghi, di asili, di ritrovi riposanti, e persino, direi, di case, che non siano un inizio di futuri edifici, una sterminata moltitudine, quasi arena in littore maris,che l’occhio non abbraccia, e tutta assorta in null’altro che in Maria! tutta tendente, braccia, cuori ed occhi, a Maria! tutta trasportata da un amore che a Fatima diventa visibile: l’amore a Maria! Ma anche più è amore quel che l’osservatore vedeva, e quello che io, da una finestra osservava. Tutti in piedi! In piedi, tutta la notte; sotto le fredde gocce! I piedi, nel fango! Una coperta sulle spalle! Gli occhi tutti fissi all’istesso punto! E cantando; cantando sempre, e spandendo nell’aria una letizia, una pietà, una unità di pensiero, un ardore di entusiasmo, che io non vidi in nessuna Basilica, che io non vidi e non è possibile vedere neppure in Roma. E sopra questo spettacolo, sopra questa scena nuova, sopra questa paziente e maestosa devozione, giganteschi riflettori, passeggianti fra le tenebre, con fasci di luce bianca, vivace, frettolosa, che pareva si affacciasse a continui getti per contare non le persone, ma i popoli. Erano come raggi dalla pallida luce, lanciati da quella lima che le nubi occultavano, ma che è sempre sub pedibus eiusai piedi di Maria! Ecco Fatima! Ecco la fede! Ecco la corrispondenza alla voce di Maria! Ecco l’Anno Santo, condensato nel programma di Maria! – E il dì seguente, 13 ottobre, il gran giorno della universale chiusura di quel caro Anno Santo che ci sfuggiva, la stessa fede, la stessa fiamma, le stesse turbe infinite, la stessa penitenza; ma anche la stessa serenità, la stessa letizia, la stessa giocondità, la stessa unità di Famiglia. E mentre incede in quella foltissima massa il Rappresentante del Papa, procedente al grandissimo e non più visto Pontificale, il grido unanime, appassionato, incessante, inestinguibile di: Viva il Papa! Ed io ne1 cuore ripetevo: Viva il Papa di Fatima! Viva i figli di Fatima! Viva il Portogallo, ospitale a Maria ed al mondo! E tutti genuflettevano a quella, che era nell’ombra della Benedizione del Papa! Ma vi era, visibile e sensibile, la Benedizione di Maria! – Il Pontificale si svolse, e l’Apocalisse, l’ispirato quadro raffigurante i seniori del cielo attorno all’Aquila, e i canti delle millia millìum, osannanti e giubilanti, parevano volere descrivere tutto, in confronto di quelle maestose schiere dei nuovi seniori, i Cardinali ed i Vescovi, i Reali, i Governanti, i Dignitari, gli Ambasciatori, e quanto conta di grande e nobile l’universo, allorché l’universo si ricorda di ciò che è pietà, di ciò che è grazia, di ciò che è amore, di ciò che è il suo debito verso la Regina del Cielo. Oh, fortunata Fatima! Oh fortunata Lusitania! Oh fortunatissimi, fortunatos nimium, direbbe Virgilio, voi, o Portoghesi, di gran lunga più fortunati perché glorificati da questa trionfatrice èra di Maria, beati! Beati voi, che, come già alla chiamata missionaria, rispondete ora bellamente, fervidamente, specchiatamente, alla chiamata Mariana, e scrivete, agli occhi del forestiero, anche d alla privilegiata montana  terra di Fatima, le antiche parole della vostra nobiltà celeste: Terra di Maria! Beati, perché a voi guarderanno tutte le generazioni, e perché le vostre gesta gloriose, se non saranno superate da uomini, Maria, sì, lo sono; voi ne godete, e per essa, e per voi, e per tutti!

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