ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 3 ottobre 2017

Il loro carisma dà fastidio a qualcuno


NEOCHIESA E CARISMA MARIANO

Il carisma mariano che non piace alla neochiesa il caso dei Francescani dell’Immacolata: come è possibile che un papa perseguiti come fossero dei nemici mortali i più fedeli campioni e custodi della pietà francescana e mariana? 
di Francesco Lamendola  


Ormai la neochiesa ha riabilitato tutti, o quasi tutti, quelli che voleva riabilitare, per ragioni funzionali al cambiamento ch’essa ha voluto imprimere alla vita della vera Chiesa cattolica, non solo sul piano liturgico e pastorale, ma anche su quello dottrinale e teologico. Ha riabilitato don Milani e don Mazzolari; ha riabilitato i preti operai e i teologi di strada, e ora anche il progressista cardinal Lercaro; ha riabilitato perfino Lutero e la sua sedicente riforma, che altro non è stata se non lo sfascio della Chiesa – con relative confische dei suoi beni – e uno scisma mirante a sovvertire le ragioni stesse della fede, mediante la formula della salvezza con la sola fede: formula riabilitata anch’essa, incredibilmente, da papa Francesco, sull’aereo che lo riportava dall’Armenia, nel viaggio del giugno 2016. Solo i cattolici che non si sono mai ribellati contro la Chiesa e contro il papa - beninteso, prima del Vaticano II -, solo i teologi, i preti e le suore che sono sempre rimasti perfettamente uniti alla dottrina e alla pratica cattolica, solo i fedeli che si son tenuto stretti alla Tradizione, al culto mariano, al Rosario, e che si sono sempre affidati agli Angeli e ai Santi, accettando umilmente la dottrina cattolica, così come l’avevano ricevuta e come, per secoli, è stata insegnata e vissuta, solo quelli non vengono “riabilitati”, non salgono agli onori delle cronache, non ricevono attenzioni dalla C.E.I. e da Avvenire, da monsignor Paglia e da Famiglia Cristiana; solamente loro non ricevono mai l’onore di una citazione da parte del papa, nelle sue quotidiane omelie dalla Casa di Santa Marta, e meno ancora una parola di stima o d’incoraggiamento dal pontefice, nel corso delle sue numerose ed estemporanee interviste, programmate o a braccio, e rivolte con una certa preferenza ai campioni del radicalismo e dell’anticlericalismo, a cominciare dal quotidiano La Repubblica

Anzi, si può dire di più: solamente loro vengono ignorati, e, non di rado, mal sopportati, perfino maltrattati e perseguitati, com’è accaduto ai Francescani e alle Francescane dell’Immacolata, una congregazione fiorente di vocazioni, con decine di case e centinaia di religiosi e religiose sparsi in tutto il mondo, che sono stati commissariati, umiliati e praticamente sequestrati dalla “misericordiosa” chiesa di Bergoglio, ormai da più di quattro anni: dal luglio del 2013, cioè da pochi mesi dopo che il nuovo pontefice era stato eletto. E nessuno ha mai spiegato che cosa abbiano fatto, esattamente, di così grave, a parte le accuse retrospettive rivolte al loro fondatore novantenne; e nessuno, d’altra parte, si è scomodato a chiedere al papa che rivelasse le ragioni di un trattamento così duro. Milioni di cattolici, evidentemente impecoriti da anni di servile conformismo, hanno taciuto davanti ad un’azione così grave e così inusuale: come è possibile che un papa perseguiti, come fossero dei nemici mortali, i più fedeli campioni e custodi della pietà francescana e mariana? Forse che proprio questo loro carisma dà fastidio a qualcuno, è di disturbo a qualcuno, perché attraversa i suoi iniqui progetti di “normalizzare” la Chiesa mediante il nuovo corso, il quale, più che a un cambiamento, somiglia sempre più a un colpo di stato?
I Francescani e le Francescane dell’Immacolata, fra l’altro, sono i più diretti continuatori ideali dello speciale carisma, mistico e missionario al tempo stesso, che animava san Massimiliano Kolbe, il martire di Auschwitz. Tutti, più o meno, conoscono il sacrificio eroico di costui nel campo di sterminio di Auschwitz, quando chiese e ottenne di prendere il posto di un padre di famiglia, che era stato condannato, con altri compagni di sventura, per ritorsione contro la fuga dal campo di alcuni prigionieri; ma ridurre a ciò la vita di san Massimiliano Kolbe è veramente riduttivo. Egli è stato un campione ardente, intrepido, instancabile, pur nella sua fragilità fisica (era malato, sin dalla giovinezza, di tubercolosi), del carisma francescano, e particolarmente di quello mariano: fin dal 1917, con alcuni confratelli, aveva fondato la Milizia dell’Immacolata, per poi diffondere in ogni parte del mondo, a partire dal convento di Niepokalanów, in Polonia, e fino in Giappone, la rivista Il cavaliere dell’Immacolata, la quale, partendo dal nulla, nel 1938, aveva raggiunto la tiratura incredibile di un milione di copie. Nel fare ciò, padre Kolbe non s’inventava nulla di nuovo: il carisma mariano dei Francescani è infatti antichissimo, basti dire che i Francescani si sono spesi, nel corso dei secoli, per ottenere dalla Chiesa il riconoscimento dell’Immacolata Concezione di Maria, impegno giunto al suo pieno coronamento l’8 dicembre 1854, allorché il papa Pio IX l’aveva proclamata solennemente, come dogma,  con la bolla Ineffabilis Deus.
Tutta la vita di padre Kolbe, avventurosa come un romanzo, bruciante di fede in Gesù e Maria, è un prodigio di volontà, di sacrificio, di totale dedizione e fiducia assoluta nell’aiuto soprannaturale: in tutte le sue “crociate” egli è partito praticamente da zero, non di rado suscitando la perplessità e le critiche dei vertici ecclesiastici; e ogni volta ha mostrato la verità del fatto che Dio e la Madre di Cristo non lesinano il loro soccorso a quanti lottano per diffondere il Vangelo e la devozione cattolica, anche in mezzo alle difficili sfide del mondo moderno, materialista, irreligioso e ateo. Padre Kolbe era preparato a tutto; non considerava importante proteggere la sua salute e la sua stessa vita: al contrario, cercava quasi il martirio, e alla fine l’ha trovato, non perché non amasse la vita o perché sottovalutasse il bene  che poteva ancora fare, ma perché si riteneva solo un umile strumento nelle mani di Dio: lui, uomo coltissimo, con due lauree, che si adattava alle mansioni più umili, senza fiatare, anzi, se le sobbarcava volontariamente, sino a sanguinare alle mani per stampare, con mezzi rudimentali, Il Cavaliere dell’Immacolata, destinato a volare per il mondo, e fino a dormire in una baracca dal tetto sfondato, con la neve che cadeva, in pieno inverno, lui malato di tubercolosi; uno strumento come Dio ne sa suscitare anche dai sassi e dei quali si serve, Lui, non noi, per portare a compimento i suoi disegni ineffabili. Oltre a questo ardore di carità, a questo zelo apostolico veramente straordinario, che fanno di lui quasi un san Francesco del XX secolo, padre Kolbe era un uomo di pensiero, laureato in filosofia e in teologia; un uomo che, avendo molto viaggiato, osservato e riflettuto, si era reso conto di quanto tentacolari fossero le manovre della massoneria internazionale per soffocare la Chiesa o per penetrare al suo interno; e inoltre, pur essendosi prodigato, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, per ospitare e nascondere quanti più ebrei possibile dai loro carnefici nazisti, non si era mai nascosto quanto anche certe manovre giudaiche avessero pesato nel creare il clima d’irreligiosità e d’inimicizia dell’uomo moderno verso Gesù Cristo e la sua divina Madre, e quanto la finanza ebraica avesse contribuito ad inasprire le relazioni internazionali, persino favorendo l’ascesa al potere di Hitler, con le sue potentissime banche, per certi suoi calcoli inconfessabili e mai completamente chiariti, anzi, mai neppure seriamente esaminati dagli storici contemporanei. Che sia proprio qui la chiave per capire un certo imbarazzo della neochiesa nei confronti di padre Kolbe , nonché la sua ostilità verso i suoi più diretti figli spirituali, i Francescani e le Francescane dell’Immacolata, i quali non sono stati solo commissariati e praticamente sequestrati nelle loro case, ma anche esposti a un inaudito linciaggio morale, e bombardanti con una serie di accuse infamanti? Che sia qui, nell’aver riconosciuto nella massoneria e in un certo giudaismo politicizzato, una grave e imminente minaccia alla Chiesa cattolica, la radice dell’atteggiamento negativo, durissimo, che risulta altrimenti incomprensibile, mostrato dal papa attuale verso di loro? Ed è qui la spiegazione del fatto che anche di san Massimiliano Kolbe, dopo la parentesi del papa polacco, Giovanni Paolo II (che lo ha canonizzato nel 1982), ora si parla sottovoce, come temendo di dispiacere o di offendere qualcuno? E che di lui si parla, sempre che se ne parli, quasi solo per ricordare il suo martirio e per stigmatizzare la barbarie nazista; molto poco, invece, per ricordare la sua battaglia a favore del culto mariano, e mai per ricordare il suo impegno per far conoscere i nemici, occulti e palesi, della Chiesa cattolica e della Vergine Maria?
Che tutto ciò accada per la stessa ragione, o per delle ragioni assai simili, a quelle che hanno imposto un improvviso silenzio sulla figura e sull’opera di padre Léon Gustave Dehon, fondatore della congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (detta comunemente dei padri dehoniani), la cui beatificazione era già stata decisa da Giovanni Paolo II e persino fissata la sua data, il 24 aprile 2005, ma che poi, all’ultimo momento, venne “congelata” e la relativa pratica non è più stata riaperta? È forse perché “qualcuno” si è ricordato, guarda caso, di certi articoli pubblicati da padre Dehon sul giornale cattolico La Croix, che sono parsi a quel qualcuno di sapore antisemita, mentre, semplicemente, evidenziavano il ruolo non chiaro e non sempre bello svolto da certi settori del giudaismo internazionale nei confronti della Chiesa acattolica? Siccome la “teologia” di papa Bergoglio consiste nell’affermazione che bisogna cercare a ogni costo l’unità, non solo dei cristiani, ma del genere umano, abbattendo ovunque muri e gettando ovunque ponti, vuoi vedere che padre Kolbe e padre Dehon danno fastidio perché ricordano ciò che Gesù, del resto, aveva sempre detto ai suoi discepoli, cioè che il “mondo” non avrebbe accettato il Vangelo, che li avrebbe perseguitati, e che avrebbe fatto di tutto per impedire la loro opera di conversione? Vuoi vedere che questa neochiesa, così desiderosa di ricevere applausi ad ogni angolo di strada, strette di mano e pacche sulle spalle, da tutti, ma specialmente dai vecchi e nuovi nemici della chiesa, dai radicali, dai massoni, dai predicatori del divorzio, dell’aborto, dell’eutanasia, delle libere unioni, dei cosiddetti matrimoni gay, del libero uso della droga, eccetera: vuoi vedere che questa neochiesa mondanizzata e spettacolarizzata non tollera più che si portino a modello di santità delle figure profondamente spirituali, mistiche, innamorate di Gesù e della sua santa Madre, e che dicono, come esorta a fare il Vangelo, Sì, sì, eNo, no, chiamando amici coloro che accolgono il Vangelo e chiamando con il loro nome, cioè nemici, quelli che si adoperano in ogni modo per stravolgere il messaggio di Gesù Cristo e per distruggere l’opera della Chiesa da Lui fondata?

Il carisma mariano che non piace alla neochiesa

di Francesco Lamendola

Del 02 Ottobre 2017
continua su:
http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/la-contro-chiesa/963-il-carisma-mariano


APPARIZIONI MARIANE: L'OSTILITA' DELLA "NEO-CHIESA". Parla don A. Minutella!!!



L'attenzione e la sensibilità di non poche realtà ecclesiali nei confronti delle apparizioni mariane e dei messaggi della Vergine non è – come sostengono alcuni – una proiezione millenaristica ad uso dei circoli mariani. Si viene addosso a quelli che nella Chiesa continuano ostinatamente a seguire la direzione che il cielo, attraverso Maria, traccia!

Noto che, per esempio, proprio mentre siamo entrati nella fase decisiva di questi tempi di Maria, il partito degli avversari coalizzati tra di loro intensifica l’opposizione. Ampio e trasversale partito che, per andare contro il piano di Maria, è stato capace di mettere insieme i cattolici adulti, i cattoprogressisti, i relativisti, i cattoliberali e via dicendo, tutti accomunati da un unico livore: la rabbia per Colei che ha scardinato i loro piani.

Di recente, un biblista che nega la risurrezione di Lazzaro e che, ovviamente, è a favore delle unioni gay, uno di quelli che non mette mai l’abito (pur essendo un religioso), che ovviamente propone una Madonna che deve stare zitta perché – dice lui – nel vangelo parla poco (cadendo così nel più ridicolo maschilismo), che offre della Bibbia una lettura unilaterale (quella “vincente” del metodo storico-critico che ha spogliato le pagine rivelate di ogni sussulto soprannaturale), ecco, tale religioso dei Servi di Maria (sic!), condanna come psicopatici, degni dei reparti di Neuropsichiatria, i cattolici che seguono i messaggi della Vergine!
Con l'assunzione del metodo praticamente sovietico: gli avversari vanno internati nei gulag!

Ed è ormai da tempo che, soprattutto in Italia, viene gettato il disprezzo verso i circoli cattolici mariani (quelli che io amo definire il popolo dei mariano-militanti), quasi come se fossero realtà extraecclesiali, e non degne di credibilità, quando invece sono proprio essi che danno respiro ad una Chiesa col fiato corto.

La questione relativa ai cosiddetti "tempi di Maria" è teologicamente rilevante. Ignorarlo potrebbe costituire – come diceva suor Lucia di Fatima – un peccato contro lo Spirito Santo, perciò imperdonabile, quella suor Lucia che ha continuato ad essere portavoce della Vergine, nonostante tutti gli imbavagliamenti.

Forse molti non sanno che suor Lucia di Fatima, ripetutamente interrogata a riguardo del terzo Segreto, soleva dire che il suo significato più profondo si trova nei Vangeli e soprattutto nell’Apocalisse. Analoga affermazione è stata ripetuta da Ratzinger quando, ancora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in un’intervista con Vittorio Messori, a riguardo di Fatima e della presenza così rilevante di Maria in questi tempi (forse implicito riferimento a Medjugorje), rinviava anch’egli alla Sacra Scrittura e in particolare all’Apocalisse. Come a dire che questi “tempi di Maria” sono qualcosa di più serio rispetto al modo in cui parecchi teologi liquidano tale faccenda come peregrina e ingenua.

Preoccupati fino all'ossessione di garantire il dialogo con il mondo, tali teologi, che intervengono sulle apparizioni mariane con un'aggressione che è quantomeno sintomatica di un disagio profondo, perdono di vista che lo Spirito soffia dove vuole e non si lascia condizionare dalle mode teologiche, perché appunto ci sono i "segni dei tempi".

Su questa categoria, praticamente si è avuto il consenso unanime di tutti i teologi, tanto che è filtrata nei documenti ufficiali del Concilio Vaticano II. Che cosa si intende e come correlarla ai “tempi di Maria”? La Chiesa invita a saper leggere questi segni e a scrutarli, come chiede Gesù in Mt 16,3. Segni dei tempi è l’azione che lo Spirito Santo sempre nuovamente svolge in ogni stagione della storia, per indicare la presenza del Risorto nella vita della Chiesa e per la salvezza degli uomini.

I segni dei tempi sono il linguaggio dello Spirito Santo. Lui interviene in modo sorprendente e inaspettato, scardinando ogni volta le tranquille e sclerotiche certezze degli uomini.

Ora, è sorprendente osservare come questa categoria venga adoperata in tutte le salse dai teologi, per legittimare ogni apertura teologica. Quando tuttavia viene loro chiesto se non è possibile leggerla anche in relazione a questa diffusa presenza di Maria con le sue apparizioni, d’un tratto la negano e la ridimensionano. Non potrebbe lo Spirito Santo suscitare questa presenza mariana così diffusa? Non è libero Dio di agire in modo da superare le nostre categorie? Sì, dicono loro, e tuttavia non a riguardo di tale aspetto. E perché, domando io? Perché la Vergine parla poco nei vangeli! Che razza di argomentazione è questa?

Dunque, sì alla libera iniziativa dello Spirito, ma non poi così tanto come fanno credere i teologi modernisti! Lo Spirito Santo può operare liberamente, fintantoché non contraddice la loro visione d’insieme. Allora, no! Dio non è libero fino in fondo. Deve prima consultare l’agenda progressista e massonica anticattolica, e poi inviare sua Madre nel mondo!

Del resto, la mariologia vera è solo quella del vangelo (proprio alla maniera di Lutero!). E se proprio la Vergine deve parlare, e lo fa con il linguaggio di Dio che sconfessa le mode teologiche progressiste, sapete voi come reagiscono? Con prove deboli fino al ridicolo.

Intanto affermano che le apparizioni sono rivelazioni private, quando riconosciute dalla Chiesa, e che pertanto non meritano l’assenso di fede, si può essere liberi di crederci oppure no. Giusto! Ma allora se non ci si crede, come mai tutta questa attenzione rivolta a chi invece vuol essere libero di crederci? Non è che, per dire, si nota la stessa acrimonia di chi ci crede nei confronti di quelli che restano indifferenti o ostili, al massimo si prega per loro. E invece questi con le dita negli occhi ti saltano addosso in casa tua... Liberi oppure no?

E inoltre, se proprio deve parlare questa benedetta Madonna, allora che almeno dica ciò che piace loro. Altrimenti è falso. Ma volete voi, poveri cattolici madonnari, che accettino mai la parola castigo di Dio, che suona come una bestemmia per il misericordismo diffuso? Eppure nel 1917 a Fatima è così che la Vergine del Rosario anticipa il conflitto mondiale, e a La Salette nel 1846 la carestia nella regione prealpina, come conseguenza del peccato degli uomini, e quindi testualmente come castigo inviato da Dio.

Perché questo è il peccato, soprattutto quando diventa collettivo, e assurge a fondamento di un’intera società: è l’allontanamento da Dio, il sovvertimento dell’ordine voluto dal Creatore, in un’ultima istanza è, come si legge di Sodoma e Gomorra (che i poveri teologi e uomini di Chiesa progressisti e massoni hanno trasformato in una favoletta eziologica), l’avvio dell’autodistruzione.

Che poi, se proprio di mito del Vicino Oriente Antico si tratta (a riguardo di Sodoma e Gomorra), mi domando se il messaggio che porta con sé è comunque ancora roba rivelata oppure no! Se dici che lo è, apriti cielo! Allora anche la Madonna, che parla di castigo divino a Fatima e non solo (basti per esempio citare Civitavecchia) non è aggiornata! Forse dovranno attendersi prossimamente che in uno dei suoi messaggi la Madonna parli in modo luterano, o che so io, ecologista, modernista, misericordista, ambientalista, sociologico, e così via… Magari è andata a lezione da qualche Cardinale affine a tali sensibilità. E così d'un tratto cambieranno finalmente parere...

Fonte:
cattolicamentedonminutella.blogspot.it

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