ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 16 ottobre 2017

Esperienze di disorientamento pastorale



Ordinari esempi di “aggiornamento pastorale”

Da oltre 50 anni ci sentiamo ripetere di non temere, perché non è cambiata la dottrina, né è destinata a cambiare, si è trattato solo di un semplice aggiornamento pastorale, reso necessario per adattare la dottrina bimillenaria ad un mondo in rapida trasformazione (rispetto al quale la Chiesa Cattolica sarebbe indietro di 200 anni, affermava il fu Cardinal Martini).

Il compito principale della Chiesa uscita dal Concilio (l’unico di cui si parla con ammirazione, cioè il Vaticano II) sarebbe quindi quello dell’aggiornamento, come affermava papa Roncalli.

In cosa consista questo aggiornamento lo constatiamo dovunque, tutti i giorni, ma è utile fissare qualche esempio, tratto dalla esperienza diretta dei fedeli.

Riferisco dapprima una mia recente esperienza di depistaggio pastorale :

A proposito di “Amoris Laetitia” e di stravolgimento della retta dottrina cattolica bimillenaria: alcuni giorni or sono mi trovavo in un importante santuario mariano del centro Italia (di cui taccio il nome per carità cristiana, come apparirà subito chiaro), quando vedo il Vescovo locale che stava facendo un’omelia sul matrimonio a due giovani che stavano per sposarsi (la sposina aveva in braccio una figlia di 4-5 anni).
Il Vescovo è partito subito dicendo che l’unione tra due giovani, anche se non passano dal municipio o dalla chiesa, è già di per sé un matrimonio, e vedasi bene, “un matrimonio santo”. Se poi interviene la cerimonia religiosa, ancora meglio, diceva, il vincolo si rafforza e gli sposi possono superare le prove della vita che potrebbero altrimenti minacciare o distruggere la loro unione. Ma il bello, o il brutto, è stata l’assenza di ogni accenno al fatto che due che vanno a letto senza essere spostati  siano in peccato mortale, nossignori, sono “santi sposi”, cioè hanno dato vita ad un “matrimonio santo”, parola di Vescovo!

A proposito di rinnegamento delle Sacre Scritture da parte di esponenti dell’episcopato, riporto il commento apparso su un blog, il cui contenuto non fa che confermare quello di tanti altri che si leggono con sempre maggiore frequenza.

“Tutte le mattine mi reco alla Messa delle ore 07,30, l’unica a cui possa partecipare, prima di andare a lavorare. E’ quasi sempre celebrata dal vescovo della mia diocesi: non passa giorno in cui l’uomo di Chiesa non faccia affermazioni in cui si mette in dubbio la veridicità dei racconti evangelici; l’ultimo è quello dei 72 discepoli mandati da Gesù a predicare il Vangelo. Secondo il prelato, che ha la pienezza sacerdotale, tale racconto è inventato dallo stesso evangelista Luca.

Oggi ho avuto la “fortuna” di partecipare alla funzione religiosa celebrata dal parroco del Duomo della mia diocesi: il commento sull’istituzione della festa della Madonna del Rosario è incominciato con la premessa che Maria non si preoccupa delle nostre guerre e che è fuori luogo e fuori tempo (quindi SAN PIO V ha sbagliato) istituire tale festa come vittoria sui mussulmani!!
Inoltre come buon discepolo della nostra eminenza, ha affermato che è inutile pregare il Rosario e ripetere tutte quelle Ave Maria, perché distolgono dalla meditazione dei misteri. … cioè solo un mistico o un’asceta avrebbe le caratteristiche per pregare degnamente il santo Rosario!
Se mi sento di dissentire su tutto ciò, devo considerarmi scismatico e quindi eretico?”

A proposito di “invenzioni” attribuite all’Apostolo Luca nella redazione del suo Vangelo, accusato dal clero progressista (manipolatore delle Sacre Scritture) di essere un bugiardo, voglio qui ricordare quanto udito nell’omelia di un parroco della mia città in occasione della solennità dell’Ascensione di NSGC, un paio di anni fa; ebbene, riferendosi al passo evangelico di Luca, quel sacerdote affermò “il racconto di Luca è una favola per bambini. Non è possibile credere ad un Gesù che sale in Cielo come un missile”, esprimendo poi così la sua personale convinzione in proposito “semplicemente, ad un certo momento i discepoli non lo videro più (Gesù) e così si inventarono questa storia per fare proseliti” (che brutto vizio, avevano anche i discepoli, direbbe Bergoglio).

Concludo  la mia esperienza di disorientamento pastorale riportando l’omelia   di domenica 15 ottobre 2017 alla Messa principale della mia parrocchia: 
Il Vangelo di questa domenica  presentava il passo di Matteo relativo all’invito alle nozze (Mt 22, 1-14), rifiutato dai primi invitati, alcuni dei quali mettono a morte gli ambasciatori del Re che, sdegnato ed infuriato, li fa mettere a morte ed invita altra gente al banchetto di nozze. In particolare, i versetti 11-14, relativi alla scoperta dell’invitato presentatosi senza l’abito nuziale, e per tale ragione legato mani e piedi e gettato fuori  
Il “là sarà pianto e stridore di denti”  deve aver creato non pochi problemi nella preparazione dell’omelia. Il celebrante, infatti,  ha avvisato i presenti che tali versetti possono provocare disorientamento,  ma che si tratta di un caso isolato,  perché “Dio non castiga né si vendica, ma perdona sempre tutti”.

E poi c’è chi ha ancora il coraggio di parlare di “ermeneutica della continuità”: continuità sì, ma dell’inganno, dell’imbroglio, delle menzogne spudorate. Questo possiamo  attenderci oggi dal clero ormai divenuto ex cattolico e forse persino ex cristiano, e passato ormai nelle file del Nemico di Dio e dell’umanità.

Ma “no pasaran” dicevano i cattolici spagnoli a riguardo degli atei che fucilavano i preti e i crocifissi. E il cardinale Consalvi, che accompagnava Pio VII alla cattività francese, così rispondeva a Napoleone che si vantava: «In pochi anni avrò distrutto la Chiesa»… «No, Maestà! Non ci siamo riusciti noi preti in 17 secoli, non ci riuscirà a distruggerla neppure lei!» Qualche anno dopo, Napoleone finiva a Sant’Elena, ove moriva ingloriosamente avvelenato.

L’imperversare dei preti modernisti durerà finché Dio vorrà, ma anche per loro verrà la resa dei conti, ed allora sarà davvero «pianto e stridore di denti».


di Catholicus

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